REAL MADRID-OSASUNA
Siamo nel cuore dei giorni migliori di Jude Bellingham, migliori finora, sia chiaro. Paolo Condò su Repubblica stamattina ha scritto: “Lo stupore che Jude Bellingham continua a suscitare in tutti noi a ogni nuova esibizione racchiude l’essenza dello spettacolo sportivo e la magia della sua dinamica infinita. Non sono passati tre mesi da quando salutavamo con i fazzoletti e il groppo in gola i Benzema e i Neymar diretti in Arabia Saudita, e a livello di fascinazione li abbiamo già sostituiti. Bellingham si è preso il Real Madrid — il Real Madrid! — ed è l’alfiere della generazione 2003. Nei prossimi anni contenderà il Pallone d’oro ai già rodati Mbappé e Haaland, e ai suoi coetanei come Jamal Musiala, un altro 2003 che gioca da uomo chiave del Bayern — il Bayern! — con la naturalezza del predestinato”.
Per lui è arrivata stamattina una nuova definizione, un neologismo che supera la liquidità del tuttocampista. L’ha coniato Jorge Valdano, dalle colonne di El Pais nella sua rubrica del sabato. Bellingham è un vagacampista, un vagabondo del centrocampo. Dice Valdano che nella partita di Napoli è stato “bellissimo vedere quel talento andare in giro con la sicurezza di sé tipica di un ventenne, la sufficienza implicita nei suoi gesti. Siamo di fronte a uno di quei giocatori di livello superiore che non avrebbe bisogno di un allenatore, perché con la sua intelligenza sa rispondere spontaneamente a tutti i problemi. Essendo potente può permettersi di giocare in un campo d’azione molto ampio. Essendo tecnicamente bravo, difficilmente lo vedremo perder palla. Poiché conosce i segreti del gioco, sa sempre trovarsi nelle vicinanze della zona in cui accadono cose sorprendenti. Sapere cosa richiede il gioco in ogni zona del campo e in ogni momento della partita è ciò che distingue le stelle. So cosa sto dicendo” accenna Valdano, compagno di Diego nella nazionale argentina al Mundial in Messico. Questo vagacampista, gli pare che a Napoli maradoneaba. Ma sì: maradoneggiava.
oggi ore 16.15 in tv su Dazn
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Grazie Bellingham. Ora anche il calcio ha un campione che gioca con la lingua di fuori