Lo Slalom del 12 agosto | Cosa leggere, cosa sapere, cosa vedere

 

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  • IN CIMA AI PENSIERI. Contabilità di un’Olimpiade. L’ultimo medagliere e bilanci da quinta ragioneria
  • ITALIANISMI. L’oro di Julio [Velasco] e l’oro di Julia [Ituma]. Che cosa si scrive stamattina della pallavolo
  • AVREMO SEMPRE PARIGI. Vediamo come se la cava la Californication Emmanuel Macron ha parlato con L’Équipe  Ristoratori e albergatori non si lamentano più. Solo Disneyland ha sofferto le Olimpiadi
  • IL TEMA. Non tutti i quarti posti sono uguali: analisi di centesimi e centimetri su cui non si può recriminare. Uno studio a cura di Roberto Liberale
  • ARTEFICI. Lo sguardo malizioso dalla Francia sull’impresa di Sifan Hassan Le storie del sollevatore di pesi georgiano e dell’oro di Brittney Griner, uscita di prigione
  • ULTIME. La maratona di Kinzang Lhamo venuta dal Bhutan
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LUNEDÌ 12 AGOSTO 2024

GIORNO #1 DOPO LE OLIMPIADI

 

«L’Olimpiade non è fatta per costruire numeri che portino onore alla Patria, è uno strumento potente che espone le vite dei ragazzi che ci partecipano, soprattutto in quest’epoca di fragilità estrema»

[Niccolò Campriani, campione olimpico]

 

IN CIMA AI PENSIERI

Contabilità di un’Olimpiade 

La giornata-1 dopo le Olimpiadi di Parigi si apre con l’ultimo medagliere, quello definitivo, quello della ragioneria dei bilanci. Allo spegnersi dell’ultimo pomeriggio di gara, negli ultimi minuti di partita, le ragazze USA della pallacanestro hanno vinto la finale per l’ottava volta di fila e hanno riportato la sigla del loro paese in cima per un soffio, 40 ori come la Cina, ma più argenti [44-27] e più podi complessivi [126-91]. Entrambe sono cresciute: a Tokyo il loro duello era finito 39-38, pure allora fu decisiva l’ultima giornata. 

La Francia ha chiuso al quinto posto [16 ori, +6] dopo aver accarezzato a lungo l’ipotesi di finire terza. L’Australia si è piazzata quarta dietro il Giappone [18 ori a 20], ma davanti alla Gran Bretagna [14 ori] per la prima volta dopo vent’anni e con la sua migliore Olimpiade di sempre. Il Giappone ha confermato il piazzamento ma ha perso 7 ori e 13 medaglie complessive rispetto all’edizione di casa. Il posto della Russia nel G-10 è stato preso dalla Corea del sud, salita dal 16esimo posto all’ottavo, con una crescita di ori da 6 a 13, e di medaglie da 20 a 32. La piccola Olanda continua nei suoi prodigi: era stata settima con 10 ori, stavolta sesta con 15. La Germania è scesa dal nono al decimo posto, scavalcata dall’Italia.

Delle medaglie italiane sapete tutto. Non abbiamo fatto altro che contarle ogni minuto, come zio Paperone con i suoi dobloni nella vasca. Sono state alla fine 40 come a Tokyo, ma con due ori in più e una migliore distribuzione [12-13-15] rispetto al 2021 [10-10+20].  I paesi sul podio furono 93 e stavolta sono stati 91, con la prima storica festa per gli ori di Santa Lucia e Dominica, i primi podi di sempre per Capo Verde e l’Albania. Prima medaglia anche per il Team Rifugiati: il bronzo di Cindy Ngamba nella categoria dei 75kg. Forse un giorno potremo dire che la sua storia ha salvato la boxe olimpica. 

La Cina ha vinto il medagliere maschile: 17 ori a 13 sugli USA. è l’ambito nel quale la Francia ha vinto 11 dei suoi 16 ori. Gli USA hanno prevalso con le donne: 26 ori a 19 sulla Cina. L’Australia ha preso 13 dei suoi 18 ori nelle gare femminili. Anche l’Italia ha una gran percentuale di vittorie con le donne: 7 su 12, e viene al secondo posto dietro la Cina nelle gare di coppia mista [2 ori contro 3]. 

Yufei Zhang esce dal Villaggio con il bagaglio più pesante di tutti. Porta a casa 6 medaglie ma nessuna d’oro, 1 argento e 5 bronzi: 50 stile, 100 e 200 farfalla, tre staffette. Altre cinque persone hanno chiuso con 5 podi, tutte nel nuoto. Sono il francese Léon Marchand, le americane Torri Huske e Regan Smith, le australiane Mollie O’Callaghan e Kaylee McKeown. Quattro delle cinque di Marchand sono state d’oro. Se Marchand fosse da solo una nazione, si sarebbe piazzato al 20esimo posto. Ha vinto più lui che tutto il Brasile, o l’Iran, o Cuba. 

