Il nuovo dilemma inglese: se fa tutto Bellingham, gli altri cosa fanno?

COME SCOPRIRONO BELLINGHAM 

La prima volta che il Borussia Dortmund si accorse dell’esistenza di Jude Bellingham fu quasi per caso. Era la fine del 2017 e uno degli allenatori delle giovanili stava frequentando un corso presso il National Football Centre inglese al St George’s Park, nello Staffordshire. Così si fermò a guardare una partita Under-15. E scoprì questo piccolo capo in mezzo al campo, così lo definì al ritorno al dipartimento scouting del club, un piccolo campo in mezzo al campo, anche se era il più magro di tutti, e il più piccolo di tutti. Ma dirigeva, dirigeva il gioco e i compagni. 

Presero nota del nome e la primavera successiva in segreto prenotarono un viaggio in Italia per un torneo giovanile dove avrebbe giocato questo Bellingham di 14 anni, sotto l’occhio vigile di Sebastian Krug, un ex centrocampista dal passato medio, normale, ha giocato nei campionati inferiori della Germania, diventato però il capo dell’unità di scouting al Dortmund.

Questa storia è raccontata da Matt Lawton sul Times ed è condita di un certo mistero. 

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COME ILBORUSSIA LO HA SCOPERTO

Come ho scoperto viaggiando di città in città per scoprire esattamente come il club tedesco recluta costantemente alcuni dei giovani giocatori più interessanti del calcio mondiale sotto il naso di rivali molto più ricchi – scrive – uomini come Krug sono rigorosamente protetti. L’addetto stampa del club riferisce che i loro osservatori non si fanno vedere in pubblico e non rilasciano dichiarazioni. C’è una ragione per questo. Il Dortmund – spiega il Times – preferisce che Krug e il suo team stiano in giro per il mondo alla ricerca di talenti in modo quasi furtivo, invitando a un paragone con quegli ispettori Michelin che emettono i loro verdetti sui migliori ristoranti del mondo sotto copertura. Anche le fotografie di questi signori sono rare.

Tutto è cominciato così, e oggi siamo a Hey Jude oppure Hallelujah. Dalla Francia L’Équipe scrive che con il senno di poi è forte la tentazione di analizzare la difficile vittoria dell’Inghilterra sulla Serbia come la partita che dà l’inizio a una nuova era, l’era di Bellingham. Ma certamente Bellingham ha preso il potere a scapito di Kane e Foden

La sua influenza all’interno della squadra continua a crescere, dentro e fuori dal campo, rischiando di cambiare gli equilibri interni del gruppo.  Contro i serbi, Bellingham non si è distinto solo segnando, toccando 93 palloni, vincendo 10 duelli e mostrando un’autorità sorprendente per essere un ventenne. Ha scombinato gli avversari e pure i suoi, mettendosi al centro del 4-2-3-1, esiliando Phil Foden a sinistra e relegando Kane in prima linea, fuori dal cuore del gioco. Se fa tutto lui, agli altri cosa resta da fare?

La scorsa settimana Southgate ha pure rivelato di averlo integrato in una commissione interna con cui si confronta spesso. È composta da Kane (30 anni), Kyle Walker (34 anni) e Declan Rice (25 anni). Martin Samuel sul Times scrive allora che Harry Kane si sta adattando, sta facendo un lavoro sporco per l’Inghilterra, ma a quale costo? Fare l’esca può essere un buon mezzo per raggiungere un ottimo fine, ma Gareth Southgate avrà bisogno di un dividendo significativo, se non vuole essere accusato di aver sprecato uno dei più grandi attaccanti del mondo. Samuel spiega questo gigantesco paradosso nell’attacco del suo pezzo: È molto facile far ridere un tedesco. Basta dirgli che il problema dell’Inghilterra è Harry Kane. Sarebbe come se un norvegese venisse da noi e annunciasse che il suo paese avrebbe avuto maggiori possibilità di qualificarsi agli Europei lasciando fuori Haaland; oppure se un egiziano insistesse nel dire che l’anello debole della squadra è sempre stato Mohamed Salah.

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IL RUOLO DI KANE

Eppure, fa notare il Times, oggi il compito di Kane è quello di allungare il gioco per fare spazio a Jude Bellingham e Phil Foden. Lo fa, lo fa anche bene, ma tutto questo ha un prezzo. Kane ha toccato la palla solo due volte nel primo tempo e 24 volte alla fine della partita con la Serbia, il suo coinvolgimento più fugace con la maglia dell’Inghilterra. L’ex nazionale tedesco Christoph Kramer, oggi voce della tv ZDF, dice che la grande forza di Kane è la sua capacità di venire a giocare dentro il campo. Ha il corpo di un tipico numero 9, ma si muove come un numero 10, come un trequartista. Solo che questo elemento non è presente nel gioco di Southgate. Se lasci giocare Kane come un 9, perde la sua unicità. Quando il Tottenham toccò il record di 47 assist in Premier con una coppia d’attacco, la coppia era composta da Kane e Son, ma era Kane l’azionista di maggioranza, con 24 contro 23. Ora, vedere Kane accettare questa situazione, scrive il Times, è solo una conferma ulteriore del suo altruismo. Kane ha sacrificato il suo gioco per il bene della nazionale. Non tutti i giocatori della sua qualità e statura lo farebbero. Kyle Walker lo chiama skipper, con un termine velistico. Qual è il problema? si domanda il Times. Nessun problema. Per adesso. 

Invece sì, ribatte Jamie Carragher dal Telegraph, altro che. A meno che il ruolo di Harry Kane non cambi, l’Inghilterra non potrà vincere Euro 2024 scrive l’ex del Liverpool. Di tutte le strategie di Gareth Southgate per vincere gli Europei, pochi si aspettavano che Harry Kane venisse reinventato come Erling Haaland. In apparenza sembra un grande piano per il Paese e per qualsiasi attaccante. Il problema con un giocatore con le tante abilità di Kane è che così riduce la sua efficacia del 50%.

Nessuno oscura invece Pickford, il portiere, l’ennesimo numero 1 che viene giudicato in linea con una storia di numeri 1 con rari picchi di qualità internazionale. Eppure, se non prende gol contro la Danimarca, il maltrattato Jordan Pickford può superare il grande Peter Shilton con la sua undicesima porta inviolata in un grande torneo [sul Times]

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