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#GIORNO-2 DELLE PARALIMPIADI
«L’Olimpiade non è fatta per costruire numeri che portino onore alla Patria, è uno strumento potente che espone le vite dei ragazzi che ci partecipano, soprattutto in quest’epoca di fragilità estrema»
[Niccolò Campriani, campione olimpico]
TENNIS
Tutti gli errori commessi da Jannik Sinner
E non in campo contro Michelsen
Jannik Sinner ha battuto ieri sera in tre set lo statunitense Michelsen, qualificandosi per il terzo turno degli US Open. Secondo le statistiche, ha commesso 18 errori, 6 di diritto e 12 di rovescio. Ma non sono questi gli errori di cui si parla qui sotto.
Riceviamo e volentieri pubblichiamo:
DI ALIGI PONTANI
A rischio consapevole di attirare scomuniche, si vorrebbe qui timidamente avanzare una tesi, molto dal basso rispetto alle cattedre di chi sa sempre chi sono i buoni e chi i cattivi. La tesi è semplice: Jannik Sinner ha sbagliato. E prima che le scomuniche arrivino, senza avere la pretesa con questo di evitarle, si potrebbe aggiungere: Jannik Sinner ha sbagliato almeno tre volte.
Ora, la vicenda rischia di essere stucchevole perché già datata. Eppure a distanza di dieci giorni dal caso doping – e di quasi sei da quando in realtà il caso si è manifestato – resta l’impressione che quasi nessuno in Italia abbia voluto o saputo o provato a capire se, appunto, il nostro eroe del tennis abbia fatto qualcosa di storto. Qui si pensa di sì. Con una premessa: non si pensa invece, e neppure lontanamente, neppure come retropensiero, neppure come ipotesi distopica, che Sinner si sia dopato. No, non si è dopato e quel nanogrammo di clostebol scoperto dai sofisticati macchinari dell’antidoping è stato giudicato per quello che era, un errore dovuto a cialtroneria non del tennista, e senza dolo alcuno.
Chiarito questo, e sperando così di evitare la ghigliottina, veniamo ai tre errori, anche se figli e conseguenze di un’unica scelta. Il primo: Jannik ha chiesto e ottenuto riservatezza. Sempre da quelle cattedre di cui si parlava prima, c’è chi ha scritto una specie di peana ai giudici del tennis che gliel’hanno garantita fino a processo consumato e sentenza emessa, risparmiando così all’eroe il pubblico linciaggio che, sostengono i venerati maestri, i magistrati normali, quelli dei tribunali pubblici, godono a infliggere agli accusati. Alle molte obiezioni di essere stato oggetto di trattamento privilegiato rispetto al mondo degli altri, quello dei non numeri uno, Sinner ha svogliatamente risposto che insomma, bisogna pure vedere chi sei, che mezzi hai per difenderti, quali avvocati puoi ingaggiare.
Ecco, no, non funziona così. O meglio: non dovrebbe mai funzionare così Lo sport insegna a rispettare la pari opportunità tra numero uno e numero dieci, cento, mille, diecimila. Lo sconosciuto fa sport anche o soprattutto perché spera un giorno di poter battere il campione, nel tennis come ovunque, perché poi battendo il campione non si è più sconosciuti. Il numero uno è uguale al numero centomila. Si gioca, e il migliore o il più fortunato o il più intelligente vince. Lo stesso vale per le regole che lo sport governano: sono le stesse per il fenomeno o per il mediocre, pari sono davanti agli arbitri. Inoltre, cosa che conta ancor di più, lo stare al mondo in posti civili insegna che la legge è uguale per tutti non solo nello sport. Fine.
Ma l’errore di Sinner è stato un altro: pensare che la riservatezza sarebbe stato un valore. Gli avrebbe consentito di continuare la sua attività senza rumori di fondo fino a quando la vicenda non si fosse conclusa con l’assoluzione che poi c’è stata. I fatti sembrano invece indicare che questa riservatezza, questo trattamento privilegiato, è stato un disvalore, se non un boomerang. Perché invece di sciogliere, ha annodato i fili della storia. Invece di chiarire, ha opacizzato. Invece di togliere fiato agli accusatori, ha fornito argomenti di critica.
Sinner, in una parola, ha sacrificato il valore della trasparenza. Annunciare pubblicamente il caso fin da subito gli avrebbe certamente creato dei problemi, lo avrebbe tenuto sospeso e con fari accesi negli occhi. Ma ne avrebbe ingigantito il rigore morale, la forza di chi non ha nulla da nascondere. Lo avrebbe reso un simbolo. E avrebbe lanciato da subito un messaggio agli odiatori: questo è successo, ma io sono pulito e non ho paura di sottopormi al giudizio di chi dovrà giudicarmi.
