Manca poco a Capodanno e pochissimo all’inizio della partita, quando Luka Dončić sta per compiere una magia. In sottofondo ci sono le solite canzoni pop slovene che si sentono durante il riscaldamento pre-partita all’American Airlines Center. Dončić allora va verso la linea di metà campo come al solito. Vuole tirare da lì. È il suo rito. Manca il primo, segna il secondo. Il allenatore dei Dallas God Shammgod dice che è la sua percentuale. In allenamento ne mette dentro quasi la metà. Dončić gli fa segno cinque. A lui e Darrell Armstrong, l’assistente allenatore che sta a Dallas da tanto tempo, gli fa segno cinque per dire che sono le flessioni scommesse. Dovranno farle. La magia non è ancora successa. Dončić cerca un altro pallone e tante una cosa ancora più assurda. Segnare di spalle da metà campo. Senza guardare lancia la palla all’indietro sopra la testa, con la mano destra. Ciuff. Dentro. I tifosi che sono già presenti fanno oooh come i bambini nella canzone di Povia.
È il racconto di Tim Catone su The Athletic per illustrare come Luka Dončić rappresenti sì molte cose in NBA, “un talento generazionale, un avversario spietato, una delle superstar più accattivanti del campionato. Ma è anche un artista e questo recital pre-partita è l’inizio del suo spettacolo”. Quel che distingue Dončić dalle altre stelle, secondo il magazine americano, è il modo in cui ha trasformato il tiro a canestro in un’abilità, in una sfida perpetua.
“Lui è sempre, davvero sempre, alla prova con tentativi più difficili: archi più alti, meccaniche innaturali, distanze più lunghe, probabilità più basse”.
In quel giochino di tirare a canestro dando le spalle al canestro, il trucco nascosto è guardare il bordo dell’altro tabellone, quello che gli sta di fronte laggiù. Quando allinea lo sguardo correttamente, la palla entra, spiega Dončić con un sorriso, come fanno quei pochi disposti a spiegare i loro trucchi.
Scrive The Athletic che “Stephen Curry è il giocatore la cui abilità artistica ha trasformato il pre-partita in un intrattenimento da non perdere. Ma Dončić, per tutti gli altri giocatori, è diventato il vero re dei tiri acrobatici in NBA. Quei tiri sono l’incarnazione del suo zelo giovanile”.
C’è solo una cosa che non torna a coach Darrell Armstrong. Non capisce come sia stato possibile che in partita abbia segnato solo una volta da metà campo. contro i Nets nella sua stagione da rookie, nonostante ci abbia provato 41 volte nella sua carriera americana.
Chissà adesso cosa pensano a Dallas, dove hanno il re dei tiri da metà campo e hanno perso contro Cleveland così, con la parabola della disperazione lanciata sulla sirena da Max Strus, da metà campo. Donovan Mitchell aveva messo 31 punti, Jarrett Allen 19. Luka Dončić – poverino – aveva fatto il suo lavoro per intero, 45 punti e 14 assist. Kyrie Irving ne aveva aggiunti 30, con 5 triple su 8. Ma quando è arrivata la sirena Max Strus si è inventato uno di quei tiri che Luka Dončić aggiunge ai suoi show nei pre-partita. In allenamento scommette pure discrete somme con i compagni.
Il tiro di Strus sulla sirena è il secondo per distanza nella storia della NBA. In America l’hanno misurata in 59 piedi. Aveva appena segnato cinque triple nel finale, 4 su 4 in un minuto per riportare la squadra in corsa da -10.
“Come fa a non piacervi la pallacanestro” brontolano dall’account di NBA Spain.
Cómo no te va a gustar el baloncesto 🤯
😱 QUÉ FINAL EN EL CAVS VS MAVS#TissotBuzzerBeater • #YourTimeDefinesYourGreatness pic.twitter.com/rh0VRZBscr
— NBASpain (@NBAspain) February 28, 2024
La stoppata di Wembanyama senza saltare
In Francia erano parecchio eccitati per la terza sfida in stagione tra i loro Rudy Gobert e Victor Wembanyama. Minnesota ha vinto [114-105], San Antonio resta ultima nella sua conference, i due francesi hanno chiuso entrambi con una doppia-doppia. E Wembanyama ci ha mostrato un numero nuovo. Una stoppata senza saltare
Sin saltar
— NBASpain (@NBAspain) February 28, 2024