Allegri il mangia-spade e l’illusionista José. Cose strane da portieri: Falcone e Maignan – Il Barnum del campionato

 

  IL MANGIA-SPADE Max Allegri e il difensivismo

È ormai chiaro che da questa strettoia non ne usciamo. Non è mai esistito nella storia della serie A un allenatore più incline di Allegri alla conduzione della partita in attesa. Nereo Rocco ha chiuso 4 volte un campionato con il miglior attacco, Fabio Capello cinque, Giovanni Trapattoni sei. Più Allegri vince così, più glielo facciamo notare. Più glielo facciamo notare, più gioca così. 

Paolo Condò su Repubblica sottolinea che Allegri ha usato le settimane piene per costruire un meccanismo difensivo difficile da scardinare. Bremer e Gatti non possiedono la scienza che rese celebri Chiellini e Bonucci, ma sono vicini a replicare il rendimento dei due totem in entrambe le aree. Nella loro marcano quasi come Chiellini e più di Bonucci — che era un regista difensivo — in quella avversaria si avviano a ricalcare l’alta efficacia realizzativa dei due campioni d’Europa. Il terzo elemento, che sia Danilo, Rugani o il revenant Alex Sandro, equilibra soprattutto gli slanci di Gatti, la cui energia è risultata provvidenziale nel recupero della gara di Monza. È chiaro che una filosofia di gioco così corazzata sviluppi al 110 per cento le qualità dei difensori e solo al 50 quelle degli attaccanti: le prestazioni in Nazionale ci dicono che il Chiesa juventino ha grandi margini di miglioramento, mentre Vlahovic continua a oscillare fra giocate e languori. Di certo Rabiot, che nell’estate 2022 tutti a Torino avrebbero accompagnato a Manchester infiocchettato, è stato trasformato nel perno della squadra.

Giancarlo Padovan su Calciomercato però dice: La Juve, che ha vinto a Monza, è involuta e catenacciara. Allegri sempre più fedele ai suoi principi difensivi. Tuttavia la squadra e i giocatori che la compongono hanno una convinzione crescente di potersela giocare alla pari con l’Inter, ben sapendo che pari non sono. Predisposizione assolutamente lodevole, se non fosse che giocare a calcio, possibilmente meglio dell’avversario, non è un aspetto per nulla secondario.

 

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In difesa giocherà pure a Livorno. In difesa del gabbione ai Bagni Pancaldi travolto da una mareggiata, da uno di quei momenti che i livornesi conoscono bene, ma non sempre sono pittoreschi intrecci di mare, di rabbia e di vento. Spesso, sempre più spesso lasciano segni profondi sul lungomare, buche, muretti distrutti ha scritto Alessandra Bocci sulla Gazzetta. Bagni Pancaldi è uno stabilimenti più antichi d’Europa, frequentati da reali e intelllettuali – racconta ancora Bocci – musicisti come Pietro Mascagni e letterati come Giosuè Carducci”. Il sindaco Luca Salvetti ha dato la notizia alla famiglia Bonaventura, i proprietari: Allegri darà il suo contributo alla ricostruzione. 

A Livorno – racconta ancora Bocci – ogni stabilimento balneare ha il suo gabbione, e quello dei Pancaldi, con i suoi 25 metri per 10 e il pratino sintetico, era il più grande prima che il mare se lo divorasse, come i muretti di cemento armato e la grande piscina. Allegri non è stato un frequentatore dei Pancaldi, ma i tornei estivi hanno sempre unito tutti gli stabilimenti.  

 

L’ILLUSIONISTA José Mourinho

Ha vinto sei delle ultime otto partite. La Roma naviga sottotraccia ed è arrivata addosso al Napoli. Paolo Condò su Repubblica dice che José ha messo a punto un metodo che funziona contro le avversarie di livello medio-basso, vedremo da qui a Capodanno contro le medio-alte: è basato sulla coppia Lukaku-Dybala, sull’impeto dei finali nei quali gioca con l’orologio meglio di chiunque altro, e sul clima che Mou crea. Nello show montato prima e dopo il Sassuolo c’è un regolamento di conti con Berardi — inseguito a lungo sul mercato, chissà com’è andata — , un lamento arbitrale preventivo andato a segno (intervento borderline di Mancini non sanzionato) e il colpo di scena dell’intervista in portoghese da parte di uno che 15 anni fa, alla prima conferenza stampa in Italia, se ne uscì con «non sono un pirla». No, non lo è davvero

Da sostenitore scoperto di Mourinho, stamattina Ivan Zazzaroni sul Corriere dello Sport-Stadio scrive che la partita contro il Sassuolo è stata kla migliore della stagione e che i cambi di Mourinho sono stati decisivi, ancorché favoriti, ma solo in parte, dall’espulsione di Boloca, il migliore dei suoi. Vi evito la traduzione in portoghese, che è la mia seconda lingua: l’idioma di José Saramago l’ha già esibito per “protesta bianca” Mourinho, sempre più distante dal sistema Italia. Il suo italiano è ancora balbettante e deferibile: dice giurno invece di giorno e divorcio invece di divorzio. Quando sarà costretto a lasciare la Roma, il nostro campionato perderà qualcosa di unico e irripetibile e i tifosi giallorossi si ritroveranno senza il Re – O Rei – dell’appartenenza

 