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Ci siamo svegliati con l’eliminazione di Alcaraz e Osaka
La prima grande sorpresa del torneo si è consumata all’alba da noi, intorno alle 6 del mattino, quando fuori dalla finestra l’aria è ancora fresca e non sono ancora cominciati i rumori nei cantieri, c’è sempre un cantiere da qualche parte. Il numero 3 del mondo Carlos Alcaraz, vincitore degli ultimi due tornei del Grande Slam, è stato eliminato al secondo turno in tre set [6-1, 7-5, 6-4] dall’olandese Botic Van De Zandschulp, che qui a NY era arrivato ai quarti nel 2021. Erano le 23:37 ora di Manhattan, ma pure nel Queen’s, quando la partita è finita in 2 ore e 19 minuti.
Alcaraz ha giocato con una fasciatura alla coscia sinistra, il segno dell’infortunio che ha condizionato il suo avvicinamento al torneo. James Hansen su The Athletic ha scritto che “il momento peggiore per giocare la partita peggiore della tua carriera è quando il tuo avversario sta giocando la sua partita migliore”. Non fa una piega. È quanto successo stanotte/stamattina al povero Carlitos contro il numero 74 del mondo,un ex top-20 che mai aveva battuto un top-10 in uno Slam. Stavolta c’è riuscito grazie a “una strategia vincente di ricerca costante della rete, dove ha messo a segno 28 dei 35 punti giocati là. L’olandese ha semplicemente surclassato Alcaraz”. Un Alcaraz, dice The Athletic, apparso confuso, “i suoi colpi da fondo campo sono stati sistematicamente infruttuosi”. Oh, Van de Zandschulp è quel giocatore che aveva pensato di abbandonare il tennis all’inizio di quest’anno, poi ci ha ripensato, bah, andiamo avanti un altro po’ e vediamo. Alla fine ha detto di essere rimasto senza parole. “Lo stesso vale per il mondo del tennis” fa notare The Athletic. Diario AS una parola ce l’ha. Nella newsletter del buongiorno dice che si tratta di “un disastro”.
C’erano otto tornei dello Slam in campo stanotte e sono stati buttati fuori uno a uno. Eliminata pure Naomi Osaka, “la wild card con l’attrazione gravitazionale di una superstar del tennis”, secondo la definizione di The Athletic. Era in tabellone a NY con un invito, ma il sorteggio non è stato benevolo. Ha giocato uno dei più bei match del suo 2024 all’esordio contro Jelena Ostapenko, ma esattamente come le era accaduto nei tre tornei precedenti è caduta alla controprova [così la chiamava Rino Tommasi], una partita che si annuncia più facile della precedente, dopo una discreta impresa. In effetti Karolina Muchova ha pur sempre una finale al Roland-Garros 2023 nel suo curriculum. Ha prevalso con “il suo gioco di rete setoso e l’uso dello slice lento” con cui ha neutralizzato “la potenza che Osaka genera come poche altre giocatrici nel WTA Tour. Ma è stata l’aggressività di Muchova, specialmente nei colpi dopo il servizio, a fare la differenza”.
LO ZIBALDOPEN
Elena Rybakina, numero 4 al mondo, è l’altro grosso nome che va fuori dal torneo. Si è dovuta ritirare per un infortunio che non era noto fino a questo momento. Aveva vinto il match del primo turno per 6-1, 7-6 contro Destanee Aiava. Avrebbe dovuto giocare contro Jessika Ponchet sul campo 17 ma ha rilasciato una dichiarazione frustrata: «Non volevo concludere l’ultimo Grande Slam dell’anno in questo modo, ma devo ascoltare il mio corpo e spero di poter chiudere bene il resto dell’anno». È la settima volta che Rybakina si è ritirata nel 2024. È successo da tre Masters 1000 per un malanno o per stanchezza. Al secondo turno dell’Australian Open, aveva perso un tie-break da 42 punti, per 20-22, contro Anna Blinkova, dopo aver avuto otto match point. A Berlino aveva lasciato ai quarti di finale contro Victoria Azarenka, e pure al torneo successivo di Eastbourne si era fatta da parte. Due giorni prima dell’inizio delle Olimpiadi di Parigi, le è venuta una bronchite. Il suo miglior risultato Slam nel 2024 è stato la semifinale di Wimbledon.
Nel campo più grande del mondo, l’Arthur-Ashe da 23.859 posti, è impossibile sentirsi in modo diverso. Una piccola formica, ecco chi sei quando metti piede lì dentro, “un formicaio che non si ferma mai, sia nei movimenti sia nel rumore che vi regna costantemente”.
