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LUNEDI 29 LUGLIO 2024
GIORNO #3 DELLE OLIMPIADI
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LUNEDÌ 29 LUGLIO 2024
GIORNO #3 DELLE OLIMPIADI
ITALIANISMI
Le rane erano un flagello. Ieri sera una benedizione
Quando alle dieci di sera Nicolò Martinenghi ha toccato con la sua mano la piastra di una vasca di nuoto scavata dentro uno stadio del rugby per risparmiare, non poteva sapere che stava appallottolando un po’ di titoli pronti per andare in stampa. “Italia, che succede?”. Alla fine della seconda giornata d’Olimpiade, il primo oro italiano era già diventato un incubo, uno spettro, un’ossessione, un fantasma, secondo le sensibilità culturali e le inclinazioni di ciascuno.
La rana di Martinenghi è saltata fuori da uno stagno inatteso. Pare che in Italia ne esistano 23 tipi censiti ufficialmente, divisi in sei specie: rane rosse, rane verdi, raganelle, rospi, ululoni e discoglossi. La settima specie vive nel cloro delle piscine. Non è rossa, non è verde, spesso diventa d’oro come i capelli tinti profeticamente da questo 25enne di Varese tifoso della pallacanestro della sua città e suo primo amore sportivo, come papà. In effetti con papà condivide pure la passione per i gioielli, la famiglia possiede un laboratorio, Samuele Martinenghi fa l’orafo. Era una profezia, e non lo sapevamo.
Non sapevamo neppure che si potesse vincere un oro olimpico in 59.03, alla fine di un quadriennio nel quale una moltitudine di persone sono scese sotto i 59, compreso Martinenghi, due anni fa al primato italiano in 58.26, quasi un secondo in meno rispetto al tempo parigino. Ai Mondiali dell’anno scorso con 59.03 ci si piazzava al sesto posto, a Tokyo al settimo, agli Europei di Roma non si arrivava né primo né secondo. Agli Assoluti di Riccione dell’anno scorso, Federico Poggio ha nuotato di 30 centesimi più veloce. Nessuno riesce a capire cosa accade in questa vasca francese dove non c’è ancora stato un primato mondiale, mentre erano attesi di Ariarne Titmus nei 400 stile libero, da Léon Marchand nei 400 misti, nelle staffette 4×100 stile libero. Ma onestamente stamattina, a Tete Martinenghi sai quanto gliene frega di indagare.
È stata una vittoria strana, inattesa, Martinenghi non aveva fatto una grande impressione né in batteria né in semifinale. Ha virato ai 50 metri da terzo in 27.34, nella vasca di ritorno si è portato sulla linea di Adam Peaty, il britannico che puntava alla terza medaglia d’oro di fila dopo alcuni anni difficili, trascorsi in disparte, per riprendersi la serenità mentale che aveva sentito venir meno. Martinenghi lo ha bruciato al tocco sulla piastra. Ci sono stati solo 8 centesimi di distanza fra Martinenghi e il quarto posto, il tedesco Imoudu, otto centesimi fra l’oro e il niente,
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Le medaglie del tiro
In quattro parole di Marco Imarisio sul Corriere della sera c’è il senso dello sport che davanti alle sconfitte spesso dimentichiamo. “Esistono anche gli avversari”. Ci sono giovani bellissime e bellissimi in giro per lo sport italiano, ragazze e ragazzi finalmente diversi da noi avanti negli anni. C’è Chiara Pellacani che dice: «Speravo proprio di non essere quarta, ma ci sono anche altre persone. Hanno saltato meglio di noi». C’è Elena Bertocchi che adesso è delusa, amareggiata, sull’orlo delle lacrime, ma dice che un giorno ripenserà a quando è arrivata quarta all’Olimpiade, quarta in tutto il mondo, ma ci pensi che bello.
