La generazione sbucata dalla guerra. L’Ucraina va ai Giochi sentendosi al fronte

  Prima che le Olimpiadi siano dichiarate aperte venerdì sera, con una cerimonia che il direttore artistico Thomas Jolly promette «politica e audace», nel pomeriggio di oggi cominciano le gare, con 20 partite compresse fra le tre del pomeriggio e le undici della sera, dodici di rugby a sette e otto di calcio, tutte maschili. Vanno subito in campo le Nazionali di Ucraina [ore 19 contro l’Iraq] e di Israele [ore 21 contro il Mali], per ricordarci che lo sport non è un mondo a parte, non è la famosa isola felice, soprattutto non lo sono le Olimpiadi, dove la politica internazionale si è affacciata già nel 1908 con uno scontro diplomatico fra Nuovo e Vecchio Mondo [USA e Gran Bretagna], per vivere l’edizione della propaganda nazista nel 1936, quelle della guerra fredda a partire da Helsinki nel 1952, quella dell’attacco terroristico agli israeliani nel 1972, quelle dei boicottaggi USA-URSS fra 1980 e 1984 dopo l’altro degli africani nel 1976, quelle del bando al Sudafrica per la politica dell’aprtheid, fino a questa senza le bandiere di Russia e Bielorussia. Con una cinquantina di guerre per il mondo, due delle quali al centro della scena internazionale. 

 POPOLI 

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LA GENERAZIONE SBUCATA DALLA GUERRA, L’UCRAINA VA AI GIOCHI SENTENDOSI AL FRONTE

  Quando tutto ebbe inizio, quando Maryna e Vladyslava Aleksiiva vennero a sapere che i primi carri armati russi stavano entrando in Ucraina, le gemelle dovettero lasciare in fretta Kharkiv. Ebbero appena il tempo di prendere dei vestiti e la medaglia olimpica, il bronzo vinto nel nuoto artistico. Un inferno lo chiama Vladyslava, seduta sul bordo della piscina di Nîmes dove hanno preparato i Giochi. Nel mese di maggio la città ha messo a loro disposizione una vasca perché potessero allenarsi in tranquillità.

Iryna Koliadenko invece non è riuscita a fuggire subito. Ha passato le prime due settimane rinchiusa nella cantina di un edificio a Irpin, a ovest di Kiev. Anche lei aveva una medaglia di bronzo in un cassetto. Un giorno, dal quarto piano, vide dalla finestra i paracadutisti russi che atterravano nella foresta. A Irpin il suo allenatore sarebbe stato assassinato in palestra con una facilità che nessuno mette in conto. I militari di Putin sono entrati e gli hanno sparato,

I destini olimpici di chi in Ucraina preparava i Giochi sono stati sconvolti dalla paura. Secondo il ministero dell’Interno di Kiev, più di 3.000 tesserati per qualche federazione hanno combattuto nelle forze armate del Paese. Quattrocentosettantanove sono stati uccisi. I bombardamenti attribuiti all’esercito di Mosca hanno distrutto più di 500 infrastrutture sportive. Così la prospettiva di chi a Parigi gareggia venendo da quella terra è un’altra. L’Olimpiade è la prosecuzione della resistenza con altri mezzi. 

Non si vede all’orizzonte la fine. Il tempo dell’ottimismo – ha scritto Libération in Francia – il tempo delle controffensive, della liberazione di Kherson e della regione di Kharkiv è passato. Le bombe cadono senza sosta sulle città e sulle truppe ucraine. I Giochi olimpici, con le loro promesse di medaglie e il giubilo popolare, sono un’opportunità per ottenere finalmente delle vittorie. Oksana Kozyna raggiungerà Parigi per giocare il torneo di badminton alle Paralimpiadi, ma quando parla di giocare lo fa con il lessico della guerra, si definisce una guerriera e la sua racchetta la chiama spada. ,Quando un incubo cambia pure le parole che usiamo, abbiamo dismesso un pezzo dell’anima. 