Le prime plurimedagliate fuori dal nuoto vengono dalla ginnastica: 4 podi per Simone Biles, Shinnosuke Oka, Rebeca Andrade. 

Non possiamo immaginare un mondo senza i Giochi ha scritto il comitato organizzatore di Parigi 2024 dal suo account Twitter o coso, come si chiama adesso. Attraverso i loro simboli, attraverso le nostre emozioni, attraverso le imprese sportive e attraverso le nostre celebrazioni, i Giochi Olimpici rappresentano la più grande opera immateriale dell’umanità per la pace.

E così sempre sia. 

 

ITALIANISMI. 

L’oro di Julio e l’oro di Julia

    Queste ragazze che adesso in mille righe sono tutte brave, tutte forti, tutte esatte, tutte splendide, meravigliose, hanno le stesse facce, gli stessi occhi, le stesse mani, le stesse unghie di quelle che tre anni fa schiacciavano a Tokyo e si sentirono dire da ex generazioni di fenomeni e da editorialisti di passaggio che in campo erano eccessive, ecco, erano proprio inopportune. Ma dai, facevano troppe smorfie, troppe moine dopo ogni punto. Si sentirono dire che stavano troppo sui social ed erano troppo allegre in campo, erano troppo sorridenti per poter vincere un’Olimpiade, ecco perché non ce la facevano mai a prendere l’oro, dannazione, quelle sbagliano un punto e si danno il cinque, come si fa, sbagliano un punto e sorridono, ma si può. 

Il caso si diverte a costruire foreste di segni, per ridere di noi quando cerchiamo un senso. Così l’ultima medaglia italiana per eguagliare il totale di 40 raggiunto tre anni fa a Tokyo è arrivata proprio da loro, la medaglia attesa più a lungo e definita una maledizione, un’ossessione, quelle parole che nei titoli dei giornali ci stanno tanto bene, campeggiano dal loro palco a una siderale distanza dalla realtà. 

La realtà è incarnata nello stesso gruppo di donne che avevamo trovato acerbe e immature, e che tre anni dopo si rivelano invece come già consapevoli all’epoca di un nuovo spirito dei tempi, una nuova interpretazione dell’agonismo senza spigoli e durezze superflue. Hanno continuato a giocare senza rinunciare a darsi la mano, senza spegnere il sorriso. Alessandra Giardini su Domani accende la luce sul getto si Miriam Sylla e Anna Danesi, sul gradino più alto del podio dell’Expo di Parigi, appena hanno avuto la medaglia d’oro al collo, se la sono sfilata e se la sono scambiata: quella che era mia adesso è tua, e io terrò la tua per sempre. Una era la capitana di Tokyo, l’alta è stata nominata guida dello spogliatoio al suo posto da Velasco, don Julio, l’uomo venuto dall’Argentina per insegnarci prima come si perde, e poi come si vince.

 

   PUZZLE   Che cosa si scrive stamattina

▥     Giulia Zonca, La Stampa: Quando il fuoco si spegne, le Olimpiadi lasciano in circolo una corrente intermittente, un’eredità energica. Ogni edizione cambia delle parole e le riconsegna diverse alla società e Parigi ci lascia una serie di significati nuovi che rivoltano le abitudini e aprono confronti.

DELUSIONE. Il vocabolo che è cambiato di più, soprattutto in l’Italia. Ha perso i tratti distintivi ed esce dai Giochi fluido. Gli atleti in parte hanno rigettato la delusione e in parte l’hanno esasperata. I più giovani hanno reclamato il diritto a vivere la sconfitta in modo più sano e pure a ricalibrarla. Arrivare quarto non significa per forza perdere. Ogni risultato va letto insieme alla storia che si porta dietro, quindi la delusione non viene archiviata: va selezionata.

▥    Valentina Desalvo, Repubblica: C’era una volta in America Velasco e l’oro ritrovato 28 anni dopo Atlanta” – Voleva fare il nonno, è tornato per cambiare la Nazionale con il suo metodo. “Smettere ora sarebbe perfetto” . Valentina Desalvo ha scritto: In 28 anni sono passati quattro presidenti della Repubblica, i giovani, secondo lui, non sono cambiati tanto ma sono cambiati tanto i loro genitori, ha avuto dei nipoti, ha perso un fratello prima di Parigi, ha girato il mondo allenando dall’Argentina all’Iran, ha vissuto alcuni anni nel calcio, tra Inter e Lazio, ha fatto il dirigente, si è sposato con Roberta, ha ballato, letto, studiato, ricordato Maradona, appoggiato Bonaccini in Emilia-Romagna, vinto e perso partite, senza rimpianti, perché riesce a godersi quello che sta vivendo, da esploratore del presente, curioso del futuro

