Lo Slalom del 24 agosto | Cosa leggere, sapere e vedere | Cosa succede LIVE

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  • US OPEN. L’ultimo Slam di Dominic Thiem, il ragazzo che ruppe il soffitto di vetro La prima conferenza stampa di Sinner
  • RUOTE. Ben O’Connor, facci capire se davvero puoi vincere la Vuelta F1: Il nuovo equilibrio caro a Liberty Media
  • EUROGOL. L’ultimo allenatore à la page siede sulla panchina del Brighton Il famoso macigno che porta il Manchester City La polvere del Barcellona sotto il tappeto Dani Olmo La decrescita di un altro gigante: il nuovo PSG di Luis Enrique
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   Versione estiva

SABATO  24 AGOSTO 2024

#4 GIORNI ALLE PARALIMPIADI

«L’Olimpiade non è fatta per costruire numeri che portino onore alla Patria, è uno strumento potente che espone le vite dei ragazzi che ci partecipano, soprattutto in quest’epoca di fragilità estrema»

[Niccolò Campriani, campione olimpico]

  US OPEN

L’ultimo Slam di Dominic Thiem, il ragazzo che ruppe il soffitto di vetro

Fu bellissimo, e subito dopo è stato tremendo. Quando Dominic Thiem apparve sulla scena dei Fab Four retrocessi a Tre Re Maghi per le conseguenze dell’anca ballerina di Andy Murray, parve lo scompaginatore perfetto dell’ordine costituito nel tennis. “Viene da un Paese di sciatori – scrisse di lui Gianni Clerici – è non solo un regolarista, ma insieme un attaccante.  Possiede un liftaccio da togliere addirittura pelo alla palla, un’eredità non facile da ottenere dal suo allenatore, un’eredità che dovrebbe mettere in guardia chi giochi diritto piatto e servizio non troppo tagliato. Ho visto tante volte l’austriaco giocare a tutto braccio la palla di rovescio, quasi avesse in mano un ombrello spalancato, e sul diritto un machete, uno di quelli che gli faceva usare il suo vecchio coach Günter Bresnik perché diventasse più forte”. Batté Nadal ai quarti degli Australian Open 2020 prendendo sette volte il nastro, non era fortuna, spiegò Wilander, era la rotazione del lift. Andò avanti 2 set a uno in finale contro Djokovic e si fece rimontare, aveva già perso due finali al Roland-Garros nel 2018 e 2019, ma nel settembre del covid a New York – senza Nadal né Federer in tabellone – dopo la squalifica di Djokovic per la pallata alla giudice di linea, Dominic Thiem arrivò fino in fondo, fino alla Coppa. Chiuse una serie di 14 slam consecutivi senza vincitori diversi dai Tre Re Maghi. Fu bellissimo, e subito dopo è stato tremendo. 

Subito dopo è stato il vuoto, non tutti sanno resistere a quella sensazione che il pallavolista Andrea Lucchetta ha raccontato così ad Alessandra Giardini e Giorgio Burreddu nel libro Vuoto a vincere [Absolutely Free, 2015]

«Dopo che quell’ultima palla è finita a terra c’è tutta la costruzione della gioia, le pacche sulle spalle, il divertimento, e Velasco che ti dice “dài, buttatemi in aria”, e poi il silenzio prima dell’inno, schierarsi in mezzo al campo, aspettare, chiudere gli occhi. Ma poi quando parte la musica hai il tempo per rivedere in una frazione di secondo quello che è stato tutto il tuo percorso. Esattamente come capita a un pazzo suicida che si butta giù dall’ultimo piano. È lì che hai il tempo di capire che tutto quello che avevi creato, per cui hai lottato e ti sei sacrificato, di colpo non c’è più. È una tristezza infinita»

Ora Thiem toglie il giubbotto, mette le scarpe, prende le racchette sotto al braccio e va a giocare il suo ultimo Slam sul campo dove vinse l’unico, e sarà uno degli ultimi tornei della carriera. Si ritirerà a fine ottobre al torneo di Vienna, all’età di 30 anni da numero 210 del mondo. Ha ottenuto una wild card per Flushing Meadows e stamattina ha ripercorso con L’Équipe alcuni momenti di una carriera che poteva essere straordinaria.