Reportage de L’Équipe stamattina da questa confusione: “Si dice che al campo Arthur-Ashe dobbiamo comportarci come ci comportiamo a Manhattan, alzare lo sguardo per coglierne tutta la bellezza”. Segue descrizione della bandiera americana che sventola nell’aria, “lontana dalle pupille”, la campata più verticale del mondo, la gente sugli spalti che ondeggia, “americani che divorano pezzi di pollo, pizza, waffle o nachos, altri che si godono un cocktail di vodka, John Isner che ride nei palchi, star che arrivano in gran numero. È il posto dove è obbligatorio farsi vedere a New York”. Bruno Rebeuh, leggendario ex arbitro, dice che l’Arthur-Ashe è un po’ una riproduzione dell’America.
VITE OLIMPICHE
Le prime medaglie delle Paralimpiadi
Ma davvero vogliamo andare avanti contando quelle?
La giornata-1 delle Paralimpiadi si è chiusa con la Cina in testa al medagliere, 4 ori e 5 podi complessivi, davanti alla Gran Bretagna [2 ori e 6 podi complessivi] e terza l’Italia, con 2 ori ma 9 podi complessivi, più di tutti al mondo. Otto delle nove medaglie sono venute dal nuoto, la cassaforte del movimento paralimpico azzurro. Francesco Bocciardo e Carlotta Gilli hanno vinto il titolo nei 200 stile libero categoria S5 e nei 100 farfalla categoria S13. Argenti per Simone Barlaam nei 400 stile libero S9, per Efrem Morelli nei 50 rana SB3; bronzi per Francesco Bettella nei 100 dorso S1, Monica Boggioni nei 200 stile libero S5, Vittoria Bianco nei 400 stile libero S9, Angela Procida nei 100 dorso S2 [QUI ci sono le classificazioni funzionali del nuoto paralimpico e QUI la mirabolante guida alla prima giornata delle Paralimpiadi con i link alle schede degli italiani e le loro interviste in video chi sono, cosa fanno, cosa pensano].
Parì, la newsletter del Post dedicata, spiega stamattina i motivi della grande crescita per il movimento del nuoto paralimpico italiano. Dalla sua fondazione nel 2010 sono aumentati gli investimenti, sono nate molte società sportive [solo Valle d’Aosta e Umbria non ne hanno], sono stati sottoscritti accordi con centri di riabilitazione e sono arrivati i gruppi sportivi militari.
L’amicizia tra Klopp e Czyz

È stata una giornata trascorsa in compagnia di fan famosi come Jurgen Klopp e Jackie Chan, avvistati in vari stadi delle Paralimpiadi. Klopp era in tribuna alla Porte de La Chapelle Arena per vedere il suo vecchio amico Wojtek Czyz, polacco, 44 anni, giocatore di para badminton, rappresentante della Germania in tre edizioni prima di trasferirsi in Nuova Zelanda e gareggiare per quel paese. Nel 2001 era ancora un aspirante calciatore professionista, aveva appena firmato con il Fortuna Köln. Su una palla vagante, il portiere avversario lo travolse e gli spaccò il ginocchio, causando fratture multiple e una sindrome compartimentale. Secondo Czyz, l’infortunio fu sottovalutato. Quando era troppo tardi, la sua gamba dovette essere amputata. Czyz ha cominciato a navigare per il mondo con sua moglie, Elena Brambilla, italiana, saltatrice in lungo, per aiutare gli amputati a ottenere protesi gratuite e insegnare loro a camminare con il progetto sailing4handicaps. Hanno fondato un’azienda di miele di manuka e in Nuova Zelanda si dedicano alla loro passione per la natura. Czyz ha perso 2-0 contro il britannico Daniel Bethell, ma pure chissenefrega.
The Athletic racconta com’è che Czyz e Klopp si conoscono, com’è che sono amici da oltre 20 anni. Si sono incontrati durante la riabilitazione di Czyz, quando gli capitò di giocare una partita di beneficenza contro la squadra del Mainz di Klopp, all’epoca in Serie B. Klopp si innamorò della storia e promise di dare una mano ai suoi progetti. Sono rimasti in contatto, non si sono persi di vista, Klopp dice di aver raccontato la storia di Czyz più di 500 volte, come strumento motivazionale.
Alcune prime volte
È stata anche una giornata di piccole grandi conquiste. Le donne per esempio hanno avuto un loro torneo di boccia per la prima volta. L’ungherese Alexandra Szabo è stata una delle otto donne a gareggiare: «È un grande giorno. Separare gli eventi maschili e femminili alle Paralimpiadi è stata una buona mossa in generale, ma soprattutto noi donne»
La prima medaglia d’oro è andata alla paraciclista olandese Caroline Groot, nella cronometro femminile 500 metri categoria C4-5. Ventisei anni, sportiva dell’anno nel suo paese nel 2021, 2022, 2023. Studia Giurisprudenza all’università di Groningen. Ha iniziato a fare sport con il pattinaggio su ghiaccio. A causa di una complicazione dovuta a un intervento chirurgico alla gamba, ha dovuto smettere e si è data al ciclismo paralimpico. Dice che girare in velodromo somiglia molto al pattinaggio. Si allena ogni mattina dalle 9 alle 12. Nel 2023 ha iniziato a studiare per un master in diritto penale presso l’Università di Groningen.
