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GIOVEDI 8 AGOSTO 2024
GIORNO #13 DELLE OLIMPIADI
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GIOVEDÌ 8 AGOSTO 2024
GIORNO #13 DELLE OLIMPIADI
IN CIMA AI PENSIERI
Il giorno dei giorni per l’Australia
La giornata-13 delle Olimpiadi comincia con gli USA a quattro medaglie dal traguardo delle 100 e in vantaggio sulla Cina anche per ori. È stato un mercoledì che in Australian stanno definendo storico per le sei medaglie vinte in un giorno solo, di cui 4 d’oro. “Uno dei giorni più grandiosi nella storia delle Olimpiadi del paese” esulta l’edizione locale del Guardian. I 18 ori sommati finora sono già il record di tutti i tempi, uno in più che a Tokyo 2021 e Atene 2004, due in più di Australia 2000; il record complessivo di 58 è ancora lontano [ora sono 41]. Nina Kennedy è diventata la prima donna australiana oro nel salto con l’asta, Keegan Palmer ha bissato il successo nell’evento dello skatepark fra gli uomini dopo quello della 14enne Arisa Trew tra le ragazze, il discobolo Matt Denny ha rotto con il suo bronzo un digiuno di medaglie nella specialità che durava da 128 anni. L’unico difetto della giornata, fa notare il Sydney Morning Herald, è stata stata l’emozionante sconfitta ai quarti di finale del torneo di pallanuoto maschile contro gli Stati Uniti, ai rigori.
| CARNET Gli highlights prima degli highlights
Una volta qui intorno erano tutte batterie, eliminatorie e batteria. Invece il programma si assottiglia come un grissino smangiucchiato con ingordigia prima di pranzo e siamo entrati nel tempo delle medaglie. Anche per gli sport di squadre, ahinoi [italiani]. Il fatto che la posta in gioco si sia alzata è confermata dalla presenza contemporanea sulla scena oggi di personcine come LeBron James e Nikola Jokić, Stephen Curry e Kevin Durant, Victor Wembanyama e Franz Wagner, Noah Lyles e Sydney McLaughlin-Levrone. C’è pure Singapore che potrebbe celebrare un oro nel kiteboarding, qualunque cosa sia. Finora ha avuto un solo campione olimpico nella sua storia, Joseph Schooling nel più rassicurante e boomer nuoto, a Rio 2016. Il tipo oggi si chiama Max Maeder, 17 anni, il cielo lo benedica, due volte campione del mondo nonostante la giovane età.
In generale ci sono 27 eventi da medaglie nel pugilato, nella canoa sprint, nei tuffi, nell’hockey su prato, nella maratona di nuoto, nella vela, nel calcio [il calcio! Ve lo ricordate il calcio?], l’arrampicata sportiva, il taekwondo, l’atletica leggera, il ciclismo su pista, il sollevamento pesi e la lotta. QUI potete trovare la mirabolante guida della giornata olimpica: con i temi, cosa si dice in giro, chi guardare, gli albi d’oro, le maglie italiane, gli Instagram. Cioè. Mirabolante. Onestamente. Non è che lo sia stata proprio tutti i giorni, lo sapete come va a finire, una cosa, un’altra, gli Houthi, il Pnrr, la riforma Nordio: sarebbe stato bello farla mirabolante proprio sempre, sarebbe stato meraviglioso non far altro che questo, e pazienza. Però oggi è venuta caruccia, dai. Anzi, ora cambiamo il titolo in Home Page. La chiamiamo la guida caruccia. La cosa bella della libertà è che nessuno ti dice niente.
IL RUGGITO DI MAMELI
E noi? Eh noi. E noi siamo pronti alla morte, come sempre. L’Italia chiamò stamattina Giulia Gabbrielleschi e Ginevra Taddeucci nella maratona di nuoto. Taddeucci ha pure già portato un bronzo, così che ora alla Senna potremo intonare canti di gioia.
Più tardi tocca a Caterina Banti e Ruggero Tita, ai quali basta il settimo posto per rivincere l’oro nella Nacra 17, l’ex Tornado della vela. Ma ci sono pure Sofia Raffaeli e Milena Baldassarri per le qualificazioni della gara individuale di ginnastica ritmica [“il vulcano Raffaeli”, scrive Arianna Ravelli sul Corriere della sera]; Riccardo Pianosi e Maggie Eillen Pescetto nel Kite; Camilla Moroni, Laura Rogora, Matteo Zurloni nell’arrampicata sportiva; Gabriele Casadei e Carlo Tacchini nella canoa; Simone Consonni ed Elia Viviani pronti per le prove dell’omnium; e stasera a cena Larissa Iapichino nella finale di salto in lungo, la Nazionale femminile di pallavolo in semifinale contro la Turchia.
