Anche Valdano vuol dare il Pallone d’oro a Rodri

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Se non vi bastava la petizione di Diario As, stamattina dalla Spagna arriva l’endorsement nobile dell’hidalgo Jorge Valdano, il signore delle parole del sabato. Nella sua colonna settimanale per El Pais, scrive  anche lui che si aspetta di veder finire il Pallone d’oro tra le mani di Rodri. O meglio, dice che “se la Spagna vince gli Europei e Rodri non riceve il Pallone d’Oro, penserò che il calcio, oltre a essere confuso, è anche cieco”. 

È il trofeo che molte volte ha distolto lo sguardo dalla realtà per posarlo sulle celebrità. Si è consegnato mani e piedi a CRMessi, il mostro a due teste, senza premiare spesso il migliore della stagione [alla rinfusa mancano dall’albo d’oro: un Iniesta 2010, un Neuer 2014, uno Xavi di qualunque annata, uno del LIverpool 2019-2020, un Lewandowski 2021, un Haaland 2023]. Valdano stamattina incorona Rodri come “solo fuoriclasse indiscusso in un gruppo di notevole livello. Non sembrava abbastanza rispetto all’esperienza della Croazia, all’artigianalità dell’Italia, alla fiducia della Germania o alla personalità della Francia. Si sono arrese tutte alla Spagna, armata del più semplice degli argomenti: gioca bene. Molto meglio di tutti. Attorno a quel genio della ragion pura che è Rodri, diversi giocatori hanno allungato il loro passo fino a primeggiare”.

La soluzione trovata da De la Fuente è geniale quanto ovvia. “Giocare bene – dice Valdano – passa attraverso i gol. La Spagna sembra averlo imparato dopo aver esagerato con il tiqui taca, perdendosi nella moltiplicazione di passaggi laterali. Sono bastati due ragazzi veloci, abili e audaci per cambiare il ritmo all’intera squadra e mancare di rispetto al raffinato calcio europeo. Nico e Lamine ci mettono di fronte al calcio autentico, quello antico, quello che nessuna metodologia riesce a costruire. Particolarmente sorprendente è il caso di Lamine Yamal, un ragazzo che non è ancora uscito dal suo guscio e che grazie al suo istinto colossale ci racconta la verità sul calcio”. 

La storia incredibile della foto di Messi che fa il bagnetto a Lamine Yamal:  non è un fotomontaggio

 

Come spesso fa e gli riesce, Valdano sfotte il circuito mediatico: “Vedendo la sua foto virale, mi viene voglia di chiedere a Messi di fare il bagnetto ai miei nipoti, così che almeno possano colpire a effetto sul secondo palo”. Quel Messi che dall’altra parte del mondo gioca una Coppa América nella quale stanno invece spiccando gli anziani, mentre lui “cammina per il campo scoprendo gli spazi dove corrono i suoi compagni. Tutto questo in un calcio militarizzato dove gli arbitri sembrano essere una decorazione. Non c’è modo di guardare tre minuti di calcio di fila. In finale l’Argentina affronterà la Colombia di un James che sembra avere 10 anni in meno, quando la freschezza del suo calcio limpido lo portò a Madrid. Finora è il miglior giocatore della Copa América, accarezza la palla per aggiungere veleno ai suoi passaggi. Nel San Paolo è difficile vederlo titolare. A quanto pare, l’allenatore non ha spazio in squadra per il miglior calciatore sudamericano. Non vi sembra strano?”. 

Così Valdano trova il gancio per un affondo contro gli algoritmi, la tattica, quella roba là. “La tattica – dice – viene così glorificata che parliamo solo dei suoi risultati. Non diciamo mai nulla dei disastri che provoca. Posso solo sperare che il calcio, per una volta, premi i migliori”.

Anche Giulia Zonca su La Stampa sottolinea i “mondi capovolti”, cioè  un’Europa che presenta Yamal simbolo del nuovo calcio, un Sudamerica fermo alla generazione Messi. “È il continente più vecchio, non solo in termini storici, che parla di ventenni e pure under ed è quello che esporta più calciatori, quindi, in teoria, la meglio gioventù, che da una parte fatica a cambiare passo e dall’altra preserva i propri campioni.

Uno dei giovanottini emersi da questo Europeo, Nico Williams, a El Pais ha detto che «se vuoi essere grande, non puoi essere nervoso in questi eventi. La differenza rispetto a prima è che quando esci per strada ti chiedono delle foto. Prima passavi inosservato: andavi con i tuoi amici in un bar e nessuno ti avvicinava, nessuno ti guardava. Ora lo fanno tutti. Non ti dicono niente, ma ti guardano. All’inizio è un po’ intimidatorio, è dura, non sei abituato: entri in un posto e tutti ti guardano. Perché mi stai guardando? Col tempo diventa normale».

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