Bergamo e Leverkusen, una Coppa per 290mila abitanti. La finale tra le piccole e belle

    C’è questa parola enorme, storia, che rimbalza tra Bergamo e Leverkusen triangolando con Dublino. Se si ferma in Lombardia, l’Atalanta vince la prima coppa europea della sua storia e riporta la vecchia Uefa in Italia venticinque anni dopo il Parma. Se si ferma in Germania, il Bayer chiuse la 52esima partita stagionale da imbattuto, e a quel punto ne mancherà una per chiudere la stagione perfetta, senza sconfitte, la finale di Coppa di Germania contro il Kaiserslautern sabato prossimo.

Le ultime tre finali di Europa League si sono chiuse tutte ai rigori, undici delle ultime dodici sono state vinte da squadre spagnole o inglesi. È una finale di provincia, tra una città di 120mila abitanti e l’altra di 163mila, ancora meno di quelli di Oporto e Braga, avversarie nel derby portoghese per il titolo del 2011. Una finale europea con due città ancora più piccole risale a 43 anni fa, al calcio prima dei bacini di utenza, quando nel 1981 ci arrivarono Ipswich [oggi 136mila abitanti] e Alkmaar [oggi 107mila]. 

 

Cristiano Gatti sul Corriere dello sport-stadio scrive che “Bergamo frigge. Questa faccenda della squadretta che stupisce il mondo col suo gioco e i suoi gol, con la sua società che spara utili e il suo allenatore che spara spettacolo, eppure ancora ferma a zero tituli, dunque senza niente in mano, questa brutta faccenda sta diventando frustrante e persino umiliante, come un complesso di inferiorità, buona là fuori per sminuire, compatire e battere pat pat sulla spalla. Brava l’Atalanta, bella l’Atalanta, facciamole pure i complimenti, tanto non fa del male a nessuno. Stupenda e innocua  è la migliore delle occasioni ed è la più carogna delle occasioni.  Di questi tempi Bergamo e i bergamaschi si godono il loro decollo sportivo, ma assieme si arricchiscono con i decolli (e gli atterraggi) di Orio al Serio, l’aeroporto che ormai riversa in zona moltitudini di turisti a portafoglio sguainato. È un momento d’oro, è una nuova epopea, dopo lo storico boom della piccola impresa, degli sportelli bancari e dei muratori griffati. Al netto dell’aria irrespirabile e della fuga di cervelli, c’è quasi tutto per fare di questo luogo un interminabile Capodanno”. 

 

  L’Atalanta si affida a Scamacca, dice la Gazzetta che con Tah sarà duello di giganti. Altri faccia-a-faccia indicati come decisivi: Kolasinac-Wirtz [“il tedesco non dà riferimenti, se il bosniaco rientra dietro c’è più solidità”], Ederson-Xhaka [“lo svizzero è la proiezione di Xabi in campo. Ma il brasiliano strappa”]

Emanuele Gamba su Repubblica dice che il Leverkusen “un posto nella memoria già ce l’ha, sia per quello che ha fatto sia per come l’ha fatto: le idee avanguardiste di Xabi Alonso, i 57 tra gol e assist degli esterni Frimpong e Grimaldo, due che in un mondo normale facevano i terzini, le quindici reti (spesso decisive, anche per eternare l’imbattibilità) segnate oltre al 90’ con ostinata disperazione, le delicatezze del più puro dei giovani talenti europei, il 21enne Wirz, lo stile di esuberante versatilità di una squadra che ha meravigliato il mondo. Tutto sommato non ha bisogno anche dell’Europa League per fissarsi nel tempo, l’Atalanta invece sì e magari questo spiega certi solchi sul viso insolitamente teso di Gasperini («C’è un sentimento di attesa»: il rischio è lasciarsene divorare), in palese contratto con la rilassatezza invece ostentata da Xabi Alonso. Sarà che l’allenatore basco ha già deciso di restare («Sto imparando molto dai miei giocatori», e lo dice uno che ha lavorato con Mourinho, Ancelotti e Guardiola) e Gasp invece no, o perlomeno non l’ha detto”.

 

La Germania è in attesa di un nuovo prodigio. “Da Neverkusen a Neverlosen”, così siamo andati a finire, scrive Oliver Fritsch su Die Zeit. Il suo eventuale campionato-coppa-coppa senza sconfitte è un record che non potrà mai più essere superato. “Un club che non aveva mai agito in modo così mirato e ponderato come l’estate scorsa” è la celebrazione che arriva dalla Suddeutsche Zeitung, mentre la Frankfurter Allgemeine Zeitung dice che “dietro il successo dei campioni di Germania ci sono numerosi dettagli e la finezza dell’ad Simon Rolfes. Con questa squadra ha creato un capolavoro”.

Un capolavoro, sì: ma imbattibile? 

Se lo domanda Luigi Garlando sulla Gazzetta: “I Cannibali di Xabi Alonso – scrive – divorano tutto, senza lasciare briciole. Ok, ma se nello sport è mai esistito un Cannibale, quello si chiama Eddy Merckx. Al Mondiale di Barcellona ‘73 tutti lo davano per strafavorito. In primavera si era abbuffato di classiche (Roubaix, Liegi-Bastogne-Liegi, Amstel Gold Race…) e del suo quarto Giro d’Italia. Nel gruppetto a quattro che piombò sul traguardo del Montjuic, il belga poteva contare sul giovane Maertens, compagno di squadra, che gli tirò la volata. Come poteva perdere quel Mondiale, il Cannibale? E invece a vincere con un braccio alzato fu il bergamasco Felice Gimondi. Questo ci aspettiamo stanotte alla Dublin Arena: che l’Atalanta sia Felice”.

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