ALLONSANFAN
Quel diavolo di Ngapeth
L’Équipe la definisce “una scarica di adrenalina e un’esplosione di felicità che quasi faceva saltare il soffitto della Paris-Sud Arena”. Così è andata a finire la semifinale di pallavolo per i francesi, detentori del titolo olimpico, un 3-0 all’Italia campione del mondo che ha fatto accasciare a terra “in lacrime come un bambino” Earvin Ngapeth. Una squadra in lievitazione, dice il giornale francese che stamattina ha dedicato la sua prima pagina a due Nazionali toste [l’altra è la Francia femminile di basket] in contrapposizione alla fragilità della squadra di pallamano maschile, battuta ai supplementari per 35-34 dalla Germania, in circostanze da monsieur Rocambole.
Gli ex allenatori della Nazionale di pallavolo, Laurent Tillie e Arnaud Josserand, trasformati in consulenti televisivi per queste due settimane, “avevano gli occhi arrossati”. «Siamo stati trasportati dentro qualcosa, questo è certo, ma non saprei dirvi cosa» ha detto Nicolas Le Goff a proposito dell’ambiente, mentre L’Équipe la definisce “una manifestazione di superiorità che ricorda quella di Euro 2019 contro la stessa avversaria, l’Italia che spesso guarda con disprezzo la pallavolo francese. La la comunione con il pubblico era tale che nessuno aveva alcuna voglia di lasciare la sala, alla fine della partita”.
Sì, ma tecnicamente cosa è successo? “Il libero Jenia Grebennikov è il simbolo del gioco francese che fa disperare gli avversari”, scrive Béatrice Avignon nel dargli 8 in pagella.
Volley News considera che “come già aveva provato a fare il Giappone, anche la Francia ha segnato una infinità di punti giocando con le mani del nostro muro. Dopo il servizio mai incisivo, questo è diventato sul più bello il punto debole dell’Italia. Protagonisti assoluti del match Ngapeth (15 punti) e Clevenot (17). Unico in doppia cifra per gli azzurri Romanò (10). 7 a 5 in favore dell’Italia il computo dei muri punto, 5 a 3 in favore della Francia quello degli ace”.
Flavio Vanetti sul Corriere della sera ha scritto che “Clevenot è stato un demonio da 17 punti con efficienza a tratti mostruosa, N’Gapeth il suo socio in affari (14, incluso il punto che vale la finale: e meno male che lo si voleva ormai pigro e grasso…), Patry il compare che quando serviva menava. Abbiamo poi dovuto annotare le bordate al servizio del palleggiatore Brizzard, la produzione dei centrali, insomma la forza di un collettivo che ha surclassato Azzurra”.
La Francia in finale avrà per avversaria la Polonia, di nuovo alla partita per il titolo olimpico dopo 52 anni. La squadra di da Nikola Grbic ha battuto per 3-2 gli USA. È la seconda finale tutta europea consecutiva: era successo l’ultima volta nel 1996-2000.
E le altre Nazionali di Francia?
PALLAMANO MASCHILE “Maledetto passaggio” titola invece L’Équipe per raccontare la disfatta della pallamano maschile, l’uscita di scena ai quarti di finale. È successo che fra l’oro olimpico e la Francia si sia messo di mezzo un ragazzo di 22 anni, si chiama Renars Uscins, è nato in Lettonia, si è trasferito in Germania con la famiglia quando era piccino piccino, aveva 3 anni, suo padre Armand era stato ingaggiato nella Bundesliga di pallamano dal Dessau-Rosslau. Armand sarebbe diventato il cittì del suo paese, mentre Renars crescendo ha preso il passaporto tedesco. Oggi studia alla University of Applied Sciences di Gottingen e nel tempo libero gioca a freccette. Fatti suoi. Ma son fatti della Francia intera quel che ha combinato negli ultimi 55 secondi della partita, quando la Germania era sotto per 27-29 dopo il gol di Dika Mem che pareva fatale. Invece a tredici secondi dalla fine Renars ha segnato il rigore del 28-29 e quando ne mancavano solo 6 ha intercettato un passaggio proprio di Dika Mem, volando dall’altra parte a segnare il gol del pareggio. Supplementari. Segno io, segni tu, insomma 34-34 e rigori in vista, ormai vicini, vicinissimi, quando di nuovo allo scadere, stavolta a 4 secondi dalla fine, Uscins ha tirato una cagliosa da lontano, spingendo la Francia fuori dal torneo. “Un match dantesque” dice L’Équipe. Dika Mem non si dà pace e al giornale francese dice di sentirsi colpevole. Ma no, ma no, anche Franco Baresi sbagliò un rigore contro il Brasile a Pasadena, e non glielo facciamo mica notare, su, Dika, stai su.
