Cosa ci fai qui, Kyrie? Non ti eri perso? Tu che sei stato uno dei ribelli contro la lega, quando c’era da proseguire il campionato del covid nella bolla e dicesti no, io rimango a casa, hanno ammazzato George Floyd e la nostra voce è più utile fuori. Tu che un giorno hai pensato bene di farci sapere che ti immagini la Terra piatta, lo dicesti in un podcast, e poi sfumasti il concetto, invitando le persone a informarsi, a fare delle ricerche, perché il sistema educativo americano è difettoso. Tu che in effetti pensi che che John Fitzgerald Kennedy sia stato ucciso perché voleva porre fine al cartello bancario. Tu che una volta hai postato il link a un film che nega la Shoah. Tu che hai creduto al Nuovo Ordine Mondiale, quello nel quale gli stati stanno pianificando di opprimere le popolazioni rilasciando intenzionalmente dei virus. Tu che quando un virus è arrivato, hai pensato che pure i vaccini fossero un prodotto di società segrete, pensati per soddisfare un piano di Satana contro i neri. E allora non ti sei vaccinato, e hai saltato mezza stagione con Brooklyn perché per le norme sanitarie introdotte dal sindaco di New York non potevi entrare al palazzetto. Tu che sei stato definito da Kareem Abdul-Jabbar un uomo che emana del fetore, solo a stargli vicino.
Tu che nel tuo fetore hai donato una casa alla famiglia di George Floyd. Tu che hai ha saldato il debito studentesco per le ragazze e i ragazzi della Lincoln University. Tu che hai impegnato un milione e mezzo di dollari per aiutare a pagare le giocatrici della WNBA che se n’erano rimaste a casa durante la pandemia. Tu che hai donato 300.000 dollari alle banche alimentari e all’associazione City Harvest nel giorno del tuo compleanno. Tu che hai fatto costruire a spese tue un centro idrico solare in Pakistan. Tu che sei nato in Australia e hai il doppio passaporto, ma ti senti legato prima di tutto ai Lakota, il popolo a cui apparteneva tua madre, morta quando avevi 4 anni. Tu che ai Lakota hai fatto donazioni, disegnando scarpe Nike dedicate a loro,e per loro bruci foglie di salvia prima di ogni partita. Tu che hai chiesto l’iscrizione alla tribù Sioux di Standing Rock. Tu che sei passato a una dieta a base vegetale. Tu che ti sei convertito all’Islam e digiuni per il Ramadan. Tu che ti fai seguire da un’agente che è la seconda moglie di tuo padre. Tu che tieni un diario, canti, balli e suoni il sax baritono. Tu che hai promesso a tuo padre di laurearti quando avrai smesso di giocare a pallacanestro. Tu che hai una collezione di biancheria intima. Tu, Kyrie Irving, che ci fai alle finali di NBA, non ti eri forse perso?

LUI E BOSTON
In finale per giunta contro Boston, la tua Boston, la città in cui tuo padre ti ha fatto crescere, la città in cui hai giocato e dove ti fischieranno dal primo all’ultimo minuto, dove cantano il coro “Kyrie fai schifo”, e mezza NBA dice che quel palazzetto è un covo di razzismo come pochi altri, una volta l’ha detto pure Jaylen Brown. Che è dei Celtics. «Sto scrivendo un grande capitolo della mia vita. Mi sto godendo ogni singolo momento e non sto dando nulla per scontato. Mi sto godendo il tempo afoso e la comunità di Dallas. Sono stato accolto dai tifosi nel migliore dei modi e credo di aver trovato la mia pace qui», hai detto Kyrie, e a Boston vedrai che te la faranno pagare.
Su Around The Game Marco Marchese l’ha chiamata “la metafora di Lazzaro”, perché la carriera di Irving “sembrava già morta”, ma dal New York Post c’è Jared Shwartz che “il genio del basket non può essere separato dai suoi deplorevoli momenti fuori dal campo”. Irving è “uno dei giocatori più singolari di questa generazione, possiede abilità affascinanti per battere gli avversari in palleggio e andare acrobaticamente a concludere a canestro. Nelle ultime settimane, le discussioni su di lui si sono concentrate principalmente su questo: le sue performance stellari. All’improvviso, molte delle sue azioni precedenti sono svanite nella mente delle persone, la percezione pubblica di Irving è schizzata in alto in modo significativo. Ma anche se di recente ha evitato di fare notizia per le ragioni sbagliate, quanto possiamo perdonarlo? Possiamo permetterci di vederlo eccellere senza riconoscere il danno che ha causato? Possiamo separare il giocatore dalle sue convinzioni? Non c’è modo di sapere quanto Irving creda ancora a quelle sue opinioni, ma non ha quasi mai mostrato alcun rimorso. Quindi no, non possono essere separati. Sebbene la reputazione pubblica di Irving abbia oscillato, l’odio che ha diffuso rimane con lui”.
Il Boston Garden non avrà scrupoli e lo chiamerà traditore, egoista. “Boston promette a Kyrie Irving l’inferno” anticipa L’Équipe nella presentazione delle finali.
“I tifosi di Boston sono troppo competenti per negare il suo talento, ma amano troppo la loro squadra per perdonarlo di aver infranto il loro cuore infranto. L’accoglienza riservata dal pubblico a Irving sarà uno dei momenti clou delle finali. In questa parte d’America nessuno vuole vedere l’uomo che avrebbe dovuto dare ai Celtics il tanto atteso diciottesimo titolo diventare colui che li priverà di esso. “Kyrie fa schifo” è scritto sulle magliette vendute fuori dal Fenway Park, lo stadio di casa dei Red Sox, la franchigia di baseball della città”.
Irving si era rifugiato a Boston nel 2017, dopo uno storico titolo vinto a Cleveland accanto a Lebron James. La prima stagione si chiuse con una finale di conference, persa senza di lui in sette partite contro i Cavs. Tre mesi dopo, in un’intervista criticò i compagni, accusandoli di non essersi impegnati abbastanza. Cinque settimane ancora, e una telecamera lo riprese mentre parlava di andare a Brooklyn con Kevin Durant in un corridoio del palazzetto, durante l’All-Star Game. ci sarebbe davvero andato poi, in estate. Da allora i tifosi di Boston si sono sentiti abbandonati, lo insultano appena possono. Nel 2021 prese pure una bottiglia in testa. Noi aiuta il fatto che una volta si sia asciugato i piedi sul logo dei Celtics o che abbia mostrato il dito medio ai tifosi, era l’aprile del 2022.
Cosa Kyrie Irving ci faccia allora qui, adesso è chiaro.
IN TV NELLA NOTTE ORE 2.30 Sky: Boston vs Dallas [Gara-1]
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