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VENERDÌ 13 SETTEMBRE 2024

#4 GIORNI ALLA CHAMPIONS

 

«L’Olimpiade non è fatta per costruire numeri che portino onore alla Patria, è uno strumento potente che espone le vite dei ragazzi che ci partecipano, soprattutto in quest’epoca di fragilità estrema»

[Niccolò Campriani, campione olimpico]

 

  DI CHE COSA SI PARLA STAMATTINA

L’addio di Alex Morgan dopo quello di Megan Rapinoe

Le prossime battaglie del calcio femminile

  Quando domenica scorsa Alex Morgan è scesa in campo con le scarpette tenute in una mano, erano passati solo tre giorni dall’annuncio del ritiro dal calcio all’età di 35 anni. Aveva spiegato tutto in un lungo video, annunciando l’arrivo di un secondo figlio. Non ci sarebbe stato nessun lungo tour d’addio. I tifosi avrebbero avuto solo pochi giorni, non mesi, per fare l’abitudine al pensiero di un soccer senza Morgan, subito dopo aver dovuto accettare il pensiero di un soccer senza Megan Rapinoe. 

 

RIMBALZI        

Sognando Megan Rapinoe

 

The Athletic scrive che così Alex Morgan ha scatenato una tempesta di sentimenti, lei che appartiene alla generazione di calciatrici destinate a lasciare una profonda eredità in questo gioco. Sono state costruttrici di qualcosa e delle lottatrici per qualcosa. Morgan è stata eccellente nel curare ciò che ha rappresentato per oltre un decennio. È entrata in gioco proprio quando i social media hanno cambiato il modo in cui le persone hanno interagito con il calcio femminile. Morgan è stata la persona che ha sfondato di più. In parte perché per molti versi rientrava in uno stereotipo, la bella ragazza bianca della porta accanto che sapeva segnare gol e vendere Nike. Ma ciò che l’ha resa così affascinante negli ultimi dieci anni è stato il modo in cui ha esercitato il potere della sua particolare immagine; il modo in cui l’ha spesa per la ricerca di una retribuzione equa, migliori condizioni di lavoro e protezione per le giocatrici di tutto il paese. Morgan non è stata solo un’immagine o una portavoce per le lotte legate al lavoro. Ha scavato nella politica e nell’organizzazione, sia del sindacato sia della lega. Ha avuto piena consapevolezza della sua piattaforma, della sua immagine, del suo nome, di come poteva usare tutto questo in favore di altre. Ha saputo intuire quale fosse il momento di fare un passo indietro, quando fare un passo avanti, quando stare di fianco a qualcuna. Come quando si schierò accanto a Mana Shim e Sinead Farrelly che denunciavano gli abusi subiti nella NWSL. Morgan sapeva che nessuno avrebbe osato reagire con qualche ritorsione, se lei avesse aiutato ad amplificare le loro voci

Domenica, Shim era con la famiglia di Morgan a guardare la sua ultima partita. Sulla costa opposta, poche ore prima, il Gotham FC aveva organizzato la festa d’addio a Farrelly per il suo ritiro.

DISCUSSIONI

Al Pallone d’Oro non importa poi così tanto delle donne

  È la tesi del Guardian e di Tom Garry che ne scrive. Molti dettagli lo suggeriscono, dice. I commenti alla pubblicazione delle liste dei candidati si sono naturalmente concentrati sull’assenza di Lionel Messi e Cristiano Ronaldo per la prima volta in 21 anni, ma le vere e più evidenti omissioni sono da individuare nel campo della premiazione per il ​​calcio femminile.

Il giornale inglese fa notare che mancano alcuni elementi importanti. France Football e Uefa, per esempio, hanno previsto premi per il miglior portiere maschile dell’anno con il trofeo Yashin e per il miglior giovane giocatore dell’anno con il trofeo Kopa, ma nessuna di queste categorie è stata ancora creata per il calcio femminile. La mancanza di un premio per le giocatrici under-21 è un vero peccato, un’occasione persa – dice il Guardian – per celebrare la ventenne attaccante del Barcellona e della Spagna Salma Paralluelo, o l’ala della Colombia e del Real Madrid Linda Caicedo, l’attaccante degli Stati Uniti e dell’Angel City Alyssa Thompson. Ci saranno molti meritati applausi per Lamine Yamal, Kobbie Mainoo o Alejandro Garnacho, ma nessuno per le loro controparti femminili

Lo stesso ragionamento va fatto per Cata Coll ​​o Mary Earps in porta, secondo gli organizzatori non degne di un riconoscimento quanto Emiliano Martínez