PALLAMANO FEMMINILE La Nazionale che si è permessa di lasciare a casa la nostra Grace Zaadi, gioca invece la semifinale nel pomeriggio contro la Svezia, e in Francia parlano di una suqadra che ha trovato il suo punto di equilibrio in Nze Minko. Embè, noi oggi ce la guardiamo questa Nze Minko, ma se non è forte e stilosa come Grace Zaadi, domani mattina facciamo gli haters.
BASKET FEMMINILE Le Bleuses dei canestri la loro Germania l’hanno fatta fuori, con il record di punti in Nazionale [24] e il record di triple [5] stablito da Marine Johannes, diventata nei titoli celebrativi MJ. Ha 29 anni, migliore guardia dell’Eurolega nel 2019. Ha giocato con le Liberty di New York in WNBA e prestato servizio nella commissione atleti del comitato organizzatore dei Giochi di Parigi.
BASKET MASCHILE Le Germanie non sono finite. Oggi tocca agli uomini affrontare i campioni del mondo in carica in semifinale, per cercare una seconda finale olimpica consecutiva. Tre anni fa, sull’ultimo attacco della Slovenia, fu decisiva una iconica stoppata di Batum contro il tabellone. La vigilia di oggi è tutta costruita intorno a parole come orgoglio, riscatto, eccetera eccetera. “L’immagine deve essere rimasta conficcata in cuor loro come un pugnale in una ferita aperta” scrive addirittura L’Équipe, il riferimento è alla partita del girone in cui la Francia ha preso 14 punti di scarto dai tedeschi. “Il dolore – scrive Yan Ohnona – porta i tratti di Dennis Schroder che sorride beffardo, schernendo la panchina e il pubblico del Pierre-Mauroy con gesti provocatori, dopo aver scagliato l’ultima freccia da tre punti al termine della gara, mentre il suo connazionale Franz Wagner scherzava con la difesa francese per posterizzarla, in particolare Victor Wembanyama che ha subito due schiacciate dall’altra parte del Reno”.
Ma la storia, dice L’Équipe, ama l’ironia e strizza l’occhio. I Blues si sentono trasformati dalla grande impresa contro il Canada martedì nei quarti di finale [82-73] e vanno alla seconda possibilità. È la quinta semifinale dei Giochi per la Francia, contro una Nazionale da cui hanno perso quattro degli ultimi cinque incontri in una fase finale di un torneo [Euro 2013, Euro 2017, Euro 2022 e venerdì]. Sarebbe preferibile non prendere impegni verso le 16.30.
CALCIO MASCHILE
Girano grossi complimenti per Thierry Henry, il cittì della Under-21 francese che si è spinta alla finale olimpica contro la Spagna [domani], “nonostante le difficoltà incontrate nel formare il suo gruppo“. Le qualità di questa squadra, secondo L’Équipe, sono “il suo carisma e la sua audacia”. Aveva immaginato di poter avere per fuori quota uno fra Kylian Mbappe, Antoine Griezmann o Olivier Giroud. Poteva fare affidamento su Lucas Chevalier, Leny Yoro, Eduardo Camavinga, Warren Zaire-Emery. Bradley Barcola o Khephren Thuram, tutti nati dopo il 1° gennaio 2001, tutti idonei alle Olimpiadi. È in carica dall’estate scorsa e “Thierry Henry ha dovuto sopportare una ventina di rifiuti da parte di club francesi e stranieri, autorizzati dalla FIFA a non lasciare i propri giocatori per la finestra olimpica”. Nonostante questi ostacoli, la Francia è già sicura dell’argento. La missione è compiuta, pur non avendo un Antoine Dupont, convinto dalla ragion di Stato a mettere da parte il rugby a XV per darsi alla versione olimpica a sette.
“Dopo molti tentativi e molti errori nella sua carriera da allenatore – ricordano Hugo Guillemet e Régis Testelin sul giornale francese – dal Monaco all’Impact Montreal, Henry è riuscito una volta nella sua scommessa. Che si trasformerà in trionfo, in caso di successo. Mentre i suoi calciatori, rumorosi e felici, lo filmavano con i loro smartphone, lui ballava davanti a loro nello spogliatoio per festeggiare la qualificazione alla finale. Ma Henry il dono di trasformarsi e indossare il costume del padre severo quando si deve lavorare”. Ieri a Clairefontaine ha fatto fare 20 flessioni perché in una esercitazione di possesso palla contro tre difensori, il possesso si è fermato prima di 45 passaggi.