In effetti, prima di Martinenghi, un argento e un bronzo erano arrivati, con Federico Nilo Maldini e Paolo Monna nel tiro con la pistola da 10 metri. Imarisio racconta: “Federico andò in gita di classe al poligono, che quel giorno aveva aperto le porte ai non iscritti. Giocava a basket e pallamano, stava per compiere dieci anni. Paolo fu attratto dalle giostre delle feste patronali, venghino signori venghino, provate a colpire i barattoli. Hanno avuto gli stessi maestri. Sono cresciuti insieme, sono entrambi carabinieri. E da ieri anche i loro nomi verranno quasi sempre pronunciati all’unisono.
L’ultima volta che due nostri atleti avevano gareggiato entrambi in una finale olimpica di pistola era il 1996, ma si trattava di pistola libera”. Si sono giocati “tutto negli ultimi tre colpi. Dopo averne sparati cento, e altri cento venerdì, e cinquecento al giorno per quattro anni”.
Giuliano Foschini su Repubblica spiega che “con una pistola che pesa un chilo e mezzo mirano, a 10 metri di distanza, un bersaglio in cui il cerchio interno, quello che vale 10, ha un diametro più piccolo di quello di una moneta da un cent”.
Questa storia della piscina lenta
Non è solo una questione di primati del mondo. Dal confronto dei tempi di Parigi con quelli dei Giochi di Tokyo, emerge che i crono delle batterie sono quasi tutti più lenti rispetto a tre anni fa. Dieci uomini nuotarono all’epoca sotto l’1:46 nei 200 stile libero e solo in due [il rumeno David Popovici e il lituano Danas Rapsys] lo hanno fatto in Francia. Quattro gare su cinque sono state più lente sia sabato sia domenica. Il sito Swim Swam ha fatto un lavoro di confronto statistico [QUI], sottolineando però che le batterie di Tokyo si tenevano di sera e non di mattina, un dettaglio molto rilevante. Resta il mistero delle prestazioni serali di Parigi. Un paio di eccezioni: il record ungherese di Hubert Kos nei 100 dorso, il record svedese nella 4×100 stile libero femminile.
Cadono record invece alla Coppa di Russia, dove stanno gareggiando atlete e atleti fuori dalle Olimpiadi. Evgenia Chikunova ha nuotato i 200 rana in 2:18.98, il tempo più veloce al mondo nel 2024 e il terzo di sempre. Il 18enne Miron Lifincev ha stabilito il nuovo mondiale jr nei 100 dorso con 52.08.
TITOLI
▥ Corriere della sera: “Buona la prima ma l’Italia non va ancora al massimo” ➔ Flavio Vanetti ha scritto: “Lo scalpo è quello della Repubblica Dominicana, avversario che non ha mai veramente avuto a tiro le condizioni per ribaltare il match ma qualche grattacapo lo ha creato. Le cifre dicono ad esempio che le dominicane sono state superiori nei muri vincenti: 12 contro 9. In soldoni: sono migliori e più scintillanti le sensazioni lasciate dai maschi”
CADUTE
La vecchia Europa senza ancora un oro nella scherma
La vecchia boxe senza più credibilità
Dei quattro ori assegnati finora dalla scherma, nessuno è arrivato l’Europa. Sono andati a 4 Paesi diversi, 3 in Asia e 1 negli USA. Fico. Oddio, fico non è per chi se li lascia scappare. Fino ai Giochi di Tokyo, in 125 anni di scherma olimpica, la vecchia Europa ha avuto una percentuale di medaglie d’oro pari al 90,5%. Ne aveva lasciate lungo la strada solo 21 su 223. Questa vecchia Europa invece è rimasta completamente giù dal podio del fioretto femminile. Non era mai successo nella storia, ma dovrebbe essere chiaro da molti elementi che in giro c’è gente che studia, si aggiorna, copia, si ispira, impara e ti batte. Egemonia e tradizione si riducono a un pugno di polvere senza un upgrade, come dicono nelle riunioni del marketing, anzi nelle call.
