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MARTEDI 6 AGOSTO 2024

GIORNO #11 DELLE OLIMPIADI

 

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  • La mirabolante guida alla giornata olimpica
  • La guida allo sport in tv della giornata
  • Le prime pagine di sport da tutta Europa

QUELLO CHE STA SUCCEDENDO

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  IN CIMA AI PENSIERI

Il Pariginazo dei brasiliani

La giornata-11 delle Olimpiadi comincia ancora con USA e Cina nel pieno di un testa a testa nel conteggio degli ori, 21 per entrambe, ma gli americani sono avanti per numero di argenti [30 e 18] e per podi complessivi [79 a 53]. L’Australia ancora tiene testa alla Francia per il terzo posto [13 a 13, ma sotto 12-16 negli argenti e 33 a 48 nei podi complessivi], ma soprattutto continua a eccellere nella percentuale femminile delle sue vittorie: 11 su 13. Corea e Giappone difendono ancora i loro posti nel G-7 dello sport mondiale dall’attacco dell’Italia ottava [9 ori, 10 argenti, 6 bronzi].

Il Brasile maschile si è fatto eliminare dagli USA ai quarti di finale del torneo di pallavolo. Era da vent’anni che si piazzava sempre fra le prime quattro. Sommata alla mancata qualificazione della Nazionale di calcio sempre sul podio nelle ultime tre edizioni, può dirsi un Pariginazo [ehm]. Nei quarti del torneo maschile di pallanuoto abbiamo 6 paesi europei e due extra, USA e Australia, con la certezza di portarne uno in semifinale perché si sfidano fra loro. È una discreta rivoluzione nell’eurocentrismo dei gol in piscina, capace di prendersi 27 posti in semifinale su 28 nelle ultime 7 edizioni dei Giochi. L’eccezione: gli USA d’argento nel 2008. 

Il torneo femminile di hockey vede l’Olanda in semifinale per la decima volta nelle ultime 11 Olimpiadi, l’Argentina per la sesta volta nelle ultime sette, il ritorno della Cina dopo i Giochi casalinghi di Pechino e la prima volta assoluta del Belgio. Fuori tutte le nazioni d’oro dal 1988 in avanti tranne l’Olanda: Australia, Spagna e Gran Bretagna. Anche nel torneo maschile sono fuori dalle prime quattro tre delle squadre d’oro dal 2004 in avanti: Australia, Argentina e Belgio. 

CARNET Gli highlights prima degli highlights

Coraggio, manca davvero poco. Resistete, resistiamo. La fiamma arde ancora nella mongolfiera, ma quando si scavalla la prima settimana i Giochi cominciano a spegnersi. Sei giorni e ne saremo davvero fuori, potremo tornare a concentrarci sulla VAR, mentre Matteo Salvini, Fabio Rampelli e Maurizio Gasparri se ne andranno in vacanza e smetteranno di farci sapere come la pensano sulla Senna, su Ymane Khelif e sulla cerimonia. Speriamo si mettano anche un po’ all’ombra. 

Oggi ci sono solo 15 eventi per la medaglia d’oro, va a finire che non riusciremo a perderne nessuno. L’atletica propone la finalona dei 200 metri femminili: Elaine Thompson-Herah non è a Parigi per aver saltato i Trials di Giamaica e Shericka Jackson si è ritirata per infortunio. Sha’Carri Richardson ha mancato la qualificazione. Così pare che si srotoli un tappeto viola sotto i piedi di Gabby Thomas, medaglia di bronzo a Tokyo, quarto crono di sempre. Arriva lo skateboard con la gara più bambina di tutte: a Tokyo ci diede un podio di tutte teen, la più anziana aveva 19 anni e oggi sono di nuove tutte qua, sebbene più adulte: Yosozumi Sakura [22], Hiraki Cocona [15], Sky Brown [15]. A loro si uniscono la 14enne australiana Arisa Trew e la 16enne Kusaki Hinano. Altre finali d’atletica: martello femminile, lungo maschile, 1.500 maschili, 3.000 siepi femminili. Debutta la lotta greco.romana. Il ciclismo su pista assegna le prime medaglie. 

