Hallelujah Jude, sei un Rambo che gioca a calcio

 

 

SERBIA 0

(3-5-2): Rajkovic 6-; Veljkovic 5+, Milenkovic 6, Pavlovic 5; Zivkovic 5 [29′ st Birmancevic 6], S. Milinkovic-Savic 5, Gudelj 5.5 [1′ st Ilic 6+], Lukic 6 [16′ st Jovic 5-], Kostic 5 [43′ Mladenovic 6-]; Vlahovic 6, Mitrovic 6- [61′ st Tadic 5,5]

 

1  INGHILTERRA

(4-2-3-1): Pickford 6; Walker 6, Stones 6, Guehi 6, Trippier 6; Alexander-Arnold 7- [24′ st Gallagher 5.5], Rice 7+; Saka 6,5 [31′ st Bowen], Bellingham 8 [41′ st Mainoo], Foden 5.5; Kane 5,5.

GOL 13′ Bellingham

Cartellini gialli  Gudelj, Tadic

Statistiche    Possesso: 47-53, Tiri 0-5, Passaggi 504-588. Palloni toccati in area 11-12

E allora ci risiamo, allora sono uscite dai cassetti le stesse domande che si facciamo dall’autunno scorso, da quando Jude Bellingham ha cominciato a lasciare il segno in Liga e in Champions. Ora che il suo magistero si è esteso a una grande manifestazione internazionale ora che pure agli Europei ogni cosa è illuminata, in Inghilterra stanno tornando a chiederselo con finto stupore. L’Inghilterra ha mai avuto davvero un giocatore così brillante come lui? La stella del Real Madrid è un matador predatore, un tuttofare la cui creatività ha sollevato i suoi compagni di squadra a Gelsenkirchen, dice Barney Ronay sul Guardian.

Come sa chi frequenta il podere gestito dal mezzadro di Slalom, Jude Bellingham ha collezionato una serie di soprannomi epocali, prima fra tutti il vagacampista di Jorge Valdano. A Ronay piace raccontare di quando al 28esimo della partita contro la Serbia, Declan Rice ha colpito di testa una palla che rimbalzava in direzione di Jude Bellingham. Jude ha aspettato – dice – e poi ha fatto qualcosa di straordinario, inarcando la schiena e lanciando il pallone verso i difensori centrali, con un senso di completa padronanza del suo mestiere. Era il tipo di passaggio che potresti tentare con una pallina da tennis contro la finestra di una classe, o con i palloncini a Natale; l’esibizione di un eccesso di talento, finanche tra quelli eccessivamente talentuosi. I tifosi inglesi allora hanno gridato “Juuuude”, come si usa fare adesso. E a volte c’era la chiara sensazione che due partite si stessero svolgendo simultaneamente, una specie di Stranger Things durante gli Europei. Da un lato i primi 45 minuti di Bellingham, durante i quali ha fatto praticamente di tutto. E intorno a Bellingham un collage, l’altra partita, Inghilterra-Serbia, durante la quale tutti gli altri se la sono cavata con un moscio 0-0 da 90 minuti. A volte era assurdo scoprire quanto Bellingham fosse coinvolto in quel primo tempo. Era come guardare Rambo che gioca a calcio. Qual è esattamente il suo ruolo, veniva da chiedersi, visto che per 45 minuti è stato un incursore, un centravanti volante, un’ancora, un portatore di palla, una stella spavalda nella sua iper-arroganza. Più precisamente, veniva da chiedersi: dove diavolo sono finiti gli altri giocatori?.

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Jason Burt sul Telegraph si aggrega, attacca con l’ormai consueto Hey Jude [ha reso migliore perfino una canzone triste] e scrive che si fa fatica a ricordare un’esibizione più brillante di questa da parte di un inglese in un grande torneo. Il gol alla Serbia dopo quello in Qatar fanno di lui il secondo giocatore inglese dopo Michael Owen ad aver segnato in Coppa del Mondo e agli Europei prima di aver compiuto 21 anni. La preoccupazione per l’Inghilterra – dice Burt – è: gli altri calciatori possono davvero aspettarsi che Bellingham se li porti sempre sulle spalle?.  Anche Jonathan Northcroft sul Times scrive che non era così che doveva finire l’esordio dell’Inghilterra a Euro 2024. In modalità sopravvivenza. Con il conto alla rovescia dei secondi. Con Jordan Pickford che si dava un pugno sul palmo della mano, con la rabbia di chi vede i compagni incapaci di fermare le ondate dei serbi. Il Times aggiunge che – certo – i tornei non dipendono da come li inizi ma da come li finisci, ma fin qui, al pronti-via l’Inghilterra si è fatta bastare il gol e la genialità di Jude Bellingham, i suoi passaggi, i suoi contrasti, i suoi palloni intercettati, i suoi tiri, i palloni spazzati dall’area di rigore: un gioco da tuttofare come in Inghilterra non si vedeva dai tempi di Bryan Robson

Altro che Hey Jude, allora. Chiediamo agli eredi di Leonard Cohen se ci prestano Hallelujah. 

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