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  La prima conferenza stampa di Sinner

«Quando ci hanno informato che ero risultato positivo, la prima cosa che abbiamo cercato di capire è stata di cosa si trattasse. Ferrara, che ha una laurea in Farmacia, ha chiesto e ha capito subito che era stato il suo spray. Sapendo anche come era finito nel mio corpo, siamo tornati dall’antidoping e abbiamo spiegato. Questo è stato un passaggio importante, farglielo sapere: loro hanno capito subito e hanno creduto in me e in noi, questo il motivo per cui ho avuto la possibilità di continuare a giocare». 

«Non c’è una scorciatoia o trattamento diverso, è lo stesso processo per tutti. Conosco la frustrazione degli altri giocatori, ma forse non sapevano da dove provenisse, quale sostanza fosse. Io sono stato sospeso per due, tre giorni. Non potevo allenarmi. Ma hanno accettato la nostra versione, tutto qua».

***

Un lettore ha scritto in mail a Slalom: Ma allora se io tifoso riesco a stringere due volte la mano a Sinner dopo essermi spalmato quel prodotto, lo contamino?

Bella domanda. Da quanto si evince dalle 33 pagine di Sport Resolutions, probabilmente sì. In quel caso, apprendiamo adesso dalle parole di Jannik, sarebbe stato impossibile ottenere la sospensione della pena: nel suo staff non avrebbero saputo risalire alla contaminazione. Probabilmente avrebbero sospettato qualcos’altro e magari avrebbero convinto lo stesso l’ITIA o forse no, chi lo sa, chi può dirlo. 

▥   L’Équipe: Si è mostrato calmo e imperturbabile. Il moderatore Gary Sussman ha avvertito che sinner aveva già rilasciato una dichiarazione sulla questione doping. Nessuno ha rispettato la sua ingiunzione e l’intera conferenza stampa è stata dedicata a questa vicenda. Sinner si è presentato nella sala stampa con oltre quindici minuti di ritardo rispetto all’orario previsto. Dietro di lui, la sua agente da giugno, Fabienne Benoit, e il responsabile delle relazioni con la stampa dell’ATP, Nicola Arzani. Erano presenti una cinquantina di giornalisti. Senza mai una parola più forte dell’altra, Sinner ha risposto a otto domande sul caso.

▥   El Pais: Jannik Sinner, dall’assoluta discrezione all’occhio del ciclone

  NE ME QUITTE PAPÀ   Uno dei temi che il gran giornale del tennis propone per Flushing Meadows è l’emancipazione di Stefanos Tsitsipas, la rottura cioè del rapporto professionale con suo padre, avvenuto dopo uno scontro al Masters 1000 di Montréal. Una scelta a 26 anni, quando non c’è più tempo da perdere si legge.  [Il giornale del tennis è L’Équipe. In realtà è soprattutto il giornale del ciclismo. Ma è anche il giornale del rugby. Oltre che essere il giornale dell’atletica, del judo, della pallamano, del nuoto, dei motori, del calcio internazionale]. Di Tsitsipas hanno scritto qui

LA VUELTA

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O’Connor, facci capire se davvero puoi vincere la Vuelta