Il bronzo è andato alla canadese Kate O’Brien, 36 anni, di Calgary. Anche sua moglie Meghan Grant è una nazionale canadese di ciclismo su pista. Hanno un figlio, Robin, nato l’anno scorso. Lei ha gareggiato come frenatrice per la squadra canadese di bob dal 2010 al 2015 ed era già stata alle Olimpiadi 2016 di Rio de Janeiro. Ha subito tre interventi di chirurgia ricostruttiva al ginocchio dopo essere inciampata su un ostacolo in pista all’età di 16 anni.
È andata sul podio anche una quattordicenne, si chiama Bly Twomey, bronzo nel doppio femminile di tennis tavolo con Felicity Pickard. Si allena regolarmente con il campione del mondo Will Bayley, sono tutt’e due di Brighton. Da bambina le piaceva nuotare, giocare a calcio, andare a cavallo e giocare a tennis. Ha scoperto il tennistavolo paralimpico solo nel 2021, quando ha partecipato a un evento multisportivo per bambini con bisogni educativi speciali.
MAPPE

La storia delle storie: bronzo a Zakia Khudadadiu, afghana del Team Rifugiati
Lei si chiama Zakia Khudadadi ed è la proiezione di Cindy Ngamba alle Paralimpiadi. Ngamba è la pugile nata in Camerun e diventata a Parigi la prima rifugiata della storia a vincere una medaglia, il bronzo nella boxe, categoria 75 kg, dopo aver lasciato il suo paese per andarsene nel Regno Unito. all’età di 13 anni, con lo zio. A 16 anni cercò di presentare la domanda per iniziare l’università e così scoprì che suo zio, tornato in Camerun, aveva smarrito i documenti. Complicando non poco la sua situazione. Fu il momento in cui si accorse di essere stata portata illegalmente nel Regno Unito. La sua storia è stata ricostruita con precisione da Rivista Africa
“Con il fratello Kennet, nel 2019, Ngamba ha trascorso un periodo in un centro di espulsione a Londra, il periodo forse più difficile: la pugile infatti si era già dichiarata omosessuale e l’espulsione in Camerun avrebbe potuto significare per lei il carcere, perché nel Paese africano l’omosessualità è un reato. E questo, nonostante persino la figlia del presidente camerunese Paul Biya abbia fatto, di recente, outing sui suoi canali social, una dichiarazione con un chiaro scopo: “Cambiare le cose”.”
Dalle Paralimpiadi arriva la storia di Zakia Khudadadi, un altro storico podio, un altro bronzo per il Team Rifugiati in un altro sport povero, di combattimento, il taekwondo. Zakia è stata costretta a lasciare l’Afghanistan e “simboleggia la lotta di una donna pronta a tutto pur di esistere” ha scritto stamattina L’Equipe dedicandole una delle 13 pagine riservate alle Paralimpiadi. Tredici.
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PANORAMI
Il paralimpismo sta cambiando l’esercito USA
Si chiamano Warrior Games e da quando sono stati creati nel 2010 hanno offerto al Dipartimento della Difesa USA un nuovo modo per supportare e riabilitare le truppe ferite, aiutandole a rimanere in servizio. Ne parla il New York Times, riferendo che l’evento sportivo è diventato un segno importante di come la percezione su chi è idoneo a servire o non servire il paese sia diventata mutevole. Alcuni corpi militari hanno iniziato a prevedere che nelle truppe siano presenti membri portatori di qualche disabilità. “I reclutatori militari – si legge – stanno accettando più persone con asma, disturbo da deficit di attenzione e iperattività o altre condizioni precedentemente decisive per essere scartati”.
I Warrior Games sono stati progettati per dare ad alcuni dei militari feriti la possibilità di far parte ancora di una squadra. La competizione è anche diventata una sorta di preliminare per i Giochi Paralimpici. Una delle nuotatrici di maggior successo, la sergente Elizabeth Marks, è rimasta ferita quando faceva il un medico dell’esercito in Iraq. Le hanno dovuto amputare la gamba sinistra alcuni anni dopo. Adesso riconosce che sono stati proprio i Warrior Games a farle conoscere lo sport.
