I TIRANNI CHE CHIAMANO TIRANNO IL POPOLO
Tutti hanno voglia di più equità, più competizione, più equilibrio. Nel calcio è un desiderio diffuso. È l’auspicio della maggioranza. Perché la maggioranza è destinata alla sconfitta, i vincitori sono eccezioni. Tutti hanno voglia di più equità, ovviamente tra i poveri. La sorpresa è quando la richieste di correggere la disuguaglianza finanziaria nel calcio arriva dal Manchester City.
È successo. In Inghilterra sta andando proprio così.
Il City intende far causa alla Premier League per fermare le norme che regolano gli accordi di partnership con società legate ai proprietari dei club, nel loro caso la compagnia aerea Etihad Airways. Succede perché il Manchester City ha di sé stesso un’idea di club anti-establishment, “l’illusione più ridicola presente nel mondo dello sport” la definisce Oliver Brown sul Telegraph. Un club che ha divorato – il verbo è suo – 12 degli ultimi 21 trofei inglesi, inclusi sei scudetti in sette anni, “tutto – ricorda il Telegraph – mentre siede a capo di un gruppo globale finanziato da Abu Dhabi che potrà schierare due squadre in Champions League nella prossima stagione”. In Italia abbiamo il Palermo.
“Se questo è uno status da outsider – continua Brown – non c’è che da rabbrividire all’idea della loro nozione di élite”.
Il Telegraph dice che dentro il Manchester City esiste una mania di persecuzione che spinge a sentirsi vittime di discriminazione – come è stato detto – e della “tirannia della maggioranza” [anche queste sono parole che vengono da Manchester].
“Nessuno sa quale sia lo svantaggio del City – sottolinea il Telegraph – il primo club in Inghilterra a spendere più di 400 milioni di sterline in ingaggi annuali. È un modello consolidato nel tempo, questa abitudine del City a trovare rifugio nel vittimismo nei momenti in cui il controllo delle loro finanze diventa più feroce. Lo abbiamo visto l’anno scorso, quando fu accusato di 115 capi di imputazione per presunte irregolarità finanziarie – tutte negate con forza. Pep Guardiola si lamentò di avere la rosa di gran lunga più corta del campionato. Eppure superava il miliardo di sterline e poteva permettersi di lasciare in panchina Julián Alvarez, vincitore della Coppa del Mondo”.
I tifosi, si sa, fanno i tifosi. Alla retorica di tutto il mondo ce l’ha con noi, dispiegano le bandiere e danno fiato alle trombe. Il gruppo Real Talk MCFC parla infatti di battaglia che «deciderà il futuro del calcio: o sarà monopolizzato dai grandi club tradizionali oppure il loro monopolio sarà schiacciato e soggetto alla concorrenza leale di altri club». Il Telegraph qui ironizza, e scrive che “di sicuro questa affermazione idiota sarà approvata da Liam Gallagher”.
Il concetto di competizione leale nel calcio contemporaneo brilla per assenza. Anche queste sono parole e musica di Brown, convinto che le grandi squadre, un Manchester City, “dopo un periodo di dominio senza precedenti, hanno per obiettivo il monopolio. Niente di tutto ciò – scrive – aiuta la popolarità al di fuori dell’Etihad. Belare per essere stati trattati ingiustamente, dopo aver appena vinto il quarto titolo consecutivo, non è proprio un esempio di manovra accattivante”.
Il punto fondamentale è che servono i voti di almeno 14 club per far passare una modifica delle regole. Contro questa garanzia è appena andato a sbattere il tentativo del Wolverhampton di cancellare la VAR, tanto odiata dagli inglesi, eppure difesa nel momento della resa dei conti.