La prima giornata in maglia rossa di Ben O’Connor è filata senza patemi fino al traguardo di Cordoba, dove Wout van Aert ha vinto la sua 11esima tappa in una corsa di tre settimane, la seconda in questa Vuelta dopo le 9 del Tour de France. Adesso arriva un fine settimana più montuoso, il primo test per l’australiano leader con quasi 5 minuti di vantaggio du Primoz Roglic. Alexandre Roos su L’Équipe spiega che siamo lontani dai meticolosi piani di gioco del Tour de France, anche la tappa di ieri ha mostrato quanto possa essere sconnessa la corsa, con i desideri delle squadre volubili e le strategie inconsistenti. La Red Bull-Bora-Hansgrohe di Primoz Roglic ha dato l’impressione di confondersi di nuovo. Nell’unica salita della giornata, a 25 km dall’arrivo, Florian Lipowitz e Daniel Martinez sono saltati a 2,5 km dalla vetta, Aleksandr Vlasov era mal piazzato e Roglic si è ritrovato da solo al comando a fare il ritmo. Lo sloveno ha attaccato in un punto dove la pendenza era meno forte e non ha ottenuto un risultato diverso dal prendersi i sei secondi di bonus in vetta.

È una sfida per tutta la AG2R. I gregari su cui O’Connor potrà fare affidamento per controllare la corsa si chiamano Clément Berthet e Felix Gall, oggi la salita finale di Cazorla non è così brutta [4,8 km al 7,1% di media] ma ha quelle tipiche percentuali severe che appaiono all’improvviso, tipico delle montagne spagnole, nell’ultimo tratto. Domani, verso Granada, avremo tre passaggi di prima categoria, tra cui due volte il temibile Alto de Hazallanas [7,1 km al 9,5%]. Capiremo alcune cose [speriamo: Davide Cassani non c’è, maledizione]. 

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  RUOTE..

Spectators watch drivers talk on the fan stage prior to final practice ahead of the F1 Grand Prix of Netherlands at Circuit Zandvoort on August 24,...

Il nuovo equilibrio caro a Liberty Media

Tira quest’aria qui. In casa di Max Verstappen, alla ripresa dei Mondiale dopo la pausa estiva, pochi, pochissimi, escludono la rimonta, la sconfitta dell’ex inavvicinabile Red Bull. La stagione ricomincia dopo che 7 piloti differenti hanno vinto almeno un GP. Non succedeva dal 2012. Nonostante i suoi 78 punti di vantaggio, sottolinea L’Équipe, Max Verstappen non ha il campionato in tasca. Nelle prove libere di ieri i più veloci sono stati Lando Norris su McLaren e poi George Russell su Mercedes. 

Il vento soffia forte sulle rive del Mare del Nord. Anche molto forte – poeteggia Frédéric Ferret – con alcune raffiche che ieri hanno sfiorato gli 80 km/h. Potranno queste folate essere abbastanza forti da sconvolgere una classifica che a inizio stagione immaginavamo immutabile ma che somiglia sempre più a un caleidoscopio in movimento dove tutto cambia, tranne il leader che resta, per il momento, imperturbabile? La Red Bull, dall’inizio dell’estate, non è più la vettura più veloce in griglia

Su Sky Sport Insider, il nuovo spazio di lettura online per gli abbonati alla pay-tv, Matteo Bobbi ha scritto che a Liberty Media sicuramente fa piacere che vincano 7 piloti diversi in una singola stagione, è la cosa migliore per lo spettacolo. Però è vero anche che il regolamento tecnico-sportivo lo scrive la FIA,  Anche per il 2025 non ci saranno grandi stravolgimenti, con quattro scuderie racchiuse in un paio di decimi.  Adesso spetta agli altri sei team cercare di colmare il distacco, il regolamento prevede che durante la pausa estiva le squadre debbano bloccare i reparti di ricerca e sviluppo: qualche leggero aggiustamento ci potrebbe essere, ma è improbabile che le monoposto e i tempi cambino in maniera radicale rispetto a quanto visto finora in stagione.

Max non è più super, possono vincere in tanti, ma la Ferrari, uff, la Ferrari resta quella che va su e giù. Giorgio Terruzzi sul Corriere della sera ha scritto: Fioccano i decimi di ritardo nel secondo settore, quello con più curve in appoggio, e il passo non genera alcun conforto, considerando che non sono presenti novità tecniche, attese a Monza. Insomma siamo inchiodati al rosso opaco, tra promesse non mantenute e speranze postdatate. Non il massimo mentre tocca tornare dalle ferie.

