L’allarme piscine nella Francia olimpica. Un bambino su due non sa nuotare

Léon Marchand è in America per diventare il nuovo Phelps. Il medagliere olimpico del nuoto sarà pieno di lui, tra qualche mese. La Francia ha trovato un campionissimo, quel che le manca sono le piscine. Il governo continua a sostenere la necessità di un piano di ristrutturazione e di creazione di nuovi impianti sportivi con il cosiddetto Piano Generazione 2024. Ma non è considerato sufficiente degli enti locali. 

Ne scrive Le Monde raccontando il paradosso di un paese che aspetta i Giochi, alle prese con una situazione deludente per gli impianti di base. Molte piscine stanno chiudendo, le petizioni online per il loro salvataggio si moltiplicano, l’ultima riguarda la vasca di Saint-Sauvant, a Vienne, con 1.200 firme. Nessuno ha mai investito un euro per la piscina, si lamenta il sindaco Christophe Chappet. I lavori di ristrutturazione ne costerebbero 1 milione e 200mila. Le piscine esistenti sono stimate in 4.000, scrive Emma Barets, ma stanno invecchiando. Secondo un rapporto della Corte dei conti del 2018, il 70% di esse risale a prima del 1995 e la federazione francese denuncia che quasi 600 sono fatiscenti. Il senatore Michel Savin [Les Républicains] ha invitato il governo a lanciare un Piano Marshall per la ristrutturazione e la costruzione di piscine. Era ottobre, il periodo del progetto di bilancio per il 2024. La ministra Amélie Oudéa-Castéra gli rispose che negli ultimi anni è stato possibile investire a sufficienza, ma il Piano Generazione 2024 consentirà di fare di più. L’ottimismo ha fatto mettere su carta progetti per 5.000 infrastrutture da realizzare tra 2024 e 2026, con un investimento di 100 milioni di euro all’anno. Generazione 2024 prevede nello specifico di stanziare 50 milioni all’anno per 500 fra piscine, palestre e piccoli stadi, con un costo di circa 300mila euro a progetto. Ma Savin denuncia che per le piscine sono previsti solo 20 milioni di euro, 200mila euro per dipartimento.

C’è chi chiede un piano nazionale delle piscine, come quello lanciato a suo tempo dal generale de Gaulle, perché voleva che la Francia brillasse anche nello sport, come ricorda a Le Monde lo storico Emmanuel Auvray. Ora, dice, «abbiamo bisogno di spazi che rispondano a quattro logiche: benessere, divertimento, sport e scuola, tutto nello stesso spazio». Ma in regime di decentramento, lo Stato non interviene più nella manutenzione delle piscine e le strutture vanno presto in perdita, insostenibili per le casse delle comunità. Le entrate coprono solo il 20% dei costi di esercizio. Il risultato, scrive Le Monde, è che oggi uno studente su due della sesta elementare non sa nuotare. «Un fallimento del servizio pubblico» sottolinea Auvray, il quale ritiene che bisognerebbe istituire «una forma di compensazione da parte dello Stato per premiare le piscine, in considerazione di ciò che garantiscono in termini di vite salvate, quando si impara nuotare».

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