Quelli che cantano alle finali del calcio. E vengono fischiati

EURO 2024

  È una sporca faccenda. È un duro lavoro. Il lavoro più difficile da fare nella sera di una partita di calcio, compresa questa. Il lavoro più difficile non è di Southgate, non è dover scegliere tra Kane e Watkins. Il lavoro più difficile non è neppure quello dei terzini inglesi che dovranno aggrapparsi alle maglie di Lamine Yamal e Nico Willians. Il lavoro più difficile è dei cantanti in scaletta durante la cerimonia di apertura. Ecco, la trappola. Il concerto. Un concerto molto breve, circa sei minuti. Gratis. Non è retribuito. Si guadagna la possibilità di proporsi a un pubblico quasi inestimabile, 70mila persone dal vivo, centinaia di milioni davanti alla tv. Come prima della finale di Champions League. I vantaggi di un’esibizione del genere devono essere parecchi, se hanno accettato Camila Cabello, Alicia Keys, i Black Eyed Peas. 

Spesso diventa il concerto più importante nella carriera di un artista, ma altrettanto spesso diventa il concerto nel quale si sono presi la dose più massiccia di fischi. 

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Stasera vedremo se i fischi toccheranno pure ai Meduza, a Leony e agli One Republic. Chi c’è passato prima non sa se ridere o piangere. Dua Lipa è diventata popolarissima alla finale della Champions League 2018. Ha detto di essere diventata quella sera una tifosa del Liverpool. Fischiata. Oceana, la cantante tedesca che si è esibita prima della finale europea 2012, dice che quel concerto è stato il momento clou della sua carriera. Fischiata. Come Lenny Kravitz è stato fischiato alla finale di Champions League a Londra il mese scorso, e Adam Gyorgy allo stesso evento l’anno scorso. Gli Imagine Dragons pensavano di poter raggiungere il maggior numero di persone con la loro musica, suonando prima della finale di Champions 2019. Fischiati. A Camila Cabello è andata peggio prima della finale della Champions 2022 a Parigi. Non è stata fischiata. È stata ignorata. 

In questa lunga incursione nei rapporti tra la musica e il pallone, a cura di Rory Smith e Tariq Panja per il New York Times, viene fuori tuttavia che i fischi non sono per le artiste e gli artisti. Come spiega Clemens Boisserée, un tifoso del Borussia Dortmund presente a Wembley il mese scorso, non è con loro che se la prendono, ma con l’UEFA. I tifosi vogliono far sapere che di quei concerti se ne fregano, potrebbero farne a meno, non sono graditi, non li vogliono, non è la cosa giusta da fare in quel momento. A differenza degli Stati Uniti, dove lo spettacolo all’intervallo del Super Bowl è da tempo uno degli show più ambiti, per spettatori e inserzionisti pubblicitari.

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Il calcio, mmm, non riesce a farsi piacere ‘sta cosa. Il concerto in Champions League esiste dal 2016, ma anziché copiare la NFL e piazzarlo nell’intervallo, l’UEFA si ostina a farlo tenere prima della palla al centro. I diritti sono stati venduti alla Pepsi, lo sponsor sceglie gli artisti.

Ma i tifosi delle squadre, come ha scoperto Cabello e come il New York Times fa scoprire ai lettori americani, usano quegli ultimi momenti prima della partita per cantare i propri inni, i propri cori e i propri insulti contro gli avversari. 

“Queste sono tradizioni importanti – spiegano Smith e Panja – non importa cosa pensino Lenny Kravitz”. I buu sono un modo per opporsi a questa intrusione indesiderata dentro il loro spazio sacro. Pazienza, se fior di artisti fanno la fine che fanno. Sono gli effetti collaterali della contestazione all’UEFA. Voi volete far sentire le vostre canzoni al nostro foot-popolo composto da milioni di persone. Bene, fatelo. In cambio vi prendete i fischi. 

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