▥    Flavio Vanetti, Corriere della sera: Quando è stato chiesto a Velasco se arriverà fino a Los Angeles 2028, il viso ha tradito il dubbio. La sua esperienza ha pagato, oggi non sarebbe nemmeno un problema tenere a bada il famoso «personaggio» che tempo fa voleva tacitare perché lo esponeva sul piano mediatico («Non m’importa se adesso mi scappa dal controllo»), però l’uomo venuto da La Plata ha 72 anni e «forse è il momento di smettere». Se continuerà, sarà un piacere raccontarlo ancora. Se invece lascerà lo ringrazieremo per quest’ ultimo regalo che, come canterebbe Jovanotti, fa sì che il più grande spettacolo dopo il Big Bang siamo noi.

▥    Paolo Brusorio, La Stampa: L’oro della pallavolo è un colpo di genio del destino: ci porta da Parigi all’Italia degli asili, delle scuole, delle squadre e non delle squadracce, è la waterloo dei vannacci e dei vannaccisti. Che farebbero meglio a stare giù dal podio. Fuori fuoco, verrebbero malissimo.

▥    Aldo Cazzullo, Corriere della sera: Paola Egonu in questi anni si è esposta molto, con coraggio. Ha denunciato il razzismo che esiste in Italia, come qui a Parigi ha ribadito Fiona May: e ha fatto benissimo. Ha querelato il generale Vannacci, e forse ha fatto meno bene, perché dire stupidaggini può non essere considerato reato. In questi Giochi Egonu non ha mai parlato. Ieri ha accettato per la prima volta di fermarsi all’uscita dal campo a rispondere alle domande. L’ha fatto con un filo di voce. Ha confermato l’importanza di Velasco sia sul piano tecnico, sia sul piano psicologico. Ma è parsa emotivamente coinvolta solo quando ha parlato di suo nonno scomparso da poco, cui ha dedicato la medaglia; «perché si è sempre preso cura di me, mi ha voluto bene, mi ha sostenuto, e mi ha detto che avrei vinto. Come si chiamava il nonno? Preferirei non dirlo». Julio Velasco e Paola Egonu hanno fatto politica anche portando questa squadra mista e perfetta all’oro olimpico. Perché da oggi chi nega che l’Italia possa essere un Paese multietnico ha un argomento in meno.

▥    Gaia Piccardi, Corriere della sera: Nell’ampio spettro tra la medaglia di legno vissuta da due giovani donne italiane come conquista e, al contrario, delusione — a conferma che la percezione del risultato è un sentimento intimo e personale, con buona pace del tribunale dei social —, la rivoluzione rosa. 7,5 dei 10 ori in Giappone erano stati al maschile, considerando metà la vela, specialità mista del catamarano volante affidato a Ruggero Tita e Caterina Banti, che in Francia si è ripetuto. Il sorpasso è avvenuto in tre anni, giusto il tempo di sbilanciare felicemente lo sport italiano: raggiunta la quasi parità di atleti del Team Italia (402, 208 maschi e 194 donne) nei Giochi della gender equality voluta dal Cio (10.500 partecipanti, equamente suddivisi), a Parigi le azzurre hanno conquistato il 58,3% delle medaglie d’oro (7 su 12); il sorpasso affidato alle amiche per la pelle della Madison, Chiara Consonni e Vittoria Guazzini, il chiodo piantato sul mondo nuovo da Julio e le ragazze della pallavolo, che grazie alla ritrovata concretezza di Paola Egonu (miglior giocatrice del torneo: 110 punti di cui 95 in fase offensiva) potrebbero offrire al Coni un’idea per la portabandiera di Los Angeles 2028.

AVREMO SEMPRE PARIGI..

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Vediamo come se la cava la Californication

È stato “un epilogo incantato” dice Le Monde a proposito della cerimonia di chiusura. Non dovrebbe essersi risentito nessuno, ecco, a naso, per “una cerimonia durata tre ore e ricca di sorprese”. We Are the Champions è stato un gigantesco karaoke, cantato pure da chi champions non è stato e forse non sarà. La cerimonia d’apertura aveva visto un pianoforte andare a fuoco mentre suonava Imagine su una zattera spinta alla deriva. Quello a coda di Alain Roche che eseguiva l’inno di Apollo, si è alzato invece in verticale verso il cielo, in compagnia della voce di Benjamin Bernheim, mentre 110 artisti di strada, circensi, breaker, ginnasti della società dei vigili del fuoco di Parigi fingevano d’essere esploratori in questo mondo di fantascienza immaginato da Thomas Jolly per dire che pure un alieno venuto dallo spazio s’incanta dinanzi ai Giochi, persino un alieno, non più gli inviati annoiati che ne hanno visti tanti e hanno qualche ombrellone prenotato in Versilia o chissà dove. Quando i Red Hot Chili Peppers hanno detto che è già tempo di Californication, si sono materializzati due incubi davanti agli occhi: chissà che mondo avremo fra 4 anni e la finale dei 100 metri alle 4 del mattino. 

|  VOCI  Emmanuel Macron ha parlato con L’Équipe 

➣  Che bilancio trae da queste due settimane?

