Per molto tempo l’arrivo di João Mário all’Inter è parso più un intrigo finanziario che una vicenda di pallone. In campo non funzionò, l’accento si spostò allora sulla relazione stretta che esisteva fra Suning e Kim Joorabchian, l’agente che aveva strappato il giocatore a Jorge Mendese. Scrisse Guio De Carolis sul Corriere della sera che Joorabchian “sembra il nome del cattivo in un film di spionaggio, di certo l’uomo non ama esporsi. Rare le sue interviste e parecchio difficile è trovare il suo nome in fondo ai bonifici pagati dai club. Il 45enne anglo-iraniano più che un agente è un vero uomo d’affari ed è stato bravo e scaltro a costruire il suo impero. Ha stretti legami non solo con l’Inter e ha capito in anticipo le potenzialità (economiche) del calcio cinese”.
Aspettiamolo, dicevano a Milano. Nessuno immaginava di doverlo aspettare così tanto e che tutta questa fiducia venisse ripagata con la tripletta da avversario di ieri sera. È stata parecchio incoraggiata dall’atteggiamento della squadra di Inzaghi, in una partita che non sarebbe stata decisiva in nessun modo. La qualificazione è assicurata e il primo posto nel girone verrà deciso dallo scontro diretto con la Real Sociedad. Pensando ai Benfica-Inter degli Anni Sessanta, stamattina Luigi Garlando sulla Gazzetta scrive comunque che “il primo tempo dell’Inter a Lisbona è parso inopportuno, per l’approccio e, ancora di più, per la scelta della formazione che ha dettato l’approccio molle. L’impegno di coppa è caduto tra due notevoli scontri diretti di campionato (Juve, Napoli)? A ottavi già conquistati, con la prospettiva di giocarsi il primo posto con la Real Sociedad nell’ultimo turno, l’incrocio con il Benfica conta poco? Ok, un po’ di turnover ci sta. Ma c’è modo e modo. Cambiarne 8 di botto permette ai titolari di riposare, ma mette in difficoltà le alternative che vorrebbero lucidare la propria candidatura, perché non è facile far bene in una squadra totalmente stravolta. Con qualche cambio per tempo, ci sarebbe stato turnover comunque, ma in una squadra più competitiva, con un’ossatura di titolari, le riserve avrebbero potuto rendere di più. La Beneamata del secondo tempo è tutto un altro mondo e ha tutta un’altra anima, enorme. La spettacolare rimonta di Lisbona, nel cuore dell’Inter, viene percepita come una vittoria e carica a molla la truppa per lo scontro del Maradona. Tante ballerine di prima fila hanno riposato, quelle di secondo piano ora hanno un po’ di convinzione in più”.
Paolo Tomaselli sul Corriere della sera sottolinea che “Simone Inzaghi ribalta due volte la sua squadra: la prima cambiando 8 titolari in una partita che si poteva anche perdere senza pregiudicare le possibilità di vincere il girone (servono i 3 punti con la Real Sociedad, che ha una miglior differenza reti) e la seconda rianimando una truppa reduce da un primo tempo da incubo, nel quale l’ex Joao Mario si regala come rivincita una tripletta, dopo aver fatto 4 gol in 69 partite in nerazzurro. La nota davvero positiva per l’Inter è che due gol su tre per la rimonta arrivano prima dei cambi, con una deviazione da due passi di Arnautovic su spizzata di testa di Bisseck da corner e con una bella girata al volo di Frattesi, su cross da sinistra di Acerbi in libera uscita. È vero che Bisseck, Klaassen, Arnautovic e Asllani giocano poco, ma le loro difficoltà disorientano tutta l’Inter, che non tiene un pallone e diventa vulnerabile”.