I piedi, il braccio e il corpo sono a Parigi. La testa di Alexander Zverev deve essere almeno in parte a Berlino, dove è cominciato il processo d’appello nel quale è accusato di violenza domestica contro la sua ex compagna Brenda Patea, la madre di sua figlia Mayla.
La prima udienza, racconta L’Équipe, si è ridotta a uno scontro tra gli avvocati delle due parti. Alexis Menuge riassume: i fatti risalgono al maggio 2020. Nell’ottobre del 2023, il tribunale distrettuale di Berlino ha emesso un’ordinanza penale contro Zverev e gli ha inflitto una multa di 450.000 euro, ma l’attuale numero 4 del mondo ha presentato ricorso. Si dice innocente, Respinge l’accusa letta in aula dal pubblico ministero Philipp Zündorf, basata sulle dichiarazioni della donna. Zverev l’avrebbe spinta contro il muro e strangolata nel corridoio di un appartamento Airbnb affittato a Berlino. Nella denuncia dice di aver sofferto di difficoltà respiratorie. La difesa di Zverev, l’avvocato Alfred Dierlamm, sostiene che l’accusa si basa su dichiarazioni inaffidabili e contraddittorie, da considerare nel contesto di una controversia nata sulla custodia e sul mantenimento della figlia. Zverev sostiene di avere foto, video e testimonianze che mostrano l’infondatezza dell’accusa. Al processo, Dierlamm ha fatto riferimento a una cena che la coppia avrebbe consumato ad Amburgo due giorni dopo la presunta violanza. Non c’erano segni di discussione, né di strangolamento, La denuncia di Patea – insiste la difesa – è stata presentata un anno e mezzo dopo i fatti, ma Michael Nitschke, avvocato di Patea, sostiene che la strategia dei legali di Zverev punta a demoralizzare ed esercitare una pressione psicologica sulla sua cliente. La minacciano per minarne la credibilità.
Brenda Patea si è costituita parte civile. Inizialmente la sua testimonianza era prevista in apertura di processo, invece ha chiesto di parlare a porte chiuse per tutelare la bambina.
In Germania, su Deutwsche Welle, Jonathan Crane ha fatto un prezioso lavoro di riepilogo della storia, sottolineando come le date fissate per il processo cadano proprio durante i tornei del Roland-Garros e di Wimbledon.
Zverev dice: «Credo nel sistema giudiziario tedesco. So quello che ho fatto, so quello che non ho fatto. Devo fidarmi. Non c’è assolutamente alcuna possibilità che io sia presente in aula».
Rischia fino a cinque anni di detenzione, ma può regolarmente giocare a tennis perché l’ATP Tour non ha una policy sugli abusi domestici, contrariamente a quanto accade in alcune leghe professionistiche americane. Il codice di condotta dell’ATP prevede sì che un giocatore possa essere sospeso se è accusato di violazione di una legge penale o civile di qualsiasi giurisdizione, ma finora il sindacato ha scelto di non applicarlo.
Non è la prima volta che Zverev viene accusato di abusi domestici. Nei post sui social media e in alcune interviste, un’altra ex fidanzata, Olya Sharypova, ha affermato di essere stato vittima di violenza più volte, a Monte-Carlo, New York, Ginevra e Shanghai. Ha detto di aver temuto per la sua vita.
Nel gennaio 2023 l’ATP ha chiuso l’indagine per insufficienza di prove.
Mi spiace molto. È una persona gradevole che non fa pensare cose negative. Spero non sia vero. Come tennista lo giudico positivo, anche come comportamento coi colleghi. Gli auguro che tutto si chiarisca e possa vivere sereno.