══════
EUROGOL
2-2Perfino dalla Catalogna stamattina devono ammetterlo. È stato un Real a prova di fuoco, dice Mundo Deportivo, a prova di fuoco nell’inferno della Baviera. La verità è che non esiste inferno per Vinicius, aggiunge As. Tomàs Roncero, acclarato cuore madridista, uno degli esponenti più in vista del periodismo di parte, parla allora di Kaiser Vinicius per la doppietta segnata allo stadio Allianz, una doppietta che “lo riporta ai vertici dello star system”.
Roncero dice che “i grandi giocatori si consacrano nelle grandi partite. Vinicius è sbarcato al Bernabéu quando era un ragazzino di 18 anni e fin dal primo giorno si è messo sulle spalle il peso di uno scudo che reggeva come un drago dalle mille teste. Ha saputo crescere nonostante le critiche feroci e i dubbi sul suo indiscutibile talento. È un diamante da lucidare” e questo è un lavoro per Carlo Ancelotti, “il genio della lampada della panchina, sopravvissuto al ruggito di 70.000 gole bavaresi, come era successo un paio di settimane fa con gli inglesi all’Etihad”.
Secondo Alfredo Relaño, il decano del giornalismo calcistico di Spagna, Vinicius ha “i tratti definitivi del grande giocatore. Il Bayern aveva adottato un piano con cui scatenare una di quelle tempeste che decenni fa fecero crollare il Real Madrid”. Un piano sostanzialmente giusto, sottolinea Marca con Joel Del Rio, giusto fino al 24esimo minuto. “Quello ideato da Tuchel aveva funzionato alla perfezione. Ha guardato i suoi assistenti nell’area tecnica e il suo sorriso lo ha tradito, finché Toni Kroos non ha disegnato un’opera d’arte che Vinicius ha finito per mandare in rete. È così che il piano è fallito, ma la colpa non è dell’allenatore tedesco, casomai di quello che fa il Real Madrid con tutti i suoi rivali: mettono una caramella in bocca e quelli te la portano via”.
I rumori della Champions
▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔
SLURP Questo ha fatto Toni, secondo El Pais “un faro bianco nella tempesta bavarese”. Dalla Francia L’Équipe sostiene che “quando il Real Madrid attraversa una tempesta, è verso di lui che si rivolgono dieci teste. Quella di Toni Kroos è sempre stata un po’ più fredda della media e così i palloni hanno cominciato a passare dai suoi piedi, uno dopo l’altro. Asfissiata dal pressing infernale del Bayern Monaco in avvio di partita, la nave madrilena ha vacillato come accade raramente, senza un capitano del calibro del tedesco probabilmente avrebbe finito per imbarcare acqua”.
Toni Kroos in the opening 30 minutes against Bayern Munich 🤷♂️#FCBRMA pic.twitter.com/Uu9g6KELZK
— Opta Analyst (@OptaAnalyst) April 30, 2024
Prima che Toni Kroos si inventasse quel che s’è inventato, secondo El Pais “si aggirava per il campo del Bayern senza un apparente significato”, aveva davanti a sé “un’area di rigore senza compagni e senza attaccanti”. Pareva quasi che gli avversari “concedessero a lui scarsa considerazione, era un uomo a cui poter lasciare metri senza paura. E così Kroos si è mosso prima in orizzontale e poi in verticale”. È Manuel Jabois che scrive, tifoso madridista pure lui, firma anche delle pagine culturali del quotidiano spagnolo. Dice che a questo punto si impone una parentesi, per ricordare come quattro anni fa, al Santiago Bernabéu, contro il Barcellona, Toni Kroos agitò un braccio in direzione di Vinicius per indicargli una via da percorrere. Alzò un dito perché aveva visto uno spazio, Vinicius ancora no.
Quel dito faceva sapere a metà Spagna che stava per succedere qualcosa. Quest’anno in precampionato Kroos ne ha fatto un altro simile, “un tale passaggio – racconta Jabois – che Bellingham, alle sue spalle, gli ha messo le mani sulla testa mentre Vinicius correva e ha iniziato ad applaudire prima del gol. L’insegnante continua a insegnare e lo studente ha ancora bisogno di spunti”.
Stavolta in una semifinale di Champions, e non in un’amichevole di precampionato, “con tutta la pressione del mondo, Kroos ha portato palla fingendo riluttanza, all’improvviso ha agitato il dito, segnalando un buco nella difesa: non era un gesto ostentato come quello al Bernabéu, ma era abbastanza chiaro per Vinicius, che si è messo a correre tra i difensori del Bayern con il coltello in bocca. Il passaggio che gli ha regalato Kroos è stato strepitoso, sembrava un effetto ottico senza esserlo. Ha fatto passare la palla non solo alla velocità perfetta ma con un effetto delicato. L’ha tenuta lontana dai difensore del Bayern e l’ha lasciata tra i piedi di Vinicius, quasi un colpo di biliardo, in una zona di nessuno per il portiere. Non era un pallone da controllare e nemmeno da guardarlo, bastava solo colpirlo per fare gol”.