 

    IL RUGGITO DI MAMELI

Noi siamo pronti alla morte con Emanuele Camilli nella finale del salto a ostacoli individuale, dopo pranzo ci guardiamo Chiara Benini Floriani nella regata per le medaglie dell’ILCA 6 e Lorenzo Brando Chiavarini nell’ILCA7, mentre dalla piattaforma arrivano i tuffi di Sarah Jodoin di Maria. Dopodiché ci aspetta un lungo pomeriggio senza nessuna possibilità di medaglie, dannazione, bisognerà guardarsi un telefilm, ma intorno all’ora di cena ecco il martello di Sara Fantini, il salto in lungo di Mattia Furlani, i 1.500 di Pietro Arese. 

 

   ARTEFICI    

Il record del Mondo

Qualche giorno fa, la Gazzetta  ha chiesto a Mondo Duplantis come va, gli ha chiesto se per caso non senta di poter andare oltre i 6 metri e 30, e lui con quella faccia un po così, quell’espressione un po’ cosi che abbiamo noi che siamo nati in Louisiana, ha detto ma certo, si capisce che sì, ma un po’ per volta, amico, da qui a 6 metri e 30 ci sono prima altri cinque record del mondo da battere. Modello Bubka. L’asticella sale di un centimetro per volta. Così monta il mito e cresce pure il conto in banca. L’atleta olimpico più dominante al mondo continua ad alzare l’asticella e continua a essere pagato. Ogni volta che ci riesce incassa un bonus ha titolato stamattina il Wall Street Journal che di bonus, assegni e danaro si occupa in tutte le sue pagine. 

Non c’è mai stato nessuno più bravo di Mondo Duplantis nel lanciarsi in aria a distanze sorprendentemente elevate – ha scritto Joshua Robinson – con l’aiuto di niente più di un palo flessibile. Duplantis salta più in alto di qualsiasi essere umano che abbia mai camminato sulla Terra. Molto più in alto. Così tanto più in alto che i suoi unici rivali seri sono lui stesso e l’attrazione gravitazionale della Terra. Il saltatore americano Chris Nielsen lo chiama l’Usain Bolt del salto con l’asta. Scordatevi di provare a batterlo – ha scritto il giornale della finanza americana – perfino la squadra con LeBron James e Stephen Curry non aveva le stesse certezze di vincere l’oro di questo ragazzo svedese di 24 anni che si lancia oltre due canestri da basket con qualche centimetro di margine. Se avessi scommesso 10 $ prima delle Olimpiadi sulla vittoria dell’oro del Team USA nel basket maschile – racconta Robinson – la ricompensa sarebbe stata di 2,13 $. Con Duplantis la stessa scommessa da 10 $ ha fruttato 29 centesimi.

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      ITALIANISMI 

La trave su cui la ginnastica italiana costruirà il futuro

Alice D’Amato non ha inventato niente, e neppure Manila Esposito. Non hanno gesti da consegnare al mondo. Non esistono né il D’Amato I né l’Esposito II, onestamente dire Yurchenko riempie di più la bocca. È che ci siamo cresciuti con l’idea che la ginnastica venisse tutta da lì, l’albo d’oro olimpico della trave ha solo nomi di ragazze dell’Est dal 1952 al 1992, da Nina Bocharova a Tatiana Lisenko, passando per monumenti come Vera Caslavska, Olga Korbut e Nadia Comaneci. L’URSS ha cambiato molti nomi e molte sigle olimpiche, durante e dopo la sua dissoluzione, ha generato eredi, figlie e figliastre fino a scomparire stavolta dalla scena, ma nel frattempo il mondo si è aperto, negli ultimi trent’anni la ginnastica ha aperto le porte alle americane, alle cinesi, nel 2016 a una ragazza olandese, adesso finanche a una ragazza che viene da ponente, dal lontano West italiano che è la Liguria. 

