E allora? ‘Ste scelte di Spalletti? Come sono?
Eh, come sono, come sono.
I campioni d’Europa di Mancini sono dieci e in sei non hanno mai debuttato in gare ufficiali [Vicario, Bellanova, Calafiori, Cambiaso, Fagioli e Folorunsho]. È questo lo scheletro del gruppo che Luciano Spalletti porta da lunedì in ritiro Iserlohn, nell’ hinterland di Dortmund, sempre che Dortmund abbia un hinterland come le città italiane. Domenica ultima amichevole contro la Bosnia a Empoli ma senza Barella, da recuperare in tempo per l’esordio di sabato 15 con l’Albania.
Dunque i tagliati sono stati il quarto portiere Provedel, della Lazio, il centrocampista Ricci del Torino, l’esterno del Bologna Orsolini.
Paolo Brusorio su La Stampa indica qual è la prima operazione da fare: “togliersi dalla testa che siamo campioni in carica. E non per fuggire dalle responsabilità o dall’onere di vestire la maglia azzurra, ma perché quella gloria ci sembra troppo pesante da portare e sopportare per una Nazionale cui è mancato il tempo per crescere”. Brusorio considera che “il ct non ha lasciato a casa fenomeni, non ha tagliato campioni. Non che fossero scelte obbligate le sue, ma tra Fagioli e Ricci non c’è questo divario e se in attacco Orsolini non ha convinto Spalletti non ce la sentiamo di opporre un pensiero diverso”. In effetti.
Per Calafiori la Gazzetta parla di “fascino eterno del last minute” ricordando la vecchia storia di Rossi e Cabrini al Mundial 78, mentre Fabio Licari spende una parte del suo intervento in difesa di Fagioli, anzi della decisione di Spalletti di portarlo agli Europei.
“Fagioli – scrive – ha lanciato messaggi rassicuranti contro la Turchia. Fisicamente c’è, anzi è il più fresco. Tecnicamente è un giocatore raro nel nostro panorama: pare sempre più destinato al ruolo di play singolo (il sogno di Allegri) da quello di mezzala di regia originario. Rispetto a Jorginho, un po’ meno geometrie nello stretto e, forse, copertura. Ma in amichevole si sono viste due cose non prescindibili: una visione di gioco più panoramica e la tendenza ad accompagnare l’azione per farsi trovare pronto all’appoggio. Jorginho aveva Verratti nel 2021 con cui dialogare, ora è più solo e meno giovane: Fagioli, crediamo, potrebbe stargli anche accanto in qualche situazione. Sul resto della sua storia, sarebbe il caso di finirla: ha sbagliato, ha fatto del male a sé stesso (e alla Juve), ha pagato, è qui perché lo merita”
Slalom sostiene la mozione Licari.
Sempre sulla Gazzetta, Arrigo Sacchi chiede a sua volta di “non mettere pressione ai ragazzi di Spalletti, non chiediamo loro la luna. Caricarli di troppe responsabilità è controproducente. Sento dire: Scamacca deve mettersi la squadra sulle spalle. Ma che sciocchezze: Scamacca, se Spalletti lo riterrà opportuno, deve giocare pensando di fare ciò che gli dice l’allenatore. Niente di più e niente di meno”.