E dunque i fioretti italiani che andavano per infilzare sono stati infilzati. Ora si confida nel fatto che il Dream Team faccia il Dream Team nella prova a squadre. Aldo Cazzullo sul Corriere della sera dice che “sotto le vetrate del Grand Palais”, dove si trovava per celebrare l’oro atteso, “nella squadra azzurra di scherma tirava aria da funerale: la maledizione di Parigi è sfatata”.
Sarebbe stata un’altra magnifica responsabilità da gettare sulle spalle di questi Giochi che in tutto il mondo dicono bellissimi, e che a leggere i nostri giornali sembrano prigionieri di una manica di incapaci o presuntuosi.
Flavio Vanetti sul Corriere della sera lo chiama “il Bloody Sunday della scherma”, ma non è solo questo. Il giorno cupo prima che arrivasse l’ora di M. – che avete capito, l’ora di Martinenghi – ecco, il giorno cupo aveva incrociato tre giudici protagonisti di una decisione contraria alle maglie azzurre. Il presidente del CONI se ne è molto lamentato dopo il tramonto: “Malagourinho” ha suggerito in chat il faro di Slalom.
In effetti il verdetto per il match di Abbes Aziz Mouhiidine ha lasciato attoniti. Emanuela Audisio ha scritto: “La fotografia della giornata? Mullojonov che quando gli alzano il braccio fa no no con la testa”.
Dario Torromeo, firma storica del pugilato, sul suo sito Storie di boxe, spiega come bisogna leggere la piccola storia di un verdetto sbagliato dentro il grande conflitto che esiste da tempo tra i vertici internazionali di questo sport e il CIO. “Gli ufficiali di gara di questa Olimpiade sono le terze scelte e, come se non bastasse, arrivano ai Giochi senza avere una chiave di lettura unica del combattimento. Colpa dell’International Boxing Association che ha bloccato 36 arbitri e giudici dopo gli scandali di Rio 2016, colpa sempre dell’IBA che non ha trovato adeguate soluzioni al problema. Ma colpa anche e soprattutto del Comitato Olimpico Internazionale che non ha curato la malattia, aggravando addirittura il danno. È accaduto a Tokyo 2020, si sta ripetendo a Parigi 2024. Il pugilato in questa edizione si sta consegnando alla scomparsa. La colpa più grande che imputo all’attuale gestione è quella di stare installando nelle nostre teste la convinzione di dover combattere contro l’avversario e allo stesso tempo di essere costretti a stravincere se si vuole avere quello che ci spetta. È una boxe malata, uno sport che si avvia lentamente verso l’estinzione. A Los Angeles 2028 al momento non c’è”.
Fuor di metafora
Due cadute reali, effettive, carnali, corporee, hanno sconvolto la giornata di ieri. La ginnasta francese Marine Boyer è andata giù per terra dalla trave durante il riscaldamento, aprendo il calvario della sua squadra alle Olimpiadi. Le Bleus hanno perso la qualificazione alla finale, “era l’appuntamento della loro vita, sono amiche da sempre”, scrive L’Équipe. Una serata da incubo, è il giudizio del direttore tecnico Kévin Rabaud. “Da quel momento in poi – racconta il giornale francese – la pressione è gravata sulle spalle di Mélanie de Jesus dos Santos, la cosa che non le è piaciuta. A maggior ragione su un attrezzo dove è sicuramente forte, ma che storicamente le pone dei problemi”. Mélanie ha lasciato la Bercy Arena totalmente distrutta. A Eurosport ha detto: «Sono delusa da me stessa, ho cercato di essere forte. La mia mentalità non ha retto, ho dato tutto per due anni, ho lavorato per niente. Penso che siano i miei ultimi Giochi. Ora voglio solo nascondermi in un buco e non uscire mai più». Come ha fatto questa squadra, terza ai Mondiali dello scorso anno in Belgio, a crollare così – si chiede L’Équipe. Può bastare un incidente a una compagna pochi minuti prima, per spiegarlo? Coline Devillard e Morgane Osyssek hanno detto dopo la competizione: «Non vogliamo usarlo come un alibi».