Eppure, senza aver inventato salti, capriole, volteggi, Alice D’Amato ha fatto una cosa mai vista prima, sbucando da una squadra arrivata a Parigi con infortuni pesanti [Vanessa Ferrari, la gemella Asia D’Amato] ma con una qualità profonda che adesso è evidente. Prendere l’oro proprio alla trave è un simbolo potente. Con le travi si collegano pilastri, si edificano palazzi, si costruiscono movimenti. 

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| ATLETICA  Il quarto posto di Nadia Battocletti, anzi terzo, anzi quarto

Se nessuno potrà mai toglierci tutto il tango che abbiamo ballato, a Nadia Battocletti nessuno toglierà il record italiano. Almeno questo sì. Il già gigantesco quarto posto era diventato un bronzo per la squalifica di Faith Kipyegon, il bronzo è ridiventato un quarto posto per il reclamo accolto del Kenya. Marco Bonarrigo sul Corriere della sera racconta di Nadia che parla arabo e italiano con la stessa grazia e precisione, Nadia che si sta per laureare in ingegneria e architettura nella sua Trento, «Quando smetto vorrei progettare edifici di legno, c’è troppo cemento in giro», Nadia che ai ritiri in altura in Kenya o Marocco preferisce la minuscola Rotzo-Campolongo sull’altopiano di Asiago perché «è un posto accogliente e non troppo alto, io la soffro l’alta montagna» in compagnia di papà-coach Giuliano che «è un po’ il mio complemento, lui vulcanico e geniale e io razionale». Alla gara di ieri Nadia era preparata non da mesi ma da anni, anni di successi ma anche di batoste e lacrime come quelle della finale mondiale di Budapest 2023 dove arrivò ultima e staccata.

Giulia Zonca ha scritto su La Stampa: Dentro il tempo fatto a Parigi c’è (e ci resta) la ragazza a cui piace rotolarsi nel fango quando sorprende nel cross usato per temprarsi. Quella che balla sui traguardi scivolosi. Fede musulmana a cui si dedica seguendo il ramadan anche quando si allena, felice «del miscuglio che mi scorre nelle vene» come ha raccontato più volte, fiera di svelarsi, come fa in pista dove ormai si è fatta un nome

| TIRO  L’oro dei soliti fucili

Marco Imarisio sul Corriere della sera racconta i due protagonisti dell’oro italiano nello skeet a squadre, Diana Bacosi e Gabriele Rossetti, scrivendo che era una ultima spiaggia, per entrambi e per il loro settore, che rischiava di tornare in Italia a mani vuote

Lei: Che bello rivederla sorridente. Tre anni fa, a Tokyo, aveva perso di un niente l’oro nell’individuale. Le era sfuggito all’ultima batteria della finale contro la statunitense Amber English, colpa anche di un maldestro cameraman giapponese, che l’aveva disturbata obbligandola a chiedere una pausa fatale al suo ritmo di gara.

Ma non fu quello a rimanere impresso nella memoria di tutti. Diana Bacosi, già medaglia d’oro a Rio nel 2016, trovò la forza di tirare fuori il suo dolore, utilizzando l’occasione di una medaglia come un palcoscenico per dire cose buone e giuste. Parlò di depressione, raccontando come a un certo punto non si alzasse più dal letto, e come fosse stato importante chiedere e accettare l’aiuto degli altri. Aveva ancora uno sguardo triste, gli angoli della bocca piegati all’ingiù. Si capiva che aveva una fretta tremenda di tornare a casa, alla sua vita, a suo figlio.