Un altro elemento su sui il Guardian mette l’accento è la data della cerimonia di premiazione, lunedì 28 ottobre, che coincide – pure stavolta – con una finestra di partite internazionali in campo femminile. Significa che alcune delle candidate al trofeo non potranno presenziare. La Germania per esempio ospita l’Australia per un’amichevole, quindi probabilmente il trio Lea Schüller, Sjoeke Nüsken e Giulia Gwinn, un decimo delle candidate, non sarà a Parigi. Ada Hegerberg potrebbe essere coinvolta nei playoff per gli Europei della Norvegia.  L’anno scorso, la cerimonia si è svolta 24 ore prima che l’Inghilterra giocasse in trasferta per la Nations League contro il Belgio: Georgia Stanway andò alla serata. Anche quest’anno l’Inghilterra ha una partita il giorno dopo, un’amichevole contro il Sudafrica, così toccherà alla cittì Sarina Wiegman decidere se le candidate Lauren James, Lucy Bronze e Lauren Hemp potranno partire o dovranno giocare. 

La sera prima della premiazione, gli Stati Uniti affronteranno l’Islanda a Nashville, e le candidate americane sono cinque, oltre alla difensora Glódís Viggósdóttir tra le avversarie. Si potrebbe continuare all’infinito con l’elenco dice il Guardian riassumendo che circa la metà dei candidati maschili potrebbe essere in campo per le coppe nazionali a metà della settimana, incluso Rodri, uno dei favoriti, ma nessuno sarà chiamato a giocare la sera della cerimonia. Scegliere come data per la consegna del Pallone d’oro un giorno nel quale le calciatrici giocano in giro per il mondo non è un segno di rispetto, se ci tieni davvero al calcio femminile.

Le candidate sono state scelte da France Football con il contributo della sezione calcio femminile dell’UEFA. La vincitrice sarà scelta da una giuria di giornaliste che rappresentano i primi 50 paesi della FIFA, ma al Guardian pare strano che dalla lista siano state esclude Naomi Girma e Keira Walsh. Ci sarà sempre un dibattito su chi merita di occupare i posti dal 25esimo al 30esimo in una lista di 30. Ma escludere Girma e Walsh, che sarebbero entrambe in una Top-11 di calcio mondiale, delle serie candidate al premio più importante se uno lo chiedesse a dirigenti e allenatori in tutto il mondo, dà ancora una volta l’impressione che questo prestigioso premio non stia rendendo omaggio al calcio femminile

LA TOMBOLA  DELL’ATLETICA

L’ultima Diamond League in regime di monopolio

  Chissà se è un grande evento oppure no, questa finale di Diamond League spalmata su due giorni a Bruxelles, oggi e domani.  Chissà se lo rimarrà o se sta andando verso la dissoluzione. Più di 80 medaglie olimpiche si sono qualificate, sottolinea L’Équipe, ottanta medaglie alle quali va aggiunta Sydney McLaughlin-Levrone nei panni dell’ospite illustre. Settantamila biglietti venduti all’ex Heysel, 30.000 dollari di premio a ciascun vincitore. Il meteo non  si annuncia stabile, ma stasera si comincia con Armand Duplantis in pedana nel salto con l’asta, e quando Armand Duplantis impugna un’asta, la serata può sempre finire con un primato del mondo. 

C’è meno trasporto invece da parte di Let’s Run, il sito specializzato americano che mette in dubbio l’etichetta di evento clou della stagione. Dei 18 atleti che hanno vinto l’oro in pista a Parigi  – si legge – senza contare i 10.000 metri che non sono un evento della Diamond League, undici gareggeranno a Bruxelles. Sicuramente più di quanto si ottiene in una normale tappa, ma molto meno del 100%. A titolo di paragone, Roma aveva tre campioni olimpici in pista su otto eventi e Zurigo ne aveva sei su nove. Perciò, continua Let’s Run, è degno di nota anche chi non sarà a Bruxelles. Primo fra tutti il campione olimpico dei 110 ostacoli  Grant Holloway, che ha gareggiato cinque volte dopo aver vinto l’oro a Parigi, ma stavolta ha sostanzialmente detto che Bruxelles non lo paga abbastanza per presentarsi, definendolo più o meno un  meeting di merda, con un’uscita abbastanza irrituale per i canoni di questo sport. 

Noah Lyles ha chiuso la stagione dopo il covid a Parigi, Quincy Hall si è infortunato, Rai Benjamin si è fermato, basta così, ma un altro paio di assenze sono forse una luce sul futuro che aspetta l’atletica. 