«Mi lasci dire quanto sono orgoglioso degli uomini e delle donne francesi. C’è un perdente in questa storia: lo spirito della sconfitta. Hanno perso tutti quelli che da sette anni ci spiegano che era una follia ospitare le Olimpiadi. La cerimonia di apertura sulla Senna era una mancanza di sicurezza, non avremmo mai avuto abbastanza medaglie, sarebbe stato un disastro finanziario, non avremmo potuto nuotare nella Senna. E alla fine invece ci siamo riusciti, ce l’abbiamo fatta. È bellissimo ed è il risultato di un lavoro collettivo. Un enorme lavoro svolto dai servizi statali, dagli enti locali, dal movimento sportivo e dalle federazioni. È la dimostrazione che la Francia, quando si unisce, può fare grandi cose» 

➣  Si aspettava questo successo?

«Sono un eterno ottimista, quindi mi aspettavo di più. La cerimonia di apertura è stata un momento meraviglioso, piena di audacia e di spirito francese. Avrebbe potuto essere un disastro, ricordate cos’era successo la mattina, gli attacchi alla rete ferroviaria, la pioggia in arrivo. La pioggia invece ha finito per allietare la cerimonia. È stato un successo organizzativo. Abbiamo visto turisti e francesi ballare con i nostri agenti di polizia. È anche il successo dei nostri atleti. Dal 2017 abbiamo aumentato di oltre il 70% il budget destinato allo sport di alto livello. C’era un entusiasmo enorme. Mentre molti dicevano che la Francia non è una nazione sportiva» 

➣  Lo è adesso?

«Credo di si. Qualcosa si è rivelato e penso che con questa edizione abbiamo ridato molta energia alle Olimpiadi. Abbiamo reinventato i Giochi estivi, abbiamo ricreato una mania che si era un po’ attenuata negli ultimi anni».

➣  Claude Onesta ha detto ieri a L’Équipe che lo Stato deve continuare a impegnarsi affinché lo sport francese continui ad avere successo.
«Non ho intenzione di fermarmi qui. Questo è uno degli annunci che farò il 14 settembre alla grande parata olimpica e paralimpica sugli Champs-Élysées . Non intendo abbassare il livello di impegno, né per le attrezzature, né per lo sport scolastico, né per il bilancio. Quando sono stato eletto, nel 2017, uscivamo dai Giochi di Rio dove il 40% degli atleti francesi viveva al di sotto della soglia di povertà. A Parigi il tasso è di 0. Abbiamo lottato per dare uno status a tutti questi atleti e dobbiamo renderlo stabile».

Come fare in modo che questi Giochi non siano solo una parentesi nel Paese?
«Penso che tutti abbiamo scoperto qualcosa: avevamo bisogno di emozionarci. Sarà nostro compito cercare – con modestia – di capitalizzare tutto questo. Spesso, quando accendiamo la televisione o apriamo i giornali, parliamo solo di bruttezza, declassamento. I francesi hanno riscoperto che insieme si possono fare grandi cose. C’erano tanti motivi per sbagliare questi Giochi. Tre anni fa, la sindaca di Parigi Anne Hidalgo, la presidente della regione dell’Île-de-France Valérie Pécresse e io eravamo avversari alle elezioni presidenziali. Eppure abbiamo lavorato insieme e le ringrazio per questo» 

➣  Lei ha anche sciolto anche l’Assemblea Nazionale poco prima dei Giochi.
«Sì, e allora? Molti hanno detto: è terribile, rovinerà i Giochi. Li ha rovinati? No» 

➣  Avrebbe potuto.
«Ma niente affatto» 

➣  Ha creato incertezza…
«(Taglia corto) Spirito di responsabilità, cominciamo da qui. Perché esiste una continuità dello Stato di cui sono garante. Non bisogna ascoltare le Cassandre. Quando abbiamo obiettivi comuni, quando lavoriamo insieme, nulla è insormontabile».