Oggi per giunta passa una variabile gigantesca su Zandvoort, un temporalone d’agosto, ne ha scritto Francesco Paone su Oa Sport: È inutile fare previsioni, le uniche a contare sono quelle meteorologiche. Zandvoort è interessata da una perturbazione in queste ore, dunque vi è incertezza totale relativa alle condizioni in cui verrà stabilita la griglia di partenza. Si attendono temporali, senza però aver modo di conoscere in anticipo quando si abbatteranno sul circuito nederlandese. Tradotto, le qualifiche si annunciano come un autentico terno al lotto.

EUROGOL

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L’ultimo allenatore à la page

 

È raro trovare un americano su una panchina della Premier League. È rarissimo trovare un allenatore 31enne. Così, al Brighton si sono detti: facciamolo. Facciamo tutt’e due le cose. Se De Zerbi va via, diamo la panchina a uno più dezerbico di lui, un alieno, un alieno totale, un americano 31enne. Si chiama Fabian Hürzeler, ed è il più giovane nella storia del campionato, 21 anni dopo i 32 che aveva Chris Coleman al Fulham e 26 dopo il 33enne Vialli al Chelsea. Erano 33enni e tutti al Chelsea anche Villas-Boas nel 2011 e Gullit nel 1996. 

Hürzeler è nato in Texas perché i suoi quel tempo vivevano là, padre dentista svizzero, madre tedesca, lui un look di gran classe, più adatto all’arredamento raffinato della costa del sud dell’Inghilterra che alle strade dei sexy shop di Sankt Pauli è la definizione di Damien Dagorre su L’Équipe. In realtà è nel circondario di Amburgo che si è guadagnato la sua chance, riportando in Bundesliga la seconda squadra della città, quella del quartiere in cui iniziarono a suonare i Beatles, un gigantesco caos a cielo aperto di banconi dove bere birra, negozi sbrilluccicosi e sexy bar. L’aveva presa che era in lotta per non retrocedere. 

The Athletic ci aveva avvertito già durante la stagione scorsa: Il calcio è un mondo di etichette e cartellini, Hürzeler dovrà farci i conti, così a Brighton sono andati dritti su un allenatore che si è costruito la fama di amante del bel gioco, bel gioco secondo i canoni contemporanei, la ricerca del possesso, la costruzione da lontano, il giro palla per paziente per estenuare chi pressa e trovare il varco esatto, un po’ di 3-4-3 appena è possibile. Sa pure come si parla ai ragazzi. Nelle due stagioni complete alla guida del St. Pauli, sei dei 14 nuovi acquisti non avevano più di 23 anni, altri tre ne avevano meno 30. L’allenatore perfetto per il calcio à la page. Direbbe Troisi: e suona pure il pianoforte. 

 

  IL FAMOSO MACIGNO  È un campionato speciale per il Manchester City e per Guardiola. È la Grande Trama della Premier League di quest’anno. Non si scappa. Le accuse sulle 115 presunte violazioni del club alle norme finanziarie torneranno a visitare Pep in ogni vigilia, in ogni conferenza stampa prima del verdetto, e anche dopo. Ma dopo – almeno – sarà tutto finito. Come si dice in questi casi: per ora il City gioca con un macigno addosso. Guardiola però anche ieri ha insistito sul fatto che l’udienza ormai prossima non influirà sulla forma dei suoi giocatori. Il City nega ogni illecito. Guardiola ha detto che il Manchester City accetterà il verdetto «come abbiamo sempre fatto», ma evidentemente intende il verdetto definitivo dopo i ricorsi. Non è che il City si sia fatto i due anni di squalifica decisi dall’UEFA nel 2020 senza andare in appello. Come peraltro è legittimo che sia. «Spero che il processo inizi presto – ha detto – e spero che finisca presto. Per il bene di tutti noi, in particolare del club ma anche di altri club della Premier League e di tutte le persone che non aspettano altro che una sentenza». Guardiola sa essere sottile come poche altre figure nello sport contemporaneo.

