Giornata-1 | Il dibattito sulle palle usate in circuito – La scoperta di Prizmic nella partita d’esordio di Djokovic – Il successo di Sinner e il ritiro di Berrettini – Le teenager sorprendenti e i veterani instancabili – Le cinque partite per cui vale la pena mettere la prossima sveglia
I tennisti della domenica danno l’idea di farlo per assumere un tono. Hanno due-tre palline tra le mani, gira, rigira, questa sì, questa no, quale prendo. Cambia poco. Chi gioca per professionismo invece ha un metodo, perché meno è gonfia una palla e meno andrà veloce. L’arte di sceglierne una è tornata di moda quando l’australiano Thanasi Kokkinakis ha detto di aver giocato il torneo di Adelaide l’altra settimana con dei limoni. Così ha chiamato le palline, limoni, dopo aver perso in tre set contro il serbo Dusan Lajovic. Si è lamentato per aver servito solo quattro ace. «Qualcosa a cui non sono abituato, soprattutto su una superficie veloce. Quando le palline diventano troppo lente, sembra che passi un sacco di tempo prima che tornino indietro. Queste qui dopo alcuni scambi si trasformano in un limone». Nel caso non avessimo capito.
I limoni di cui parla Kokkinakis sono prodotti dalla Dunlop e sono gli stessi con cui si giocano gli Australian Open. Un anno fa Rafa Nadal si lamentò del fatto che le palle perdevano pressione dopo un paio di colpi e la cosa gli complicava parecchio il gioco fatto di rotazioni. Il canadese Felix Auger-andò a portarne una all’arbitro di sedia durante la partita di secondo turno per mostrargli come non rimbalzassero. Il direttore del torneo Craig Tiley alzò un muro. Disse che le caratteristiche erano le stesse dell’anno precedente, casomai erano differenti le condizioni del caldo e dell’umidità. «Quelle sì che influiscono parecchio sulle prestazioni», ha spiegato il match analyst Craig O’Shannessy al Sydney Morning Herald. «È la velocità del campo che detta il gioco, non tanto le palle usate».
Ma da qualche tempo l’argomento è diventato un’ossessione. Chi gioca chiede che le palle siano uguali ovunque, in tutti i tornei, su tutte le superfici, sostenendo che tanta disomogeità aumenta il rischio di infortuni. Prima di essere introdotte in un torneo dello Slam, le palle devono essere testate e approvate dalla International Tennis Federation [ITF]. La WTA e la ATP non hanno voce in capitolo, ma hanno annunciato che è in corso una revisione dei modelli utilizzati nei tour durante l’anno. In effetti i singoli tornei hanno il potere di selezionare il proprio fornitore o sponsor, un processo nel quale si sospetta che abbiano un peso anche logiche commerciali, non solo tecniche. Così nascono le incongruenze nelle scelte, settimana dopo settimana. La revisione promessa mira a fornire palle di maggiore consistenza, con requisiti di certificazione e specifiche più omogenee. Così almeno racconta Billie Eder, giornalista del Sydney Morning Herald – che dice di aver chiesto invano un commento alle due associazioni e alla stessa Dunlop.
Come nel golf
La faccenda è seria, corre parallela a una questione analoga che sta vivendo il golf. Gli organi di governo di questo sport sono in polemica con il PGA Tour e con i principali produttori di attrezzature dopo la decisione di produrre nuovi modelli di palline. Lo scopo è limitare la distanza che sono in grado di percorrere. Un passaggio che viene giudicato radicale anche da chi ha firmato la svolta, ma necessario per proteggere certi tracciati classici come l’Old Course. Le regole verranno introdotte nel 2028 per i professionisti e nel 2030 per tutti gli altri. I legislatori si aspettano che le velocità emerse dai test sulle nuove palline riducano la portata dei colpi di 13-15 iarde, Per decidere se una palla sarà conforme alle nuove regole, verrà testata alla velocità di 125 miglia all’ora, con una rotazione di 2.220 giri al minuto e un angolo di lancio di 11 gradi. I 10 giocatori più potenti finiscono oggi per farla correre alla media di 186 miglia all’ora [fonte Telegraph].