➣  Prima di decidere lo scioglimento avevate tenuto conto dei parametri dei Giochi?
«Era molto più responsabile chiarire questo argomento prima che iniziassero i Giochi, anziché dire ai francesi: ora divertiamoci e dopo ne parliamo. Il messaggio che hanno lanciato i francesi è molto coerente con i Giochi: lavoriamo insieme. Questo è quanto hanno detto alle forze politiche con le elezioni» 

➣  Da oggi non torneranno più a seguire i propri interessi come al solito?
«Gli interessi del Paese, la sua salute, la sua scuola, la sua sicurezza, il suo futuro, sono meno importanti dei Giochi? No. Quando lotti per qualcosa, la raggiungi. Dobbiamo mantenere vivo questo spirito» 

➣  Nonostante l’unità di cui parla, alcuni hanno criticato aspramente la cerimonia di apertura. Molti dei suoi partecipanti o designer sono stati vittime di insulti online.
«Che ci siano disaccordi, persone che non sono contente, questo fa parte del dibattito. Non accetto insulti, odio, minacce. Mai. Quello che vedo è che la stragrande maggioranza dei nostri connazionali ha amato questa cerimonia e che ha dato un’immagine fantastica della Francia, di audacia, di conquista, una grande storia di ciò che è il nostro Paese. Abbiamo scelto un direttore artistico e abbiamo accettato la sua scelta perché siamo una democrazia viva»

➣  Ci sono stati dei fischi per lei

«(Taglia corto) Non li ho sentiti. E poi: cosa fanno i fischi? Sono stato orgoglioso, onorato e anche intimidito dal rappresentare il nostro Paese all’apertura dei Giochi».

➣  L’abbiamo vista in tribuna a diversi eventi, anche troppi anche secondo alcuni…

«Sono dei piantagrane. Francamente ho visto 10 gare su 329. Se non ne avessi viste 10, la gente avrebbe detto: a Macron ‘non interessa’, e voi sareste i ​​primi. Non andavo in giro per gli stadi, ero seduto al mio posto».

➣  Le dispiace che Kylian Mbappé non abbia partecipato?

«Non voglio attaccare nessuno. Penso solo che chi non credeva ai Giochi abbia sbagliato, nell’organizzazione come nello sport, era meglio esserci. Mii ha commosso, nel profondo, la capacità dei francesi di provare emozionarsi». 

[intervista di rachel pretti e lionel dangoumau, L’Équipe]

 

  TITOLI   

▥   Wall Street Journal: Il più grande fan boy delle Olimpiadi è anche il presidente della Francia

▥    Corriere della sera: I treni fermi, la Senna. Parigi sconfigge le sue paure: «Ne è valsa la pena»” – La partenza con la pioggia, i sabotaggi e il fiume inquinato Poi lo spirito olimpico prevale. «Ci rivediamo a Los Angeles»

▥    Repubblica: Parigi adieu. La Francia saluta le Olimpiadi della diversità” – Cala il sipario su Giochi con audience da record. E con risultati simbolo di integrazione e lotta alle discriminazioni. Macron vuole cavalcare l’onda dell’entusiasmo per rilanciarsi

▥    Repubblica: Souvenir de Paris” – Baci, inchini, pisolini e sogni d’oro. Il volo sull’Oceano e i tuffi nella Senna. La clamorosa protesta del Settebello. Dodici cartoline spedite dalla Francia ➔  Emanuela Audisio ha scritto: Adieu Paris, sotto il tuo cielo è successo di tutto. E anche nelle tue acque. Sei stata una festa mobile, faticosa, calda, piena di gente

▥    Repubblica: La destra di governo all’assalto dei Giochi” – E adesso al Cio si apre il caso Italia. Giuliano Foschini ha scritto: Al Comitato internazionale non è sfuggito che alcune posizioni italiane – le sole nel panorama: nemmeno l’Ungheria di Orbán è arrivata a tanto – sono state la copia carbone rispetto a quelle dei grandi nemici, come la Russia di Putin. E inoltre hanno messo costantemente in discussione la carta olimpica, «che è un po’ la nostra Costituzione» spiega a Repubblica una fonte del Comitato. Ha contestato la politica, ma anche lo sport: la pallanuoto del presidente Paolo Barelli (deputato di Forza Italia) che si mette di spalle, magari anche per una giusta protesta, contro gli arbitri, si mette di spalle alle Olimpiadi. «Perché una cosa è contestare, un’altra è mettere costantemente in discussione i principi base del Comitato. L’Italia è stata la sola a muoversi in questa direzione. E questo non può che aprire una riflessione nel futuro». A inquietare Ginevra è anche il comportamento di alcune federazioni, su tutte la boxe

 

August 2024, France, Paris: Olympia, Paris 2024: Passers-by walk past the restaurants "Le Cristal Bar Brasserie" and "Brasserie Nai" in the evening....