Più spaventoso l’incidente a Loana Lecomte durante la gara di cross-country femminile. La francese era in ottima posizione e si stava battendo con Pieterse per una medaglia alle spalle dell’inarrivabile Pauline Ferrand-Prévôt.
Ha mandato in delirio 13.000 spettatori. È ovunque come uno stadio di calcio, spiega Le Monde.
“Un anno fa – racconta il giornale francese – la mattina dopo il suo quinto titolo mondiale in Scozia, vagava cupa e solitaria nei vasti corridoi e sulla fitta moquette del Peebles Hydro Hotel. Aveva passato una brutta notte e si era svegliata con un senso di disagio: per rimediare si era fatta un giro in bicicletta di 2 ore e mezza. Il destino olimpico di Pauline Ferrand-Prévôt è stato costruito su una sorta di paradosso: diventare un’atleta pronta a sottomettersi a una disciplina ferrea, rinunciando alla sua natura di donna piena di fantasia. Prima di ritirarsi nella sua bolla otto mesi fa, ha avvertito le persone più vicine che si stava preparando a non rispondere più a chiamate o messaggi: «Sarebbe il fallimento della mia vita se non vincessi le Olimpiadi». E così è cominciato il suo ascetismo”.
IL TEMA
La difficoltà numero 1 nel seguire i Giochi in tv
Ora, diciamo la verità. Uno può rimpiangere i magnifici moscoviti che crearono sugli spalti l’immagine della loro mascotte orso con dei cartoncini. Uno può rimpiangere l’astronauta americano. Può rimpiangere la regina Elisabetta che si getta col paracadute sullo stadio. Ma la vera grande pietra miliare dei Giochi da rimpiangere è la figura del bravo presentatore, il conduttore del maxi contenitore, il mezzobusto che da uno studio alla periferia di Roma prende in mano la situazione e dice di farla finita a Icardi che sta all’equitazione per il dressage, scusa Icardi riprendiamo la linea e la diamo al canottaggio per il ripescaggio del quattro di coppia. Ecco, se proprio va fatto esercizio di nostalgia e di fede nel passato, che sia per i capisaldi della nostra cultura. Dateci Gianfranco De Laurentiis.
Antonio Dipollina su Repubblica: “A memoria, nelle precedenti edizioni olimpiche, Rai aveva la buona abitudine di mostrare in sovrimpressione a più riprese l’orario esatto della finale più importante e più imminente. Abitudine persa a Parigi. E vale per tutti, mica soltanto per la Rai: i servizi, e le interviste, e le rubriche spiritose sono belle, ma quello che la gente si chiede davvero è: – A che ora?”.
Però Dipollina dice che “tra i telecronisti più utili in circolazione quelli del judo. Per la Rai, Fabrizio Tumbarello. Il judo funziona così: ci si mette davanti al video, si guardano le due atlete, o i due atleti, che si confrontano da vicino e poi, quando Tumbarello alza il tono di voce e urla cose in giapponese, significa che sta succedendo qualcosa”.
ARTEFICI
Il primo oro di Allonsanfan Marchand
C’era un’atmosfera folle, così la chiama L’Équipe, c’era un altro impianto pieno, 15mila spettatori per vedere Léon Marchand vincere i 400 misti. Ha vinto In 4’02”95, meglio del vecchissimo record olimpico di Michael Phelps [4’03”84 del 2008] ma senza record mondiale [4’02”50]. L’Équipe scrive che si è avvicinato, in realtà neppure quello, mezzo secondo quasi di distanza non è come mettere la boccia bianca di un palmo accanto al pallino. Celine Nony, la seconda Celine protagonista di questa settimana a Parigi, scrive sul giornale francese. “Ovviamente, avendo Phelps detto l’estate scorsa che in questo suo erede vede il primo nuotatore capace di scendere sotto i 4 minuti, gli animi si erano riscaldati. Soprattutto da quando Bob Bowman, mentore di entrambi, aveva detto due giorni fa che Marchand era più in forma che mai”.
