0-1 Nell’epica del Sudamerica il Lautaro è un piccolo indio mapuche, viene rapito dagli spagnoli e torna a casa per guidare il suo popolo. Law-traro significa falco veloce e deve il suo nome al rapace che vaga per le pampas in cerca di carogne. Uno lo vede immobile sul ciglio della strada e pensa che sia pure innocuo. Innocuo non è, sta vigilando sui 600 km di terra tra Buenos Aires e la Bahía Blanca presa a schiaffi dai venti della Patagonia, il posto che ha fatto da culla a Manu Ginobili e al meglio della migliore generazione di basket argentino.
Così Paolo Galassi raccontava su Repubblica qualche anno fa lo scenario dal quale arrivava Martínez. Boca e San Lorenzo lo avevano scartato, lui aveva trovato nel Liniers il posto migliore dove crescere, ma quei rifiuti lo avevano segnato. Quando il Racing Avellaneda gli propose di trasferirsi, rispose che prima doveva prendere il diploma. Il calcio lo aveva già deluso, meglio non fidarsi. Fabio Radaelli, compagno di Zanetti nel Banfield, è l’osservatore che oggi può vantarsi di aver visto in lui qualcosa di speciale prima di tanti altri, nonostante in Argentina si tenda a credere che il talento si manifesta a 13-14 anni, altrimenti è tardi. Non era tardi per il falco veloce che aspetta carcasse senza vita sui cui avventarsi. Papà Mario era stato un celebre mancino del fútbol bahiense e aveva imparato da lui a calciare gli angoli forte, ma proprio forte, fino a farli arrivare sul secondo palo. In un anno e mezzo era diventato un adolescente dal valore di 20 milioni e aveva debuttato entrando dalla panchina per sostituire Diego Milito. La mitografia era completa. Poteva cominciare il viaggio in Italia.
Law-traro continua a fare il falco e prendere a morsi pezzi di calcio. Anche ieri è entrato dalla panchina, Sanchez non è un Milito, ma il Salisburgo è stato sventrato. Così l’Inter è agli ottavi di finale ed è pure la prima delle due italiane sicura di partecipare al Mondiale del 2025. Per l’altro posto Milan e Napoli dovranno spingersi sufficientemente lontano da scavalcare la Juventus nel ranking. Tutto con due giornate del girone ancora davanti, così che il Corriere della sera può parlare di piacere di giocare d’anticipo.
Il paradosso è che l’Inter gioca d’anticipo aspettando. Claudio Savelli su Libero lo spiega così: “È l’unica a concedersi un largo turnover in Champions, come se fosse la competizione secondaria, e a preservare almeno in parte i capitani Lautaro e Barella, oltre a Dimarco, per il campionato. I nerazzurri sono perfettamente consapevoli delle partite che giocano. Sembrano in grado di contestualizzarle all’interno della stagione e a calibrarle nel momento specifico. Il problema è la difficoltà a inserire Sanchez nel sistema. Gioca sempre spalle alla porta e a un tocco in più, il cileno, il contrario di quanto serve ad un flusso come quello nerazzurro. Ma il piano di Inzaghi era trascinare lo 0-0 fino al 70’ e poi alzare il ritmo negli ultimi 20’, schierando i jolly Barella e Lautaro in faccia ad una squadra che, per caratteristiche di gioco, avrebbe di sicuro speso molto e che, essendo molto giovane, avrebbe potuto continuare a pressare, lasciando qualche spazio in difesa. Bingo”.
A Sebastiano Vernazza pare “un avvio di stagione da padroni del palcoscenico. Premiato il turnover di Inzaghi, fin qui abile alchimista e dosatore di giocatori. Se in certe partite, per vincere, può bastare una mezz’ora scarsa di Lautaro, tanto vale insistere, senza dimenticare che la presenza dell’argentino moltiplica il rendimento di Thuram”.
Giuseppe Allegrini per Sportellate lo ha trovato il migliore in campo. “In contesto offensivo asfittico, scollegato dal resto della squadra e mal servito, il francese capisce che deve mettersi in proprio e, a partire dalla metà del primo tempo, si carica sulle spalle le sorti della squadra recitando il ruolo di regista, rifinitore e punta con progressioni, dribbling, tiri ma anche tanto lavoro in fase di non possesso e di ripiegamento”. A Sportellate è parso che la maggiore sofferenza sia toccata a Calhanoglu e Mkhitaryan, “di solito i migliori in campo, i due centrocampisti non riescono a garantire, specialmente il turco, fluidità della manovra e velocità e precisione nella circolazione della palla, costringendo la squadra a rimanere impigliata nel pressing alto e metodico che il Salisburgo mette in atto, in particolare nel primo tempo”.
Paolo Tomaselli sul Corriere della sera ricorda che l’Inter è la squadra con l’età media più elevata, stavolta “mette più benzina verde del solito nel motore, non solo con Frattesi e Augusto ma anche con il debuttante Bisseck, all’esordio assoluto da titolare. Il tedescone è una spugna e con la sua prestazione dimostra la bontà delle lezioni ad Appiano, ma l’approccio dell’Inter non è tanto migliore di quello di due settimane fa”.
Ma l’obiettivo, gli obiettivi sono raggiunti. Simone Inzaghi era messo sotto processo dall’ambiente milanese poco meno di un anno fa, quando l’Inter era andata fuori dai giochi per lo scudetto dietro il Napoli di Spalletti. Ma il calcio scrive le sue verità sul bagnasciuga e Daniele Dallera sul Corriere della sera stamattina scrive che per qualificarsi agli Europei, la nazionale può giovarsi di “questa felice atmosfera europea”. Anzi, di più. Spalletti deve “imparare da Simone Inzaghi, che a livello internazionale ha già dimostrato di saperci fare”.
La vittoria dell’Inter in Austria ha permesso all’Italia di scalare un posto nel ranking stagionale UEFA nel giro di ventiquattr’ore, passando da quarta a terza con il sorpasso sul Belgio. I punti sono 8.285 e davanti ora ci sono solo la Germania con 8.785 e la sorprendenteTurchia con 8.750. La Spagna incalza con 8.187. Le prime due posizioni a fine anno portano in premio un posto in più per la prima Champions formato XXL del 24-25. Ma è tutto prematuro. I bonus per il passaggio del turno dai gironi all’eliminazione diretta daranno alla classifica un volto più definitivo.