LE ALTERNATIVE  Gabby Thomas e Masai Russell saltano invece le finali di Diamond League per presentarsi in condizione migliore all’ATHLOS, il nuovo evento organizzato da Alexis Ohanian a New York il 26 settembre [che cos’è]. Thomas non gareggia da Parigi. Ha fatto un tour mediatico negli Stati Uniti capitalizzando la sua fama. Così come Russell, andrà a capitalizzare dal marito di Serena Williams. Rinunciano al montepremi della DL, ma ATHLOS offre 60mila dollari a chi vince la sua prova, il doppio di Bruxelles. Non è finita: Fred Kerley e Kenny Bednarek hanno firmato per il circuito Grand Slam Track di Michael Johnson [di che si tratta]. Sintesi: potrebbe essere l’ultima Diamond League così come l’abbiamo sempre conosciuta

 

  MAMELISMI  |  Mattia Furlani è uno degli otto italiani qualificati per le finali di Diamond League. Avversari nel salto in lungo: Miltiadis Tentoglou, i tre giamaicani Wayne Pinnock, Carey McLeod, Tajay Gayle, lo svizzero campione in carica Simon Ehammer. Quattro su cinque sono saliti sui podi degli eventi internazionali 2024

Nei 110 ostacoli Lorenzo Simonelli è chiamato a un ultimo sforzo in questa seconda parte di stagione decisamente al di sotto della prima, chiusa con il picco del 13.05 agli Europei di Roma. Oggi come oggi sta meglio il francese Sasha Zhoya, vincitore al Golden Gala e secondo a Zurigo. 

Nel triplo Dariya Derkach sfida l’argento olimpico Shanieka Ricketts, il bronzo Jasmine Moore, il bronzo mondiale Leyanis Perez.

 

TENNIS

Anche la Coppa Davis medita di cambiare ancora

 

  Qualcosa in Coppa Davis potrebbe cambiare. Di nuovo. La fase preliminare di settembre non scalda, troppe partite hanno palazzetti semivuoti quando non è coinvolta la Nazionale di casa. A Zhuhai in Cina, in un girone senza la Cina, giocano squadre distanti più di 8.000 km da casa [Stati Uniti, Germania, Slovacchia e Cile], per giunta con un fuso orario sfavorevole alle televisioni e a chi potrebbe guardare da casa. La furbata del secolo, la definisce L’Équipe. Sarà pure che il tennis vuole promuovere la propria immagine in nuovi territori, come indicato da David Haggerty, presidente dell’ITF; ci saranno pure ragioni finanziarie dietro la scelta, ma Cristian Garin dalla lontana Asia fa sapere che laggiù è un disastro. 

Per salvare ciò che ancora rimane del lustro sfumato della Coppa Davis – scrivono in Francia dove non l’hanno ancora rivinta – e per evitare questa triste sequenza di settembre in cui si moltiplicano tribune vuoti per tre quarti, la ragione potrebbe finire per prevalere. Il suo fascino essenziale risiede in incontri tra due nazioni in casa dell’una o dell’altra. Dietro le quinte, si vocifera sempre di più che dopo il turno preliminare di gennaio, anche la seconda fase, quella di settembre con sedici squadre, potrebbe tornare l’anno prossimo a una fase da ottavi di finale in casa o in trasferta, probabilmente su due giorni con cinque partite [quattro singolari, un doppio] in due set su tre. Le otto squadre qualificate giocherebbero poi la fase finale a novembre, come avviene oggi. Un consiglio dell’ITF si terrà martedì, dall’Assemblea generale di Hong Kong all’inizio di ottobre se ne saprà di più. Malaga come sede per le finali non se la passa bene, perché le ricchezze d’Asia a quel punto sperano di prendersi la finestra che assegna l’insalatiera. 

  ARTEFICI

Rafa Nadal non va al suo addio. Oppure non era un addio

Sembrava tutto così chiaro, tutto così trasparente e rotondo. Quando Rafa Nadal ha sacrificato Wimbledon per preparare l’Olimpiade sulla terra rossa del Roland-Garros, pareva il dettaglio decisivo. Vuole chiudere là, nel suo giardino. Vuole la sua ultima uscita sulla terra rossa dove è stato re. Quando poi ha annunciato che avrebbe giocato la Coppa Laver, abbiamo fatto due più due e ce ne siamo convinti: smette quel giorno, annuncerà l’addio nello stesso posto e nella stessa manifestazione usata da Roger Federer per andarsene, quella volta che si presero la mano e singhiozzarono insieme. 