Tutto quel che Slalom ha raccolto in questi anni su Marchand si trova QUI
Il giornale francese parla di “incredibile comunione” tra il pubblico e il nuotatore, mentre 4 esperti esaminano la nuotata del prodigioso ragazzo partito da Tolosa per andare ad allenarsi in America, alla Arizona University, un college dove avevano chiuso la piscina e con il suo arrivo hanno invece vinto il titolo NCAA. Secondo Frank Esposito, Marchand non spreca nulla a farfalla, Jérémy Stravius trova che sia più alto di tutti sull’acqua quando va a dorso, Hugues Duboscq parla di rana dal tempismo giusto, Alain Bernard di costanza nello stile libero.
Americhe: la prima del Dream Team
Sports Illustrated tesse l’elogio di Torri Huske: “La pittrice e disegnatrice part-time del Team USA ha realizzato il suo capolavoro olimpico domenica sera, sorprendendo la compagna di squadra Gretchen Walsh e vincendo la medaglia d’oro nei 100 metri farfalla per quattro centesimi di secondo. È intelligente e artistica, una lettrice, una pensatrice che ha riversato la sua opera più audace su una tela acquatica, dopo il fallimento di Tokyo”. [QUI]
“Benvenuti nell’era di Emma Hayes” dice Sports Illustrated a proposito del 4-1 della nazionale femminile di calcio sulla Germania. “La Nazionale ha ufficialmente le suoi Big Three. La prima linea di Trinity Rodman, Mallory Swanson e Sophia Smith ha mostrato sprazzi di brillantezza. La partita ha mostrato cosa potrebbe diventare questo trio al suo apice” [QUI]
Sports Illustrated: “Kevin Durant dimostra di essere un tassello fondamentale nel puzzle del Team USA nella vittoria olimpica contro la Serbia. Ogni dubbio sul ritorno della stella dei Suns dall’infortunio è stato rapidamente dissipato dopo un primo tempo stellare” [QUI]
TITOLI
▥ Corriere della sera: “Biles, il ritorno più atteso. Quei salti che nessun’altra fa”– Body da tremila euro, l’Arena è sua, per lei si muovono le star ➔ Arianna Ravelli ha scritto: “Quando Simone inizia la sua gara alle trave, la casualità del sorteggio (con l’aiuto di un po’ di studiata regia) fa sì che le altre atlete (comprese le azzurre partite dal corpo libero) abbiano già finito il loro esercizio. Tutta l’Arena è per lei, che aggredisce la trave e comincia a piroettare. Simone è tornata, e brilla, eccome se brilla. Quattro ori (previsione non azzardata) la attendono”.
POPOLI
Il debutto con vittoria del Sud Sudan
Domani: “Giovane, tragico e povero: i canestri irresistibili della sorpresa Sud Sudan” – Valerio Piccioni ha scritto del successo all’esordio della squadra africana su Porto Rico: “Questa giovanissima storia viene però da lontano. Negli anni abbiamo saputo del Sud Sudan tramite i racconti di padre Daniele Moschetti: «Proprio prima dell’indipendenza organizzammo i nostri Mondiali per la gente del posto, a Mapuordit, durante Sudafrica 2010 – ci racconta il missionario comboniano ora a Castel Volturno – Quindi, una maratona per sensibilizzare la gente e spingerla ad andare a votare prima del referendum. Il Sud Sudan potrebbe essere ricco: ha tante risorse naturali. Ma le terre migliori del paese sono state vendute, meglio dire svendute alle multinazionali e ad alcune potenze straniere. E la guerra civile fra le diverse etnie ha fatto il resto». E già perché dal 2013 al 2020 lo scontro fra Dinka e Nuer ha provocato 383mila morti. «Purtroppo ora si sono aggiunte anche le conseguenze di un’altra guerra civile, in Sudan, con milioni di persone che varcano il confine per mettersi in salvo. Per questo, la storia di questi ragazzi è la cosa più bella che possa esserci ora in Sud Sudan. E’ una speranza, l’idea che ci sia una possibilità»”.