Di limoni e tennis aveva scritto tempo fa Javier Martinez su El Mundo. La continua alternanza da un torneo all’altro ha portato a infortuni in successione. Secondo il traumatologo Ángel Ruiz-Cotorro, medico personale di Rafa Nadal, siamo dentro uno scenario nel quale alcuni giocatori scelgono quale torneo giocare proprio in base alle palle adottate dagli organizzatori. Molti infortuni vengono attribuiti da team e staff ai ripetuti cambi da una settimana all’altra.
«L’incoerenza è un problema, questa è la nostra lamentela. Ci deve essere più uniformità per evitare problemi ai polsi, ai gomiti e alle spalle», si è fatto sentire Novak Djokovic.
I materiali migliorano. Scarpe, racchette, superfici. La velocità della palla provoca cambiamenti biomeccanici nella tecnica e nelle posizioni di appoggio. Sono queste che effettivamente possono provocare infiammazioni e infortuni, spiega Ángel Ruiz-Cotorro.
Durante la stagione si gioca con 11 marche differenti: Wilson, Dunlop, Penn, Slazenger, Head, Tecnifibre, Yonex, Tretorn, Babolat, Artengo e RS Soderling. Il problema non è la diversità delle marche quanto l’alternanza nel loro utilizzo. Dopo le Dunlop di Melbourne si passerà alle Wilson di Buenos Aires, Santiago e Rio de Janeiro. Sulla terra battuta europea comincia il caos, perché i tornei più importanti prima del Roland Garros, cioè Monte-Carlo, Barcellona, Madrid e Roma si giocano di nuovo con le Dunlop, mentre a Parigi si usano con le Wilson. Xavi Segura dice che è come giocare con le Nike i gironi di Champions League e dover usare le Adidas in finale. Speriamo che non si offenda nessuno. El Mundo ha pubblicato il grafico con le caratteristiche richieste.
L’ultima parte della stagione scorsa ha reso le proteste ancora più accese, perché in sequenza è accaduto che a Chengdu si giocasse con le Yonex, a Zhuhai con le Head, ad Astana con le Wilson, a Pechino di nuovo con le Head, a Shanghai di nuovo con le Wilson, a Tokyo con le Dunlop, a Stoccolma con le RS Soderling, a Vienna e Basilea con le Dunlop, a Parigi-Bercy con le Head, a Metz con le Artengo, a Sofia con le Dunlop. Ross Hutchins, manager dell’ATP Tour, ha risposto al giornale spagnolo che «i tornei negoziano i loro contratti in modo indipendente e per un numero variabile di anni. Speriamo di fare qualche progresso consultandoci con i nostri giocatori e i membri del torneo nei prossimi mesi».
Ruiz-Cotorro fa notare che l’età degli infortuni si sta abbassando. «Le fratture da stress cominciano nelle scuole e nelle accademie. Anche edemi ossei e patologie dell’anca. La palla viaggia molto velocemente, a volte non c’è tempo per avere un buon appoggio e bisogna colpire in posizioni estreme». Marc Boada, fisioterapista di Grigor Dimitrov, sostiene che cambiare palline per sette settimane di seguito sia «un omicidio per le articolazioni».
Si vedrà. Per queste due settimane teniamoci i limoni.
IL TORNEO
La scoperta di Prizmic alla partita di Djokovic
Un giorno Franz Beckenbauer andò a vedere una partita del Brasile. Uscì dallo stadio e disse alla televisione: «Ero venuto per guardare Pelé, mi è rimasto negli occhi Rivelino». È successa la stessa cosa stamattina. Abbiamo puntato lo sguardo sulla Rod Laver Arena per l’esordio di Djokovic e abbiamo scoperto Prizmic, 18 anni, croato, rimasto in piedi dinanzi al numero 1 del mondo per quattro ore e un minuto, vincendo il secondo set al tie-break, andando avanti di un break al terzo e perdendo solo al quarto. «Ho avuto un avversario fantastico stasera» ha detto Djokovic, così adesso siamo al punto che un commentatore esperto e raffinato come Steve Tignor, su Tennis inizia a domandarsi se questo ragazzo non sia il prossimo che chiameremo solo per nome. Come Novak, come Rafa, come Iga, come Coco. Vuoi vedere che adesso arriva Dino?