Nel frattempo il City continua a spendere e accoglie il ritorno a casa di Ilkay Gündogan, scappato o estromesso dal Barcellona con l’arrivo in panchina di Hansi Flick. I due non si erano presi nel periodo da cittì dell’allenatore. Il tempo di raccogliere la roba dall’armadietto e il regista se n’è tornato dal tanto amato Pep. come fece Fowler a Liverpool nel 2006, Scholes allo United nel 2012, Henry all’Arsenal nello stesso anno, Drogba al Chelsea nel 2014, Bale al Tottenham nel 2020 [qui un ricordo del Guardian], quasi tutti mostrando che non si deve tornare mai nel posto dove si è stati felici. Meglio ancora evitare di tornare nei luoghi dove si è stati infelici. 

LIGA

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La polvere del Barcellona sotto il tappeto Dani Olmo

 

    Abbiamo fatto finta di crederci. Quando Laporta andava in giro a raccontare di voler ricomporre nel suo Barça la coppia di giovani esterni della Nazionale spagnola campione d’Europa, come i bambini di Povia abbiamo fatto oooh. Lamine Yamal più Nico Williams. Insieme. Ogni domenica. Ogni sabato. Ogni martedì. Ogni mercoledì. Ogni giorno. Sempre. Quanta bellezza, quanta meraviglia, quanta magnanimità. Grande Laporta, grazie Laporta, super Laporta. Abbiamo fatto finta di crederci. I giornali della Catalogna hanno fatto finta più di tutti. Capita. Solo che, ecco, a Bilbao non avevano lo stesso progetto. Esistono posti dove ancora i contratti orientano la realtà. Non è che siano legge assoluta, ma almeno sono una guida. E Nico Williams se lo sono tenuto.

Così, stasera possiamo al massimo vederli uno contro l’altro, Lamine Yamal vs Nico Williams, in questa ossessione che abbiamo per la riduzione di ogni cosa a un dualismo, a un cartellone pubblicitario, a un poster. Però. Alla fine di tutto. Ora che stanno per affrontarsi. Viene da chiedersi una cosa. Sottovoce. In modo sommesso. Se il Barcellona al posto di Nico Williams è andato a prendersi Dani Olmo, se dopo essersi liberato dello stipendio di Gundogan non è comunque riuscito ancora a ottenere l’autorizzazione dalla Liga per iscrivere Dani Olmo nella rosa, se il Barcellona resta ancora fuori dai margini salariali, ecco, ma come lo volevano prendere Nico Williams?

Se n’è occupato El Pais [eh sì, in giro ogni tanto si incontrano ancora guastafeste e rompiscatole], scrivendo che estate dopo estate, lo stesso dilemma si ripete a Barcellona. Tre anni e mezzo dopo il ritorno di Laporta alla presidenza, al Barcellona non cambia nulla[per intero qui]

Come spiega  Filippo Maria Ricci sulla Gazzetta, spesso chi lancia i giovani – i Cubarsì, i Bernal, i Casadó e i Victor, non è più coraggioso di altri. Sono lanciati per disperazione, adolescenti con il peso di un gigante economicamente d’argilla sulle spalle.

FRANCIA

La decrescita di un altro gigante: il nuovo PSG di Luis Enrique

  Sei gol del PSG al Montpellier. Secondo L’Équipe, una delle migliori partite dell’era Luis enrique. Certo: era il Montpellier, una squadra immutata – scrive Hugo Delom sul giornale francese – e di rara debolezza. Il suo presidente Laurent Nicollin avrebbe senza dubbio preferito recarsi al Flunch per concedersi un piccolo menù a meno di 30 euro anziché sottoporsi a questa dura prova. Ma non dobbiamo minimizzare le e la prima prestazione casalinga del PSG della stagione. È stata davvero impressionante per essere una squadra al completo da soli dieci giorni. Raramente se ne vedono così in questo periodo dell’anno. Luis Enrique aveva spiegato nei mesi scorsi che stava preparando questa seconda stagione in un certo modo e faceva sorridere a volte, quando si trattava di giustificare l’emarginazione di Kylian Mbappé. Ma l’asturiano aveva ragione. Questo PSG ha dimostrato di aver assorbito molti dei principi di gioco dello spagnolo: padronanza collettiva totale, individualità scintillanti, efficienza notevole. La sintesi de L’Équipe: La promessa di un’epoca diversa