Lui: Anche Gabriele ha sbagliato la gara individuale. Una storia incredibile. Tre errori nella prima serie che gli sono costati la finale. Da allora, contando la gara di ieri: 175/175. Non ha più sbagliato un colpo. Anche per lui qualcosa è cambiato in questi anni. Nella trionfale spedizione di Rio 2016, era il ragazzo d’oro, il più giovane della compagnia, capace di vincere il metallo più pregiato alla sua prima esperienza olimpica. Suo padre Bruno assistette al duello finale nascosto dietro a una colonna. Bronzo a Barcellona 1992, era commissario tecnico della Francia, e suo figlio aveva appena eliminato i tiratori che lui allenava.

| PALLAVOLO La rimonta contro il Giappone

Tre match point da cancellare nel terzo set, sotto di due. Un altro nel quinto set sul 13-14 al tie-break, prima di vincerlo 17-15. Flavio Vanetti sul Corriere della sera: Morta. Rinata. Vincente. L’Italia maschile del volley aggiunge una pagina indimenticabile alla sua storia gloriosa, un’epopea alla quale ancora manca quell’oro olimpico che adesso, però, può di nuovo essere inseguito. L’Italia s’è messa nei guai, con il paradosso che le cifre non erano cattive. Ma i giapponesi stavano a un livello più alto. Pestavano come fabbri con Nishida e Ishikawa (32 punti per il «milanese» passato a Perugia), difendevano, tiravano su tutto con il libero Yamamoto, un gatto che ha il radar per azzeccare la posizione. È a quel punto che è successo qualcosa che noi profani associamo al miracolo, ma che gli addetti ai lavori abbinano alla resilienza (Daniele Lavia: «Ci siamo detti di restare uniti e di crederci»), alla ribellione (Yuri Romanò: «Sono stati momenti tremendi. Era finita. Però giocare con il cuore ha fatto la differenza»).

| NUOTO Ceccon ci spiega il pisolino al fresco

➣  Thomas, ci racconta? Il pisolino più famoso del mondo il suo.

«Mi pare un filo esagerato, sembra che abbia fatto chissà cosa. Comunque è andata così: dopo la staffetta 4×100 misti avevo finito le gare, sono andato a farmi un giro. A me piace stare da solo, avevo bisogno di stare distante dai miei compagni, non per rabbia, ma desideravo isolarmi».

➣  Era arrabbiato perché la staffetta non si era qualificata per la finale?

«Incazzato, inutile nasconderlo. Infatti non l’ho nascosto e sono andato per i fatti miei. Ma siccome ero stanco perché non sono mai riuscito a dormire bene al Villaggio, a metà pomeriggio, mi sono steso lì».

➣  Il sonno è stato davvero un problema?

«Non ha aiutato, se avessi dormito il giusto alcune gare sarebbero cambiate. Il cibo, ok, si sa che ci si deve adattare, ma il sonno è fondamentale. Io a casa dormo sempre al pomeriggio, qui non ci sono mai riuscito per via del caldo e questo mi ha penalizzato molto. Anche i letti non erano comodissimi. Non tutti gli avversari erano nelle stesse condizioni perché moltissimi hanno scelto l’hotel: Popovici, i francesi, i coreani».

➣  Ci sarebbe voluto andare anche lei?

«Non l’ho chiesto, ma lo avrei fatto volentieri. Forse gli atleti delle altre nazioni sono molti meno di noi ed è difficile portarci tutti. Non funziona che io dico “vado” e me lo fanno fare. Vi immaginate? “Ceccon va in hotel”. Non è così semplice». [intervista di arianna ravelli, Corriere della sera]

E poi dice che se ne va in Australia. Come fece Rosolino

➣  Si è goduto un po’ il suo oro?

«No, nemmeno un po’. Sono andato a Casa Italia dopo i 200 dorso, ma sono rimasto poco, non mi sono stancato, forse dovevo fare come il francese Marchand che ha incontrato i genitori solo dopo l’ultimo oro. Mi avrebbe aiutato stare nella bolla, chissà. Gregorio Paltrinieri ha ragione a dire che la medaglia non ti riscalda e che dentro senti un grande freddo. Eppure quello che porta avanti noi atleti è il desiderio di raggiungere una meta. Sali sulla spinta e poi una volta su ti senti giù».

➣  Andrà all’estero.

«Sì, in Australia. Ho deciso, mi trasferisco lì. Da solo. Per un periodo. Ma ancora non so dove. Prima vado in vacanza e magari trovo casa e vado a vivere da solo. Poi parlerò con Burlina, il mio allenatore che ha già detto che mi vuole preparare per i 200 misti. Così non mi annoio e poi mi piacciono. Però adesso sono veramente stanco».