ITALIANISMI
La Tambereide
Un amico che ne sa, dice che Tamberi vincerà la finale senza neppure sudare. Qui nella chat di Slalom siamo più prudenti. Però è vero che quando l’uomo chiamato Altalena va giù con l’umore poi sale di centimetri sull’asticella, e viceversa. Nelle ultime due settimane ha gettato un anello in fondo a un fiume, ha sentito dolore a un piede, dolore a un rene, dolore all’animo, dolore per l’amico Barshim, non ha saltato 2,27 e si è qualificato per la finale con una misura che era buona cinquant’anni fa, il 2,24 di Dick Fosbury.
Giulia Zonca su La Stampa sostiene che “Gianmarco Tamberi ha la capacità di trasformarsi durante una competizione e di viverla sempre come un romanzo” mentre Gaia Piccardi sul Corriere della sera racconta: “La barba è già lunga, per poter essere tagliata a metà sabato mattina, giorno della finale olimpica dell’alto. Sembra un dettaglio ozioso, invece è da questi particolari che si giudica l’umore di Gianmarco Tamberi. (Fu il padre Marco, con cui non parla dall’oro di Tokyo, a convincerlo: se ti rasi a destra, disse a Gimbo, la parte barbuta agevolerà l’inclinazione a sinistra in curva, nella rincorsa; lui andò oltre e si scalpò anche mezza capigliatura, conservando l’abitudine)”. Emanuela Audisio su Repubblica attacca così: “Mission: Possible. Il sogno non è interrotto” e chiude dicendo: “Ci si rivede sabato. Per l’ultimo atto”.
ATTESE
Il giavellotto di Chopra
È un paese da 1 miliardo e 400 milioni di persone. Ops, la stessa cifra in euro spesa dalla Francia per bonificare la Senna. In un paese da 1 miliardo e 400 milioni di persone non c’è nessuno come Neeraj Chopra, “il ragazzo di campagna diventato un eroe nazionale nella nazione più popolosa al mondo e in uno sport che nessun altro prendeva sul serio”.
Così Joshua Robinson su Wall Street Journal racconta Neeraj Chopra, “l’atleta robusto che gareggia con i suoi capelli scuri legati in una bandana nera. È l’uomo che ha assicurato un oro all’India lanciando un giavellotto lungo una distanza pari a un campo da football. Quella medaglia è stata solo l’inizio. La pioggia di premi veri – si legge – è iniziata quando Chopra è tornato a casa nel 2021, primo campione olimpico di atletica leggera del suo paese e ha trovato circa 30.000 persone del suo villaggio ad aspettarlo intorno a un’auto scoperta. Il ministro della difesa indiano gli ha regalato uno stadio. La più grande compagnia aerea indiana un anno di biglietti gratuiti. Il primo oro olimpico di sempre un Golden Retriever di nome Tokyo. La sua abilità nel tirare una lancia ha trasformato Chopra in una vera e propria celebrità, conferendogli quel tipo di fama solitamente riservata ai giocatori di cricket e agli idoli di Bollywood. Ma il giavellotto ha dato al più famoso atleta indiano molto più di qualche vantaggio aereo, milioni di follower su Instagram e un cucciolo. Ha dato a questo ventiseienne dell’India rurale settentrionale il senso della sua vita. «Senza il giavellotto – dice Chopra – mi sento incompleto».
Così, Valerio Piccioni su Domani ha scritto che con il lancio del giavellotto l’audience tv mondiale dei Giochi schizza in alto, racconta di quando e come l’atletica sia arrivata in India grazie alla figura di Otto Peltzer, tedesco, “una stella dello sport di quei tempi: acclamato negli stadi, celebrato dai media, invitato da mezzo mondo per le sue imprese con gli statunitensi che lo volevano professionista e gli offrirono 250mila euro per ingaggiarlo sentendosi rispondere: «Non se ne parla, se accettassi dovrei rinunciare alle Olimpiadi». Poi, un giorno, si fece buio: lo accusarono di omosessualità, articolo 175 del Codice Penale di allora. Arrivò una prima condanna a 18 mesi di carcere e di fatto la fine della carriera, così la vigilia dell’Olimpiade di casa, quella di Berlino, la trascorse in galera. Poi i nazisti lo liberarono, in tempo per vedere qualche gara“.
