Sta cominciando il dopo Rapinoe. Per l’America e per tutto il mondo

C’è una carriera incandescente che ha cambiato il calcio femminile più di ogni altra cosa al mondo. L’aggettivo è scelto dal Washington Post – così come pure l’illustrazione [di Jonathan Bartlett] è tratta da lì. Megan Rapinoe ha segnato molti gol e molte vite, prima di arrivare a questo Mondiale in Oceania da quasi ex, per farsi dire imparabilmente che questo torneo è la sua Last Dance. Una danza defilata, con un nuovo ruolo, partendo dalla panchina, comunque leader, non solo degli USA ma dell’intero movimento. Una platea di donne e ragazze che da una decina d’anni sognano di essere lei. 

Lei che porta sul braccio sinistro un tatuaggio, minuscolo e in corsivo, un  tatuaggio che dice: la natura ha fatto il suo corso. Jerry Brewer sul Washington Post le chiama parole che suonano come una profezia adempiuta. “Non c’è traccia di docilità in Rapinoe, nessuna sottomissione a lasciare che la vita accada senza resistervi. È un promemoria scritto sulla sua pelle per sentirsi a proprio agio dentro la sua pelle. Rapinoe è ciò che doveva essere: audace, empatica, inevitabile. Un’icona naturale”.

All’età di 38 anni, Megan si presenta agli ultimi Mondiali con 20 anni in più dell’adolescente prodigio Alyssa Thompson, secondo il Washington Post “un esempio esagerato del cambiamento che si è verificato nella squadra femminile statunitense e in tutto il mondo dello sport”. Rapinoe è stata influente come nessun’altra sportiva nella sua epoca, con la sola eccezione di Serena Williams, “impareggiabile nel prendere posizione contro l’ingiustizia sociale”. Ha dato il suo corpo, due legamenti rotti, al calcio. Ha ricevuto in cambio due Mondiali, un oro olimpico, la fama internazionale. Lascia l’eredità di un modello. Quando a giugno, la suqadra di basket di Seattle ha ritirato la maglia numero 10 di Sue Bird – la sua compagna – lei ha detto: «Megan, mi hai cambiato. Hai cambiato il modo in cui vedo le cose. Me l’hai tirato fuori. Era lì dentro. Solo che non sapevo come arrivarci. E tu l’hai visto subito». 

È quello che il giornale americano chiama l’effetto Rapinoe, “non ispira solo audacia, c’è una pace in lei, anche in mezzo al caos, che attrae le persone. E quando si avvicinano a lei, la connessione è virtuosa. Con Rapinoe, Bird ha identificato la sua natura”. 

La connessione è un contagio dentro la squadra, per la nuova generazione incarnata da Sophia Smith, 22 anni, alla prima Coppa del mondo, la numero 11 della suqdara americana, una ragazza che viene dal Colorado, una famiglia di atleti. “L’auto di famiglia – racconta stamattina L’Équipe – ha percorso interminabili autostrade per portarla a vivere i suoi sogni. Non ha fatto avanti e indietro per niente. Alla Stanford University in California, tutti hanno scoperto il suo talento grezzo. Lì è diventata un prodigio del calcio e ha seguito il destino di tante prima di lei, numero 1 nel draft, scelta da Portland nel 2020”. 

Ha segnato 32 gol in 55 partite da allora, mvp della stagione scorsa, veloce, un metro e 68, grande tecnica, la futura miglior giocatrice del mondo secondo Nike, che l’ha messa subito sotto contratto. Da bambina non leggeva. Il pensiero di dover prendere in mano dei libri per la scuola la scoraggiava. Quando è arrivata nella lega professionistica si è trovata con un mucchio di tempo libero. Ha sfogliato Reminders of Him di Colleen Hoover, un romanzo rosa su una madre che fa i conti con un passato complesso, e da allora non ha smesso più. Quando Sophia Smith non è in campo, probabilmente sta leggendo, ha scritto il Washington Post dedicandole un ritratto. 

