Il melò era una sceneggiata. La furia di Allegri: dal modello Juventus al modello Sinedrio

Non siamo abituati a vedere in casa della Juventus certe scene e certi epiloghi così velenosi, burrascosi. O forse non siamo abituati a pensare che possano accadere in casa della Juventus. Ci hanno educati così. Eppure. A meno di 24 ore dalla Coppa Italia giudicata come il trofeo in grado di salvare il suo triennio, Massimiliano Allegri è entrato nel cuor della tormenta. Sky ha fatto circolare per prima la notizia che la sua reazione nel dopo-partita e durante la premiazione poteva essere un buon motivo per chiudere il rapporto subito, prima della scadenza del contratto. 

Un divorzio all’italiana lo chiama il Corriere della sera, dove Massimiliano Nerozzi scrive che il «delitto d’onore» sarebbe l’aggressione dell’allenatore bianconero — «con minacce», secondo il diretto interessato — al direttore di Tuttosport, Guido Vaciago, sull’uscio della sala stampa

Ieri pomeriggio Vaciago dava la sua versione dei fatti.

Allegri, evidentemente alterato – la sua ricostruzione – si stava sottoponendo all’ultima incombenza mediatica della sua serata trionfale (ma evidentemente non troppo serena), la conferenza stampa, ma ha trovato qualche minuto per me. «Direttore di merda! Sì, tu direttore di merda. Scrivi la verità sul tuo giornale, non quello che ti dice la società! Smettila di fare le marchette con la società». A un primo invito a stare calmo e spiegarmi quale fosse la verità che stavo occultando di concerto con i suoi datori di lavoro, Allegri ha risposto strattonandomi, spintonandomi e con il dito sotto il mio naso ha gridato: «Guarda che so dove venire a prenderti. So dove aspettarti. Vengo e ti strappo tutte e due le orecchie. Vengo e ti picchio sul muso. Scrivi la verità sul giornale» e altre amenità del repertorio della rissa da bar.

Secondo Nerozzi e il Corriere tira aria da carte bollate. Stesso scenario che si profila con la Juve, davanti a una situazione imbarazzante, tra allenamenti alla Continassa, conferenze stampa e le due partite che restano in calendario. Morale: la società vorrebbe chiuderla prima, verificando se il comportamento di Allegri — va da sé, da dimostrare — abbia violato il codice etico del club e alcune disposizioni contenute nel contratto, che disciplinano anche i comportamenti da tenere fuori dal campo, compresi i rapporti con i media. Una questione giudiziaria, ma non meno strategica: poiché, deciso da tempo il cambio in panchina, la Juve potrebbe risparmiare rispetto a un classico licenziamento, di fronte al quale dovrebbe pagare gli oltre sette milioni di euro dell’ultima annualità. Quando si dice, chiusura con il botto

Emanuele Gamba su Repubblica cita la sfilza di scene madri con cui Massimiliano Allegri ha trasformato una festa che gli juventini aspettavano da tre anni in un nevrastenico show personale e racconta l’imbarazzo in società per le sue sceneggiate mai viste su un campo di calcio: si è scagliato contro arbitro, quarto uomo e designatore, si è strappato di dosso i vestiti come un esagitato, ha preso a calci le apparecchiature di un’agenzia fotografica, ha minacciato e insultato giornalisti e inveito contro la dirigenza.

Mad Max si legge nel titolo con cui si consegna il Corriere dello sport-stadio, il giornale più vicino ad Allegri in questi mesi, ma pure dello stesso gruppo editoriale di Tuttosport. Non ci sono commenti stamattina.

Eppure non è la prima volta che Allegri si straccia le vesti, passando dal compassato Modello Juventus al Modello Sinedrio. Il più famoso stracciatore di vesti della storia era là dentro, il sacerdote Caifa. Papa Giovanni Paolo II spiegò in un suo Angelus che il gesto di stracciare le vesti esprimeva sdegno, santa ira, ed esprimeva anche il dolore. Manifestava un grande sconvolgimento interiore. Ma poteva anche essere un gesto puramente esterno, che non raggiungeva l’intima verità del cuore. Teatro insomma. Senza giacca e cravatta, come Nino D’Angelo. Perciò il profeta ammonisce: – Laceratevi il cuore.

