Benvenuti a Royal Troon, il campo che i golfisti odiano e gli ecologisti amano: via al British Open

 VITE OLIMPICHE 

E tu, flessibile ginestra, che abbellisci di cespugli odorosi questi campi inariditi

anche tu cadrai presto davanti alla forza crudele della lava che scorre

[Giacomo Leopardi, La Ginestra]

 

Benvenuti nel posto che i golfisti maledicono ma che gli ecologisti adorano. Va sempre a finire così, quando il tour si sposta nel Regno Unito e gioca il quarto e ultimo Major della stagione, l’unico al di fuori degli USA. L’Open ruota sui campi della nazione, ma hanno tutti quella stessa dannata caratteristica, sono selvaggi, agli occhi degli americani sono considerati un esotismo. Figuriamoci adesso, dopo una prima metà di luglio di grandi piogge, figuriamoci cosa sarà il rough del Royal Troon, dove il torneo ritorna a 8 anni di distanza da un’edizione rimasta nella storia. Sulla costa occidentale della Scozia, Henrik Stenson batté Phil Mickelson con quattro birdie alle ultime cinque buche e un record di 20 colpi sotto il par. 

Il campo del Royal Troon contiene piantaggine lanceolata, festuca rossa, limoni di mare, ranuncolo bulboso, acetosa delle pecore, veccia villosa, cavolo dell’Isola di Man e la grande star della parata: la ginestra. In  mezzo a cotanti arbusti, vanno a far nidi lo zigolo giallo, il fanello e la sterpazzola, ma fra le radici ci si imbatte pure in qualche anfibio, quando capita di tirare la palla in mezzo alle frasche e bisogna andare a recuperarla. Il gioco rallenta, i golfisti brontolano, ma dice Chuck Culpepper sul Washington Post, i verdi sorridono. La ginestra si mangia la palla e la pelle di chi si addentra a raccoglierla. 

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È uno dei campi più iconici del circuito, si dice così, con due buche che sono tra le più famose nel panorama del golf. La numero otto si chiama Postage Stamp, con le sue 123 yard è il più riconoscibile Par-3 che esista. È nascosta nel fianco di una collina di sabbia, non c’è un altro posto al mondo più facile di questo, con bunker su tutti i lati. Ma è come la Milano-Sanremo, così facile che diventa un rompicapo. Costringe anche i migliori golfisti del mondo a fare un calcolo sulla relazione tra rischio e resa. Il green lungo e stretto è più largo nella parte anteriore, ma le condizioni del tiro cambiano secondo la posizione della bandierina e le folate di vento. Nel 2016 il punteggio medio fu di 2 colpi sopra il par, un tetto sotto il quale non riuscirono a restare 60 giocatori su 81, ricorda Andrew Beaton sul Wall Street Journal. 

L’altra buca super famosa è al contrario una delle più ostiche. Viene detta The Railway perché corre lungo i binari della ferrovia a bordo campo. I giocatori hanno un tee shot cieco e un secondo colpo che di solito va tirato controvento. Secondo Jack Nicklaus si tratta della sfida più alta per un qualunque golfista di tutti i tempi. A questa coppia di angoli famosi, va aggiunta la buca numero #6, con le sue 623 yard la più lunga che ci sia, oltre che una grandiosa dimostrazione di natura [sempre il Wall Street Journal].

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  LA STORIA DEL 2024

Un anno fa Michael Hendry mandò una mail al R&A che organizza il torno. Scusate se non vengo a giocare a Liverpool, sono in ospedale, saluti. Si era qualificato per quello che sarebbe stato il suo terzo Open e il suo terzo major piazzandosi secondo al World City Championship di Hong Kong, ma immediatamente dopo si scoprì stanco, troppo stanco per essere solo stanchezza, certi giorni restava a dormire anche per 12 ore. I medici gli diagnosticarono una leucemia. 

Al sito del torneo che racconta la sua storia, Hendry dice che fu una martellata. Il golf perse importanza, la cosa più difficile era guardare le foto dei figli e immaginare la loro vita senza un padre. Ha perso 14 chili, non aveva quasi più la forza di salire le scale, ma la chemio ha funzionato. 

