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Madre Natura ha rovinato il terzo giro del British Open, ma il finale di domenica potrebbe essere epico. Così dice Sports Illustrated a proposito del quarto Major della stagione, il solo in calendario che si tenga al di fuori degli USA. A giocarsi il titolo ci sono 12 giocatori dal par in giù, nel giro di quattro colpi, con l’americano Horschel al comando [-4] davanti a un mucchietto di inseguitori tra i quali spiccano il numero #1 Scottie Scheffler e il numero #272 Dan Brown.
“Era una giornata da trascorrere al riparo per godersi attività al coperto, non da spendere nel tentativo di orientarsi su uno storico campo da golf, brutale, in condizioni di vento e pioggia, una giornata che ha lasciato un gruppo di golfisti stanchi, fradici e distrutti alla luce crepuscolare del Royal Troon” è la descrizione di Bob Harig.
Questo Major su questo campo si vince con la testa. “Le raffiche ti fanno quasi cadere. I tuoi calzini si inzuppano. Un bunker insidioso si affaccia nell’angolo del tuo occhio. Queste sono le sensazioni fisiche del British Open, ma la vera sfida di questa prova è psicologica”. Così scrive la rivista The Athletic, suggerendo che al Royal Troon “sentirete gli analisti tv dire che i migliori giocatori sono quelli che restano pazienti”.
A parte i cliché, dice The Athletic, i golfisti su questo campo affrontano davvero un test mentale, non è solo con la tecnica che si vince qui, perché vento e pioggia non si possono controllare e neppure il sorteggio con l’ordine di uscita. “Non sai se giocherai con una leggera brezza o poco prima di un uragano”
Morris Pickens, psicologo sportivo, veterano del PGA Tour, sostiene che accettare esiti sfavorevoli è un’abilità specifica che si apprende dell’Open. Pickens ha allenato Zach Johnson e Stewart Cink alla vittoria del Championship e attualmente lavora con Keegan Bradley e Davis Thompson. Etichetta e divide la gestione psicologica di un giocatore secondo quattro categorie: buona esecuzione di un colpo-buon risultato, buona esecuzione-cattivo risultato, cattiva esecuzione-buon risultato e cattiva esecuzione-cattivo risultato. Ecco, all’Open sono più frequenti quei colpi che finiscono nel quadrante buono-cattivo, sono colpi amati. Da lui, non dai giocatori. Sono i colpi controvento, i colpi dopo i quali lo psicologo può esercitare il suo lavoro e meritarsi la parcella. The Athletic dice che Pickens consiglia ai suoi giocatori di controllare le emozioni, in uno di quei meravigliosi casi in cui ti dici che se uno sapesse controllare le proprie emozioni non avrebbe bisogno di un Pickens che glielo dicesse. Ma niente, le cose vanno così.
Certe volte proprio non ti trattieni, s’è capito alla 18esima buca, dove Tyrrell Hatton ha lasciato partire una di quelle parole inglesi che cominciano con la F-, tutto rigorosamente ripreso dalla tv. James Corrigan dice sul Telegraph: “Se vi sentite offesi per le parolacce all’Open, mettete in muto il televisore. Questa è l’energia di cui ha bisogno il golf. Ai tradizionalisti potrebbe non piacere, ma la parolaccia fa parte del gioco tanto quanto tagliare una palla nel rough o fare un three-putt su un tiddler”. Onestamente, una parolaccia con la F è anche più comprensibile al papà di Slalom di un three-putt su un tiddler, sempre che si possa tradurre così.
Un duro colpo all’autostima e alla fiducia è arrivato per esempio a Dan Brown da un doppio bogey alla buca 54. “Tuttavia – scrive il Telegraph – i fatti nudi e crudi sono che un qualificato al suo debutto all’Open, dato 400-1 dai bookmakers prima che fosse colpita la prima pallina, si trova al secondo posto con 18 buche da giocare e accompagnerà il numero 1 al mondo Scottie Scheffler nel round finale. Nei suoi sogni più sfrenati, Brown non avrebbe potuto prevederlo”.
L’uomo che porta lo stesso nome dell’autore del Codice Da Vinci è figlio di un allevatore di maiali dello Yorkshire, con un debole per la musica country e un tabagismo acuto: “Terrà alta la bandiera del golfista medio fino al round finale”.
Chi non si scompone più è Tiger Woods. Sono finiti i tempi in cui sfasciava il parabrezza delle auto con la sua mazza. Ora arriva, non passa il taglio e se ne va. Pace. Tom Cary sul Telegraph commenta qualcosa come embè?, cosa c’è di male, “Tiger Woods si è guadagnato il diritto di ritirarsi quando vuole, come Andy Murray. Anche se ha concluso il suo secondo giro dell’Open con 14 sopra il par, dovremmo godercelo finché possiamo”.