Il nuovo stile della serie A intorno al prototipo Zirkzee

Ce lo stanno dicendo così tante persone che quasi quasi viene il sospetto abbiano ragione loro, chi lo sa. Più l’Italia si lascia andare a dir male di sé, del proprio calcio, del proprio campionato, più dall’estero tirano fuori numeri, dati e suggestioni che invitano a farsi delle domande, a cercare un centro di gravità permanente, un sentimento mistico e sensuale, oppure a trovare un’alba dentro l’imbrunire. Invece è tutto un povera patria. 

I francesi, per esempio. Secondo i francesi di So Foot il gioco della serie A è cambiato, così cambiato che adesso può dirsi un gioco. Siamo i campioni del pallone fra i piedi e di quello che i pionieri scozzesi chiamavano il passing game. I messicani al contrario sono senza rivali al mondo nel cercare la profondità. È così che spendono il 74,9% dei loro passaggi. La sorpresa è che fra i cinque grandi campionati europei, la verticalizzazione adesso regna laddove prima governava il tocco. Tra gli inventori del tiki-taka, nella Liga spagnola, si devono essere intrufolati dei pericolosi agitatori, perché ora il 73,3% dei passaggi viaggia in verticale. Più che in Premier League (71,8%), in Ligue 1 (71%), in Bundesliga (70,7%) e in Serie A (69%). 

Oh, certamente si può contestare l’idea che la statistica sia un indicatore di qualità. Giusto. Non c’è dubbio. È la prova però di una ricerca in atto. I club che preferiscono il gioco di posizione sono il Burnley in Inghilterra, la Real Sociedad in Spagna e l’Eintracht Francoforte in Germania. Quelli che invece pensano si tratti di circo e di cineserie vivono in Belgio: il Cercle Bruges è la squadra che gioca più in profondità di tutta Europa, con l’85,8% di passaggi. 

 

Ieri mattina è stata invece Repubblica a spiazzare i discorsi ruminati sul nostro campionato, scrivendo che in serie A sono tornati i giocatori che dribblano e saltano l’uomo. Emanuele Gamba ha rielaborato i dati di uno studio del Cies, per giungere alla conclusione che non è poi così vera la tesi secondo cui si stava meglio quando si stava peggio, com’era bello quando i bambini giocavano per la strada. È merito degli stranieri, dice però Repubblica. La vera ventata d’aria fresca che ha scompigliato questo scorcio di campionato l’hanno portata gli slalomisti [grazie, ndSl]. Di qualcuno avevamo già fatto approssimativa conoscenza (Soulé, Gudmundsson, Luvumbo), qualche altro (Almqvist, Ndoye) è nuovo di zecca: sono i fratellini di Kvaratskhelia, che lo scorso anno ha riportato il senso del dribbling agli anni d’oro, a quel filo rosso che va da Meroni a Donadoni passando per Domenghini, Sala, Causio, Conti.

 

Secondo The Athletic i primi due mesi e mezzo di campionato hanno messo in mostra diversi nomi nuovi interessanti, dal portiere Michele Di Gregorio al difensore Alessandro Buongiorno, dal centrocampista Andrea Colpani al terzino Michael Kayode, fino a Matias Soule, pure lui uno slalomista, al Frosinone in prestito dalla Juventus, incerto se rispondere alla pre-convocazione dell?Argentina o aspettare la chiamata dsi Spalletti. 

 

  Il nome dell’unico straniero fatto da James Horncastle è quello di Joshua Zirkzee, il 22enne olandese del Bologna – stasera in campo nella partita tra il giochista Motta [ehm] e il giochista Sarri [ri-ehm]. Scrive The Athletic: Il suo cognome evoca una montagna innevata o un lago alpino. Il posto dove ti siederesti a contemplare la vita, sentendoti riposato. Zirkzee è rigenerante. È il prototipo dell’attaccante giusto per giocare una partita nel 2023. Thiago Motta sente ogni tanto il bisogno di scusarsi per la mancanza di gol. Ma arriveranno. La sua apertura contro il Sassuolo – controllo esterno del piede, dribbling di destro attorno al portiere e conclusione di sinistro – è stata esemplare e ha evidenziato un puro fascino estetico che pochi attaccanti possono eguagliare

 

in tv stasera ore 20.45 Dazn e Sky: Bologna-Lazio

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