 

OGGETTI DI SCENA

La pagaia

Quando Jessica Fox racconta come le piace trascorrere il tempo libero, tira sempre fuori la musica, l’arte, i libri, i cani. Anzi i cani da salvataggio e i levrieri, sono la sua passione. Sua sorella Noemi, di tre anni più piccola, 27 contro 30, dice che invece le piacciono le escursioni, oppure se ne sta sdraiata in spiaggia a non far niente, vuoi mettere. Papà Richard, Richard Fox, è stato alle Olimpiadi nel 1992, quarto posto nel kayak slalom. Mancò il podio per 33 centesimi di secondo e ancora se lo ricorda, lui che ha vinto 10 volte i Mondiali. Mamma Myriam Jerusalmi ha gareggiato invece per la Francia ed è stata bronzo ad Atlanta, sempre nello slalom in canoa. Oh, in realtà ci sarebbe pure zia Rachel, zia Rachel Fox-Crosbee, due volte ai Giochi per la Gran Bretagna (1992, 1996), quattro volte a medaglia ai Mondiali. 

La pagaia è un vizio di famiglia. Di buono c’è che impari subito i trucchi, di cattivo, boh, qualcosa di cattivo deve esserci, forse che non è facile scappare. I trucchi per esempio: la maniera di impugnare. Una volta Antonio Rossi lo spiegò scrivendone sulla Gazzetta. “La prima cosa quando si sale su una barca è sapere che cosa si prende in mano.La pagaia che viene usata normalmente ha un angolo, quindi un senso in cui va impugnata. Questo non vale se la pagaia è piatta. Un altro momento importante per chi comincia è capire a quale distanza vanno messe le mani sulla pagaia. Per calcolare la distanza esattamente, bisogna portare la pagaia sopra la testa in modo che il braccio sia orizzontale e l’angolo che si forma con l’avambraccio sia di 90 gradi. Per calcolare la lunghezza della pagaia, a livello amatoriale, bisogna appoggiarla a terra in modo che sia verticale rispetto al terreno. Poi si distende il braccio in alto, un po’ come si fa con gli sci. La pagaia deve arrivare fino alla fine del palmo della mano. A livello agonistico, la pagaia è lunga 220 – 222 cm. Le pagaie per gli agonisti hanno forma a elica, in modo che non scappi via nemmeno una goccia d’acqua”.

Le sorelle Fox non fanno scappare né le gocce d’acqua né le medaglie. Jessica ha vinto due ori in tre giorni, sia in canoa sia in kayak. Noemie ha preso quello del cross ieri pomeriggio, battendo sua sorella nella terza batteria degli ottavi di finale. Jessica ha una laurea in Comunicazione e Psicologia presa alla Swinburne University of Technology e studia Business Administration alla Griffith University. Si fa allenare da mammà. Ha iniziato a remare da sola nel 2005, doveva rieducare il braccio rotto facendo ginnastica. Non ha smesso. Le piacerebbe se un giorno i Villaggi olimpici fossero aperti agli animali domestici, lei avrebbe voluto portare Pink, il suo cucciolo. Schiere di inviati, casomai, sono già pronte a raccontare i tremendi disagi della convivenza. Jessica è nata in Francia ma si è trasferita con i suoi in Australia quando aveva quattro anni, dopo che a suo padre britannico era stato offerto il ruolo di allenatore per la nazionale di canoa slalom in vista dei Giochi di Sydney 2000. Così lei si sente un intruglio di nazioni. 

Noemi ha una laureato in Media e comunicazione e un Master in Management presi all’Università di Sydney. Anche lei si fa allenare dalla madre, ma sui cani non risulta un particolare trasporto. Non lasciare che ciò che non puoi fare interferisca con ciò che puoi fare. È il suo motto. 