“Gli oppositori del cambiamento degli standard fisici – dice il New York Times – hanno denunciato la svolta come un fattore di indebolimento dell’esercito, sebbene la maggior parte delle lamentele siano rivolte contro i diversi standard per le truppe maschili e quelle femminili. Il Pentagono ha sostenuto che alcuni degli standard sono diventati obsoleti con il cambiamento della guerra e che le minacce tecnologicamente più avanzate non richiedono gli stessi metodi di combattimento dei conflitti tradizionali”.
CERTE MEDAGLIE IN POCHE PAROLE
Libération celebra il nuotatore brasiliano Gabriel dos Santos Araujo, nato con la focomelia, la malformazione che non permette lo sviluppo corretto degli arti. È il motivo per il quale Araujo ha inventato una tecnica di nuoto assai personale, un moto ondulatorio, dice il giornale francese, mentre la newsletter del Post parì lo definisce “quasi sinusoidale”. Ha vinto l’oro nei 100 metri dorso e punta a confermarsi tre anni dopo Tokyo nei 200 e nei 50 metri stile libero.
REWIND C’è anche il suo oro nella sintesi dello sport di ieri
ATTESE
Stasera il Golden Gala che porta il nome di Mennea
Otto ori olimpici di Parigi sono stasera all’Olimpico di Roma per il Golden Gala dedicato a Pietro Mennea. È la 13esima tappa stagionale della Diamond League, in vista della finale di Bruxelles del 13-14 settembre. Arrivano freschi freschi di titolo parigino Roje Stona (Giamaica, lancio del disco), Ryan Crouser (USA, getto del peso), Nina Kennedy (Australia, salto con l’asta), Winfred Yavi (Bahrein, 3000 siepi), Masai Russell (100 ostacoli, USA), Tara Davis-Woodhall (USA, salto in lungo), Faith Kipyegon (Kenya, 1500 metri) e Letsile Tebogo (Botswana, 200 metri) ma in gara nei 100.
Gli italiani in gara sono 19, compresi Gianmarco Tamberi e Marcell Jacobs, Nadia Battocletti e Andy Diaz. Con la partecipazione straordinaria dei campioni europei Lorenzo Simonelli e Leonardo Fabbri. Il sito della federazione anticipa le corsie assegnate per i 100 metri assai attesi. Marcell Jacobs sarà in quinta, Tebogo alla sua destra in sesta, lo statunitense Fred Kerley alla sinistra in quarta. Terza corsia per l’ex campione del mondo Christian Coleman, rimasto fuori dai Giochi per il quarto posto ai Trials USA, settima corsia per il keniano Ferdinand Omanyala. Non una brutta corsa, ecco. Sulla guida ragionata alla giornata di sport in tv ci sono dettagli sulle gare, una per una [tra poco, con calma, eh].
ALLONSANFAN
Il nuotatore francese che cita Marchand
Victoire Ugo, c’è scritto sulla prima pagina de L’Equipe, forse ieri passava da quelle parti uno dei titolisti geniali del Manifesto. Così la Francia celebra la sua prima medaglia d’oro paralimpica, quella di Ugo Didier. C’è un’eco sfacciato in lui dei trionfi di Léon Marchand. E’ di Tolosa come il campionissimo dei Giochi di un mese fa. Durante una gara, quando aveva 12 o 13 anni, ruppe gli occhialini nello spogliatoio. Da allora, porta sempre con sé due paia e anche due cuffie, non si sa mai. Si è laureato in ingegneria civile all’Istituto nazionale delle scienze applicate di Tolosa. Ha iniziato a nuotare all’età di tre anni a Cugnaux, in Francia e a gareggiare all’età di otto. Pratica il nuoto paralimpico da quando aveva 14 anni. Ha battuto l’italiano Simone Barlaam perché ” ero stufo di finire sempre secondo”. Dice che a Tokyo era stato sopraffatto dallo stress, mentre stavolta ha fatto un pisolino prima della finale, dopo la batteria, e in quel momento ha deciso di cambiare la strategia della gara per sorprendere Barlaam, a sua volta sorprendente, perché “non è abituato ad attaccare subito, così, lui tende invece a nascondersi. Ha cambiato tattica ma non mi sono lasciato prendere dal panico, sapevo che avrei potuto tenere e rimontarlo. Sono una persona impaziente. Ogni volta che le cose non funzionano subito, mi sento frustrato. Mentalmente è difficile”.
RUOTE
Ben, guarda che ti stanno preparando la fiesta
Evidentemente la Vuelta non voleva farsi mancare niente. Così, alla fine della tappa di mercoledì, la squadra francese guidata dalla maglia rossa Ben O’Connor ha ricevuto quattro cartellini gialli. Eh? Cartellini gialli? Che roba è? È l’ultima idea dell’UCI con l’obiettivo di evitare incidenti dovuti a manovre pericolose da parte dei corridori. Un sistema di sanzioni e squalifiche messo a punto da SafeR, la struttura dedicata alla sicurezza, nata un anno fa e mai entrata a regime. Dal 1° agosto al 31 dicembre siamo in regime di sperimentazione, dal 1° gennaio 2025 la somma di cartellini gialli potrà portare a delle squalifiche.