Grazie all’esenzione medica concessa dal R&A, torna al Royal Troon e stavolta gioca. 

«Avere un’altra opportunità di giocare l’Open è fantastico. Ricevere l’invito credo mi sia stato di grande aiuto, una grossa motivazione, un impatto enorme sulla mia guarigione» 

Nove mesi dopo la diagnosi, Hendry è tornato al New Zealand Open e poi ha vinto il suo secondo titolo al Japan Tour, il primo dopo nove anni. Dice di essere migliorato perché il golf non è più la cosa principale della sua vita. «È buffo, lo so, sono diventato più bravo da quando le mie prospettive sono cambiate. Adesso trovo il golf molto più divertente. Prima che mi sbattessero in faccia la mia mortalità, lo prendevo un po’ troppo sul serio. Quando mi sono ammalato, mi sono detto che me ne sarei andato alle mie condizioni. “Nessuno di noi esce vivo dalla vita, quindi bisogna godersela ogni giorno. Non arrendetevi mai, soprattutto se avete degli ottimi amici e una famiglia fantastica al vostro fianco. Queste sono le cose per cui vale la pena vivere»

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  SÌ, MA CHI VINCE

Secondo Sports Illustrated bisogna aspettarsi un’altra unghiata di Scottie Scheffler, il numero 1 al mondo. È lui il grande favorito al Royal Troon per via di uno swing unico e un gioco di gambe elaborato che sta surclassando la concorrenza ha scritto Bob Harig

Lo shuffle di Scottie Scheffler è tale che i puristi rabbrividiscono. È qualcosa che non insegneresti mai a nessuno, e se qualcuno al di sotto dello status di miglior golfista del mondo dovesse giocarlo a quel modo, l’istinto sarebbe cercare di correggerlo. Ai golfisti viene detto da sempre che i piedi devono star fermi per avere uno swing solido. Certo, ci scappa spesso del movimento, come quando il piede posteriore si solleva da terra durante il follow through. Ma la danza dei piedi che fa Scheffler, dà sempre l’impressione che sia scivolato su una buccia di banana. Eppure i suoi colpi perforano l’aria e le sue statistiche si aggirano vicine alla cima della classifica del PGA Tour. Quei piedi possono anche muoversi un bel po’, ma da due anni stanno prendendo a calci tutti gli altri giocatori

CBC Canada lo giudica il giocatore più dominante dai tempi di Tiger Woods. Ma l’americano si è classificato ottavo al PGA Championship dopo essere stato arrestato da un vigile troppo zelante ed è rimasto fuori dai primi-40 agli US Open, il suo peggior piazzamento dell’anno. CBC fa notare che da quando il LIV Golf ha frammentato lo sport con i suoi assurdi guadagni, i Major sono gli unici eventi in cui tutti i migliori giocatori del mondo competono uno contro l’altro. Quindi, se Scheffler finisse l’anno con solo un titolo importante, rafforzerebbe l’idea che il suo dominio sia in parte dovuto al fatto di non dover affrontare regolarmente i disertori del circuito separatista

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Brentley Romine della NBC considera invece l’ormai decennale digiuno di Rory McIlroy dopo i primi 4 titoli vinti fra 2011 e 2014. Dopo il suo crollo negli ultimi colpi agli US Open, dice, è facile essere scontenti di lui e chiedersi se riuscirà mai più a vincere un altro Majo. Qui, secondo la NBC, molto dipenderà dal meteo. Chuck Culpepper per il Washington Post  è andato a sentire cosa dicono di McIlroy i suoi concittadini di Holywood, dove per la sua posizione sul 54esimo parallelo nord, la luce sontuosa dell’estate accompagna una quiete infrasettimanale che sembra più quieta della semplice quiete

Un altro protagonista atteso è Bryson DeChambeau, il giocatore che ha reinventato se stesso e il suo gioco innumerevoli volte, una superstar che sta vivendo la sua migliore stagione, secondo The Athletic. Ma solo una volta nella sua carriera è arrivato tra i primi-30 all’Open, pare che la colpa sia del vento che martella i suoi colpi particolari più di altri. DeChambeau ha giurato di giocare in modo più conservativo, ma lo aveva detto anche a Pinehurst.

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