IL MAGO  Vincenzo Italiano

Questa dimensione da Champions è certificata però da altri numeri. Nella partita in cui Beltran ha trovato la sua prima rete in campionato, la Fiorentina ha tagliato il traguardo dei 100 gol nell’anno solare 2023, sommando campionato e coppe. Per l’esattezza, ieri, davanti a una Salernitana troppo molle per essere vera, è arrivata a 102 reti. Non è un numero da sottovalutare, perché si tratta del record assoluto nella storia della squadra viola. Italiano e i suoi ragazzi hanno battuto il precedente primato, quello fissato nel 2015 dalla Fiorentina di Montella prima e Paulo Sousa poi (101). Da qui alla notte di Capodanno ci sono ancora sei partite per aumentare il bottino, farlo lievitare. Ma già adesso quei 102 gol certificano la consistenza di una squadra che, fra alti e bassi, fra momenti di esaltazione e momenti di fragilità, sta facendo parlare di sé non solo in Italia ma anche in Europa. Nel 2023 la Fiorentina è infatti entrata di diritto nel gotha del calcio continentale. Al momento, più dei viola hanno segnato solo il Manchester City (140), il Real Madrid (121), il Bayern Monaco (111) e il Bayer Leverkusen (111). In mezzo ai colossi, tecnici e finanziari, c’è questa squadra fatta di qualche eccellenza e tanti buoni giocatori e costruita da un tecnico che sei anni fa allenava in serie D. Qualcuno storce il naso quando si parla di Miracolo Italiano, ma la realtà è che in Europa non capitano spesso storie belle come quella viola. 

 

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  IL CONTORSIONISTA Thiago Motta

Anche il Bologna ce l’ha con gli arbitri dopo l’1-1 di Lecce, un pareggio che ha fatto scivolare la squadra dal quinto al settimo posto. Bruno Bartolozzi sul Corriere dello Sport-Stadio dice che ha fatto tutto il Bologna. Non giocandola, insieme al Lecce, nel primo tempo, dominandola nella ripresa, dopo aver inserito contemporaneamente quattro uomini freschi, oppure quando ha mancato le varie opportunità di raddoppio, dopo la rete di Lykogiannis, infine quando ha gestito in maniera fatale l’ultimo decisivo pallone nel quale nemmeno gli avversari ci credevano più di tanto, al di là dell’incursione estemporanea di Falcone, poi risultata decisiva. Ha fatto tutto anche dopo, il Bologna, in questa raffica di accuse che non sono campate in aria, ma sono formulate da un pulpito preso solo a pretesto.

Secondo Bartolozzi dentro il Bologna esiste la convinzione che questa difformità di giudizio non sia solo frutto del caso.

 

IL LEONE Wladimiro Falcone

Cose che fanno i portieri. Parano [lo hanno sempre fatto], rinviano dal fondo [lo fanno sempre meno], palleggiano [lo fanno sempre di più], subiscono gol [quasi ogni domenica], ne segnano [raramente], parano un calcio di rigore [spesso], servono un assist dalla loro porta [questo è Maignan]. Wladimiro Falcone, portiere del Lecce, ha aggiunto un’arte nuova. Un rigore? Prenderselo. Pararne non gli basta più, dice il Corriere dello Sport-Stadio, ora se li procura. Ne ha scritto Giorgio Burreddu: Lui, a metà tra l’autorevolezza dello scienziato e il mistero dell’alchimista, ebbe a dire: «Li studio». Ma il calcio richiede evoluzione e audacia, e oggi Falcone i rigori se li va pure a procurare. Un’azione disperata come lo sono sempre al minuto novantacinque di una partita in bilico. Un’azione che si è trasformata in leggenda. Quando giocava a Cosenza finì alla ribalta per essere il numero uno più forte d’Europa in fatto di calci di rigore. La statistiche lo indicavano, tra tutti i campionati del contenente, serie B compresa, quello che ne aveva respinti di più. Addirittura cinque. In venticinque giorni

 

«I portieri sono matti? C’è questa diceria. Meno male che lo siamo» | Wladimiro Falcone

 

IL CONIGLIO DAL CILINDRO Thomas Henry

Il Verona deve a lui il gol del 3-3 a Udine. Al minuto 97. Con seguito di polemiche. Balzaretti, direttore dell’area tecnica Udinese: «Il gol del Verona arriva con 20 secondi di ritardo, dopo un ulteriore aggiunta di 30 secondi per una rimessa ritardata. Purtroppo non è il primo episodio sfortunato». Baroni, allenatore del Verona: «Il tempo effettivo di questa gara è 44 minuti e 50 secondi. Quando si vedono queste partite ci vuole anche un po’ di cultura sportiva prima di dire che la gara era conclusa. Guardando alla prestazione, la mia squadra è cresciuta mentalmente, è convinta del lavoro che fa e sono sicuro che le vittorie arriveranno con prestazioni del genere».

 

 

  STASERA

Tuttosport racconta della nuova tensione in allenamento tra Radonijc e Juric. Si va verso l’addio a gennaio, mentre il Genoa vorrebbe riprendersi Pellegri. I problemi di comunicazione tra questo bizzoso jolly serbo e il tecnico croato sono nuovamente venuti a galla – scrive Marco Bonetto – come ha scoperto il giornalista Paolo Aghemo di Sky. Ancora una volta Juric ha notato in allenamento poca determinazione e attenzione nel lavoro, scarsa applicazione e atteggiamenti strafottenti. E così lo ha spedito prima del tempo negli spogliatoi

 

in tv oggi ore 20.45 su Dazn e Sky

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