È ambasciatrice del Black Women’s Player Collective, il movimento che difende i diritti delle atlete nere. Dal marzo 2022 la sua è una voce parecchio ascoltata sul tema del benessere psicologico, da quando la sua ex compagna di squadra e amica a Stanford, Katie Meyer, si è suicidata. Smith ha lanciato una campagna di raccolta fondi per iniziative legate a questo tema. 

Sognando Megan, si diventa un pochino come lei. 

 

in streaming oggi ore 11 su Fifa+

 

  IL TORNEO

Il calcio femminile ha da ieri mattina il 75 percento di possibilità di premiare con il titolo di campione del mondo una nazionale che non c’è mai riuscita. Nel nuovo secolo tra gli uomini è sucecsso solo una volta, nel 2010 con la Spagna in Sudafrica. La Norvegia è stata la seconda squadra presente nell’albo d’oro a uscire dal torneo, dopo la Germania. Restano in corsa il Giappone che l’ha eliminata e ancora le Usa, ma solo una di loro arriverà in semifinale. Dove avremo dunque di certo tre nazionali senza un titolo. L’Olanda s’è aggiunta ai quarti battendo per 2-0 il Sudafrica stanotte. 

 

Il podcast

 

 

 

L’edicola del pallone

 

  Il romanzone dell’estate. Il Corriere della sera stamattina ricostruisce: “Lukaku-Juve, contatti a marzo. Giuntoli pronto all’affondo. I bonus decisivi per l’intesa” – Allegri lo ha suggerito mesi fa, dopo la Champions la stretta di mano. Gianluca Di Marzio scrive: “A Lukaku resta solo la Juve, che rimette in piedi lo scambio con Vlahovic per motivi non solo tecnici, ma anche e soprattutto economici. Eccoli: 1) grazie ai vantaggi del Decreto crescita, l’ingaggio lordo del belga nei tre anni di contratto previsti avrebbe un impatto di circa trenta milioni in meno rispetto al salario del serbo, che sempre nello stesso periodo — se rimarrà — ne dovrà percepire una settantina, sempre lordi, grazie a un contratto che prevede una base molto alta dal 2023 al 2026; 2) vendere Vlahovic a 75/80 milioni permetterebbe di far respirare le casse del club, in sofferenza per i mancati introiti europei e il supplemento di costi, con una cessione importante per recuperare la cifra investita dieci mesi fa e realizzando anche una plusvalenza da stimare ad affare concluso che può aggirarsi sui 15 milioni, considerati gli ammortamenti. Il nodo, forse l’ultimo, è proprio questo”.

Nei giorni scorsi, il Corriere della sera aveva spiegato perché lo scambio con il Chelsea fosse vantaggioso per la Juventus, ecco, e pure Ivan Zazzaroni, direttore del Corriere dello Sport-Stadio, la pensa così. Stamattina lo scrive dopo aver riferito dei “contatti telefonici tra Allegri e Big Rom abbastanza frequenti, anche durante la tournée americana l’allenatore ha avuto modo di confrontarsi con il belga: è una pratica – la chiacchierata esplorativa in remoto tra il giocatore ambito e il tecnico che lo cerca – decisamente comune, fisiologica direi, e inevitabile, specie quando una trattiva importante entra nella fase più calda”. 

Zazzaroni allora dice che “lo scambio Lukaku e milioni-Vlahovic è assolutamente vantaggioso per la Juve,  in primis per l’aspetto tecnico-tattico e, in secondo luogo, per quello strettamente finanziario.  Romelu è più completo, oltre che uno straordinario contropiedista, l’ideale per un tecnico che lavora molto sulle ripartenze e ha giocatori portati all’inserimento quali Chiesa, Rabiot, Weah e McKennie”. 

Tuttosport la chiama la calda estate e in prima pagina si domanda: Chi fa i gol? Nella sintesi al Stefano Salandin si legge: “Da una parte fragilità caratteriali, difficoltà tattiche e incertezze sui tempi di recupero, dall’altra le prospettive di crescita e l’investimento. L’attaccante è sul mercato sia per ragioni tecniche sia per ragioni economiche legate alla mancata qualificazione Champions,  ma i dubbi  in prospettiva non mancano. Nessun club ha mai offerto gli 80 milioni chiesti dai bianconeri”. 