AVREMO SEMPRE PARIGI
Troppa plastica in giro, colpa della Coca-Cola
Dovevano essere i Giochi più ecologici della storia. È per questo che non c’è l’aria condizionata al Villaggio. La quantità di plastica monouso prometteva di essere ridotta della metà rispetto a Londra 2012. Invece i gruppi ambientalisti francesi stanno criticando quella che hanno definito “una scena bizzarra e surreale” in alcuni stand gestiti dallo sponsor principale, la Coca-Cola. La scena consiste in camerieri che riempiono i bicchieri di plastica riutilizzabili, i cosiddetti eco-cups da bottiglie di plastica da 50 cl, ammassando uno sull’altro sacchi pieni di bottiglie vuote. La parola per la denuncia è greenwashing.
Coca-Cola, Fanta e Sprite, tutte di proprietà del gigante americano delle bevande, uno dei maggiori produttori di plastica al mondo, sono distribuite ai Giochi e alle Paralimpiadi in una quantità complessiva di 18 milioni di pezzi, tra quelli venduti agli spettatori e quelli distribuiti agli atleti.
L’azienda ha affermato in una dichiarazione di supportare l’obiettivo dei Giochi di ridurre la plastica monouso e di essersi impegnata a ridurre gli sprechi. Spiega che più della metà delle bevande alle Olimpiadi, sono distribuite in bottiglie di vetro e che quelle in plastica vengono conservate nei famosi e vistosi pacchi proprio per garantire che siano tutte riciclate. Ma in alcune sedi di gara, spiega il Guardian, dall’Aquatics Centre della pallanuoto al Roland-Garros per il tennis, o anche all’atletica allo Stade de France, quando il bicchiere viene riempito da una bottiglietta di plastica, gli spettatori rimangono con quella faccia un po’ così, quell’espressione un po’ così.
| DISCUSSIONI Bevi una Coca-Cola che ti fa digerire pure la Senna
Ma sorpresa delle sorprese, meraviglia delle meraviglie, una lattina di Coca-Cola bevuta dopo una nuotata nella Senna manda via i batteri. Oh, almeno così sostengono Ainsley Thorpe e Nicole van der Kaay, neozelandesi. Ne hanno parlato anche con il medico della squadra per avere alcuni consigli post-triathlon, e il medico più o meno gli ha risposto che vi posso dire, se ve la volete bere, bevetela. Thorpe pensa non ci sia niente di male, anzi, dice che se cerchi su Google c’è scritto che può aiutare. Ecco.
Il Wall Stree Journal considera che “potrebbe sembrare strano che alcune delle persone più in forma del mondo prendano una bibita zuccherata dopo essersi immerse in un fiume inquinato”. In effetti come dar torto a Higgins & Diamond. Ma ci sono nuotatrici e nuotatori che sono convinti di certi benifici. «Il mito della Coca-Cola è vero» ha detto Moesha Johnson, australiana, pure lei in gara giovedì scorso. «Spesso ne beviamo dopo la gara, anche solo per cercare di espellere qualsiasi cosa sia entrata dentro di noi». Ah. Ecco. “Molti nuotatori giurano sui poteri della Coca-Cola. Se ci sia del vero dietro questa idea è un’altra storia. Diversi dottori – fa notare il WSJ – hanno affermato in interviste ufficiali che il ruolo della Coca-Cola come panacea gastroenterologica è scarso, se non nullo”.
Oh, comunque a dirla tutta: contro il mal di testa funziona. La Pepsi anche di più.
| TENDENZE Se invece volete mangiare cinese
Oh, se invece non vi va di cadere nelle grinfie delle cinghie di trasmissione degli interessi economici-strategici globali del nemico imperialista, c’è un piccolo ristorante cinese che è diventato una club house non ufficiale e assai poco probabile delle Olimpiadi. Un hub, dicono quelli che parlano male. La sua fortuna è stata trovarsi a pochi isolati dal campo di tennis tavolo, così è diventato un punto di raduno della squadra e dei dirigenti cinesi. Il gestore o proprietario o chissà cosa, Tang Zhongqiu, sa che “durante un viaggio in Francia, arriva sempre il momento in cui un asiatico si stanca del pane e cerca sollievo in una ciotola di riso. Questo vale per i viaggiatori con lo zaino in spalla, per gli uomini d’affari e, a quanto pare, anche per i campioni olimpici di tennistavolo”. E allora, zac, lui è là con le sue ciotole e il suo angusto ristorante, lo Yang Xiao Chu, di cui parla con un certo trasporto il New York Times. Sono passati a farsi sfamare anche Doo Hoi Kem e Wong Chun Ting di Hong Kong, Hiroto Shinozuka del Giappone, Yuan Jia Nan della Francia, tutti tra un evento e l’altro o dopo un allenamento “in cerca di un pasto confortante”. Pare che Yuan, la giocatrice numero 19 al mondo, sia tornata pure qualche giorno dopo. Bene.