È così rassicurante il mondo quando tutto torna. E invece Rafa Nadal si è ritirato dalla Coppa Laver della prossima settimana. Lo ha annunciato ieri. Dice che non sarebbe in grado di giocare al meglio mentre invece sta cercando di tornare in forma. Mmm. Delle due l’una: o Rafa Nadal ha deciso di non andare al suo addio, oppure non era un addio. 

Alle Olimpiadi di Parigi è stato sbatacchiato malamente al secondo turno da Novak Djokovic, una sconfitta così brutale da convincere il mondo che un altro Rafa vs Nole non ci sarebbe stato mai più. Ha giocato il torneo di doppio in coppia con Carlitos Alcaraz ed è parso naturale che saltasse gli gli US Open sul cemento, il nemico più infido dei giocatori più cagionevoli. Con il peso dei 22 Slam in tutte le giunture del corpo, Nadal promise che lo avremmo rivisto a Berlino dal 20 al 22 settembre. 

The Athletic dice che lo spagnolo non seguirà dunque l’esempio di Federer e resta iscritto al 6 Kings Slam di Riyadh, in programma dal 17 al 19 ottobre.  A questo punto: arrendiamoci. Il numero 150 del mondo non è pronto ancora a salutarci. O forse non sa ancora cosa mettere. 

  RUOTE

Uno per tutti, tutti per Norris

 

  Pare che alla McLaren si siano convinti. Andrea Stella ha annunciato che Lando Norris s’è  conquistato il diritto a godere di qualche favoritismo all’interno della scuderia, considerata la sua corsa al titolo mondiale. Ma secondo L’Équipe i principi di questa svolta restano poco chiari, anche dopo le spiegazioni dei diretti interessati. Il week-end del GP di Baku in Azerbaigian si è aperto così, con una piccola grande svolta britannica, ai box di un team che ha permesso a Oscar Piastri di portar via 7 punti in Ungheria e 3 in Italia al compagno che in classifica rivaleggia con Verstappen. 

Andrea Stella ne ha parlato alla BBC.  «Favoriremo Lando Norris ma vogliamo farlo senza compromettere i nostri principi come la sportività. Supportare il proprio compagno di squadra occasionalmente va bene, ma senza modifiche sistematiche. Non è questo il modo in cui McLaren o Lando vogliono vincere». Il distacco del 24enne dalla testa della classifica è di 62 punti. Norris ha detto: «Non voglio che mi venga offerto il campionato. Sarebbe bellissimo vincere il titolo, sarebbe una soddisfazione a breve termine, ma non credo che si possa essere orgogliosi nel lungo termine di un Mondiale vinto così. Voglio vincerlo battendo Max, i miei avversari e dimostrando di essere il migliore in pista».

E allora? Che significa? Se il sentimento è lodevole – considera Maxime Malet su L’Équipe – sembra anche ingenuo. Norris non ha alcuna garanzia che sarà di nuovo in lotta per un titolo mondiale in futuro. Potrebbe avere dei rimpianti a lungo termine, se perdesse per meno di dieci punti a fine stagione. Questa ambivalenza tra la volontà dichiarata di vincere e il discorso sul come, tra l’annuncio di nuovi principi e la mancanza di dettagli concreti, contribuisce a tenere in piedi una vera e propria vaghezza

 

  TITOLI

▥   Motorsport: “Chi ha la migliore galleria del vento?– Una buona raccolta dati può creare o distruggere una macchina, come stiamo vedendo con la Red Bull dopo l’uscita di Newey. Perché l’importanza degli aggiornamenti ha acceso i riflettori sui tunnel [QUI]

  LE BICICLETTE

Il ritorno di Pogačar

 

Quando Tadej Pogačar è un uomo riposato, il resto del ciclismo ha un motivo in meno per essere sereno. Dopo la terza vittoria al Tour de France di luglio, dopo la doppietta col Giro che replicato l’impresa del Marco Pantani annata 1998, lo sloveno porta le ruote della sua ici in mezzo al mucchio al Gran Premio del Quebec di oggi pomeriggio, in preparazione ai Mondiali del 29 settembre. Ha trascorso «una vera estate a casa e in spiaggia per la prima volta in tanti anni», ne vedremo presto gli effetti, Pogačar non si iscrive a una corsa per ciclopedalare. Negli 8747 km percorsi in 52 giorni spesi in strada, solo 19 volte non si è piazzato fra i primi 20 e una volta appena fuori dai primi-50, all’ultima tappa del Giro, con l’arrivo festoso in maglia rosa a Roma [74esimo]. 