 

pareri Roberto Boninsegna

 ➣  Boninsegna, chi tra i due è il più funzionale al gioco di Allegri? 

«Sono entrambi delle prime punte, il serbo è tutto mancino, il belga un uomo d’area, che gioca con e per la squadra. Vlahovic è un ragazzo interessante e, per quello che ha fatto vedere in campo, Allegri sarà anche soddisfatto di lui, ma se è stato messo sul mercato vuol dire che non ha la piena fiducia del tecnico. Lukaku in campo ha sempre fatto bene e per il gioco di Allegri sembra più funzionale. Certo, il problema si porrebbe se dovessero coesistere».  – intervista di marina salvetti, Tuttosport

 

  Kvicha Kvaratskhelia

 ➣  Quando avete capito di avere lo scudetto in mano?

«Dopo la partita con la Juve era chiaro a tutti che eravamo vicinissimi e da lì ogni partita era una festa, in attesa dell’aritmetica certezza. Sono stati giorni incredibili, abbiamo vissuto emozioni infinite».

 ➣  A cominciare proprio da quella notte di rientro da Torino. Il gol di Raspadori alla Juve ha portato Napoli a riversarsi per strada per un abbraccio tricolore.

«Il nostro manager ci aveva avvertito di cosa potevamo trovare, ma non puoi immaginare una cosa così, è stata choccante. Ci abbiamo messo un’ora per uscire dall’aeroporto. È stato emozionante e commovente muoverci tra la folla, sentire la gente che chiamava i nostri nomi. Lì abbiamo realizzato di essere a un passo dallo scudetto, quella sera nessuno potrà mai dimenticarla. E io ho ancora il famoso cappello di carta: se vuole glielo vendo (ride, ndr)».

 ➣  Lei e Osimhen formate una delle coppie più belle d’Europa. Vi siete trovati in modo naturale?

«Sapevo che era un calciatore molto forte, mi ha colpito però l’umiltà del ragazzo Victor: si entra subito in sintonia con lui e il nostro feeling si vede pure in campo. Anche se non lo vedo, so già dov’è, so come servirlo, mi sembra di sentire il suo movimento sempre. E lo stesso vale per lui».

– intervista di vincenzo d’angelo, la Gazzetta dello sport

 

Corriere dello sport-Stadio: “Natan mangia, prega, arriva” – Il brasiliano cita il Vangelo e poi sbarca in Italia. «Non abbiate paura, solo credete». Oggi le visite. La fede, la famiglia  come missione  e il legame forte  con il fratello. Nel pomeriggio  potrebbe fare  un’apparizione  allo stadio. ➔  Antonio Giordano scrive: “Al Red Bull Bragantino andranno dieci milioni di euro – uno spetta al Flamengo, il suo ex club – per un ragazzo che ha messo assieme già un bel po’ di partite (121), che ha dovuto imparare in fretta a lottare ( qualche problema fisico), che ha una missione, essere al fianco della sua famiglia, soprattutto di suo fratello, che sta su una sedia a rotelle dopo una maledetta caduta”. 

“Napoli, adesso è psicOsi” – Contratto e infortunio, i tormenti del giovane Osi. Il rinnovo non si sblocca ma ieri è tornato in ritiro il suo agente Calenda. Victor salterà anche l’amichevole con l’Augsburg per un affaticamento. Grande attesa  per il suo futuro. Le sirene arabe non lo incantano. Il centravanti  s’è fermato  alla vigilia  del test col Girona  

 

  Corriere della sera: “Inter, Inzaghi ha scelto Morata” – Sfumato Scamacca, che va all’Atalanta, i nerazzurri studiano le alternative Il tecnico preferisce lo spagnolo, caro per la proprietà. Le altre idee Beto e Balogun

Corriere dello Sport-stadio: “Il giorno di Sommer: sbarca oggi. E Samardzic lo seguirà a ruota. Il portiere sosterrà le visite mediche e si aggregherà subito al gruppo”

 

  Arrigo Sacchi parla della Scamacc-alanta

 ➣  Gasperini potrebbe essere la sua guida?