Più avanti nel suo pezzo Gamba spiega come e perché si è arrivati a questo punto. I rapporti con la società – dice – sono tesi da sempre, da quando i vecchi dirigenti sono stati costretti alle dimissioni. Su Andrea Agnelli, Allegri aveva un’influenza che non è mai più riuscito ad avere su nessun altro e dopo l’anno in cui aveva fatto sostanzialmente da “salvatore”, su mandato di John Elkann, ha perso centralità. Negli ultimi mesi sono spesso volati gli stracci e con Giuntoli il rapporto, cominciato nel rispetto professionale, è precipitato con il tempo, quando Allegri ha cominciato a sentire puzza di bruciato attorno alla sua panchina e si è sentito poco tutelato e ancora meno rispettato. Tra i due le comunicazioni si sono azzerate. Naturalmente in società la vedono diversamente e anzi imputano all’allenatore un pessimo lavoro tecnico su una squadra che da fine gennaio ha cominciato a rantolare

 

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Un discreto casino. L’esplosione definitiva dei rapporti con la società. Erano tesi, e chi lo immaginava. Nessuno ci aveva detto niente. Torino come Milano sa tenere la sua polvere sotto i tappeti

Massimiliano Gallo sul Napolista ha approfondito le ragioni della rottura tra Allegri e Giuntoli, individuando nel dirigente un tagliatore di teste tra gli allenatori. 

Ieri Ancelotti a Napoli, oggi Allegri alla Juventus. Dietro l’esonero di un grande allenatore – scrive il Napolista – c’è spesso Cristiano Giuntoli. Col suo metodo di lavoro che negli anni non è cambiato. Tramare nell’ombra. Fare terra bruciata. Avviare contatti col nuovo tecnico che subentrerà. Ancelotti incassò il tradimento (perché di tradimento si trattò, doppio considerando Gattuso) ingoiando amaro in silenzio. E ripartendo dall’Inghilterra. Oggi dovrebbe accendere un cero a Cristiano Giuntoli: gli ha allungato la carriera. Allegri ha un altro stile. Gliel’ha gridato in faccia davanti a tutta Italia cosa pensa di lui. Mentre Giuntoli applaudiva la premiazione sentendosi potente.

Gallo rivela alcuni retroscena fin qui inediti sull’arrivo di Gattuso a Napoli al posto di Ancelotti e continua: È da due mesi che Allegri non fa entrare Giuntoli negli spogliatoi. I due non si rivolgono la parola da tempo. Giuntoli – che è sempre convinto di essere più intelligente degli altri – gli ha fatto terra bruciata a modo suo. Ha cominciato a lavorare per portare a Torino quell’allenatore del Bologna che avrebbe già voluto prendere a Napoli. Tu chiamalo se vuoi, metodo Giuntoli.

Un Giuntoli sul quale adesso cade l’onere della prova. La Juventus non ha disponibilità illimitate. Stamattina lo ammette perfino la Gazzetta [Mercato in salita, niente follie]. C’è pure la sottolineature che i primi famosi colpi alla Giuntoli sono andati così così [da rivedere, non sono ancora decollati]. Così, non potendo comprare i prodigi di Kvaratshelia, alla Juve si aspettano finalmente di vedere quelli dell’uomo che prese Kvaratskhelia. Come annunciato sui volantini pubblicitari. 

Nerozzi sul Corriere della sera dice che non si poteva andare avanti. Ma si sarebbe potuto (e dovuto) chiudere in modo orgoglioso, vittorioso e dignitoso: finirà in commedia, brutta.

Luca Bottura su La Stampa ironizza. Dichiara di essere l’autore dei testi di Allegri, poi si fa serio e conclude: Sarebbe straordinario se la plausibile cacciata di Allegri, goccia che ha fatto traboccare due vasi: il suo, già ripieno di polemiche, e quello di questo calcio piccino e svalutato, ci obbligasse a specchiarci nelle sue intemperanze. Se serve un’altra prospettiva, ingenua e bellissima, consiglio una bella serie su Disney+: Ted Lasso.

Il grande dilemma ora è decidere se si tratta di una sceneggiata come dice Repubblica o una commedia come dice il Corriere. Che peccato. Com’era rassicurante un mondo nel quale alla Juventus non sbagliavano mai. Un melò. [Non Felipe Melò]. Potevi sempre invocare per ogni cosa il Modello Juventus, e invece guarda, guarda cosa ci rimane.

 

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