“Dopo la giornata di apertura degli Australian Open 2024 – scrive – gli esperti sono d’accordo nel ritenere che questo 18enne sia destinato a unirsi a loro. Il suo nome è difficile da dimenticare. Un adolescente dalla testa dura, dalle gambe grosse, dal cappellino con la visiera all’indietro. Prizmic ha rubato uno dei palcoscenici più grandi del tennis alla più grande stella. Non è riuscito a rubargli la partita, ma lo ha spinto a superare i suoi limiti in quattro set molto combattuti”.
Secondo Pat Cash, voce della BBC, abbiamo assistito alla nascita di una nuova superstar. Entusiasta pure Nick Kyrgios su Twitter o come diavolo si chiama adesso. Djokovic ha trascorso buona parte della sua intervista in campo con Jim Courier e buona parte della conferenza stampa a parlare di Prizmic, spingendosi a dire che «mi sono sentito come se stessi giocando contro me stesso in uno specchio».
Il croato lo ha spostato sistematicamente a sinistra con il rovescio incrociato e lo spingeva a fondo campo con il dritto incrociato. “C’è una morbidezza senza fretta nei suoi colpi, specialmente nel rovescio – dice Tennis – cosa che lo aiuta ad assorbire e reindirizzare il ritmo”. Va detto che Prizmic è stato il vincitore del titolo jr al Roland Garros sulla terra battuta la scorsa estate.
È molto interssante il rilievo di Stefano Semeraro su Il Tennis Italiano, dove fa notare che Niki Pilic (n. 6 del mondo nel 1968), Zeljko Franulovic (finalista al Roland Garros e n.8 nel 1971), e Mario Ancic (n.7 Atp nel 2006) sono nati tutti nella stessa strada: la Put Firula di Spalato. Franulovic al numero 30, Ancic al 39, Pilic a 41. Il portone del Tennis Club Spalato invece è al numero 34. Goran Ivanisevic si rintraccia qualche centinaio di metri più in là, a Roosevelt Ulica numero 47. E adesso da Spalato ne arriva un altro. “Una concentrazione impressionante di campioni, cresciuti attorno allo stesso tennis club”.
Semeraro segnala: «Spalato è un crocevia di mare – ha scritto il telecronista di Eurosport Zoran Filicic – Per indole gli spalatini sono una via di mezzo fra marsigliesi (per la sfrontatezza), napoletani (per la fantasia) e livornesi (per l’arguzia), mettete insieme queste caratteristiche e avrete una immagine abbastanza veritiera degli spalatini». “In passato – scrive – gli spalatini si battevano da guerriglieri del mare con le navi ottomane, oggi danno l’assalto al tennis e allo sport in generale”.
Stamattina Novak aveva dato una nuova intervista a L’Équipe parlando della rivincita presa a Melbourne un anno fa, di Shelton [«Io non provoco, reagisco se qualcuno è antisportivo»], delle frustrazioni vissute nei match persi con Sinner, del suo rapporto con il pubblico, dell’uso di creatina. Ha detto che firmerebbe per riavere un 2024 uguale al 2023, con tre Slam su quattro. Ma pure in questo caso sentirebbe di avere dentro un 3 percento di frustrazione. Ha parlato della sconfitta a Monaco contro Musetti e della conferenza stampa conclusa in un minuto e quaranta secondi. «All’epoca non ne parlai ma in quel periodo avevo grossi problemi personali. È in queste circostanze che mi sento molto frustrato. Non voglio dimostrarlo troppo, cerco di rimanere professionale ma rimango umano, con le mie emozioni». Djokovic ha confermato di aver svolto un lavoro di potenziamento muscolare. «Ho avuto problemi allo stomaco per alcuni anni e quando ho capito che mi sentivo meglio fisicamente e metabolicamente, ho potuto iniziare a diventare più forte. Ero troppo magro. Per contrastare questi giovani affamati in circuito, forti, motivati, devo essere più forte, devo essere in grado di adattarmi allo stile aggressivo, soprattutto sulle superfici più veloci».
