Gli scacchisti hanno la paranoia degli imbrogli, ma gli imbrogli ci sono per davvero

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Imbrogliano. Ormai è chiaro. Ci sono le prove. Quel che il mondo degli scacchi ancora non conosce è il numero di giocatori d’élite che durante le partite si fa aiutare dal computer. Succede. Succede spesso. Succede a tanti. Il gioco è stato sconvolto da una paranoia dilagante ha scritto Andrew Beaton sul Wall Street Journal. I tornei hanno intensificato i controlli, i giocatori sono diventati più sospettosi, ma ancora nessuno è in grado di rispondere alla domanda più urgente: chi sono i campioni truffatori. 

Chess.com, la piattaforma usata sia dai grandi maestri sia dai giocatori dilettanti, ha un primo numero da cui far partire le indagini. Sulla base dell’analisi statistica degli eventi settimanali di partite veloci, il 62% di centinaia di migliaia di partite giocate dal 2020 ha un tasso di imbrogli superiore a zero, sebbene la percentuale di giocatori che potrebbero aver imbrogliato nello stesso evento sia quasi sempre inferiore al 2%. 

Il numero di tornei condizionati dagli sporcaccioni è aumentato fino al 72% nel 2023 e ormai si ritiene che circa una vittoria su 100 sia il prodotto di un imbroglio. L’1,1% dei partecipanti al Titled Tuesday si è visto chiudere l’account per imbroglio tra marzo 2023 e marzo 2024. I numeri indicano che ogni giocatore incontra un imbroglione una volta ogni cinque tornei. Oh, per imbroglione si intende una persona che mentre gioca al computer, con l’altra mano chiede a qualche app sullo smartphone che mossa deve fare. 

 

Il CEO di Chess.com, Erik Allebest, dice al WSJ che loro non possono impedire gli imbrogli, ma possono individuarli meglio che in passato. Così, anziché chiudere silenziosamente gli account, la fase-2 al contrasto dei grandi maestri sorpresi a usare l’assistenza del computer passa dall’intenzione di rendere pubblica la magagna. 

L’impennata di preoccupazioni per gli imbrogli è arrivata da quando gli scacchi si son dovuti chiudere nella bolla online durante la pandemia. Un boom mai visto. Non c’era molto da fare, così in tanti per passare il tempo si diedero a un vecchio gioco per intellettuali e dissidenti, sentendosi Fischer o Spasskj.

Tutto pareva fatto apposta per una nuova diffusione di massa degli scacchi, compresa l’ascesa della serie di Netflix nella cultura pop. Da febbraio 2020 in avanti, il numero di partite giocate al mese su Chess.com è aumentato da circa 200 milioni a oltre 600 milioni. Allo stesso tempo, fa notare WSJ, siamo nell’epoca in cui chiunque può tirare fuori un programma di scacchi virtuali e con un paio di tocchi sul proprio smartphone riceve la dritta giusta per battere un super grande maestro del mondo dall’altra parte dello schermo. 

La paranoia ha raggiunto vertici spaziali quando l’ex campione del mondo Magnus Carlsen ha accusato il collega grande maestro Hans Moke Niemann di aver barato. L’accusa non è mai stata provata, Niemann ha solo ammesso di aver imbroglicchiato due volte online all’inizio della carriera, li ha chiamati incidenti giovanili. Ma si sa che i cinquantenni rimpiangono appena possibile i loro vent’anni. 


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