VITE OLIMPICHE
Cesare Beccaria e Steven van de Velde
Ieri Steven van de Velde è andato in campo nel torneo di beach volley contro una coppia italiana e si è preso i fischi del pubblico, per la sua vicenda giudiziaria, la violenza sessuale di una 12enne, lui ne aveva 19. È stato condannato a quattro anni di carcere ed è tornato in campo, mentre la Nazionale olandese difendeva la scelta dicendo che «abbiamo una persona che ha scontato la sua pena, che ha fatto tutto ciò che poteva per poter competere di nuovo».
Concita De Gregorio su Repubblica avverte nella storia di Steven van de Velde echi del colloquio in carcere fra Turetta padre e figlio che abbiamo ascoltato quando non avremmo dovuto. Scrive: “Ci convoca, questa vicenda, a rispondere a una domanda.Esistono reati inemendabili, reati così odiosi per cui nessuna pena, nessuna riabilitazione e pentimento possono bastare? E se sì, a giudizio di chi? Il nostro, il giudizio del popolo? O è alla legge che dobbiamo tutti obbedire? Basta, il carcere, a darti una seconda possibilità di vita o non puoi averla, e allora a cosa serve il carcere. Beccaria, torna. Ci piace di più la pena di morte?”
Emanuela Audisio, ancora su Repubblica, racconta che van de Velde è stato sistemato in albergo, “per isolarlo ed evitare ogni imbarazzo. Vietato ogni incontro ravvicinato, proibite le interviste, niente zona mista. Ogni comitato olimpico nazionale ha le sue linee guida. Se van de Velde fosse inglese o australiano non avrebbe potuto partecipare ai Giochi. Lui in una dichiarazione scritta ha ringraziato per questa seconda opportunità”.
Ha sposato la pallavolista tedesca Kim Behrens, sorella di Kevin, calciatore, attaccante del Wolfsburg. “Lei ha studiato psicologia ed è commissario di polizia. La coppia vive all’Aja e ha un figlio di due anni”. Audisio dice che ha tentato di difendere Svdv anche la maratoneta inglese Paula Radcliffe, commentatrice per la Bbc: «L’uomo non deve essere punito due volte, ha capito l’errore, gli auguro buona fortuna». “Non l’avesse mai detto. È stata costretta – racconta Audisio – a fare marcia indietro e a scusarsi: «Come mi sarà venuto in mente di dire una cosa così inadeguata?».
Dall’Inghilterra, Oliver Brown lo definisce uno degli episodi più vergognosi nella storia delle Olimpiadi.
AVREMO SEMPRE PARIGI
Il kitsch non è il diavolo
Nella rubrica di critica televisiva sul Corriere della sera, Aldo Grasso rimette a posto un paio di paletti per leggere la cerimonia dei francesi senza certi pregiudizi retrò che hanno foderato molti sguardi. Grasso dice che non era una cerimonia perché mancava lo stadio, “ma era uno show e come tutti i grandi show che si rispettino doveva essere esagerato. In fondo, il kitsch è il solo modo per mescolare una grande città e lo sport, la moda e la Storia, il pop e l’inclusione. Pioveva a dirotto ed essere stati capaci, comunque, di portare a termine una macchina teatrale così complessa è stata impresa non da poco”.