Tang ha 49 anni e sa che “queste persone non sono famose in Francia, dove vive da due decenni. Ma sono celebrità in Cina, dove è nato. Tutte insieme . dice il New York Times – hanno contribuito a rendere queste Olimpiadi una delle esperienze più straordinarie della sua vita”.
Eh niente, purtroppo, pure le ricevute sono in cinese.
| MAPPE Spiritualità
Oh, se invece non vi va di cadere nelle grinfie delle cinghie di trasmissione degli interessi del materialismo capitalista, Stefano Montefiori sul Corriere della sera racconta di come Scientology stia facendo opera di reclutamento durante i Giochi.
“Per andare a vedere l’atletica allo Stade de France – leggiamo – si prende la linea 14 della metropolitana che porta alla nuova e modernissima stazione capolinea di Saint Denis – Pleyel, inaugurata dal presidente Emmanuel Macron qualche giorno prima dell’inizio dei Giochi. Poi si cammina per una ventina di minuti scarsi e quando ormai si è quasi arrivati, a un centinaio di metri dallo stadio, non si può non notare sulla destra una specie di enorme cubo di cristallo, con la gigantesca insegna «Scientology» sul tetto e poi «Chiesa di Scientology – Celebrity Centre della Grande Parigi» proprio sopra all’ingresso. Non è necessario entrare perché fuori ci sono i banchetti con la scritta nonaladrogue.org (no alla droga), il sito affiliato a Scientology, e i solerti fedeli distribuiscono volantini ai passanti”
VITE OLIMPICHE
La cerimonia di premiazione più bizzarra di sempre
Qualcuno, sbirciando, si è chiesto cosa ci facessero nove pattinatori americani con la mano sul petto, a cantare l’inno nazionale, sotto la Torre Eiffel. Mmm, strano, non hanno vinto niente. In effetti il pattinaggio su ghiaccio non è nel programma di Parigi. Fa parte dei Giochi invernali. Sette di quei nove pattinatori mummificati su un podio nel cuore di Parigi hanno anche più o meno smesso di gareggiare. La coppia di danza sul ghiaccio formata da Madison Chock ed Evan Bates si è sposata. Anche l’altra coppia di danza sul ghiaccio statunitense formata da Madison Hubbell e Zachary Donohue si è sposata, ma non insieme, con altre persone, e Hubbell ha avuto pure un bambino. I nove sul podio sono stati premiati per una gare di due anni e mezzo fa, la gara di pattinaggio di figura a squadre delle Olimpiadi invernali di Pechino, quella del famoso caso doping di Kamila Valieva.
Così, come racconta il Wall Street Journal, “le medaglie d’oro sono state consegnate in una città diversa, in un altro continente, nella stagione sbagliata e alla squadra che si era classificata al secondo posto”. È stata probabilmente la cerimonia più lenta nella storia dello sport, sono state necessarie tre decisioni arbitrali distinte, “tutte caratterizzate dalle tensioni geopolitiche tra Russia e Occidente”. Le medaglie d’argento sono state messe al collo di sette pattinatori giapponesi su otto disposti a venire in Europa a ritirarle. Tra le migliaia di persone presenti al Champions Park con vista sulla Torre Eiffel, mancava la squadra che dopo le molte sentenza ha vinto il bronzo: la Russia. Il WSJ dice che mancavano anche un pennone per le bandiere e un porta medaglie, “apparentemente per non attirare ulteriormente l’attenzione sulla stranezza della situazione”. Mentre gli americani ascoltavano e canticchiava The Star-Spangled Banner, l’immagina di una bandiera USA al vento scorreva su uno schermo.
Il Comitato Olimpico Internazionale non ha rilasciato dichiarazioni sulla possibilità che le medaglie di bronzo siano spedite a Mosca con calma, oppure forse consegnate in un secondo momento, anzi diciamo pure un terzo momento. I media russi, segnale il WSJ, sono nel frattempo concentrati su un’altra tempesta intorno a Valieva. Si è tinta i capelli di biondo.