Ristoratori E albergatori non si lamentano più
Solo Disneyland ha sofferto le Olimpiadi

 

Una città dall’immagine restaurata. Questa è Parigi stamattina, al primo bonjour dopo le Olimpiadi. I professionisti del turismo sono soddisfatti, felici e contenti del passaggio in città di questo tornado di spot. Il resto verrà in futuro, dicono. Non che Parigi fosse fuori dalla mappa dei visitatori globali, prima che accendesse il calderone alla Tuileries, ma stavolta «la sfida per noi era riuscire a promuovere tutti i valori della città, sia in termini di turismo sostenibile, mobilità dolce, bonifica delle acque della Senna. Le Olimpiadi sono state un modo magnifico per mettere in risalto tutto questo» dice Corinne Menegaux, direttrice generale dell’Ufficio del Turismo della città alla France-Presse. Secondo un primo rapporto dell’Ufficio pubblicato stamattina, 11,2 milioni di visitatori hanno preso parte, con o senza biglietto, alle attività legate ai Giochi olimpici nella regione tra 23 luglio e 11 agosto. Un numero che corrisponde al numero di visitatori nello stesso periodo del 2023 ed è in linea con gli 11,3 milioni di visitatori attesi dall’organizzazione. Con i 4 milioni di visitatori attesi ai Giochi Paralimpici dal 28 agosto, di cui il 90% francesi, l’evento dovrebbe attirare in tutto 15 milioni di persone. 

Secondo Parigi 2024, sono stati venduti più di 9,5 milioni di biglietti e 6 milioni di persone sono state sui luoghi dei Giochi. «Contiamo molto su questa magnifica immagine per avere ancora un effetto-leva da qui alla fine dell’anno, e nei prossimi due o tre anni», sottolinea Corinne Menegaux. L’85% dei visitatori è stato francese, il 45% provenienti dall’Ile-de-France, il 15% stranieri, principalmente americani, tedeschi e britannici, tutti più numerosi rispetto allo stesso periodo del 2023. 

Per gli albergatori, dopo un inizio di luglio più che cupo, il tasso di occupazione ha raggiunto l’84% dentro le mura di Parigi, ovvero 10 punti in più rispetto alle stesse date del 2023. Di questo aumento hanno beneficiato soprattutto le strutture di fascia alta, con un tasso di occupazione dell’85,5% [+16,5 punti]. Tutte le altre città ospitanti [Lille, Marsiglia, Châteauroux] hanno visto crescere i pernottamenti del 16% di visitatori francesi e del 18% di turisti internazionali. Questi sono dati di ADN Tourisme. Un guadagno di 357 milioni di euro per gli albergatori francesi, secondo i calcoli della società MKG, che stima come questo aumento del fatturato permetta di compensare le settimane nere che hanno preceduto l’evento. 

A Parigi «si è verificata l’euforia delle Olimpiadi, con tassi di occupazione in aumento e prezzi moltiplicati per oltre 2 [+118%]» spiega MKG. I Giochi 2024 sono stati «il più grande evento nella storia di Airbnb» con più di 400.000 persone che hanno soggiornato nelle strutture presenti nella regione parigina. AirDNA, la società che analizza i dati delle diverse piattaforme conferma che il tasso di occupazione degli affitti turistici a Parigi ha raggiunto durante questi Giochi il 62%, più che nel 2023 nonostante l’impennata del numero di annunci, e con molte prenotazioni all’ultimo minuto. Però si lamentavano. Tutti. 

Non si sono giovati dei Giochi ristoratori e attività lontane dai luoghi chiave, per esempio Disneyland Paris, dove le presenze sono diminuite. Anche i musei non hanno avuto ricadute particolarmente positive. Insomma: chi è andato a Parigi per le Olimpiadi, ha preferito mangiare anziché vedere la Gioconda.

IL TEMA

Non tutti i quarti posti sono uguali
Analisi di centesimi e centimetri su cui non si può recriminare

DI ROBERTO LIBERALE

Arrivare a un passo del podio olimpico brucia, tornare a casa senza una medaglia è un dolore sportivo duro da digerire. Ma non tutti i quarti posti sono uguali. E chi pratica sport lo sa. Il racconto olimpico è stato quotidianamente scandito dalla retorica delle medaglie di legno, prima come simbolo di fallimento nella gara della vita, poi come quello della malasorte che ha accompagnato la spedizione italiana al suo record storico di 20 quarti posti, una vetta mai toccata in precedenza. Tecnicamente le medaglie di bronzo sfuggite nel judo e nel taekwondo sono considerate dei quinti posti, visto che sul gradino più basso del podio salgono in due. 

Premesso che il quarto posto in una competizione olimpica è un traguardo ragguardevole e che nulla toglie ma aggiunge a un movimento sportivo capace di portare tanti atleti così in alto, gli atleti sanno benissimo che il giudice supremo è il cronometro, oppure il metro o la giuria. Usando allora il discrimine della distanza dal podio, i 20 quarti posti degli atleti italiani si rivelano per quello che sono: non tutti uguali.