Meno male, Slalom era sul punto di consegnarsi al nemico. Invece Grasso dice che “abbiamo assistito a una rottura spazio-temporale che farà epoca”. È successo venerdì sera, i giornali del mondo lo hanno scritto online venerdì un minuto dopo, noi siamo arrivati di lunedì mattina perché era più divertente sfotterli, i francesi. “Qualcuno – accenna Grasso con la rassegna stampa sulla scrivania – ha storto il naso perché il soggetto della festa non erano gli atleti ma Parigi (la corsa del tedoforo sui tetti della Ville Lumière era da film), qualcun altro non ha gradito l’inevitabile sciovinismo francese, dalla Bastiglia alla Belle époque, dall’ancien régime a Macron (nel celebrare la storia di Francia gli altri Paesi sarebbero stati trascurati), qualcun altro ancora ha criticato la sfilata dei bateaux-mouches con le squadre nazionali e molti non hanno apprezzato la «dissacrazione» dell’Ultima cena. L’unica cosa veramente deprecabile è non aver previsto un riparo per le più alte autorità: il presidente Mattarella si è bagnato come un pulcino”. Per questo poi non gli son piaciute le telecronache, “sarebbero serviti cronisti con una più spiccata sensibilità culturale per intrecciare i diversi piani, per spiegare che cos’è la cultura pop, i giochi di luce e quelli dei Minion, la personificazione della Tour Eiffel, il cavallo meccanico argentato che correva sulla Senna”. Grasso dice che “tutti hanno applaudito Céline Dion con «L’inno all’amore» di Edith Piaf, mentre tutto intorno è pioggia, pioggia, pioggia e Francia”. Con quel frammento di terra desolata, un pianoforte in fiamme su una zattera alla deriva, mentre una voce inascoltata chiedeva di immaginare un mondo dove non ci sono nazioni e fondamentalismi religiosi.
Su La Stampa interviene il teologo Vito Mancuso rimpiangendo il fatto che “un tempo le Olimpiadi iniziavano con una consacrazione, oggi invece sono iniziate con una dissacrazione. E il punto è che la dissacrazione della tradizione cristiana e occidentale compiuta dall’inaugurazione di Parigi dice di noi: rappresenta la fatuità di questi nostri poveri giorni, fotografa la miseria culturale e spirituale che li caratterizza, è l’emblema dell’inimicizia sempre più intensa verso la nostra storia. Una pianta senza radici secca, una civiltà senza radici lo stesso: e la nostra civiltà, che è post-cristiana, post-occidentale, post-umana, è ormai sradicata da tempo. A quei tempi Nike si pronunciava proprio così, nike, e non, come oggi, naik, ed era una divinità classica, non un logo commerciale americano. Uno a quei tempi guardava Zeus e la Nike e vi si votava, a differenza di oggi quando uno guarda una nike nel senso di naik e chiede quanto costa”.
| VOCI Rachida Dati
➣ Come ha vissuto la faraonica cerimonia di Parigi 2024?
«Formidabile, e sarebbe stata ancora più formidabile senza la pioggia.
C’era gioia, la gioia degli atleti sui barconi. La gioia dei ballerini. E, come parigina e francese, sono stata orgogliosa e felice di aver ricevuto questo riconoscimento per il nostro Paese e per i servizi governativi che hanno lavorato per rendere sicura la cerimonia in modo che milioni di francesi potessero goderne. È stato un grande momento di cultura».
➣ Cosa risponde a chi denuncia un “insulto ai cristiani” per il banchetto con le drag queen interpretato come una parodia dell’Ultima Cena?
«La République è il rispetto delle credenze delle persone, e l’arte spesso tocca i limiti della sensibilità delle persone. Difendo la libertà artistica. Posso capire la reazione della Conferenza episcopale francese e il disagio di alcuni credenti. E anche io sono molto attenta al rispetto dei credenti. Abbiamo anche aperto i Giochi con una messa, alla quale ho partecipato. All’epoca del Mondiale di rugby, era l’estrema sinistra a pensare che lo spettacolo fosse troppo patriottico, ed era sbagliato. Tutte queste polemiche saranno superate dalle prestazioni dei campioni. Lo spettacolo sportivo e la passione per le gare mi sembrano la cosa più importante». [intervista di anais ginori, la Repubblica]
Il caso Senna
È saltato l’allenamento del triathlon, le gare nel fiume sono un grosso punto interrogativo. Marco Bonarrigo sul Corriere della sera spiega che “nelle acque della Senna gli enterococchi sono nella norma, il problema è l’Escherichia coli che al momento è circa il doppio rispetto ai limiti consentiti dal regolamento del triathlon (1.000 unità/100 ml, ndr) per poter nuotare in acque interne come quelle del fiume che scende lentamente. Le piogge dei giorni scorsi hanno riversato nella Senna scarichi importanti di acque ferme che faticano ad essere compensati: la «familiarizzazione» degli atleti con il fiume di ieri è stata annullata perché i valori non erano a posto”.
