La morte del maestro di Valdano e Batistuta

Lo chiamavano Ascia. È stato fra il 59 e il 69 un difensore dell’Atlético Madrid, secondo le parole di Luis Aragonés uno che in campo insegnava a vincere, e successivamente da allenatore nelle giovanili uno che insegnava a rispettare il calcio. Dopo l’esperienza da calciatore in Spagna, Jorge Bernardo Griffa era tornato in Argentina. Ne scrive un ricordo affettuoso stamattina Jorge Valdano su El Pais, nella sua rubrica del sabato. 

“Se lo spessore di un insegnante si misura dalla qualità dei suoi allievi – dice Valdano – i suoi si sono chiamati Ricardo Giusti e Américo Gallego, Batistuta, Samuel, Heinze, Pochettino, Martino, Tévez, Gago, Banegas, Berizzo, Scaloni. Anche Marcelo Bielsa si è formato alla sua ombra, come allenatore e come persona”.

Valdano ricorda di quando da adolescente era al Newell’s e Griffa stava iniziando il suo percorso. “Incuteva rispetto con la sua presenza imponente e suscitava la professionalità con la sua passione. Aveva molta energia per trasmettere conoscenza e attitudine competitiva. Un giorno gli chiesi se ci fosse qualche difetto incurabile in un calciatore e lui rispose, come se parlasse del diavolo, che era l’indolenza. Ha sempre saputo che il calcio è un lavoro che si impara con il lavoro. Non era mai compiacente. Correggeva senza indugi e se qualcuno si offendeva, buona fortuna. Uno dei giocatori che aveva lasciato la sua scuola, ha fatto carriera nel calcio finché non ha giocato per grandi squadre. Era un calciatore operaio, più bravo quando la palla era degli avversari che quando ce l’aveva lui. Ogni volta che cambiava squadra, Griffa lo chiamava per congratularsi, ma prima di riattaccare concludeva sempre con lo stesso consiglio: – Ricordati che non sai giocare a calcio. Griffa accompagnava i suoi ex allievi sempre con la verità davanti a sé. Dava un’importanza vitale al rispetto delle piccole cose. Se un pallone si perdeva durante l’allenamento, nessuno se ne andava finché non veniva ritrovato. La sua autorità morale era superiore a quella dei presidenti”. 

È stato proprio Griffa a spingere Valdano verso la carriera in Spagna. “Un giorno – racconta l’argentino – ho ricevuto una telefonata che mi chiedeva di presentarmi urgentemente al campo. Appena arrivato, trovai Griffa che parlava con José María Zárraga, capitano del Real Madrid delle prime cinque Coppe dei Campioni, all’epoca allenatore dell’Alavés. Griffa lo aveva convinto che ero l’attaccante che cercava. Gli ci vollero cinque minuti per convincermi. Il Newell’s aveva bisogno di quella vendita a causa delle solite difficoltà economiche e lui credeva che la Spagna fosse il posto migliore per me. Il rispetto che avevo per lui era tale che capii di non potrer ribattere niente. Una decisione di questo tipo porta una catena infinita di conseguenze e le conseguenze durano fino a oggi. È un buon giorno – conclude Valdano – per chiedersi a quante persone come me Griffa abbia cambiato la vita”. 

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