La mappa geografica dell’Italia che va a Parigi

#7 GIORNI ALLE OLIMPIADI

 VITE OLIMPICHE 

 

Hanno secoli di vita, ma inseguono la contemporaneità. Si chiamano Olimpiadi moderne, ma il moderno è un concetto già passato. Alla ricerca di un nuovo pubblico e di nuovi clienti del futuro, i Giochi immaginati da De Coubertin prevedono ogni quattro anni abbondanti mani di vernice per una rinfrescata: a Tokyo arrivarono l’arrampicata, lo skateboard e il surf, a Parigi sono tutti e tre confermati e a essi si aggiunge la break-dance, a Los Angeles 2028 avremo lacrosse e cricket. 

Qualche novità è presente pure fra le medaglie da assegnare. L’atletica leggera introduce una nuova gara mista, una staffetta di marcia, in sostituzione della 50 km maschile. C’è una nuova categoria di peso femminile nel pugilato in sostituzione di una maschile. Due gare di slalom estremo in canoa hanno preso il posto di due gare di velocità. Tre nuove gare di vela mista – con kitesurf e 470 – hanno rimpiazzato il 470 maschile e femminile, una nuova prova skeet per squadre miste nel tiro ha preso il posto della trap, ma non nel senso inteso da Sfera Ebbasta.

Come si cambia per non morire [questa è Fiorella Mannoia]. È cambiata pure l’Italia, per fortuna. Trentasei maglie azzurre ai Giochi su 403 sono nate all’estero, altre nate in Italia hanno una storia familiare vicina o lontana di immigrazione. La Nazionale che parte per Parigi è il riflesso preciso di una società nuova, diversa, un’Italia mille culure [questo è Pino Daniele], più in certi sport che in altri per la verità, più nella pallavolo e nell’atletica che nel tennis, in quegli sport cioè dove il reclutamento passa dalle palestre delle scuole o dalle strade, da luoghi pubblici, spazi aperti a tutti. 

Benedetta Pilato of Italy reacts after winning the bronze medal in the swimming 50m Breaststroke Women Final during the 21st World Aquatics...

Fra i 367 nati in Italia, la maggioranza relativa va alla Lombardia con 70 qualificati, davanti al Lazio con 43, la Toscana con 38, il Veneto con 32, il Piemonte e l’Emilia-Romagna con 28. Molise e Valle d’Aosta sono fuori, e c’è una questione meridionale di cui occuparsi.

Anche in questo senso, la delegazione del CONI è un riflesso del paese. Ne ha scritto stamattina Valerio Piccioni su Domani. Dalle regioni del sud, isole comprese, vengono in 66, il 16,37% del totale, una percentuale di sotto rappresentatività a fronte del 31 per cento di popolazione presente nelle stesse regioni. La metà di essi ha dovuto lasciare casa: vive e si allena altrove. Eppure, a Tokyo in 17 su 69 portarono una medaglia. Lo squilibrio è testimoniato dalle cifre che Piccioni fa a proposito della pratica sportiva e degli impianti.

Dai tre anni di età in su – scrive – meno di venti calabresi su cento fanno sport in modo saltuario e continuativo a fronte dei 60 altoatesini, dei 50 trentini, dei 42 veneti, dei 40 lombardi, dei 39 emiliano-romagnoli. Dal 2005 al 2022, tanto per aggiungere un altro dato, la pratica sportiva al meridione è cresciuta di una virgola (0,4), rispetto al più 3,3 della media nazionale. Con il rischio che la riforma istituzionale dell’autonomia differenziata allarghi la forbice. Nella ricerca Svimez-Uisp finanziata da Sport e Salute nel 2023 – che se al sud ci sono il 66 per cento dei bambini delle scuole primarie che non hanno una palestra a disposizione,

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I senza palestre e senza campi continueranno a vincere. Lo dice la tradizionale previsione dell’istituto Nielsen, quella che attribuisce alla prossima spedizione 46 medaglie [+6 rispetto a Tokyo] e 11 ori [+1]. Fra questi 11 compaiono l’irpino Aziz Abbes Mouhiidine e la napoletana Irma Testa nella boxe; la libero della Nazionale di pallavolo Monica De Gennaro, il pugliese Vito Dell’Aquila nel taekwondo; Ruggero Tita e Caterina Banti nella vela.

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