La trasferta in Canada è cominciata con un aereo perso. Per una svista amministrativa, Pogacar e i suoi compagni di squadra sono stati trattenuti per diverse ore all’aeroporto di Roissy prima di potersi dirigere verso il Quebec. Lui ha sorriso e ha detto peccato, che peccato aver perso l’occasione per andare a Disneyland. Più seriamente ha fatto sapere di essere un mortale, «il giorno dopo il Tour, era un po’ come se il mio corpo si fosse spento, mi sono sentito piuttosto male per due settimane». Il profilo del Gran Premio del Quebec [201,6 km e 2.976 m di dislivello] è più breve, più esplosivo e più calmo del GP di Montreal in programma domenica, dove Pogačar si è imposto nel 2022. 

 

MAPPE

Ma la Slovenia come fa?

A proposito di Pogačar, Alessandra Giardini spiega su Domani come ha fatto la Slovenia a diventare il paese guida del ciclismo, ma non solo, come ha fatto a tirar fuori Luka Doncic e la campionessa olimpica di arrampicata sportiva Janja Garnbret: un paese di due milioni di abitanti su una superficie di 20.273 chilometri quadrati, appena più grande di quella della Puglia

Giardini racconta che dall’anno scorso è stato istituito il Ministero dell’Economia, del Turismo e dello Sport. Legati. Insieme. La Slovenia ha istituito la festa dello sport il 23 settembre. Quasi il 70% della popolazione – scrive Giardini – pratica discipline sportive in tutte le stagioni e il 60% degli adulti lo fa per più di 2,5 ore alla settimana. Per due milioni di abitanti, ci sono più di 8.000 club sportivi e ricreativi e circa 5.000 atleti classificati, di cui circa 600 di livello internazionale. La Slovenia ha adottato nel 1987 un programma per monitorare annualmente la forma fisica di bambini e adolescenti per tutta la durata del periodo scolastico. Questo programma è stato poi esteso negli anni ed è diventato SLOfit, il più grande database al mondo sulla forma fisica di una popolazione. Negli ultimi 30 anni, si sono iscritte più di un milione di persone. Nel 2021 la Slovenia è stata il primo paese al mondo a implementare la sorveglianza e il monitoraggio permanente della forma fisica per l’intera popolazione. Dalla prima alla sesta elementare nella scuola primaria, i bambini hanno 105 ore di educazione fisica all’anno (3 ore a settimana), 70 ore in 7ª e 8ª elementare (2 ore a settimana) e 64 ore in 9ª elementare. Non c’è nessuna sorpresa nei risultati dei campioni sloveni nello sport: è il resto dell’Europa che non li ha visti arrivare.

  EUROGOL

Cosa pensano al Real Madrid della falsa partenza del Real Madrid

 

  Due pareggi con Maiorca e Las Palmas. Una partenza di Kylian Mbappé non così galattica. Le critiche di El Mundo al gioco così troppo essenziale di Carlo Ancelotti. Così ha cominciato la stagione il Real Madrid, e per sapere cosa ne pensano dentro il Real a pochi giorni dalla Champions, sulla soglia della prima maratona [7 partite in 23 giorni], bisogna puntare lo sguardo su Marca, sempre ben addentro alle vicende di Casa Florentino. Carlos Carpio stamattina firma un intervento dal titolo Cosa preoccupa il Real Madrid e ha tutta l’aria di essere – diciamo così – bene informato. 

Marca scrive che la maggiore preoccupazione dei dirigenti è per lo spazio che potrebbe o non potrebbe essere offerto a Endrick e Güler, nel timore che non abbiano abbastanza opportunità e che qualcuno si spazientisca per mancanza di minuti. È questo il timore più grande dentro le stanze di Valdebebas, non il gioco pessimo, né i quattro punti di vantaggio del Barcellona, ​​e nemmeno l’anomala mancanza di gol di Mbappé nelle prime tre partite, e però il gioco pessimo, i quattro punti di vantaggio e la mancanza di gol di Mbappé sono bene in vista nelle considerazioni. I florentinisti avevano messo in conto delle difficoltà iniziali derivanti da un’impreparazione dovuta al calendario spietato. Se c’è qualcosa che preoccupa all’interno del Real Madrid – precisa Marca – è che potrebbero sorgere tensioni con alcuni giocatori. Quel che preoccupa Florentino Pérez e José Ángel Sánchez – e qui si fanno proprio nomi e cognomi, occhio – non è chi occupa la fascia sinistra, ma chi sta in panchina. La dirigenza ha grande fiducia nella capacità di Ancelotti di gestire la rosa con la sua proverbiale bravura, ma è anche consapevole che esiste un eccesso di giocatori in rosa sia in attacco sia a centrocampo. Non sarà facile per l’allenatore trovare la formula ideale affinché Güler, Endrick o Brahim siano contenti del loro ruolo e soddisfatti del loro minutaggio, così come al centro del campo non c’è spazio per tutti, leggi Camavinga o Tchouaméni