Il mistero del marito di Scarlett Johansson
SURF Ha fatto molto ridere ma era una cosa molto seria. Colin Jost ha lasciato in anticipo il suo incarico di cronista olimpico di surf della NBC a Tahiti, sostituito dal meteorologo australiano Luke Bradnam. Jost si è laureato nel 2004 ad Harvard ed è il marito di Scarlett Johansson, durante i Giochi si è imposto come uno dei commentatori preferiti, scrive il Boston Globe, “per la sua apparente mancanza di credenziali giornalistiche e per il modo impassibile in cui ha parlato dei problemi di salute avuti durante l’evento a Teahupo’o”
È successo che Jost si sia tagliato il piede su una barriera corallina durante il suo primo tentativo di fare surf e ha sviluppato un’infezione da stafilococco. Le foto delle sue dita fasciate hanno mostrato a tutti che non era uno scherzo. In poco tempo l’infezione è arrivata anche all’orecchio e la domanda scherzosa sulla sua sopravvivenza, dice il Boston Globe, era scherzosa solo per metà.
Parlando con il conduttore Mike Tirico la scorsa settimana, mentre era sdraiato su una sedia a sdraio in piscina, Jost ha detto che stava assumendo quattro farmaci per i suoi disturbi, «se si contano pire le piña colada» e che il suo obiettivo prima di andarsene era «contrarre tante infezioni quante sono le gare olimpiche». Quando la conduttrice Maria Taylor è andata a trovarlo in seguito, Jost ha scherzato sul fatto di aver visitato la tenda medica così spesso che gli sembrava di «essere un corrispondente di guerra: giuro che non me ne andrò da qui a meno che non venga evacuato in elicottero»
La NBC non ha diffuso la data della sua partenza e Jost non ha fornito una ragione per il suo addio anticipato alle Olimpiadi. Un portavoce della NBC non ha risposto alle domande via e-mail del Boston Globe se non per far notare che «il surf è finito ieri». Tuttavia, il Sydney Morning Herald riferisce che il 2 agosto Bradnam era stato arruolato dalla rete «dopo che Jost aveva dovuto lasciare» quando che la gara di surf era stata di nuovo posticipata a causa delle condizioni meteo sfavorevoli.
LA PAROLA CHE NON VI HO DETTO
Haters
Fuori dalle nostre timeline devono davvero succedere cose orribili. Se ne sente parlare ogni tanto, anzi spesso, non si riesce a farne a meno. Uno sta bell’accorto a non far entrare in casa gente con le scarpe sporche – si fa una fatica tremenda a selezionare ogni volta la linguetta “seguiti” e non il micidiale “per te” pensato da Elon Musk – e invece a fronte di cotanto impegno, da qualche parte spunta sempre il malodore della zizzania.
Non c’è niente da fare. C’è sempre qualcuno che te lo viene a riferire. Uno scrive Foconi e scherma su Google, magari sta cercando solo la sua età, la città di provenienza, e invece spuntano titoli e resoconti sullo “schermidore che replica agli insulti degli hater”.
Gli haters? Oddio mio, pure qua. Che succede? Clicchi, giri, capisci. Ma veramente Foconi ha degli haters? Foconi? Quanti saranno mai gli italiani avvelenati da quattro stoccate nella finale del fioretto a squadre, per giunta maschile?
Invece ce ne sono, boh, per forza. Ce ne devono essere a frotte, mica possono essere uno o due, e neppure appena cento: anche cento sarebbero pochi per scomodare siti e giornali. Devono essere proprio tanti, tantissimi, se si impiegano energie e menti per informarci sul fatto che Alessio Foconi è stato insultato per la performance alle Olimpiadi, ecco, però allo stesso tempo c’è la fidanzata-attrice che lo difende. Oh, meno male. L’amore vince sempre sull’odio, da quanto tempo lo sappiamo. E insieme, si legge, Foconi e la fidanzata, vincono per simpatia sui social.
Ah. Un momento. Ma allora vincono per simpatia. Oddio, ma non c’erano gli haters? Boh. Chi lo sa. Forse ci sono sia gli haters sia quelli a cui stai simpatico, sui social come più o meno era a scuola, com’è adesso in ufficio, com’è sempre stato perfino in famiglia,
Ma a noi che ce ne frega degli haters? Perché devono avere più eco di quelli a cui stai simpatico? Non è solo una faccenda che riguarda Foconi, ma pure Morata, Montolivo, chi volete voi. Perché bisogna fare i giornali seguendo gli hashtag, i trend topic e l’algoritmo di Zuckerberg o di Elon Musk? Perché bisogna innestare in un parco la malapianta cresciuta in un giardino?