La Decathlon-AG2R La Mondiale è stata la prima a pagare il prezzo, con avvertimenti rivolti a Geoffrey Bouchard, Bruno Armirail e Victor Lafay, oltre che al d.s. Cyril Dessel, per “ostruzione di un corridore tale da ritardare o impedirne la progressione”.
Tutto è iniziato con un reclamo presentato dalla EF Education-EasyPost, convinta che Richard Carapaz sia finito a terra per una manovra malevola di alcuni diavoletti gregari di O’Connor, così da controllare meglio la corsa e proteggere la maglia rossa. «Esistono diversi modi per difendere la maglia di leader, ma quello utilizzato dalla Decathlon-AG2R La Mondiale è francamente triste» ha detto Carapaz mercoledì all’arrivo, parlando di mancanza di rispetto. «Sanno molto bene quello che hanno fatto. Avrebbero potuto scusarsi e almeno dire che non era intenzionale. Nessuno è venuto a trovarmi».
LA TAPPA DI OGGI – Tira aria di agguato alla maglia rossa, sia oggi sia domenica, le due tappe più temute da Ben O’Connor. L’arrivo di Ancares non è inedito, ma la novità sta nel versante da scalare, pendenze inedite e sconosciute, 7,5 chilometri alla media del 9,2% con punte del 17% nel tratto finale, sempre costante, dopo un inizio un po’ più sopportabile, spiega AS. Non prendete impegni nel pomeriggio. L’ex corridore Óscar Pereiro dopo una ricognizione spiega: «Non si vede mai la fine, pensi che la situazione migliorerà e invece non è così, ci sono praticamente cinque chilometri con una pendenza sempre uguale, un muro». Inoltre, manco ci fosse pure Walter Mazzarri in gruppo, potrebbe anche piovere.
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LA MOTOGP
La MotoGP secondo Liberty Media
Meno Spagna, meno Italia, più resto del mondo
Nella sua ansia di ricostruire e rilanciare il campionato, la MotoGP ha reclutato Dan Rossomondo, americano del New Jersey, 51 anni, ex dirigente della NBA. È il nuovo direttore commerciale di Dorna, la società che organizza il circo delle moto dal 1991, arrivato con la missione di comandare una rivoluzione dietro le quinte. Così scrive stamattina El Pais, alle soglie del week-end del GP di Aragona. Alcuni risultati già si intravedono, molto più vistosi saranno dopo il GP di Valencia, alla fine del motomondiale, quando arriverà un restyling completo. Ci saranno un nuovo logo e un nuovo slogan, soprattutto ci saranno altre priorità: “raccontare meglio di chiunque altro le storie di questo sport e dei suoi eroi, i piloti; trasformare l’evento nel miglior partner possibile per i grandi marchi; apparire in luoghi dove le moto non sono mai state prima”.
Rossomondo ha una reputazione da dirigente molto aggressivo, molto americano, dice al giornale spagnolo un ex dipendente della NBA in Europa. È l’uomo che dovrà incarnare la filosofia di Liberty Media, il colosso proprietario della Formula 1 che ha annunciato l’acquisto della Dorna e dei diritti commerciali della MotoGP, un accordo che dovrà essere ratificato dalle autorità antitrust europee entro la fine dell’anno.
«La grande priorità – dice lui – sono gli Stati Uniti. Vogliamo acquisire rilevanza anche lì, ma non è una missione che può trovare una risposta nel giro di un anno».
Nonostante la Brexit, anche il Regno Unito continua a essere un mercato da aggredire, così come l’Africa e il Sud America. L’Asia è una spina, o almeno un certo pezzo d’Asia, dopo le recenti delusioni vissute in Kazakistan e in India, dove i test sono stati sospesi o rinviati. Rossomondo vuole raggiungere maggiore familiarità con le moto in posti che non siano solo la Spagna e l’Italia, i due mercati principali. “Allo stesso modo – dice El Pais – evidenzia la necessità di trovare eroi, piloti, di altri paesi. il futuro della MotoGP avrà senza dubbio un accento americano”.
TITOLI
▥ Corriere della sera: “Kimi ruba la scena alla Ferrari. Monza tifa per il baby italiano” – Oggi debutta il 18enne Antonelli. Verstappen lo incorona: Vincerà molto.