Ecco perché Florentino trova scioccante che durante questa prima pausa nella Liga sia stato un titolare fisso come Rodrygo a inviare messaggi inquietanti sul suo ruolo. Come se il brasiliano non comprendesse che la capacità di giocare in varie posizioni è una virtù non un problema. La versatilità è una delle caratteristiche più apprezzate dalla direzione sportiva – dice Marca – e in questo sta la chiave perché Ancelotti possa lavorare spostando le sue fiches da una zona all’altra del campo, a seconda sull’eccesso o la mancanza di giocatori per infortunio

C’è una riflessione su quest’avvio meno brillante del previsto anche su AS. L’opinione viene da Alfredo Relaño , il giurato spagnolo per il Pallone d’oro. Considera che il mix Vinicius-Mbappé al momento non funziona, ma è troppo presto per scoraggiarsi. Vale la pena ricordare che Zidane ha avuto difficoltà a trovare il suo posto a Madrid. Non abbiamo motivo di dubitare della buona mano di Ancelotti, sperando che da un giorno all’altro la squadra prenda forma. Quel che ci aspettavamo meno, era che i due avrebbero avuto problemi anche da separati. All’improvviso Mbappé viene disprezzato in Francia. Il presunto simbolo nazionale di Macron è ora un disertore. La Francia non lo sente più suo. Ha un contenzioso aperto con il PSG per 55 milioni, e la cosa contribuisce a peggiorare la situazione. Le distrazioni fanno male ai calciatori, che hanno bisogno di lucidità mentale. Allo stesso tempo, Vinicius è sotto accusa in Brasile. Tra la convivenza con Mbappé, la sua improvvisa ascesa come leader antirazzista, l’ansia per il Pallone d’Oro e l’offerta dell’Arabia, anche lui ha la mente distratta. Entrambi devono concentrarsi.  

 

  Il Barcellona ha altri pensieri. La Liga ha annunciato i limiti salariali per le squadre di A e B. Come accade da qualche mercato a questa parte, l’attenzione è tutta puntata sulla situazione finanziaria dei catalani, certamente migliorata, passata da un limite di 204 milioni dello scorso mercato invernale ai 426 di quest’estate. Più del doppio. Nonostante tutto, la sua situazione viene considerata ancora delicata. Non rispetta ancora i principali parametri della sostenibilità economica. Tanto che se la cosa non verrà risolta da qui al primo gennaio – scrive Marca – Dani Olmo non sarà più tesserato per quella data. La situazione più delicata fra tutte, quasi estrema, riguarda il Siviglia, al quale è stato applicato un tetto salariale di appena 2 milioni di euro. 

PALAZZETTI E DINTORNI

LE MIGLIORI RÉCLAME DEL BASKET

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Collet ha lasciato la panchina della Francia e sente un dolore come un lutto

PERDINDIRINDINA   Quindici anni di panchina sono tanti, forse sono troppi, certamente sono abbastanza. Vincent Collet non sarà più il cittì della Nazionale francese di pallacanestro, la federazione lo ha annunciato all’indomani delle Olimpiadi di casa chiuse al secondo posto, un’altra medaglia d’argento vinta come a Tokyo, stessa finale contro gli USA. Vincent Collet si è preso quattro ore di tempo per una monumentale intervista di fine ciclo con L’Équipe: stamattina apre il giornale e occupa le prime 4 pagine. In quindici anni Collet ha vinto tante medaglie [8] quante la Francia prima di lui in quasi un secolo. È più facile così salutarsi, sebbene lui parli di una sensazione di lutto, questo sta provando dopo aver accompagnato la Nazionale da Tony Parker a Victor Wembanyama. Il giornale francese lo definisce uno stacanovista dal sapere enciclopedico e dalla dedizione senza limiti verso la sua passione. Da bambino giocava a basket nel cortile del giardino di famiglia, dove era stato montato un canestro a 3 metri e 20 anziché a 3 metri e 05, «per questo credo di essere diventato un buon tiratore». Uno spazio di 8 metri per 3 dove si giocavano partite infinite, a volte quattro contro quattro, ogni tanto pure cinque contro cinque, nonostante mancasse lo spazio. A Montivilliers suo nonno era il sindaco e suo padre l’allenatore della squadra di basket. «A volte facevamo finta di giocare la finale olimpica. Prima di Tokyo, mi pare di averla giocata cento volte nella mia testa o sotto casa mia»