    ARTEFICI    

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Lo sguardo malizioso dalla Francia sull’impresa di Sifan Hassan

 

Sifan Hassan ha fatto un’impresa storica vincendo ieri mattina la maratona, la gara che le donne hanno dovuto inseguire per decenni prima di poterla correre davvero. Il 10 aprile 1896 ci provò Stamata Revithi, greca delle isole Cicladi, madre di due bimbi, intenzionata a forzare il blocco di De Coubertin. Venne in respinta dai giudici, salutò 17 uomini che partivano dal ponte di Maratona e si rassegnò a una esibizione in solitaria il giorno dopo. Fece 42 km e 195 metri in cinque ore e mezza, si fermò solo per guardare le navi che salpavano verso il mare. Fino al 1928 l’atletica femminile non è stata ammessa ai Giochi, e comunque senza la maratona. Nel 1967 Kathrine Switzer si iscrisse a Boston puntando il nome e camuffandosi. Le diedero il pettorale numero 261 e cercarono di spingerla fuori strada quando la scoprirono. L’uomo che correva di fianco a lei spintonò i giannizzeri custodi della tradizione e lei arrivò al traguardo in quattro ore e venti minuti. La prima maratona olimpica femminile si è tenuta solo nel 1984: le donne non erano considerate abbastanza resistenti.

Quarant’anni dopo Sifan Hassan ha chiuso con l’oro un’edizione dei Giochi nella quale ha vinto pure il bronzo nei 5.000 e nei 10.000 metri. Una prestazione – scrive L’Équipe – che ricorda quelle del corridore cecoslovacco Emil Zatopek ai Giochi di Helsinki del 1952

Tre anni fa, a Tokyo, Sifan Hassan partì per vincere tre ori. Vinse 5.000 e 10.000, fece terza nei 1.500. Persino le leggende etiopi del suo paese d’origine Haile Gebreselassie e Kenenisa Bekele non sono mai riuscite a realizzare una sequenza del genere fa notare L’Équipe. Il giornale francese considera però che il trittico di Parigi sia stato perfino più difficile del trittico di Tokio, perché la maratona di Parigi si è tenuta su un percorso impegnativo e duro. 

È qui che l’affare si ingarbuglia, quando il giornale francese dice che siamo obbligati a interrogarci quando una prestazione è straordinaria come questa. Basta essere stati in zona arrivo per vedere lo stato delle atlete di altissimo livello che hanno corso solo la maratona. Lei, 35 ore prima, aveva gareggiato nei 10.000 metri

Che significa? Significa che L’Équipe ricorda come Hassan abbia corso solo l’anno scorso la sua prima maratona, all’età di trent’anni, successe a Londra, la vinse. La vinse dopo essere dovuta tornare indietro a fare rifornimento. Se ne era dimenticata. Ovviamente – sottolinea il giornale francese – ricorderemo sempre in questo tipo di circostanze il legame con il suo ex allenatore, il sulfureo Alberto Salazar che l’ha portata a questo livello. Il suo attuale allenatore, Tim Rowberry, è l’ex assistente. Subito dopo la sua vittoria sui 10.000 metri ai Mondiali di Doha 2019, quando Salazar era appena stato sospeso per quattro anni dall’Agenzia americana antidoping (WADA) per organizzazione e incitamento a condotte dopanti proibite e per possesso illegale di testosterone, lei spiegò di essere sotto shock. Hassan precisò che l’indagine su Salazar riguardava il periodo precedente alla sua adesione al gruppo. Lo precisa pure L’Équipe. E chi siamo per non precisarlo pure noi. 

 

    Il Wall Street Journal racconta la storia di Lasha Talakhadze, l’uomo più forte del mondo, pesa 400 libbre [180 kg circa, ndSl], una volta è quasi morto e non perde peso da un decennio. È un sollevatore di pesi georgiano, arrivato a Parigi come grande favorito per la medaglia d’oro, la terza. Non perde una gara dal 2015. Ha il record mondiali nello strappo, nello slancio e nel peso totale sollevato. È padre di tre figlie. Con una pancia che spingeva al limite la sua canottiera – scrive Georgi Kantchev – ha sollevato 470 chilogrammi e si è ritrovato di nuovo in cima al podio. Non che tutto questo sia una sorpresa. Quando era piccolo, nella Georgia rurale, Talakhadze ha seguito le orme del padre, ma non era affatto certo che questo enorme uomo barbuto sarebbe arrivato a Parigi.  Soprattutto quando stava quasi per morire.  Due anni fa, i medici in Georgia erano pronti a rimuovere dei polipi nasali benigni quando Talakhadze ebbe una reazione inattesa all’anestesia. Ha trascorso otto minuti in coma, le persone intorno a lui hanno temuto per la sua vita. Dalle ultime Olimpiadi a oggi, in un colpo di scena meno scioccante, il gigantesco sollevatore di pesi ha avuto anche problemi al ginocchio. Quando ha sollevato per l’oro sabato, Talakhadze da quasi un anno non gareggiava. Talakhadze non dà mai interviste. 