ITALIANISMI
L’esordio di Sinner in un nuova dimensione
Ha cominciato il suo torneo pure Jannik Sinner, battendo in tre set l’olandese van de Zandschulp. Secondo Federico Militello su Oa Sport una buona versione dell’altoatesino, “ma ancora distante dalla versione deluxe che aveva strabiliato a novembre tra ATP Finals e Coppa Davis. non ha beneficiato di un servizio formidabile come lo era stato tra Torino e Malaga. Una battuta intermittente, come testimonia il 58% di prime messe in campo, con le quali ha ottenuto il 69% dei punti. La tattica dell’italiano è apparsa più conservativa rispetto alle ultime apparizioni, con meno verticalizzazioni e sporadiche discese a rete. Con il rovescio ha invece denotato subito una notevole concretezza, riuscendo con la profondità dei colpi a togliere il tempo all’avversario. L’impressione è che la condizione di Sinner andrà a crescere strada facendo nel corso del torneo, così come il livello di gioco”.
Secondo Danilo Gori su Ubitennis “la prova ha evidenziato una buonissima condizione atletica del nostro portacolori, efficiente nel movimento dei piedi e nella corsa, anche nella terza ora di gioco; per quanto riguarda l’atteggiamento in campo, Sinner non è stato davvero impeccabile con il dritto, soffrendo le variazioni di ritmo del rivale. ha sfoderato la giusta pazienza per evitare che alcune situazioni di punteggio potessero sfuggirgli di mano”.
Il prossimo sarà ancora olandese. Si chiama Jesper De Jong, 148 al mondo, viene dalle qualificazioni, gioca per la prima volta uno Slam. Chi ne sa, dice che è un tipo tutto servizio e dritto. L’anno scorso ha giocato tre finali challenger e ha vinto quella di Grodzisk Mazowiecki in Polonia.
Out of this w🌏rld@Infosys • #InfosysAI • #AusOpenForInfosys • #AusOpen • @wwos • @espn • @eurosport • @wowowtennis pic.twitter.com/XVZ1zK7mDb
— #AusOpen (@AustralianOpen) January 14, 2024
Berrettini invece non gioca
▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔
Quattro bandiere italiane in campo nella notte: Musetti, Paolini, Cobolli, Errani. Se Mameli vi ruggisce dentro, raffreddatelo e ditegli che invece Matteo Berrettini si è ritirato. Stefano Semeraro su La Stampa analizza: “È vero che le difficoltà, fisiche e psicologiche, aumentano quando il giorno della gara si avvicina, ma il problema al piede pareva risolto. L’ipotesi di un infortunio «fresco», rimediato nelle ore precedenti il match l’ennesimo di una lunga serie, è forse la più comprensibile, ma sarebbe anche la più amara. Non avendo gareggiato nei 30 giorni precedenti questo ritiro Matteo non ha neanche diritto a una parte del prize money, quindi si può escludere la motivazione economica della trasferta. Non avendo partecipato al primo Slam dell’anno potrà invece sfruttare il ranking protetto, che si applica dopo sei mesi di assenza dalle gare (in pratica Matteo, oggi numero 125, potrà utilizzare al rientro e per un massimo di nove tornei la media del ranking che ha avuto nei primi tre mesi degli infortuni). L’occasione per curarsi meglio, e sfruttare a partire da marzo tornei meno faticosi di uno slam per provare a tornare con più gradualità”.
Noi a Slalom continuiamo ad aspettarlo. Con immutata simpatia.
ZIBAL-BOURNE
▔▔▔▔▔▔▔▔▔
PONTI Rientri e rimonte
È l’Australian Open dei rientri. Quello di Amanda Anisimova è iniziato con un discreto rumore. Ha battuto la testa di serie #13 Ludmila Samsonova in due set. Aveva lasciato il circuito a metà della stagione scorsa per ritrovare il benessero psicologico. Colpisce da fondo campo come pochissime altre giocatrici. Xinyu Wang è la sola altra testa di serie [#30] caduta al Giorno-1. S’è salvato al tie-break del quinto set Rublev contro l’ammazza-russi brasiliano Seyboth Wild e se l’è vista brutta Taylor Fritz , sotto 2 set a 1 contro l’argentino Diaz Acosta.
