ADDII
Sei volte campione del mondo, un gigante del biliardo. Ray Reardon era diventato con la sua stecca un’icona, un eroe della classe operaia, questo stanno dicendo in Gran Bretagna nel dare l’addio all’amatissimo gallese. Aveva 91 anni e tutta la sua carriera è stata segnata da una data, il 30 aprile 1957, giorno in cui rimase vittima di un incidente a Tredegar, nel sud del paese.
Reardon lavorava in miniera e quel giorno rimase sepolto sotto il crollo di una parete. Incapace di muoversi, cominciò a ricordare le infinite partite a biglie giocate con suo fratello Ron, immaginandone di nuove. Questa esperienza allo stesso tempo di pre-morte e di attaccamento alla vita ha guidato la sua successiva gioia di vivere, il suo desiderio di diventare una star dello spettacolo e di far uscire il gioco del biliardo dalla nicchia, portarlo alla luce. Come alla luce era tornato lui. «Quando sentivo la gente parlare di nervosismo mentre giocava a biliardo – ha raccontato – pensavo: nervosismo per cosa? Vuoi provare a essere seppellito?».
“Uno dei padrini dello snooker moderno” scrive Jeremy Wilson del Telegraph. Soprannominato Era soprannominato Dracula per via dei capelli lisci pettinati all’indietro e dei denti sporgenti. Aveva un grande senso dell’umorismo. “Reardon – dice il Telegraph – dava l’impressione di essere un rispettabile statista dello snooker”. È stato l’allenatore di O’Sullivan, il quale lo considera l’uomo più divertente che abbia mai incontrato. Reardon invece ringraziava lui, per aver aggiunto anni alla sua vita, gli piaceva molto allenare il giocatore che giudicava il migliore mai visto.
Reardon non aveva cominciato così presto a giocare da professionista. Aveva 35 anni. Tra i giorni da minatore e quelli al biliardo, fece in tempo a infilare una carriera da poliziotto. Lo presero nonostante avesse completato il test di corsa di tre miglia in un’ora. Ricevette due encomi per coraggio. Una volta per essersi arrampicato sui tetti, entrare in una farmacia e arrestare da solo un rapinatore. Un’altra quando disarmò un uomo che aveva un fucile da caccia carico nel centro della città. Stava per uccidere il fidanzato di sua figlia, l’aveva messa incinta, c’erano migliaia di persone in strada a fare shopping. Reardon si accorse di conoscerlo. Tolse il casco e gli disse: «Ehi Jack, sono io, sono Ray, vivo in Bath Street dietro l’angolo da te. Non fare stronzate, sei circondato, andiamo insieme alla stazione e dirò una buona parola per te».
Cinque anni fa in un’intervista chiesero a Reardon il segreto della sua longevità. Rispose: «Non lo so. Fumavo. Bevevo. Non facevo molto esercizio fisico. Non tornavo mai a casa prima dell’1 o delle 2 di notte. Se c’era il sole, giocavo a golf. Se pioveva, giocavo a snooker. Il resto del tempo, bevevo vino e mangiavo. Non è fantastico?».