«Gasperini è un maestro e se lo ha voluto significa che crede parecchio in lui. Dovrà aiutarlo nell’inserimento. Se l’Atalanta funzionerà bene come squadra, e cioè se troverà quella velocità e quei movimenti che l’hanno contraddistinta in passato, allora Scamacca potrà ambientarsi più facilmente».

 ➣  È un’eresia pensare allo scudetto per l’Atalanta?

«Nella vita può succedere di tutto, quindi anche questo. Io ne sarei felicissimo perché sarebbe il successo delle idee e del lavoro. Però in Italia quante sono le squadre “provinciali” che hanno vinto il campionato? Le ultime che ricordo sono Samp, Verona e Cagliari. Aggiungiamoci pure il Bologna e la Fiorentina, e il Torino di Gigi Radice. In sostanza bisogna concludere che l’Atalanta, per arrivare allo scudetto, dovrebbe andare contro la storia centenaria del nostro calcio. Di certo, comunque, possono lottare e già conquistare un posto in Champions League sarebbe da considerare un’impresa». 

– intervista di andrea schianchi, la Gazzetta dello sport

 

    Paolo Condò su Repubblica apre un ciclo di pezzi in cui analizzerà le squadre italiane di prima fascia, nell’attesa che cominci il campionato. La prima puntata di stamattina è dedicata al Milan, tra bilancio della stagione scorsa e proiezioni sulla prossima. 

Scrive Condò: “Chiedersi come sarebbe andata se la Roma non avesse rimontato quel match è ovviamente un esercizio sterile, ma siccome il calcio è per eccellenza il mondo delle sliding doors, un crollo così repentino incuriosisce. La spiegazione più logica è che nel momento in cui i reduci dal Mondiale (Theo, Giroud, Leao) avevano la necessità di rifiatare, il Milan abbia pagato la povertà delle seconde linee e l’evidente fallimento del mercato, da De Ketelaere in giù con l’eccezione di Thiaw. Non a caso la squadra è ripartita quando sono tornati al top i vecchi fusti. non metteremmo la mano sul fuoco sull’annunciato passaggio al 4-3-3: con tutta quella qualità, il quarto slot offensivo garantito dal 4-2-3-1 risulterebbe prezioso. Nelle caratteristiche di partenza, Pulisic e Okafor sono ricambi di Leao, attaccanti esterni da fascia sinistra. In quelle di arrivo l’americano può diventare l’uomo di raccordo e ispirazione alle spalle del centravanti mentre Okafor studierà anche da vice-Giroud. Pulisic è il capitano degli Stati Uniti, che fra tre anni ospiteranno il Mondiale: va incontro quindi al triennio più importante della sua carriera, la pressione ideale per scavallare finalmente lo status di promessa. Avere accanto Musah, altro americano, lo aiuterà, mentre Reijnders è una mezzala raffinata e Loftus- Cheek la scommessa del gruppo”

 

I tormenti della Lazio

“Si è perso un mese. Sarri è stato costretto a navigare controvento. Mentre avrebbe avuto il diritto di sfruttare il periodo della preparazione ad Auronzo per ridisegnare la Lazio e agevolare l’inserimento dei nuovi giocatori. Dopo il secondo posto in campionato e l’ingresso in Champions, tra celebrazioni e promesse, è mancata la capacità di pianificare le mosse più urgenti. Lotito è assorbito dagli impegni legati alla politica e alle sue aziende: non delega, gira con i suoi telefoni cellulari, lavora anche di notte, ma la società necessiterebbe di una struttura più dinamica e organizzata. Troppe caselle in sospeso. Non c’è un direttore generale. Tare non è stato ancora sostituito. Fabiani continua a muoversi nell’ombra: aspetta un ruolo ufficiale. E Sarri ha segnalato da diversi mesi l’assenza di un club manager, di una figura di raccordo: un filtro, un cuscinetto, tra squadra e dirigenza. Vuoti che complicano la quotidianità. Senza dimenticare le battute ruvide di Lotito su Berardi: giudizi che hanno offeso l’attaccante del Sassuolo, compromettendo in modo definitivo il primo dei rinforzi chiesti a giugno dal tecnico per la Champions” – di stefano chioffi, Corriere dello Sport-Stadio 