Collet dice che «bisogna sapersi fermare» e racconta di aver imparato il mestiere del coach quotidianamente, di fianco ad Alain Weisz,  la cui formazione in sociologia e psicologia lo ha aiutato. Si è rivelata ricca di insegnamenti. La prima volta che incontrò Tony Parker, gli parlò dei film western: «John Wayne all’inizio del film non si vede mai. Ma è lui alla fine che uccide tutti. Gli dissi che doveva trovare dei momenti in cui gli altri potessero brillare»

Secondo Collet c’è «una grande generazione in arrivo. Al di là del mio percorso individuale, esiste quello del basket francese. Ho contribuito con il mio staff a farla crescere. Non dobbiamo cadere nella trappola di credere che le cose siano scritte in anticipo. Ci vorrà un po’ di pazienza, ma le prospettive sono buone. Forse stiamo vivendo l’alba di un’età dell’oro».  Lui la guarderà dall’esterno e confessa che questa cosa lo devasta. «Ci sono giorni in cui tutto va bene, altri in cui mi dico: merda, è finita’. Per questo parlo di shock e di esperienza del lutto. Mi sento nello stesso stato d’animo di quando mi sono lasciato l’ultima volta con una donna».

DISCUSSIONi

Le scommesse legali non fermano quelle fuorilegge. Non ancora

 

Le scommesse sportive legali avrebbero dovuto mettere  fine al mercato nero. Non è stato così. Non in America. Lo dice il Washington Post in un pezzo che stamattina apre la sezione online di sport. Il mercato nero continua ad attrarre ogni anno miliardi di dollari. Ecco perché sei stati americani in cui le scommesse sportive sono legali hanno ordinato a Bovada, un bookmaker offshore con sede a Curaçao, di smettere di accettare scommesse online dai loro residenti. Le lettere di diffida sono giunte da Colorado, Connecticut, Louisiana, Michigan, Ohio e West Virginia. Inizialmente, spiega Danny Funt, la richiesta è sembrata una maniera del tutto inefficace di affrontare un’azienda che per anni aveva violato le leggi USA, un’azione simile a quella degli agenti antidroga che chiedono ai cartelli di smetterla. Eppure – si legge – Bovada si sta ritirando da quegli stati, il che solleva una domanda: perché non ci hanno provato anni fa?

Molti dei 37 stati USA che hanno legalizzato le scommesse sportive dal 2018 ritenevano che fosse la mossa giusta per cacciare gli operatori da luoghi come Curaçao, Costa Rica, Panama e Antigua che hanno prosperato sin dagli anni ’90 senza pagare le tasse. Non è andata così. Una quantità impressionante di operazioni continua a svolgersi all’estero, aggirando gli esattori delle tasse statali e federali, nonostante la disponibilità cresciuta di bookmaker autorizzati, chiamati a rispettare norme antiriciclaggio e rigorosi protocolli a tutela dei consumatori dice il Washington Post. 

Yield Sec, un’organizzazione che analizza il mercato del gioco d’azzardo, stima che circa 900 bookmaker e casinò online illegali, prendano di mira gli americani. Un sondaggio online condotto l’anno scorso su circa mille adulti statunitensi dall’American Gaming Association ha rilevato che circa un quarto delle scommesse sportive online viene ancora piazzato tramite operatori fuori dai radar, sebbene la cifra sia in calo rispetto al 56 percento del 2019. Ma mille adulti USA non sembrano un campione così ampio. Secondo Kristofer Gilman, uno dei responsabili della regolamentazione del gioco d’azzardo nel Connecticut, a volte i clienti non si rendono nemmeno conto di scommettere illegalmente. La lettera a Bovada è stata scritta quando ha scoperto che quel nome era tra i primi risultati che Google restituiva alla voce “scommesse sportive online”. Anche questo è un punto interessante. Quando un giornalista della Carolina del Nord, lo stato che ha legalizzato le scommesse sportive a marzo, ha scritto su Google la stringa dove scommettere online sugli sport, la prima pagina dei risultati ha mostrato due bookmaker illegali, tra cui BetUS, società con un’attività in Costa Rica, con la faccia dell’ex quarterback NFL Michael Vick sulla sua pubblicità. Gilman dal Connecticut dice che i motori di ricerca hanno una responsabilità, non dovrebbero indirizzare gli americani verso imprese fuorilegge. Un portavoce di Google spiega che «siamo guidati dalle leggi locali nel rimuovere pagine da Google Search. Quando le autorità ci segnalano risultati di ricerca che violano la legge, esaminiamo rapidamente tali richieste e adottiamo misure appropriate».  