«L’uso dello sport in politica è un fenomeno relativamente nuovo in Ucraina» sottolinea con Libération Lukas Aubin, ricercatore dell’Institut de Relations Internationales et Stratégiques [IRIS], specialista dell’area post-sovietica. È quel che Volodymyr Zelenskyj ha chiesto subito ai suoi sportivi, anche prima dell’invasione. Il suo predecessore Petro Porošenko non lo aveva fatto. Lui ha intuito subito l’importanza che lo sport avrebbe potuto avere»

Con i russi non si gioca, e se proprio si deve non si salutano, come fanno le tenniste dall’inizio dell’invasione. Quando l’atteggiamento del presidente del comitato olimpico Sergej Bubka è stato giudicato troppo morbido, troppo dialogante, troppo teso all’uso dello sport come un ponte, il governo lo ha rimosso dal ruolo. Sempre secondo Libération, il ministro dello sport Matvii Bidnyi ha dedicato gran parte del suo tempo a scovare e chiedere l’esclusione degli atleti russi sostenitori del conflitto, una delle condizioni poste dal CIO per la partecipazione di una delegazione contenuta da Russia e Bielorussia. Bidnyi è un ex bodybuilder. Teorizza che «lo sport non può stare fuori dalla politica» e che «i Giochi sono il nostro fronte».

Yaroslava Mahuchikh of Ukraine celebrates after competing in the High Jump Women final during the European Athletics Championships. Yaroslava...

È il posto della controffensiva per Yaroslava Mahuchikh, che ha battuto il record mondiale di salto in alto dopo 37 anni tingendosi le palpebre con l’ombretto giallo e blu. Il New York Times ha raccontato la storia di Volodymyr Androshchuk, campione jr di decathlon nel 2019, con l’obiettivo di qualificarsi per i Giochi. La guerra gli ha tolto una canottiera e gli ha messo sulle spalle una divisa. È andato in prima linea con un solo mese di addestramento. La mattina del 25 gennaio ha risposto a un messaggio vocale di Zhuravska, la sua ragazza, nelle ultime settimane stavano parlando di matrimonio. Sua madre le aveva comprato un anello e Androshchuk le aveva detto mettilo, mettilo al dito, facciamo finta che te l’abbia dato io, e che sia il nostro anello di fidanzamento. A febbraio sarebbe tornato in congedo, ti amo, Kitty, ti amo alle tre del mattino, spero di vederti presto, un cuore, un clic, l’invio, e subito dopo la sorpresa di vedere i cecchini nemici sparare verso la loro fila, non una squadra d’atletica, ma la squadra d’assalto del 95esimo battaglione che stava strisciando per 300 metri fino a una collina. 

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Ecco perché tre mesi fa, nel frattempo, Oleksi Sych ha detto ad Anastasija sposiamoci, sposiamoci anche se non abbiamo preparato niente, che ne potevamo sapere, facciamo che la nostra vita sia normale. È il 22enne capitano della Nazionale di calcio ucraina che oggi va in campo e apre i Giochi per il suo paese contro l’Iraq, un’altra terra disgraziata, un altro posto dove intere generazioni di adolescenti sono state deviate e travolte. Ucraine e ucraini sono 140 in tutto e qui Le Monde ha raccolto le storie delle loro ambizioni. A Tokyo le medaglie furono 19, una sola d’oro, perché lo sport d’élite in molti posti si fa con i soldi dello stato. Dentro la Nazionale di calcio che si è qualificata raggiungendo la la semifinale agli Europei Under-21, Ihor Krasnopir non dà interviste. Non vuole che il suo nome si senta in molti posti, mentre Dmytro Kryskiv, 24 anni, oggi lo vediamo con la maglia e il numero 18, sta raccontando a tutti di quando da bambino passava con sua madre davanti allo stadio del Metalist, lo incrociavano ogni mattina lungo il tragitto a piedi da casa all’asilo, dall’asilo a casa. Passavano mano nella mano e vedevano altri ragazzi giocare. Un giorno la madre ha bussato e ha chiesto, lo prendete, proviamo le hanno risposto, era bravino, poi è diventato bravo e quasi bravissimo, abbastanza per poter spendere oggi pomeriggio i suoi 24 anni su un prato dentro uno stadio di Lione, anziché in un altro posto, chissà dove. Anche se al posto di una porta e qualche linea di gesso, adesso Dmytro vede un fronte.

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