Un gesto che resta negli occhi e che chiede di essere capito fino in fondo. Fan Page dice con Alessio Pediglieri che “il capolavoro di Kroos non è l’assist visionario per Vinicius: è quello che fa un secondo prima”. Nelle considerazioni a caldo di Sportellate si legge che “non deve passare inosservata la prestazione di Toni Kroos, non tanto per l’assist illuminante coi giri contati o per il 96% di passaggi effettuati con successo in una semifinale di Champions ma per la complessità di questi ultimi e dell’ordine dato ad un centrocampo in evidente confusione”.
Sid Lowe, per il Guardian dall’Inghilterra, dice che “Toni Kroos si dimostra ancora una volta un maestro dei passaggi” e ricorda le parole di Thomas Tuchel alla vigilia della partita, quando ha detto che nell’analizzare le partite del Real Madrid non si riesce mai a capire come nascano i suoi gol, certe volte anzi sembrano in inferiorità numerica, pare non ci sia niente da fare, non sembrano in grado di creare un pericolo, non c’è nulla da temere, ti senti al sicuro, e poi bang, passano cinque secondi e la palla è in porta. La tua porta.
Ecco. In questo caso è facilissimo capire dove come e quando sia nato il gol, perché “tutto è cominciato nella mente e ai piedi di Kroos: proprio lì al centro dello schermo, mentre passeggiava per il centrocampo – scrive Lowe – apparentemente senza andare da nessuna parte, guardando a sinistra, sperando che tutti gli altri, tranne Vinícius, guardassero lì, seguendo i suoi occhi, non le sue dita. All’improvviso ha allungato un braccio e si è aperto un sentiero”.
Una giocata che a Jorge Bustos su El Mundo fa chiamare “Vini e Kroos, la fede e la ragione”.
Bustos cita T.S.Eliot. “Se aprile è il mese più crudele, come scriveva il poeta, sarà perché di solito prevede una partita di Champions League con il Bayern. Per non perdere il tradizionale appuntamento con la paura, Lunin ha dovuto effettuare la prima parata al primo minuto. Tuchel aveva detto – alla Kafka – che riavvolgendo le immagini delle vittorie del Real Madrid non riesce a isolare l’origine del gol. Ma questo è il dono del Real: il suo pericolo non è annunciato. Succede e basta. Non importa quanto prevedibile possa essere la perfezione di Kroos, se fosse prevedibile non sarebbe perfetta. Il suo passaggio a Vinicius ha lasciato una scia di fuoco sull’erba”.
Il Premio Crudelia del giorno va al quotidiano spagnolo Abc, felice di ricordare che Kroos giocava al Bayern e il Bayern se n’è privato. “Sono passati quasi dieci anni dal suo arrivo e molti di noi ancora non credono che il Real Madrid sia riuscito a strappare Toni Kroos dalle mani gelate del Bayern Monaco. Si tratta di una delle più grandi rapine della storia del calcio”.
Dalla Germania Die Welt ammette che “in un solo gesto è apparsa tutta la sua classe extra”. Toni ha un contratto con il Real che scade il 30 giugno. Carlos Carpio su Marca sostiene che “pensare a Kroos che lascia il calcio tra due mesi è un insulto, una sciocchezza. È una sciocchezza pure averlo e spingerlo ad andarsene”.
Solo un mese fa Julian Nagelsmann si era inventato il suo ritorno in Nazionale, un recupero pensando agli Europei in casa, e Toni Kroos aveva ricambiato inventandosi un passaggio alla maniera sua dopo pochi secondi di partita in casa della Francia.
Ora. Se le cose dovessero mettersi in un certo modo, in Champions e agli Europei, lo possiamo dare un Pallone d’oro a quest’altro genio complesso e dimenticato dai premi – un altro Iniesta, un altro Xavi – oppure ne mandiamo uno nuovo a Messi con qualche scusa in America?
LEGGI ANCHE
COVER vista qui
Per favore…..
Pallone d’oro a Kroos!
Altrimenti sarebbe meglio smettere di assegnarli.
Se non si capisce questo vuol dire che il calcio è finito.
Un compagno, non mi ricordo chi, ha detto: con Tony è tutto più facile.
Non serve altro
Toni… .