Ora nella terra del compromesso sembrano tutti scontenti, ma fuori da questo perimetro non sarebbe stato forse possibile trovare una via per far coincidere la guerra [le guerre] con un luogo di pace come le Olimpiadi. Il CIO ha annunciato a quali condizioni sarà possibile partecipare ai Giochi di Parigi venendo dalla Russia e dalla Bielorussia. Sono fuori le nazionali negli sport a squadre, non ci saranno le bandiere e potrà gareggiare solo chi non si è mai schierato in favore dell’invasione di Putin. Novità? Nessuna. Era una soluzione sul tavolo da parecchio tempo. Proprio in questi termini. Thomas Bach ci lavorava da almeno da un anno, da quando in maniera sorprendente cominciò ad ammonire federazioni e privati. La prima reazione nel febbraio 2022 era stata forte. La violazione della tregua olimpica aveva offerto la base giuridica per proporre le sanzioni. Ma poi? Mentre le federazioni tenevano fuori chi avesse un passaporto di Mosca e Minsk, Bach si stava già spostando. Un passo alla volta. Faceva il suo mestiere di capo dello sport. Costruiva un ponte. Ma quel ponte ora non piace ai russi, non piace agli ucraini, non piace al prossimo presidente del CIO, Sebastian Coe, alla guida dell’atletica leggera.
«Non ci aspettavamo che la decisione arrivasse così in fretta» dice il ministro ucraino dello Sport Marviy Bidnyi. L’Équipe spiega che se il CIO ha agito più velocemente del previsto è proprio a causa degli appelli delle singole federazioni internazionali, dei comitati olimpici, della commissione atleti, tutti preoccupati di capire come andare avanti con i tornei e le gare di qualificazione. La vera novità è la richiesta di firmare un impegno per il rispetto della carta olimpica, in particolare la parte che parla di missione di pace del movimento olimpico. Quattromila e 600 carte per la partecipazione a Parigi sono state già assegnate. Solo otto sono per la Russia e tre per la Bielorussia finora. L’Ucraina ha qualificato 60 persone. La decisione di Bach, spiega L’Équipe, sarà accolta favorevolmente dalla maggior parte delle federazioni interessate, con qualche eccezione. Per esempio l’atletica leggera. Sebastian Coe ha già fatto sapere che per quanto lo riguarda, non si adegua. World Athletics aveva deliberato l’esclusione già nelle ultime edizioni, per la questione del doping di Stato.
Il governo ucraino dice che «il CIO sta dando alla Russia il via libera per trasformare i Giochi olimpici in una propaganda», ma nessuno pensa che l’Ucraina sia disposta ad andare fino in fondo e boicottare i Giochi. “Kiev ha troppo da guadagnare in termini di prestigio partecipando” scrive il giornale francese, ma nell’editoriale di Jean-Philippe Leclaire si parla di sconfitta.
“Dalla sua creazione nel 1894 – scrive – il CIO si è confrontato più volte con il problema dei boicottaggi, ma non si è mai sentito in trappola come adesso. Rompendo con la linea tradizionale che consiste nel separare sport e politica, i cardinali di Losanna hanno raccomandato a suo tempo l’esclusione di russi e bielorussi dalle competizioni sportive, perché Vladimir Putin e il suo esercito avevano invaso l’Ucraina nel pieno di una tregua olimpica, quattro giorni dopo la fine dei Giochi invernali di Pechino 2022 e prima dell’inizio delle Paralimpiadi. Da allora sono stati uccisi almeno 200.000 soldati e circa 11.000 civili. Venerdì mattina, alle 10.30, un attacco missilistico russo sull’oblast di Dnepropetrovsk ha provocato un morto e quattro feriti, due dei quali gravi. Due ore dopo, a Mosca, Vladimir Putin ha annunciato che si sarebbe candidato nuovamente alle presidenziali del prossimo marzo. Alle 15.40 il CIO ha autorizzato la partecipazione ai Giochi di Parigi 2024 sotto una bandiera neutrale degli atleti russi e bielorussi. Possiamo chiamarla una sfortunata coincidenza o un errore nella scelta dei tempi. Noi preferiamo parlare di sconfitta di un certo spirito olimpico”.
La Germania sta chiedendo al CIO di esaminare in modo molto accurato il passato degli atleti russi. Molti gareggiano con stipendi di Stato e nei club dei militari, si calcola che siano l’80 per cento: come saranno giudicati? Il dorsista Evgeny Rylov è stato squalificato per 9 mesi dalla federazione internazionale per aver preso parte alla parata di Mosca del 2022 in favore di Putin: la sua pena è considerata estinta oppure la macchia resta? Come si regolerà il CIO se un’atleta ucraina non stringesse la mano a una russa, come sta accadendo nel tennis? La saltatrice in alto Yaroslava Mahuchikh ha rivelato il suo disappunto per un messaggio ricevuto di recente da Maria Lasitskene: si chiede perché solo ora.
La situazione è così complessa che ci sarebbero state critiche analoghe pure in caso di una decisione opposta. Per non dire dello stallo su Gaza. Marco Bonarrigo sul Corriere della sera ha scritto che “al contingente vanno aggiunti almeno venti atleti russi che hanno cambiato nazionalità e parteciperanno ai Giochi sotto altra bandiera”. Secondo il viceministro dello Sport russo Alexei Morozov sono oltre 100 ad aver cambiato nazionalità, di cui 55 tra gli sport olimpici. Tra loro c’è la nuotatrice Anastasija Kirpichnikova, 23 anni siberiana, trasferita in Francia dal 2019, per allenarsi vicino Marsiglia con Philippe Lucas, ex coach di Laure Manaudou e Federica Pellegrini. Agli Europei in vasca corta di Bucarest ha già vinto sotto la sua nuova bandiera e ha pure detto che la Marsigliese le ha fatto venire i brividi. Ecco. “In Francia – scrive L’Équipe – non ha concorrenza nel mezzofondo. Nuota da sola”.
È lo scenario opposto di quello trovato nella pallavolo italiana da Kate Antropova, che deve giocarsi una maglia con Paola Egonu.
La stampa tedesca non è mai stata tenera con Thomas Bach. Stavolta Christian Spiller su Die Zeit riconosce che la decisione è giusta. Negli ultimi anni, scrive, il presidente del CIO è stato molto a suo agio con autocrati come Xi Jinping in Cina e Vladimir Putin in Russia. “La questione – dice – è se possa esserci una colpa collettiva per degli atleti”. Diversi esperti di diritto internazionale hanno esaminato la questione e sono giunti a conclusioni diverse. Alexandra Xanthaki dall’Onu ritiene che sia discriminatorio escludere atleti perché hanno una certa nazionalità, Patricia Wiater ha invece scritto l’opposto in un rapporto per il comitato olimpico tedesco. “Punirli per le responsabilità del loro governo potrebbe non essere considerato particolarmente olimpico. Cosa può fare una schermitrice russa quando il suo presidente decide di invadere l’Ucraina? Tutti sapranno quale paese si nasconde dietro la bandiera neutrale, ma la mancanza di simboli non rende forse l’ostracismo internazionale della Russia più evidente che mai? E non è forse questa la più grande sconfitta di Putin? I suoi atleti sono privati dei simboli del paese a causa sua”.
Sportschau dice che solo Parigi dimostrerà “se la decisione del CIO sarà servita davvero all’unità e alla pace nella famiglia olimpica o se non crea rumore e discordia”.