 

  AVREMO SEMPRE PARIGI

Le Olimpiadi del sentito dire

La sintesi delle mille e mille righe apparse oggi su tutti i quotidiani a proposito della Senna è che ci sono due atleti su 110 con una gastro-enterite, una del Belgio e uno della Svizzera. I medici precisano che «è impossibile dire se l’infezione sia legata alla qualità dell’acqua» e come scrive Stefano Montefiori da Parigi sul Corriere della sera non si può escludere che sia colpa dell’acqua della Senna, ma non si può neanche provarlo. Quel che sappiamo è che non è vero Claire Michel sia ricoverata da quattro giorni [si è rivolta al centro medico del villaggio olimpico, è stata visitata ed è tornata in camera], non è vero che ci sono 25 malati come scritto da alcuni account russi che hanno contraffatto con un fotomontaggio la prima pagina del quotidiano Libération e sappiamo pure – sempre da Stefano Montefiori sul Corriere della sera – che ai campionati del mondo di triathlon a Sunderland, un anno fa, si erano sentiti male in 57 dopo avere nuotato nel mare dell’Inghilterra (le analisi avevano rivelato tassi di escherichia coli 39 volte superiori al consentito)

Allora uno legge e non capisce di cosa stiamo parlando, non capisce il perché di mille e mille righe con titoli molto più netti delle cronache sfumate, non capisce le foto in prima pagina, i commenti dei politici, gli editoriali, le reazioni, cerchiamo le reazioni, “troviamo qualcuno che ci dice che”. Il Circo. Quello che Antonella Bellutti ha definito  “le Olimpiadi del sentito dire. Così vanno le cose nelle redazioni, quando capiredattori e direttori cercano nella realtà una realtà che hanno deciso debba esistere. 

MEDUSE OLIMPICHE

I veleni della boxe

Curiosa la conferenza stampa di ieri dell’IBA, la federazione internazionale di pugilato a cui il CIO ha tolto ogni credito. I suoi dirigenti hanno convocato il mondo per parlare di Imane Khelif e di Li Yu-ting, dei motivi che portarono l’ente a escluderle dai Mondiali e per attaccare il CIO che invece le ammette ai Giochi. Il New York Times con Tariq Panja dice che l’incontro è iniziato con 90 minuti di ritardo ed è precipitato nel caos quasi immediatamente. Quando è terminato circa due ore dopo, non era stato chiarito quasi nulla della controversia.

Il commento del Wall Street Journal sempre dall’America sostiene che l’IBA sta rovinando un’Olimpiade in cui non ha alcun ruolo ufficiale senza peraltro offrire nuove informazioni alcun dettaglio sulle specifiche dei test di genere che affermano di aver tenuto. Il segretario generale Chris Roberts ha affermato che l’IBA non può condividere alcuna informazione medica a causa delle norme sulla riservatezza, consigliando ai giornalisti di leggere tra le righe

Umar Kremlev  in teleconferenza si è scagliato contro Thomas Bach e i leader del CIO hanno replicato respingendo la credibilità dei test di genere dell’IBA, definendo illegittimi il metodo e il processo. Bach ha descritto il clamore come una guerra culturale motivata politicamente e il veleno è entrato nel dibattito elettorale americano. In un recente evento della sua campagna, Donald Trump ha definito Khelif un pugile di successo che ha fatto la transizione. 

Il CIO solleva preoccupazioni da anni sulla federazione internazionale di pugilato e sugli stretti legami dei suoi dirigenti con il governo russo. Kremlev è diventato presidente alla fine del 2020, uno dei suoi primi ordini del giorno è stato la conclusione di un accordo con Gazprom. Ha poi trasferito alcune delle operazioni in Russia. Il WSJ definisce Kremlev l’ex membro di una gang di motociclisti russi nota per fomentare sentimenti pro-Putin. Il parlamentare pro-Cremlino Alexei Pushkov ha colto l’occasione per portare sostegno alla tesi di Trump. «Trump porrà fine a tutto questo e proibirà ai bio-uomini di partecipare agli sport femminili. Sarebbe bello cacciare tutti i transgender latenti che sono alla dirigenza del CIO». Un uomo raffinato, di una certa eleganza. 

