122-84 Cominciamo da qui, lo sweep è evitato. To sweep sta per dare una grossa pulita al pavimento. Spazzare, Ramazzare. Deve essere l’equivalente del nostro asfaltare, ma più gentile, almeno così pare visto da qui. Lo sweep è il 4-0 in una serie dei play-off e Dallas stanotte si è messa con la capa e col pensiero per evitare di finirci dentro, come capita a Lucio Dalla in Cara, quando casca dentro i tuoi occhi, dentro il vino, dentro il profumo della notte e dentro un letto.
Ecco, Luka Dončić non è Lucio Dalla. Ha segnato 25 dei suoi 29 punti nella prima metà di Gara-4 per consentire ai Mavericks di costruire uno dei più grandi margini di vantaggio di sempre nel primo tempo, in una partita di play-off. Alla fine sarà il terzo scarto più ampio nella storia delle finali NBA: 38 punti.
Lo sweep è evitato, ma adesso cosa sarà, chissà dove vanno i marinai, i Mavericks-nai in svantaggio per 3-1 dentro un campionato in cui nessuna squadra è mai riuscita a rimontare da 0-3, nessuna su 156, nessuna su 14 in finale. Gara-5 è fissata nella notte fra lunedì e martedì al Garden, dove Boston si aspetta di festeggiare il 18esimo anello. Uno stuolo di tifosi è andato in Texas immaginando che. Si sono invece imbattuti in “un bizzarro, doppio smacco, una prestazione in cui i Celtics così tanto decantati per la loro difesa sono andati distrutti, e il loro potente attacco disinnescato. Gli 84 punti segnati sono stati il minimo della stagione, regolare o post” spiega The Athletic. .
Un’altra spia del malessere sono i 16 rimbalzi complessivi presi dai Celtics quando restavano sul cronometro 7:28 nel terzo quarto, Il solo Dereck Lively II, un debuttante, il centro di riserva di Dallas, ne aveva 12.
Joe Mazzulla ha preso questa sconfitta e l’ha piegata ai suoi bisogni. Dice che se Dallas è una squadra da cui si può perdere di 38 punti, allora lo vedete, lo capite anche voi che razza di impresa hanno fatto i suoi ragazzi nel portarsi sul 3-0. Dice che riguarderanno il film della partita e sapranno come regolarsi. Se lo sport è ogni tanto pure una ragione di orgoglio, adesso l’ago si sposta dall’altra parte, come ha fatto notare Jaylen Brown aggiungendo che questi sono i momenti in cui puoi rinascere o finire distrutto.
I Celtics avevano vinto 10 partite di fila e sette consecutive in trasferta, ma il 61-35 di svantaggio all’intervallo era un segnale sufficientemente caro di dove sarebbe andata a parare la serata. Solo tre deficit all’intervallo sono stati più grandi di quei 26 punti nella storia delle finali NBA. Boston è finita sotto anche di 48 punti nel quarto-quarto. Brown, il favorito per essere l’MVP delle finali, si è fermato a 10 punti, con 3 su 12 al tiro, mentre Jayson Tatum ne ha segnati 15, al tiro con 4 su 10. A 3:18 dalla fine del terzo-quarto, sotto di 36 punti, Mazzulla si è arreso e ha tolto tutti i titolari. Anche Dallas ha fatto lo stesso, per un lunghissimo Garbage Time,
Dončić aveva fretta, aveva un’urgenza addosso di riscatto dopo la prestazione mediocre di Gara-3 e le critiche per essersi fatto fischiare quattro falli nel quarto-quarto. È arrivato al palazzo con una semplice polo a maniche corte, anziché l’abito vistoso che indossava prima di Gara-3, un’indicazione simbolica, dice il Boston Globe, “il segno che era completamente concentrato su ciò che contava veramente”. Ha giocato decisamente meglio in difesa, ha recuperato tre palloni,
“È una risposta alle critiche” ha scritto Chris Mannix su Sports Illustrated. “Anche se Dončić non sarà mai più che un difensore normale, Gara-4 ha dimostrato che può esserlo eccome. Aveva un’energia diversa”.
“Dallas ha cambiato di più nel pick and roll per proteggere Dončić dai disallineamenti” spiega The Athletic. I Mavericks hanno incassato pure 21 punti da Kyrie Irving e 11 punti con 12 rimbalzi dal ragazzino Lively, così sfrontato da raggiungere Magic Johnson come unico ventenne con più doppie-doppie in una finale per l’anello. Ha giocato da posseduto. Ha messo finanche una tripla dall’angolo nel primo-quarto, la sua prima tripla realizzata in tutta la stagione, compresa la stagione regolare. Ha segnato e ha sollevato un dito verso il soffitto, insomma sì, verso il cielo, pensando a sua madre morta di cancro all’inizio di quest’anno. Anche la panchina di Dallas ha soppiantato quella solitamente più profonda di Boston: la partita delle riserve è finita 54 a 40. L’assenza di Kristaps Porziņģis è certamente una buona lente per spiegare una porzione di ragioni di questa sconfitta. Il Globe, il giornale cittadino, parla con Dan Shaughnessy di prestazione imbarazzante. “I Celtics avevano la chance di stappare lo champagne e invece sono saliti su un tranquillissimo volo verso casa” aggiunge Adam Himmelsbach nelle sue considerazioni: “Hanno dato a Dallas un po’ di speranza, e il modo in cui hanno perso potrebbe essere motivo di preoccupazione”.
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