  Il Washington Post racconta l’oro USA nel torneo femminile di basket attraverso le lacrime di Brittney Griner, lacrime che sul podio dicono tutto”. 

Candace Buckner ha scritto: The Star-Spangled Banner stava giungendo alla conclusione e Brittney Griner non riusciva a trattenere le lacrime. Aveva la mano destra sul cuore e teneva un poster delle Olimpiadi di Parigi in una scatola di cartone nella sinistra. Non aveva modo di asciugarsi gli occhi arrossati e umidi. Ha deglutito a fatica, come per calmarsi e rimettersi in sesto. Nemmeno sbattere le palpebre funzionava. Era l’unica sul podio così commossa. Probabilmente era pure l’unica persona nel palazzetto ad aver scontato una pena in una colonia penale russa. L’inno ha risvegliato dei ricordi. Quei flash del passato potrebbero essere di due anni fa, quando è stata costretta a spogliarsi nuda per l’intrattenimento osceno dei soldati russi, o forse di un’intera scuola media. A Griner è stato chiesto perché avesse reagito in quel modo durante l’inno. Ha cercato di spiegare le sue emozioni, non ha avuto bisogno di trovare le parole giuste. Le sue lacrime dicevano tutto. Ora può festeggiare baciando sua moglie. È libera di essere sé stessa. Griner può essere orgogliosa di un paese che non ha sempre amato persone come lei. Quando qualcuno di un gruppo emarginato si sente accettato, protetto e difeso, è allora che scorrono le lacrime.

 

  TITOLI   

▥   L’Équipe: Ingebrigtsen ha rialzato la testa per finire in grande stile le Olimpiadi” – Dopo il fallimento di martedì nei 1500 metri, il norvegese ha vinto sabato il suo primo titolo olimpico nei 5000 metri.  ➔  Il norvegese è l’uomo della monorotaia. Non ha altra scelta che portare tutti gli altri nei vagoni attaccati ai suoi talloni

ULTIME

Kinzang Lhamo

  Ha 26 anni. È venuta da Thimphu, Bhutan. A casa sua lavora nell’esercito. Da quattro anni fa la soldato. Prima di arruolarsi non sapeva cosa volesse dire gareggiare. Ha partecipato a dei concorsi interni e alcune prove prevedevano la corsa. Quando hanno guardato i risultati, il suo addestratore le ha detto che poteva provare a correre una maratona, lei si è fidata e ci ha provato. Da allora si è interessata alla corsa, si è allenata, è arrivata a Parigi.

Kinzang Lhamo è l’ultima classificata dell’ultima gara in programma nell’atletica leggera. Appare lentamente, all’uscita di una rotonda. Volto pallido e impassibile, falcata più pesante rispetto alle altre concorrenti. Accanto a lei, un membro dell’organizzazione in bicicletta, frena la pedalata per non sorpassarla. Noi spettatori al km 35 aspettiamo da almeno venti minuti. Non sappiamo chi sia, solo che è l’ultima nella maratona olimpica, seguita da un camion delle scope e da un corteo di motociclisti della polizia che la rendono più piccola di quel che è.

Così Alex Bardot racconta su L’Équipe l’epilogo dell’avventura di Lhamo. 

Al primo punto di rifornimento lo stand “BHU” è vuoto, come ormai tutti gli altri. Lei afferra un sacchetto di cubetti di ghiaccio, lo batte sulla coscia. E continua per la sua strada, meccanica. Con l’incoraggiamento e il suono dei clacson dei motociclisti, sembra una tappa del Tour.  Lhamo è in difficoltà. Sono alla sua altezza, lei ha sempre lo stesso viso impassibile, ma le gambe non la sostengono più abbastanza.  Dietro la transenna un uomo le porge una bottiglia. Lhamo non lo vede. Il funzionario che la segue in bici insiste gentilmente, datele dell’acqua, io non posso. Lei non corre più e questo ha creato un’ondata di empatia. Non la incoraggiamo più, ormai lo sosteniamo. Sono una decina gli spettatori che hanno seguito la sua scia, in bicicletta oppure a piedi.  Uno spettatore cammina lungo il percorso e porge nuovamente la sua bottiglia. Per la prima volta lei distoglie lo sguardo dalla strada. Qualche sorso, uno spruzzo d’acqua in testa. Passano due secondi e ricomincia a correre. A Lourdes lo chiameremmo un miracolo. Il corteo esulta. Il dolore di un’atleta, questo momento di condivisione con le persone, questa ripartenza inaspettata. A me vengono le lacrime agli occhi. Lei rimane impassibile.

 


     

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