PINGUINI Le teenager
Per la prima volta da Wimbledon 2007, ci sono già due ragazzine Under-17 al secondo turno di uno Slam. Alina Korneeva ha raggiunto il traguardo a 16 anni e 205 giorni, Brenda Fruhvirtova a 16 anni e 287 giorni. A Melbourne non succedeva al 2005 [all’epoca erano Vaidisova-Krajicek-Golovin]. Alina Korneeva ha eliminato Sara Sorribes-Tormo dopo aver superato il torneo di qualificazione. L’anno scorso aveva vinto due titoli del Grande Slam junior, all’Australian Open prima e al Roland-Garros, facendo persino balenare l’ipotesi di un Grande Slam, quando si era spinta fino in semifinale a Wimbledon. La sua prossima avversaria uscirà dalla sfida tra Beatriz Haddad Maia e Linda Fruhvirtova, la sorella maggiore di Brenda.
ORNITORINCHI I senatori
Da quest’altra parte del tavolo siedono Adrian Mannarino e Stan Wawrinka – insieme fanno 74 anni e 5 mesi. Si sfideranno nel match per restare il più anziano in corsa, come accadde nel 1978 tra Ken Rosewall e Sherwood Stewart, che all’epoca sommavano 76 anni e 9 mesi.
LE GUIDE INUTILI DI SLALOM
Le partite per cui vale la pena mettere la sveglia
① LA REGINA DI NY Gauff vs Schmiedlova ➔ L’ultima vincitrice di uno Slam scende in campo per mantenere viva l’effervescenza dell’estate scorsa. Coco Gauff è la campionessa degli US Open, qui ha la testa di serie numero #4 e sfida Anna Karolina Schmiedlova, primo match sulla Rod Laver Arena, in modo da essere in tv nella prima serata americana. Dopo la sconfitta al primo turno di Wimbledon ha vinto 29 partite su 33: il miglior rendimento WTA. Tennis si dice scettico sul fatto che possa rimanere a quel livello stratosferico [aggiunge che la cosa vale pure per Sinner – fate voi]. Per ora ne ha vinte cinque su cinque.
quando alle 2 ra domenica e lunedì
② LA PUNTA AMERICANA Shelton vs Batista Agut ➔ Un anno fa Ben Shelton era il ragazzo-sensazione mai uscito dai confini americani per un torneo. Si fece conoscere dal mondo intero spingendosi fino ai quarti di finale. Deve difendere quei punti e comincia da Roberto Bautista Agut, secondo match del giorno alla 1573 Arena.
quando intorno alle 3.30 di lunedì mattina
③ IL PROFETA IN PATRIA De Minaur vs Raoinic ➔ Alex De Minaur è la speranza australiana. Ha acceso nuovi spiriti battendo per la prima volta Novak Djokovic nella United Cup e irrompendo nella top-10. Punta alla seconda settimana. Almeno. Ha un primo turno contro l’ormai veterano Raonic, canadese, 33 anni, ex pupillo di Riccardo Piatti, uno dei più grandi battitori degli ultimi anni, una finale a Wimbledon e una semifinale a Melbourne nel 2016.
quando alle 9 di lunedì mattina
④ IL GUASTA-RUSSI Osaka vs Garcia ➔ Nella seconda serata australiana e nella tarda mattinata italiana, sulla Rod Laver Arena si affaccia la due volte campionessa Naomi Osaka. Per questo rientro in uno Slam dopo oltre un anno, il sorteggio le ha consegnato la testa di serie #16 Caroline Garcia, “la francese con il talento per battere chiunque nel giorno giusto e perdere contro chiunque in quello sbagliato” [Tennis]. Osaka è parsa arrugginita ma in forma al suo debutto due settimane fa a Brisbane.
quando non prima delle 11 lunedì mattina
⑤ IL CAMPIONE USCENTE Thiem vs Auger-Aliassime ➔ Più o meno nella stessa fascia oraria, secondo match del mattino italiano alla Margaret Court Arena, gli organizzatori hanno piazzato un incrocio che rischia di finire a tarda ora. Dominic Thiem è stato il primo giocatore a lasciare intendere che poteva iniziare un’età nuova, andando oltre i Tre Tenori. Si è smarrito, poi si è infortunato, ora si accontenta di essere tornato a fare il suo lavoro. Auger-Aliassime qui ha fatto una semifinale e a sua volta sta cercando di ritrovare quello smalto.
quando non prima delle 10.30 di lunedì mattina