Il Corriere ne ha parlato con Sergio Migliorini, medico traumatologo, “l’uomo che dirà sì o no alla Senna per le gare di domani (uomini) e dopodomani (donne)”. Migliorini presiede la Commissione Medica di World Triathlon e dice: «Ci riuniamo ogni giorno all’alba per fare il punto della situazione, oggi sapremo se si può fare una ricognizione, domattina se c’è il via libera per la gara maschile. Se i valori non scendono possiamo rimandare tutto di 24 ore, altrimenti il regolamento parla chiaro: il titolo olimpico verrà assegnato escludendo il nuoto e mantenendo solo ciclismo e corsa».
Giulia Zonca su La Stampa spiega: “Sono decenni che Parigi cerca di riappropriarsi del corso della Senna salutata nel 1923. Prima il bagno si poteva fare, nel 1900, quando ancora non esisteva il concetto di piscina olimpica, i primi Giochi parigini si sono nuotati lì, senza problemi, il fiume all’inizio del secolo scorso era molto frequentato. Riva pubblica, luogo di incontro prediletto, pure un po’ nudista nella fase della Parigi libertina, tratto che qui, giustamente, si porta con grande fierezza. Dal can can rivisitato da Lady Gaga all’ultima cena della cerimonia di apertura: la Senna, quell’idea di Senna, sono legate a Parigi 2024 che ne ha fatto un punto d’onore e non lo vuole mollare, per questo continua a tenere tutti in bilico gli atleti. In scacco. La Senna è il centro dei Giochi, la scenografia dell’inaugurazione, il filo conduttore e soprattutto la grande promessa. La Francia ci ha pompato dentro 1,4 miliardi negli ultimi 10 anni per ingegneria d’avanguardia, vasche giganti in cui controllare il flusso. La Senna per i politici francesi è l’equivalente del ponte sullo stretto di Messina per quelli italiani”.
TITOLI
▥ Domani: “Il ferro e l’oro, la medaglia parla di unione tra diversità” ➔ Antonella Bellutti ha scritto: “La cerimonia ha esplicitato che la Francia, dopo aver inventato i Giochi moderni, ora vuole proporre una visione di rottura col passato mettendo l’enfasi su inclusione, sostenibilità, condivisione. Anche la medaglia, impreziosita col ferro della torre Eiffel, lega insieme elementi e materiali differenti: un tuffo nella bellezza, una mescolanza tra il collage francese e il kintsugi giapponese, un capolavoro simbolico”
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LO SPORT OGGI IN TV LA GIORNATA
VITE OLIMPICHE 8.30 Le Olimpiadi – su Eurosport, Rai 2, Rai Sport, Discovery+. I dieci canali tematici di Eurosport sono visibili agli abbonati Sky, anche su Sky Go [il programma completo della giornata è QUI] TENNIS 17.00 ATP e WTA Washington, primo turno – su Sky PALAZZETTI E DINTORNI 20.00 Europei Under-18 basket: Italia vs Lettonia – in streaming sul canale Youtube della FIBA |
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Slalom ha un canale Whatsapp, dal quale diffonde qualche aggiornamento quotidiano su temi, discussioni, rubriche pubblicate durante il giorno. Non vi impressionate. È una cosa poco invasiva, riservata, per pochi intimi. Siamo un centinaio, niente di che. Nessuno disturba, non ci sono riunioni di condominio, mai un messaggio prima delle 8.30, mai uno dopo le 20.30. Chi volesse unirsi, può farlo seguendo questo link Lo Slalom apparirà su whatsapp nella lista Canali insieme a tutti gli altri a cui vi siete iscritti, nella sezione Aggiornamenti. Fa molto fico averne uno. |
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