 

  Il Corriere della sera parla di “Buffon in Nazionale nel segno di Vialli”. «Luca sarebbe felice» si legge, a proposito del portiere capo delegazione. «Torno a casa». Paolo Tomaselli scrive: “È uno dei colpi dell’estate ma il calciomercato non c’entra.  Sarà un tuffo nel passato, ma per guardare avanti”. Maurizio Crosetti per Repubblica è stato a Marina di Massa [“lo stabilimento balneare “La Romanina” è suo, l’ha comprato nel 2003 e lo gestiscono il cognato Mario e la sorella Guendalina”] e scrive che “adesso Gigi guarda questo mare color azzurro Nazionale, sotto un cielo ventoso di nuvole color bianco linea di porta. Un addio fresco di quattro giorni è un bambino appena nato, si contempla come un mistero e fa anche un po’ paura. Ma Gigi Buffon, ex di niente, tantomeno di sé stesso, agli amici e alla famiglia ripete una frase soltanto: «Sono felicissimo, perché l’ho deciso io»”.

Valerio Piccioni sulla Gazzetta dello sport scrive che “non sarà il clone di Vialli. Non sarebbe giusto consegnargli un’eredità impossibile da raccogliere. A differenza del suo predecessore, che ha occupato il ruolo a distanza di anni dalla fine della sua carriera, arriva praticamente al gong in cui devi dire ciao è stato bello. Il momento in cui devi fare i conti con il tempo, «maledetto tempo» come disse il giorno dell’addio Francesco Totti. Ma proprio il suo lunghissimo vissuto calcistico lo metterà in condizione di costruire un dialogo con gli azzurri, senza troppi convenevoli, come nella famosa lettera di qualche anno al se stesso diciassettenne”. 

 

SPAGNA

Tuttosport stamattina parla di schizofrenia della Liga, in un’analisi di Raffaele R. Riverso. 

“Lo stesso bicchiere che i club considerano mezzo vuoto, per Javier Tebas è mezzo pieno. Non è un caso che le uniche due squadre ancora in sella al cavallo pazzo chiamato Superlega siano Real Madrid e Barcellona. Fatta eccezione per la Casa blanca che ha investito, tra gli altri, 103 milioni nel cartellino di Jude Bellingham, nessuna delle altre società spagnole ha speso più del Fulham che, con i suoi 29 milioni di euro investiti, occupa il quindicesimo posto nella graduatoria delle squadre inglesi più spendaccione in questo primo mese di calciomercato estivo 2023. Sì, nemmeno l’Atlético Madrid (27) né, tanto meno, un Barça (3,5) tormentato dai propri guai finanziari. Tuttavia, ogni volta che gli si fa presente che il campionato spagnolo sia oramai diventato una delle tante “canteras” della Premier League sparse nel mondo, Javier Tebas tira fuori il fatto che il sistema spagnolo, oltre a essere più sostenibile, è decisamente più vincente di quello inglese”. 

 

     FRANCIA

 ◇   L’Équipe: “Verratti non è ancora finita” – Nel mirino dell’Arabia Saudita, Marco Verratti non ha ancora salutato Parigi. Anche se l’Arabia Saudita lo sta corteggiando con forza quest’estate, il centrocampista della nazionale italiana potrebbe disputare la dodicesima stagione nella capitale.

  ◇   “Steve Mandanda: Non mi vedo giocare fino a 45 anni. Il portiere del Rennes che sta cominciando la sua ventesima stagione da professionista, si diverte ancora. Ma non arriverà a seguire Gianluigi Buffon”.

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