ITALIANISMI
IL NASCONDINO AZZURRO E MARTINENGHI SALVI-TUTTI
Quando alle dieci di sera Nicolò Martinenghi ha toccato con la sua mano la piastra di una vasca di nuoto scavata dentro uno stadio del rugby per risparmiare, non poteva sapere che stava appallottolando un po’ di titoli pronti per andare in stampa. “Italia, che succede?”. Alla fine della seconda giornata d’Olimpiade, il primo oro italiano era già diventato un incubo, uno spettro, un’ossessione, un fantasma, secondo le sensibilità culturali e le inclinazioni di ciascuno.
La rana di Martinenghi è saltata fuori da uno stagno inatteso. Pare che in Italia ne esistano 23 tipi censiti ufficialmente, divisi in sei specie: rane rosse, rane verdi, raganelle, rospi, ululoni e discoglossi. La settima specie vive nel cloro delle piscine. Non è rossa, non è verde, spesso diventa d’oro come i capelli tinti profeticamente da questo 25enne di Varese tifoso della pallacanestro della sua città e suo primo amore sportivo, come papà. In effetti con papà condivide pure la passione per i gioielli, la famiglia possiede un laboratorio, Samuele Martinenghi fa l’orafo. Era una profezia, e non lo sapevamo.
Non sapevamo neppure che si potesse vincere un oro olimpico in 59.03, alla fine di un quadriennio nel quale una moltitudine di persone sono scese sotto i 59, compreso Martinenghi, due anni fa al primato italiano in 58.26, quasi un secondo in meno rispetto al tempo parigino. Ai Mondiali dell’anno scorso con 59.03 ci si piazzava al sesto posto, a Tokyo al settimo, agli Europei di Roma non si arrivava né primo né secondo. Agli Assoluti di Riccione dell’anno scorso, Federico Poggio ha nuotato di 30 centesimi più veloce. Nessuno riesce a capire cosa accade in questa vasca francese dove non c’è ancora stato un primato mondiale, mentre erano attesi di Ariarne Titmus nei 400 stile libero, da Léon Marchand nei 400 misti, nelle staffette 4×100 stile libero. Ma onestamente stamattina, a Tete Martinenghi sai quanto gliene frega di indagare.

È stata una vittoria strana, inattesa, Martinenghi non aveva fatto una grande impressione né in batteria né in semifinale. Ha virato ai 50 metri da terzo in 27.34, nella vasca di ritorno si è portato sulla linea di Adam Peaty, il britannico che puntava alla terza medaglia d’oro di fila dopo alcuni anni difficili, trascorsi in disparte, per riprendersi la serenità mentale che aveva sentito venir meno. Martinenghi lo ha bruciato al tocco sulla piastra. Ci sono stati solo 8 centesimi di distanza fra Martinenghi e il quarto posto, il tedesco Imoudu, otto centesimi fra l’oro e il niente,
| Arianna Ravelli sul Corriere della sera lo dice: “Noi miscredenti avevamo dubitato: sembrava uno che si volesse convincere. E invece aveva ragione lui. Anche se in acqua si sentiva pesante e stanco, anche se in semifinale aveva stampato solo il sesto tempo generale, 59”28, anche se quella baraonda che sono i 100 rana hanno dimostrato da un po’ che non c’è più un solo sceriffo in città, dopo che sua maestà Adam Peaty è tornato ma non è più quello di prima dello stop per depressione, e chiunque può essere una minaccia, dal cinese sospettatissimo con tre ori mondiali a Fukuoka Qin Haiyang, all’argento a Tokyo Arno Kamminga, dall’americano Fink campione del mondo in carica all’altro giovane olandese Corbeau qualificatosi in finale con il primo tempo”. C’è uno spirito speciale che spicca in squadra e che Ravelli sottolinea, “questa amicizia e questa leggerezza («Ho scherzato con Thomas fino alla camera di chiamata») che portano in dono l’oro meno atteso. Quello del sorrisone dolce di Tete, che ha insegnato a tutti come vada presa la vita: apprezzandola”.
| Giulia Zonca su La Stampa racconta: “Ha perso cuffia e occhialini, ha baciato la fidanzata, risposto alle telefonate istituzionali, salutato Ceccon con cui ha scherzato fino alla camera di chiamata, il luogo di decompressione in cui gli atleti entrano in un’altra realtà. Stavolta Martinenghi, che spesso lì perde energie dietro a pensieri instabili, non ha incrociato nessuna esitazione. Ha puntato la carriera sul sette, il numero fortunato”. È il numero della corsia da cui è partito, la sua preferita – dice lui – da bambino a Brebbia. “Martinenghi ha vinto gli Europei, i Mondiali, mancava solo questo titolo, il più importante ottenuto spalla a spalla con i migliori e, certo, i cronometri incomprensibilmente fuori norma, al ribasso, per questo gruppo di perfezionisti della rana, magari non rendono la portata della sfida, ma stiamo parlando di un numero di talenti che in contemporanea non si erano mai visti”, ha scritto ancora Zonca.
| Dall’Inghilterra, Oliver Brown sul Telegraph canta la caduta definitiva di Adam Peaty, o almeno quella che stamattina ci sembra tale. “Il Popeye della piscina è parso improvvisamente umano. Ora sono un uomo anziano, si è lamentato. I suoi poteri un tempo insuperabili ora sono diminuiti. Era solito essere celebrato per le sue qualità da fumetto, a un certo punto deteneva i primi 20 tempi nella storia dei 100 metri rana. Il tempo di 59,03 è uno di quelli che Peaty avrebbe deriso nel suo periodo migliore. Peaty ha solo 29 anni. Non è un’età per essere messi in pensione. Ma il nuoto è uno sport che premia in modo sproporzionato la prima ondata di giovinezza. Martinenghi ha 24 anni e quel divario di cinque si è rivelato cruciale”
L’abbraccio con Peaty