All’età di 24 anni Roberto Lopes detto Pico giocava sì a calcio, difensore centrale come oggi, ma il suo vero lavoro era un altro. Aveva un posto da consulente ipotecario in una banca di Dublino, la sua città. Un contratto a tempo pieno e una bella carriera davanti, ma tutto quel che Pico riusciva a vedere e sentire era l’odio, l’odio profondo e pesante che provava per il suo lavoro. Alzarsi, prepararsi, uscire di casa per fare una cosa diversa da quella che desiderava.
Ha impiegato tre anni per liberarsene. Adesso è un calciatore professionista. Ha in tasca la nazionalità di Capo Verde, il luogo di nascita di suo padre, e un posto nella nazionale che spera di andare avanti il più possibile. È la quarta volta che Capo Verde partecipa alla Coppa d’Africa, undici anni dopo l’esordio e un sorprendente quarto di finale.
È la 74esima nazionale nel ranking FIFA e per i Mondiali non s’è qualificata mai, ma giocare per Capo Verde è un’esperienza. Nick Miller ne racconta i suoi molti colori su The Athletic. Dieci isole, 400 miglia al largo della costa dell’Africa occidentale, la squadra più internazionale fra le 32 presenti al torneo. I suoi 25 giocatori provengono da 25 club diversi, iscritti a campionati di 16 paesi diversi. Dentro ci sono Azerbaigian, Cipro, Russia, Stati Uniti, Spagna, Francia, Italia e Irlanda. Solo uno gioca in patria, il capitano Stopira, nel Boavista Praia. Joao Paulo lo supera, perché appartiene a un club di un paese che non esiste, il famoso Sheriff Tiraspol della autoproclamata Transnistria, per tutta la comunità internazionale un pezzo della Moldavia.
Venticinque giocatori nati in sei paesi diversi: cinque in Francia, quattro in Olanda, tre in Portogallo, uno ciascuno in Irlanda e Svizzera. Se non fossero stati tagliati all’ultimo giro di convocazioni, avremmo avuto pure Kristopher Da Graca – nato in Svezia e tesserato per l’HJK in Finlandia – e Tiago Gomes dell’Union Saint-Gilloise, nel Belgio.
Pico il bancario ha madre irlandese e inizialmente aveva preso quella strada e quella nazionalità. Aveva la maglia verde della Under-18 prima di riscoprire le radici paterne e trasferirsi a Capo Verde. «Le persone partono alla ricerca di migliori opportunità di carriera o semplicemente per una migliore opportunità di vita. Siamo sparsi in tutto il mondo». Non è raro. Otto giocatori della Costa d’Avorio sono nati altrove. L’Algeria ne ha 14, il Marocco 17. La differenza con Capo Verde, spiega The AThletic, consiste nella varietà di luoghi di provenienza. Sette della Costa d’Avorio su otto sono nati in Francia. Gli algerini tutti tra Francia e Olanda. I figli della diaspora capoverdiana sono stati scoperti quasi tutti in giro per il mondo dopo il 2019, in gran parte per il lavoro dell’ex allenatore Rui Aguas. Molti li ha pescati su LinkedIn, compreso Pico – alla cui storia il Guardian ha dedicato un ritratto.
Al messaggio ricevuto in portoghese, inizialmente Lopes non aveva neppure risposto. Nove mesi dopo la federazione gli ha riscritto, stavolta in inglese. Era il mese di settembre. A ottobre stava giocando la sua prima partita in nazionale.
Jamiro Monteiro è nayo in Olanda e dice a The Athletic che la nazionale è come se fosse la sua squadra di club. «Veniamo da posti diversi, ma ci capiamo». La lingua creola che si parla sull’isola è quella ufficiale della squadra. «È molto difficile da imparare – ha spiegato Lopes – per chi non vive là, perché non esiste una letteratura da studiare. Ma crea un senso di unione. Quando ci alleniamo, quando siamo in albergo, c’è sempre musica capoverdiana. Offre un’idea della cultura e del patrimonio».
E comunque Pico adesso dice che su LinkedIn risponde a tutti.
IL TORNEO
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0-1
La Nigeria ha tanti attaccanti ma segna poco
Quale squadra africana potrebbe fare a meno di Victor Boniface, autore di 16 gol in 23 partite con il Bayer Leverkusen? Solo la Nigeria, che ha un parco attaccanti raro, da Victor Osimhen ad Ademola Lookman, da Moses Simon a Kelechi Iheanacho, o Samuel Chukwueze. L’allenatore Gernot Rohr racconta che quasi ovunque, in ogni angolo di questo paese da 220 milioni di abitanti, fioriscono baby calciatori che vogliono giocare in attacco. La cosa gli pare strana perché in Ghana c’è una regione dove nascono solo ali, un’altra dalla quale arrivano i centrocampisti. Nella prima partita del torneo, la Nigeria si è fatta bastare un gol di testa di Osimhen per rimefiare un pareggio scamuffo con la Guinea Equatoriale. Anche ieri un solo gol, un rigorino conquistato da Victor e segnato dal capitano Troost-Ekong. Un tiro feroce al centro della porta. Lorenzo Scalia sul Corriere dello Sport-Stadio scrive: “Osimhen è sembrato nervoso, anche perché nel primo tempo ha sbagliato un gol non da lui, restando quindi a secco sotto porta nell’arco dei 180’ di queste prime due partite. Nel finale è stato sostituito, ma ha tifato per i compagni fino al triplice fischio”.
Poco prima dell’intervallo della partita contro il Ghana [2-2], l’Egitto ha perso Mo Salah per un problema muscolare. La speranza è riuscire a recuperarlo per la partia di lunedì contro Capo Verde. Un terzo pareggio nel girone potrebbe non essere sufficiente per andare agli ottavi.
LE PARTITE DI OGGI
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SENEGAL VS CAMERUN
Una delle classiche del calcio africano. Se non ci fosse stata la semifinale del Marocco in Qatar, Senegal e Camerun sarebbero le due bandiere dell’Africa nella storia dei Mondiali. La prima ha giocato i quarti di finale nel 2002 con Bruno Metsu in panchina, e ancora si celebra il gol di Bouba Diop contro la Francia. L’altra si porta dietro il leggendario 82 di N’Kono e Milla, ancora di più il quarto di finale perso al San Paolo nel 90 ai supplementari contro l’Inghilterra, rigore di Gary Lineker a 15 minuti dalla fine.
L’Équipe racconta cosa sta succedendo dentro il Camerun con André Onana, alle prese con una stagione complicata al Manchester United, un errore dietro l’altro, il titolo di delusione dell’anno assegnato da Jamie Carragher. Il torneo con la nazionale è un’occasione per uscire da questa cappa, ma si tratta di una decisione calata dall’alto – spiega il giornale francese – una decisione del governo. Onana e il presidente della federazione Eto’o non si parlano più. Eto’ stesso ricorderà che c’è stato un tempo in cui la sua presenza in nazionale era figlia di una decisione politica, lo stesso è capitato a Roger Milla. Fino al 14 gennao la federazione non sapeva neppure se Onana ci sarebbe stato, ecco perché tra i convocati ci sono quattro portieri. Nel dubbio. Onana è salito su un aereo solo domenica scorsa.
in tv oggi ore 15 Sportitalia: Capo Verde vs Mozambico | ore 18 Senegal vs Camerun | ore 21 Guinea Equatoriale vs Gambia