▥ Corriere della sera: “Il GP è una miniera da 142 milioni l’anno. «E può crescere tanto»
EUROGOL
Da qui alla fine saranno tutte finali. Stavolta sul serio
Cinque delle ultime 7 finali di Champions League si giocheranno prima ancora di arrivare agli ottavi di finale. Se questo era l’obiettivo, avere più partite e subito più grandi partite, il computer dell’UEFA che ha tirato fuori il calendario l’ha raggiunto. Era stato istruito bene, ecco, diciamo così. Nella fase-campionato avremo dunque Liverpool-Real, Bayern-PSG, Manchester City-Inter e Real-Borussia Dortmund, le sfide che hanno assegnato i titoli del 2018, 2020, 2021, 2022 e 2024. ci siamo risparmiati Liverpool-Tottenham e Chelsea-Manchester City solo perché gli Spurs sono in Europa League e i Bleus in Conference.
Non è mica tutto. Nella fase a 36 squadre in 8 giornate, la fase che servirà a eliminare in tutto appena 8 squadre, avremo pure la partita con più Coppe dei Campioni in bacheca [Real Madrid-Milan, 22 trofei insieme], la finale del 1982 [Aston Villa-Bayern], la finale del 1961 [Benfica-Barcellona], la partita fra le due squadre-Stato [PSG-Manchester City], la partita della nebbia senza la quale la gloria di Sacchi sarebbe rimasta incompiuta [Milan-Stella Rossa].
Oddio, il computer si poteva pure istruire meglio. Al Celtic potevano almeno dare una tra Feyenoord e Inter [le finali del 1967 e del 1970], potevano mandare il Benfica ad Eindhoven [la finale 1988] e un Benfica contro il Real o contro una milanese ci avrebbe restituito scampoli di Eusébio e un pezzetto di Lucio Dalla. Pazienza. Aspettiamo. Altrimenti agli ottavi di finale che facciamo. Nel frattempo potremo goderci la partita preferita dai grafici, la sola che riuscirà a tenere nelle tre lettere in sovrimpressione accanto al risultato i nomi al completo delle squadre: PSG-PSV. Sono belle cose.
L’indirizzo è comunque chiaro. La Champions voleva cominciare con più citazioni di sé di quante ne contenga la trilogia del dollaro di Sergio Leone. Abbiamo le avversarie, abbiamo le date, non ancora il calendario vero e proprio con l’ordine delle partite, ce lo faranno conoscere sabato, così potranno finalmente cominciare a lavorare pure le agenzie di viaggio, sempre che i tifosi vadano ancora a organizzarsi un volo e un albergo in un’agenzia di viaggio.
“Un festival di partite pesanti e di altre inedite” sintetizza L’Équipe, mascherando i suoi sentimenti dinanzi a una Coppa molto cambiata rispetto a quella che in redazione i suoi giornalisti inventarono a metà degli anni Cinquanta. Sono un po’ eccitati dal fatto che Kylian Mbappé con la maglia del Real tornerà due volte in Francia contro il Lille e contro il Brest, ma lo sapete i francesi come sono fatti, no?
Ivan Zazzaroni, direttore del Corriere dello sport-stadio, invece considera: “Trentotto anni dopo l’euro-visione di Silvio Berlusconi siamo così arrivati al campionato europeo per club”. Lo chiama un punto di non ritorno.
LE COPPE DEL GIOVEDÌ
Oggi ripetiamo lo stesso ambaradan per Europa League e Conference League [le divisioni in fasce sono QUI e QUI].
AMERICHE
Si avvicina la NFL e non so a cosa rinunciare
Ci siamo, ci siamo. Mancano cinque giorni all’inizio della NFL e i media americani sono pieni di analisi, previsioni, pronostici, guide, quelle belle vecchie guide da ritagliare e conservare, sempre ricordandosi prima di stamparle, altrimenti si graffia lo schermo dello smartphone. QUI c’è quella di Sport Illustrated: la lista delle 59 persone che influenzeranno la stagione e che decideranno chi vincerà il Super Bowl LIX.