IL TELECOSLALOM 

LO SPORT OGGI IN TV

LA GUIDA ALLA GIORNATA

ACQUE

11.00 Mondiali di canoa delle specialità non olimpiche, finali – in streaming sul canale YouTube dell aICF Canoe Planet

14.00 America’s Cup, regate preliminari – su Canale 20, Mediaset Infinity, Sky Sport

INEOS Britannia-Alinghi, American Magic-Orient Express, Luna Rossa-INEOS Britannia, Team New Zealand-Alinghi

20.40 Mondiali canottaggio, specialità non olimpiche – in streaming sul canale YouTube World Rowing 

21.30 World League Championship Tour di surf a Cloudbreak – su Discovery+

VITE OLIMPICHE

12.30 Danish Golf Championship, terzo giro – su Sky Sport

15.00 PGA Tour, BMW Championship, terzo giro – su Eurosport 2 e Discovery+ 

RUOTE

11.30 GP Olanda, prove libere 3 – su Sky Sport 

12.15  Tour de l’Avenir femminile, tappa-4: Bobbio Pelice-Colle delle Finestre – su Discovery+


14.10 Classic Lorient Agglomeration – su Discovery+ 


14.30 Vuelta di Spagna, tappa-8: Ubeda-Cazorla – su Eurosport 1


14.40 Tour de l’Avenir, tappa-6: Bobbio Pelice-Colle delle Finestre – su Discovery+


15.00 GP Olanda, qualifiche – su Sky Sport 

15.05 Giro di Germania, tappa-3: Schwaebisch Gmuend-Villingen Schwenningen – su Discovery+  


EUROGOL

13.30 Premier League: Brighton vs Manchester United – su Sky Sport 

15.30 Bundesliga: Lipsia vs Bochum – su Sky Sport

16.00 Premier League: Manchester City vs Ipswich – su Sky Sport 

17.00 Liga: Osasuna vs Maiorca – su DAZN 

18.30 Premier League: Aston Villa vs Arsenal – su Sky Sport 

18.30 Bundesliga: Borussia Dortmund vs Eintracht Francoforte – su Sky Sport

19.00 Liga: Barcellona vs Athletic Bilbao – su DAZN 

20.00 Argentina: Argentinos Juniors vs Huracan – su Mola Tv 

21.30 Liga: Espanyol vs Real Sociedad, Getafe vs Rayo Vallecano – su DAZN 

23.30 Serie A brasiliana: Palmeiras vs Cuiaba – su Mola Tv 

PALAZZETTI E DINTORNI

13.45  Europei basket 3×3,quarti di finale – in streaming sul canale YouTube FIBA 3X3 e su Discovery+

PODEMI

IL ROMANTICO DYBALA

▥   DYBATTITO DI CUORE Corriere della sera: Paulo e la Roma, una love story” – Tanti i protagonisti del no di Dybala ad andare in Arabia all’Al Qadsiah. Decisivi la moglie Oriana, la mamma Alicia e i tifosi Luca Valdiserri ha scritto: Se Paulo era dubbioso di andare in Arabia Saudita, Oriana era proprio contraria. I due si sono sposati lo scorso 20 luglio, in Argentina, ma la promessa di matrimonio era arrivata alla fontana di Trevi. Cantante e attrice, Oriana non voleva lasciare l’Europa. Semmai ritornare in Argentina, tra un paio d’anni. Mamma Alicia, come ogni mamma, ha sempre voluto solo la felicità di Paulo, che ha perso il papà quando Dybala aveva 15 anni. Eppure Dybala, nella mattinata di giovedì, aveva svuotato l’armadietto a Trigoria. Un ruolo nella sua decisione finale l’hanno avuta i suoi compagni di squadra, con le loro facce da funerale al saluto di Paulo, che nello spogliatoio è amato.

