Chi è senza peccato, scagli la prima Senna: le polemiche sul fiume di Parigi

  AVREMO SEMPRE PARIGI

Chi è senza peccato, scagli la prima Senna

La decisione è stata presa nella notte, la Senna è ancora inquinata, la prova di nuoto di triathlon non si può tenere, la gara slitta a mercoledì per la gioia dell’anti-francesismo dilagante, il fronte del vi abbiamo alzato la pioggia in faccia come dice in chat il nume tutelare di Slalom. 

Marco Bonarrigo sul Corriere della sera spiega: Una figuraccia planetaria legata ai valori dell’escherichia coli presente nelle acque del fiume così fuori norma anche ieri mattina (circa 1.800 unità/100 ml contro le 1.000 di limite massimo) da costringere all’annullamento dell’ultima e unica ricognizione sul fiume: nel caso si gareggerà alla cieca. Le pressioni attorno alla decisione sono state enormi, la pulizia della Senna (costata 1,3 miliardi di euro di denaro pubblico per la creazioni di bacini di acqua iovana e condotte) era uno degli elementi chiave per giustificare la spesa dei Giochi e compensare i parigini dei disagi: vi romperemo le scatole per anni con i lavori, vi chiuderemo in casa durante le gare ma vi restituiremo un fiume pulitissimo dove potrete bagnarvi come 100 anni fa. Il Corriere della sera sottolinea che mai in un’Olimpiade o in un Mondiale era successo un fatto del genere, mai degli atleti si erano addormentati senza sapere se avrebbero gareggiato o meno soffrendo uno stress incredibile

In effetti no, ma è successo per esempio in Coppa del mondo di sci, quando qualcuno si è messo in testa di portare le gare a Zermatt, sul ghiacciaio di Cervinia, la Gran Becca, per una gara transfrontaliera da organizzare insieme con la Svizzera, in piena età di cambiamento climatico, con i bulldozer e le ruspe al lavoro, a trapanare e perforare, non a bonificare. Nessuna accusa di arroganza e presunzione, neppure quando non si è gareggiato perché la natura quando fa di testa sua non vuol sentire ragioni. In effetti il giornalismo svizzero si è insospettito e questo signore qui ci ha fatto un’inchiesta, mentre in Italia è dovuta intervenire la procura di Aosta

La cerimonia, ancora

E niente da fare, anche oggi Aldo Cazzullo è rimasto imprigionato nella bolla della cerimonia d’apertura dei Giochi olimpici. Non gli passa. Ritorna allora su quel «tableau», quel quadro scenografico, più che blasfemo, è sembrato a molti brutto. Personalmente mi ha colpito di più che Notre-Dame sia stata trattata come un laboratorio di falegnameria — con le immagini del cantiere — anziché per quella che è: la cattedrale di Parigi. Non si potevano usare simboli religiosi? Forse i francesi dovevano essere più umili, e affidarsi a un regista più popolare, uno come Luc Besson, come avevano fatto gli inglesi con Danny Boyle

A proposito del risentimento religioso verso la cerimonia è intervenuto il filosofo Francesco Valerio Tommasi su Domani, scrivendo che la cerimonia di apertura non aveva nulla di offensivo o contrario al cristianesimo. A meno di non voler considerare le drag queen o ciò che è queer come qualcosa di contrario al cristianesimo. Il cristianesimo – si chiede – non è forse un messaggio rivolto a tuttə? Non professa la liberazione, piuttosto che l’oppressione? Non si richiama alla grazia, anziché alla legge? Non è scandalo e stoltezza? Ribaltamento dei potenti dai troni? Non è rifiuto dell’ipocrisia dei sepolcri imbiancati? Ecco che la provocazione parigina può essere allora la stessa provocazione del Vangelo

Cazzullo ritorna allora sull’assenza di quella che definisce una certa Francia, da Giovanna d’Arco a Napoleone a de Gaulle. La tv pubblica ha organizzato un dibattito pro o contro l’apparizione grandguignolesca di Maria Antonietta con la testa in mano. Ma non è questo il punto. Il cuore vero, reale, della storia, al quarto giorno di dibattito, arriva nelle ultime righe del suo intervento, quando scrive: In effetti sulla Senna non c’era né la Francia della generazione dei nostri padri, quella degli chansonniers e del Crazy Horse, e neppure quella di noi cinquantenni. C’era una Francia rap e trap di banlieue, che esiste, ma che molti di noi non sentono propria

Ecco. Appunto. Finalmente ci siamo. E allora. Forse prima o poi un passo di lato noi cinquantenni e oltre dovremmo iniziare a prendere in considerazione di farlo. O no? In alternativa, se proprio vogliamo continuare a presidiare lo spazio della discussione senza ascolto, cancelliamo dai giornali i dolenti editoriali sulle ragioni per cui questi giovani, ah questi giovani, si allontanano dal calcio, si allontanano dalle Olimpiadi, non usano più il grammofono, la penna stilografica, tutte le cose che abbiamo conosciuto e amato noi cinquantenni, attoniti pure di fronte a questa scherma che non vince, oh la scherma non vince più. Colpa dei bambini che non si mascherano più da Zorro a Carnevale e non giocano più con le spade per la strada.

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