EUROGOL
Il silenzio del calcio sui cori razzisti dell’Argentina è agghiacciante. Non fa sconti la rivista americana The Athletic nel tornare sul caso di questi giorni, il video nel quale Enzo Fernández e altri compagni di squadra cantano il coro: «Giocano per la Francia, ma i loro genitori sono dell’Angola / La loro madre è del Camerun, mentre il loro padre è della Nigeria / Ma il loro passaporto dice francese», con un passaggio sul fatto che «gli piacciono i trans», probabilmente un riferimento alla relazione passata tra Kylian Mbappé e la modella Ines Rau. Bene, no?
È un coro che risale alla finale dei Mondiali 2022. La Federcalcio francese ha condannato in una nota «con la massima fermezza gli inaccettabili commenti razzisti e discriminatori da parte dei calciatori e dei tifosi argentini» e ha annunciato una denuncia. La FIFA dice che vedranno, faranno, diranno. Stanno controllando.
Nick Miller su The Athletic ha trovato allora “francamente grave che l’Argentina non abbia cercato di prendere subito le distanze da quel coro, ma il fatto che i giocatori sembrino averla incorporata nei loro festeggiamenti è anche peggio. Il fatto che un gruppo di calciatori, in un momento di trionfo, scelga questa canzone come parte delle proprie celebrazioni ci dice di una spiacevole mentalità collettiva. Senza sminuire il razzismo, c’è anche l’elemento della transfobia. Il calcio ha fatto passi avanti per rendersi più accogliente verso la comunità LGBTQ+. I giocatori che scelgono attivamente di non partecipare alle campagne anti-omofobia sono fortunatamente pochi e rari. Quelli che lo fanno vengono spesso emarginati o puniti, come il centrocampista del Monaco Mohamed Camara, sospeso per 4 partite dopo aver coperto un messaggio sulla sua maglia. Tuttavia, episodi come questo coro non aiutano e anzi danneggiano gli sforzi per rendere il calcio un posto più inclusivo”.
Sarà interessante vedere cosa produrrà questo gran caos. Se Fernández fosse un tifoso anziché un calciatore del Chelsea, se venisse sorpreso a cantare il coro sugli spalti dello Stamford Bridge, si troverebbe ad affrontare un daspo piuttosto lungo. Poiché fa il calciatore al Chelsea, si troverà a dover affrontare dentro lo spogliatoio il compagno di squadra Wesley Fofana – che parla di razzismo sfrenato.

Ma come fa notare Nick Miller, finora solo i giocatori neri si sono esposti, nessun giocatore bianco del Chelsea ha condannato la canzone. Noi che siamo ingenui pensiamo che possano averlo fatto in privato, ma la scena nota ci dice – con le parole di The Athletic – che “portare il peso mentale di dover gestire un incidente razzista tocca sempre ai calciatori neri, rafforzando l’idea che il razzismo sia un problema solo per loro, quando è una piaga che ci umilia tutti. È complicato identificare con certezza chi canta esattamente nel video, ma tutti sembrano fare del loro meglio per ignorare la questione. Forse potremmo concedere il beneficio del dubbio e dire che col tempo i singoli club di quei singoli calciatori gli ricorderanno le loro responsabilità, non come calciatori ma come esseri umani. Al momento sembra che sperino solo che tutto passi. Chiunque restasse in silenzio dinanzi a un coro così, probabilmente avrebbe bisogno almeno di una ramanzina. Il minimo che possiamo aspettarci dai club coinvolti è che riconoscano l’incidente e che indaghino, e che decidano per una punizione se poi scoprissero che uno dei loro giocatori è responsabile. Nonostante tutte le campagne patinate e le belle iniziative, nonostante i No al razzismo, la maggior gran parte dell’ambiente rimane in silenzio in momenti come questo. L’idea che il calcio faccia davvero qualcosa contro il razzismo è molto difficile da prendere sul serio”.
I club italiani interessati al ragionamento sono la Fiorentina per Lucas Martínez Quarta e Nicolás González, la Roma per Leandro Paredes, il Monza per Valentín Carboni, l’Inter per Lautaro Martínez