Cazzullo-Garozzo, secondo assalto

Fermi tutti. C’è un nuovo round. Anzi, non è un round. I round esistono nella boxe. Qui non si parla di Yamine Khelif. Questa è scherma. C’è un nuovo assalto. En garde. L’editorialista del Corriere della sera Aldo Cazzullo torna a occuparsi dei fiorettisti definiti l’altro giorno dei bravi ragazzi a cui manca la cattiveria, un pezzo che ha suscitato la reazione garbata di Daniele Garozzo

Il fatto è che i lettori scrivono, mandano lettere, sono puntuali e tempestivi, sanno toccare le corde giuste, prendono carta penna e calamaio, stanno sul pezzo. Ce ne sono un paio stamattina che gli danno ragione. Così Cazzullo, uff, ringrazia Garozzo per le critiche garbate e intelligenti, e ripete paro-paro quel che Garozzo con le sue critiche garbate e intelligenti gli aveva smontato. Niente, dai, è andata così. 

 

  LA PAROLA CHE NON VI HO DETTO

Surf

La recensione del New York Times fu profetica. Fino a un certo punto. Il film è bello abbastanza da spingere verso Long Island chiunque lasci una delle sale dove viene proiettato. Sembra il modo ideale per inaugurare la stagione balneare”. Gidget non apriva semplicemente un’estate. Spalancava un’era. Tracciava la via a una cultura. Sandra Dee aveva soffiato il ruolo di Francine, la gidget del titolo (girl + midget), a Barbara Bouchet. Voleva essere un prodotto frivolo, sdolcinato, diventò invece la rappresentazione di un nuovo stile di vita. L’America stava per scoprire una contro-cultura, e quel nuovo pensiero viaggiava sull’onda. Sulle tavole del surf.

Sessantacinque anni dopo, sulle onde di Teahupo’o a Tahiti, sulla cresta dell’onda c’è sempre l’America. Caroline Marks ha surfato verso l’oro battendo in finale la brasiliana Tatiana Weston-Webb per 10.50 a 10.33, qualsiasi cosa significhi. Marks ha 22 anni e succede nell’albo d’oro a Carissa Moore. È della Florida, di Boca Raton, ha iniziato a fare surf all’età di otto anni a Melbourne Beach e a 14 anni si è trasferita in California. È iniziato tutto così presto che non ricorda neppure la la prima volta che è salita su una tavola, gliene parla ogni tanto il padre, in casa hanno pure una foto in cui lei era piccina piccina, così piccina che non portava neppure il costume, e lui le teneva le spalle mentre stavano in piedi sulla tavola. I suoi due fratelli maggiori si erano già appassionati prima di lei. È per andare dietro a Zache e Luke che ha mollato l’equitazione. Al Los Angeles Times una volta ha detto : «Quello che faccio è molto più divertente di quel che farei se andassi in una scuola normale come tutte, tipo partecipare al ballo di fine anno. Preferisco viaggiare per il mondo. È più divertente».  

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  IL TELECOSLALOM 

LO SPORT OGGI IN TV

LA GIORNATA

PALAZZETTI E DINTORNI

13.30 Europei U-20, Italia vs Portogallo – in streaming sul canale Youtube Volleyball Ireland

RUOTE

14.20 Arctic Race of Norway, tappa-3 – su Discovery+.

TENNIS

17.00 ATP Montreal e WTA Toronto, primo turno – su Sky

PODEMI

18.00 Coventry vs Roma – su DAZN

18.30 Juventus vs Juventus Next Gen – su DAZN e Sky

  IL CANALE WHATSAPP

 

Slalom ha un canale Whatsapp, dal quale diffonde qualche aggiornamento quotidiano su temi, discussioni, rubriche pubblicate durante il giorno. Non vi impressionate. È una cosa poco invasiva, riservata, per pochi intimi. Siamo un centinaio, niente di che. Nessuno disturba, non ci sono riunioni di condominio, mai un messaggio prima delle 8.30, mai uno dopo le 20.30.

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