In California, dove le scommesse sportive sono ancora illegali, alcuni cittadini hanno ricevuto per posta delle riviste con Vick in copertina pubblicate proprio da BetUS, che si promuove come “America’s Favorite Sportsbook” dal 1994. Bovada e BetUS non hanno risposto alle richieste di commento del giornale americano, così come neppure Visa – uno dei metodi accettati per depositare denaro su quelle piattaforme. 

Mastercard invece ha replicato che indagheranno, capiranno, agiranno «per garantire che i nostri clienti e i loro commercianti siano in regola con i nostri standard» . I più grandi operatori offshore sono noti per accettare puntate molto più alte. Billy Walters, definito da ESPN una volta come lo scommettitore sportivo di maggior successo al mondo, ha   co-fondato un’organizzazione no-profit, si chiama American Bettors’ Voice, che sta cercando di ottenere dagli operatori statunitensi delle politiche di limitazione più modeste, per ridurre l’attrattiva del mercato nero. I bookmaker americani sostengono di non poter competere con le quote favorevoli e le generose promozioni offerte dagli operatori illegali, a meno che non gli vengano tagliate le tasse dallo stato.

 

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IL TELECOSLALOM

LO SPORT OGGI IN TV

LA GUIDA ALLA GIORNATA

TENNIS

8.00 Coppa Davis: USA vs Slovacchia – su Sky Sport

14.00 Coppa Davis: Gran Bretagna vs Argentina – su Sky Sport

15.00 Coppa Davis: Italia vs Belgio – su Rai 2, RaiSport, Sky Sport

16.00 Coppa Davis: Francia vs Spagna – su Sky Sport

18.00 WTA Monastir, quarti di finale – su Supertennis e Sky Sport

21.30 WTA Guadalajara, quarti di finale – su Sky Sport e Supertennis

ACQUE

8.15 Canoa slalom, Coppa del Mondo da Ivrea: Batterie |  14.00  Semifinali e finale – in streaming sul canale YouTube di Planet Canoe

19.30  Pallanuoto, Qualificazioni di Champions League: Brescia vs PAOK

21.00  Pallanuoto, Qualificazioni di Champions League: Sabac vs Ortigia

RUOTE

9.00  e 13.00  GP Azerbaijan di F2, prove libere – su Sky Sport

11.30 e 15.00  GP Azerbaijan di F1, prove libere –  su Sky Sport

17.00 Ciclismo, GP de Quebec – su Eurosport 1

VITE OLIMPICHE

9.00 Golf, DP World Tour: Irish Open, secondo giro – su Sky Sport Golf

10.00 Jugo, Grand Prix di Zagabria – in streaming su Judo Tv

16.00 Golf, PGA Tour: Procore Championship, secondo giro – su Eurosport 2

20.00 Atletica leggera, Diamond League da Bruxelles: prima giornata – su Sky Sport e Rai Sport

ITALIE

18.00 Europei di beach soccer, quarti di finale: Italia vs Cechia – in streaming su Vivo Azzurro TV

EUROGOL

20.30 Bundesliga: Borussia Dortmund vs Heidenheim – su Sky Sport

    Deludente, In questi termini si parla del Borussia Dortmund in Germania dopo una partenza con 1 vittoria e 1 pareggio, alla vigilia di una partita assai curiosa e inattesa, la sfida contro una capolista che non è il Bayern, non è il Leverkusen, e che si chiama Heidenheim, l’unica squadra di Bundesliga che il Borussia Dortmund non abbia mai battuto. Sono le due squadre del campionato tedesco che non hanno ancora preso gol. Nel suo stadio il Borussia non perde da 36 partite giocate di venerdì, una sequenza cominciata a gennaio 2004 [27 vittorie, 9 pareggi]. 

Frank Schmidt, allenatore della bizzarra capolista, minimizza la classifica e ripete quel che dicono in provincia in casi analoghi: stiamo mettendo da parte punti per la salvezza. Tuttavia, le sei vittorie consecutive in gare ufficiali suggeriscono che forse c’è qualcosa di diverso, sotto la superficie. Non sarà un altro Leverkusen, ma poi cosa ne sappiamo. L’Heidenheim ha perso solo una delle ultime 11 trasferte di Bundesliga [4 vittorie, 6 pareggi]  e ha segnato in 13 partite su 14

 21.00 Liga: Betis vs Leganes – su DAZN

21.15  Liga portoghese: Arouca vs Sporting Lisbona – su DAZN


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