A meno che non passi per hater anche uno che dice solo: oh, sapete che avete fatto proprio un’Olimpiade brutta brutta? Chi lo sa. No, perché adesso pare che ci siano gli haters pure per la Nazionale femminile di pallanuoto, pensa un po’, uno sport meraviglioso che da una vita cerca di farsi seguire durante l’anno da qualcuno.
Fabrizio Napoli su Waterpolo Development spiega che “raramente, almeno negli ultimi anni, s’è vista una Nazionale così sotto attacco da parte di una fetta di tifosi come quella allenata da Carlo Silipo“. Addirittura. Pare che lo abbia detto Valeria Palmieri: «Leggere certe critiche ci ha fatto male, dietro questi risultati ci sono grandi sacrifici».
Ah, ecco. Ma allora non sono haters, sono dei critichaters. Eh sì, non c’è dubbio, le critiche fanno male, ma ogni tanto uno se le deve prendere, anche quando – dice Waterpolo Development – diventa “difficile capire il perché di questo accanimento verso un gruppo e uno staff tecnico che, in questo triennio olimpico, ha riportato il Setterosa nell’élite della pallanuoto internazionale. Non tutti ricordano che, prima della gestione Silipo, l’Italia femminile veniva da un periodo buio, il peggiore della sua storia in termini di risultati: dopo l’argento di Rio de Janeiro 2016 l’Italia è stata eliminata ai quarti di finale ai Mondiali di Budapest 2017 e a quelli di Gwangju 2019, agli Europei di Barcellona 2018 e a quelli di Budapest 2020, fino a vivere un momento drammatico con la mancata qualificazione alle Olimpiadi di Tokyo. Con l’arrivo di Silipo e del suo staff, prima di Parigi 2024 il Setterosa ha vinto un bronzo mondiale (a Fukuoka 2023) e uno europeo (a Spalato 2022) e si è classificato tra le prime 4 in 4 delle 5 competizioni disputate. Ha anche battuto gli Stati Uniti nei quarti di finale dei Mondiali di Fukuoka: le tre volte campionesse olimpiche non perdevano una gara a eliminazione diretta tra Mondiali e Olimpiadi da 10 anni (Barcellona 2013)”.
| LETTURE La Stampa: “L’inno alla gioia degli italiani. Ce la giochiamo a modo nostro” – Le generazioni cresciute con la caccia ai like hanno sviluppato una sana insofferenza E ora pretendono un approccio più sano, ma la smania da risultato non è solo di chi guarda ➔ Giulia Zonca ha scritto: “Gli under 30 protestano contro l’Italia senza cultura sportiva. Ascoltarli sarebbe una rivoluzione. L’incrocio è chiave e va sfruttato al meglio perché siamo davanti a un’occasione unica. Pure a un confronto necessario perché da una parte c’è una voce chiarissima, si è già imposta, resterà e può davvero cambiare la visione dello sport. Dall’altro, sotto questa sacrosanta traccia dominante, arrivano messaggi discordanti e conflitti tra i sacrifici e la soddisfazione, tra la superficialità di approccio e la possibilità della critica. Quasi negata. … A Tokyo, l’Italia ha fatto il pieno di medaglie: un successo che ha svelato un interesse nuovo, una capacità di attrattiva e un potenziale inespresso. Solo che dopo aver vissuto quel conteggio esaltante, neanche un giorno senza podi, è rimasta la frenesia contro cui qui stiamo andando un po’ a sbattere. Esce la tradizione risultatista, il tifo che si sveglia solo quando la posta in palio è il mondo e la delusione facile che scatta di conseguenza quando il mondo ci rimbalza. La si vive come un’offesa personale. Escono parole da rivedere su cui ci dobbiamo impegnare”.
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Slalom ha un canale Whatsapp, dal quale diffonde qualche aggiornamento quotidiano su temi, discussioni, rubriche pubblicate durante il giorno. Non vi impressionate. È una cosa poco invasiva, riservata, per pochi intimi. Siamo un centinaio, niente di che. Nessuno disturba, non ci sono riunioni di condominio, mai un messaggio prima delle 8.30, mai uno dopo le 20.30. Chi volesse unirsi, può farlo seguendo questo link Lo Slalom apparirà su whatsapp nella lista Canali insieme a tutti gli altri a cui vi siete iscritti, nella sezione Aggiornamenti. Fa molto fico averne uno. |
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CHE COSA SI DICE STAMATTINA IN GIRO EDICOLA
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