▥   COME SORRENTINO E SERVILLO/1  Repubblica: Dybala e la Roma, le conseguenze dell’amore, il futuro è da ricostruirePaolo Condò ha scritto: Decisioni di questa portata non si prendono mai per una sola ragione. Però il campionato saudita, che l’anno scorso sembrava in procinto di sbaragliare qualsiasi altra lega, quest’estate è quasi sparito dai radar, e quando ancora esprime offerte fiabesche come quella pervenuta all’argentino della Roma si sente rispondere no. Il suo problema è che le mogli dei giocatori si parlano, e vivere rinchiusi in un compound — per quanto lussuosissimo — alla lunga cancella gli altri benefit. E poi è un torneo che a dispetto degli enormi investimenti non ha bucato lo schermo: non lo guarda nessuno, in Europa arrivano solo i video di Ronaldo rabbioso con i compagni scarsi. Ci vai se non hai più nulla da chiedere al mestiere, a parte i soldi. Le conseguenze dell’amore saranno a carico della Roma? La palla si sposta nel campo di Daniele De Rossi, al quale la società deve ora garantire l’utilizzo pieno di quello che rimane il suo giocatore migliore.

▥   COME SORRENTINO E SERVILLO/2  La Gazzetta dello sport: Dybala, giocata da numero dieci. E Roma riscopre la grande bellezza  ➔  Marco Bucciantini ha scritto: La bellezza ha il potere di suscitare un dolore inaccessibile ad altre tragedie. È una di quelle frasi potenti che ci ha lasciato Cormack McCarthy, l’ho appuntata in un quaderno ma non ricordo da quale romanzo avvenne il furto. Un filosofo del secolo scorso, Zygmunt Bauman, aveva già capito: come porre termine, come chiudere: è su questo che chi vive la vita liquida e moderna ha urgente bisogno di istruzioni. Oggi abbiamo un gran finale che si sorprende e ci orienta, improvviso come la giocata di un fantasista contro il disperato consumare.

▥   COME VASCO  Ivan Zazzaroni, Corriere dello sport-stadio: C’è chi dice no   Pensare è dire no. Per tre settimane Paulo Dybala non ha avuto altro nella testa. Settantacinque milioni contro otto, tre anni contro uno. Paulo è stato capace di capovolgere numeri e durate. Raramente un rifiuto ha prodotto un ritorno di immagine professionale e personale altrettanto straordinario. Il suo no rappresenta inoltre una delle rare accensioni emotive di un’estate di amarezze, rinunce, abbandoni, attese e atteggiamenti di società e calciatori davvero censurabili

18.30 Serie A: Parma vs Milan – su DAZN 

18.30 Serie A: Udinese vs Lazio – su Sky Sport e DAZN 

19.30 Serie B: Sudtirol vs Salernitana – su DAZN 

20.30 Serie B: Brescia vs Cittadella, Cremonese vs Carrarese, Pisa vs Palermo, Sampdoria vs Reggiana, Sassuolo vs Cesena, Spezia vs Frosinone – su DAZN 

20.45  Serie A: Inter vs Lecce – su Sky Sport e DAZN 

20.45 Serie A: Monza vs Genoa – su DAZN 

TENNIS

20.30 WTA 250 Cleveland, finale – su Sky Sport 

23.00 ATP 250 Winston-Salem, finale – su Sky Sport 

4.30  WTA 500 Monterrey, finale – su Sky Sport

PALAZZETTI E DINTORNI

23.30 Mondiali Under 17 femminili di pallavolo, finale per il terzo posto – in streaming su Volley Ball TV 

2.30 Mondiali Under-17 femminili di pallavolo, finale: – in streaming su Volley Ball TV


IL LIVE DI SLALOM..

  IL CANALE WHATSAPP

 

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RASSEGNA..

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