Bisogna immaginarsi il panico in redazione quando hanno scoperto alla fine della lista che erano arrivati a 59. Ehi, bisogna tagliarne nove, avevamo detto di arrivare a 50, no, io i miei non li tolgo, cancella uno tuo, non se ne parla proprio, come faccio a togliere Josh Downs degli Indianapolis Colts, ma allora butta via Ran Carthon, che ci facciamo con un direttore generale, e così via. Finché a uno è venuto l’ideona: scusate, aggiungiamone uno e arriviamo a 60, facciamo cifra tonda, si sono guardati, a me non viene in mente nessuno, nemmeno a me, neanche a me, così si son guardati in faccia e si saranno detti, sai che ce ne frega, sono 59 e basta, in Europa tanto non sanno niente della NFl e se le bevono tutte. La guida di Sports Illustrated si trova QUI e ovviamente al numero 1 c’è Patrick Mahomes, il quarterback dei Kansas City Chiefs
ARCHIVI
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Aaron Judge lo sta rifacendo
Aaron Judge chi se lo ricorda. E’ il tipo che nel 2022 batté il record di 62 fuoricampo con la blusa degli Yankees. Ora sta andando persino meglio, tanto che il Washington Post racconta che a 32 anni Judge continua a essere il battitore più prolifico, così potente quando è in salute da far sembrare un fuoricampo una routine. I suoi 51 home run superano di nove il numero del miglior talento puro che il baseball abbia visto negli ultimi anni, Shohei Ohtani. “Le dimensioni di Judge – dice Chelsea Janes – spiegano in parte la faccenda. Alto 2 metri e 01, ha arti e leve più lunghe della maggior parte dei suoi avversari. Può quindi sollevare la palla in modo diverso e generare più potenza rispetto a chi ha una corporatura più piccola. Con oltre 127 chili di peso, ha più muscoli di qualsiasi altro battitore degli ultimi anni. James Wood, anche lui di 2,01, pesa quasi 20 chili di meno. Judge rimane sulla buona strada per toccare di nuovo i 62 home run, in una delle stagioni offensive più complete e dominanti nella storia del baseball”
| IL TELECOSLALOM
LA GUIDA ALLA GIORNATA
VITE OLIMPICHE 8.30 Le Paralimpiadi, giornata-2 – su Rai Sport e Rai 2 La mirabolante guida della seconda giornata olimpica con gli orari di tutte le gare RUOTE 9.00 e 13.15 Moto3, GP Aragon: prove libere – su Sky Sport 9.50 e 14.05 Moto2, GP Aragon: prove libere – su Sky Sport 10.45 e 15.00 MotoGP: prove libere e pre-qualifiche– su Sky Sport 13.30 e 17.00 F1, GP Italia: prove libere – su Sky Sport 13.45 Renewi Tour, tappa-3 – su Discovery+ 14.20 Vuelta di Spagna, tappa-13 – su Eurosport1 17.20 Mountain bike, i Mondiali : XCC Elite donne – su Discovery+ 18.05 Mountain bike, Mondiali: XCC Elite uomini – su Eurosport1 ACQUE 14.00 America’s Cup, seconda giornata Louis Vuitton Cup – su Canale 20, Sky Sport, Mediaset Infinity SPORT-TEEN 16.00 e 22.30 Mondiali Under-20 di atletica leggera – su Eurovision Sport 16.00 Mondiali Under-17 maschili di pallavolo, semifinali: Italia vs Taipei – su VolleyBall Tv 16.30 Europei Under-20 maschili di pallavolo: Italia vs Bulgaria – su CEV EuroVolleyTv TENNIS 17.00 US Open, terzo turno – su SuperTennis e Sky Sport PODEMI 18.00 Serie A femminile: Fiorentina vs Napoli – su DAZN 18.30 Serie A maschile: Venezia vs Torino – su DAZN 20.45 Serie A maschile: Inter vs Atalanta – su DAZN 21.05 Serie A femminile: Lazio vs Roma – su RaiSport e DAZN EUROGOL 19.00 Liga: Granada vs Huesca – su DAZN 20.30 Bundesliga: Union Berlino vs St. Pauli – su Sky Sport 21.30 Liga: Oviedo vs Racing Santander – su DAZN 21.30 Liga: Valencia vs Villarreal – su DAZN VITE OLIMPICHE 19.30 Golden Gala – su Rai 3, Sky Sport Arena 19.30 – LANCIO DEL DISCO – UOMINI
19.48 – SALTO TRIPLO – UOMINI
20.15 – GETTO DEL PESO – UOMINI
20.37 – SALTO CON L’ASTA – DONNE
21.04 – 400 METRI – UOMINI
21.15 – 100 OSTACOLI – DONNE
21.20 – SALTO IN ALTO – UOMINI
21.24 – 3000 SIEPI – DONNE
21.41 – SALTO IN LUNGO – DONNE
21.44 – 200 METRI – DONNE
21.55 – 110 OSTACOLI – UOMINI
22.04 – 5000 METRI – UOMINI
22.28 – 400 OSTACOLI – DONNE
22.37 – 1500 METRI – DONNEFaith Kipyegon contro Nadia Battocletti, mettiamola così, e già basta. Etiopia con Birke Haylom, Freweyni Hailu, Nigist Getachew, Worknesh Mesele, Australia con Linden Hall, Kenya con Nelly Chepchirchir, Irlanda con Sarah Healy. C’è pure Ludovica Cavalli.
22.52 – 100 METRI – UOMINI
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