All’inizio non avrebbe dovuto gareggiare. Solo nel tennis le ucraine stanno dividendo regolarmente un campo con le ragazze russe. I tornei sono sotto l’organizzazione del sindacato giocatrici. In nessun altro sport era previsto, almeno fino a mercoledì sera, quando un decreto del ministero dello sport ucraino è stato emendato per consentire il confronto con i nemici in guerra, con le cittadine e i cittadini dei paesi invasori. Un provvedimento accolto con sollievo anche dal Cio, un gesto forte, un’apertura in prospettiva, a un anno dai Giochi di Parigi, per i quali Russia e Bielorussia non hanno ancora l’invito.
Olga Kharlan ha accettato allora di incrociare la lama con Anna Smirnova, contrariamente a compagne e compagni di squadra, nei giorni scorsi si erano ritirati. Dentro di sé conosceva il motivo. Non aspettava solo l’assalto e la gara, aspettava anche la fine, aspettava il momento in cui avrebbe negato il saluto finale, proprio come succede nel tennis. Una protesta. Solo che nel tennis non è prevista la squalifica per l’autrice del gesto, un affronto che la federazione internazionale di scherma mette invece a verbale. Senza fair play c’è la sconfitta a tavolino e c’è la squalifica. Così Olga ha vinto ma è lo stesso fuori dai Mondiali. Ma le domande stamattina – su regole, opportunità, sensibilità – si moltiplicano.
Aurélien Bouisset ha scritto un commento durissimo su l’Équipe contro l’istituzione, la prima grande federazione olimpica a votare per il reintegro delle russe e dei russi nel mese di marzo.
“La scherma – dice – ha un talento per coprirsi di ridicolo. Dopo gli Europei spostati in extremis e in sordina, perché la Polonia si era rifiutata di accogliere russi e bielorussi, ha scelto di squalificare Olga Kharlan. Con il coraggio politico che l’ha contraddistinta per quattro mesi, la federazione internazionale si è rifiutata di spiegare ufficialmente questa decisione. Dietro le quinte, ha lasciato trapelare di essersi soltanto affidata alle regole, le quali prevedono che una volta dato l’ultimo tocco, si debba stringere la mano. È vero, è scritto nero su bianco, nell’articolo T122. Sembra un nome da Terminator, ed è con lo stesso cuore di una macchina infernale che la FIE ha accettato di passare alla fantascienza”.
Così il giornale francese passa a descrivere “la giornata nella quale non sono mancate le scene surreali”, e la più lunga l’ha regalata Smirnova. Dopo che Kharlan ha lasciato la pista, è rimasta lì per 50 minuti, in segno di protesta, seduta su una sedia traslucida, mentre la delegazione russa, dietro di lei, si è agitata per chiedere la squalifica di Kharlan e presentare una protesta. Una finzione senza fine”. L‘Équipe parla di influenza russa che ancora si diffonde negli ambienti della scherma. Poco prima della guerra, la federazione era guidata dall’oligarca Alicher Ousmanov. Kharlan era infastidita, non abbattuta, scrive il quotidiano francese. Il nuovo presidente internazionale, il greco Emmanuel Katsiadakis, le aveva assicurato che ci sarebbe stata una soluzione al problema della stretta di mano. Lei lo aveva anticipato. L’ucraina ha anche teso la lama verso l’avversaria, una forma di saluto che i tiratori usavano ai tempi del covid. La russa ha tenuto la sciabola a sé e ha teso la mano, con timidezza, senza ricevere una risposta.
“Di fronte a questa situazione ridicola – scrive l’Équipe – la FIE ha optato per la soluzione peggiore: squalificare Kharlan, senza salvare Smirnova. Un doppio guaio per la prima, che non ha più diritto a partecipare alla gara a squadre di sabato, una delle ultime possibilità di qualificazione olimpica. La federazione ha chiesto il reintegro. Il CIO ha chiesto prove di sensibilità verso le atlete e gli atleti di Ucraina. “Un tatto che ovviamente manca alla FIE” conclude l’Équipe.
TITOLI
Repubblica: “La guerra di Olga” – Intervista all’ucraina Kharlan, squalificata per aver rifiutato la mano alla russa Smirnova. Suo fratello combatte al fronte nella mia terra. «È ingiusto che i russi abbiano il visto per l’Italia e siano qui in gara. Sono dei killer: hanno distrutto la mia gente e ora distruggono lo sport. Mi aspettano due mesi di squalifica, il mio fidanzato Gigi Samele sta male, è anche la sua guerra. Forse un giorno il mio gesto farà storia».
Daniele Dallera, Corriere della sera: “Ma che sistema è? Prima si strizza l’occhio, si elabora un compromesso e poi si diventa improvvisamente duri, squalificando chi ha parenti e amici sotto le bombe. È vero che lo sport unisce, più di ogni altra forma di vita e istituzione, ma non lo può fare certo punendo chi vive in un Paese occupato“
Sergio Soave, Il Foglio: “Non si possono di certo ignorare i sentimenti di Olga Kharlan, che in quella sfida rappresentava il suo paese che da 17 mesi subisce la sanguinosa invasione russa. Ma ovviamente non si possono nemmeno ignorare le regole dello sport, nel bene o nel male sempre considerato una zona franca dalla politica e (talvolta) persino dalle guerre. Il caso Olga vs Anna (Ucraina contro Russia) è uno dei tanti casi in cui sport e politica si intrecciano, oggi come in passato. Si può dunque discutere, come avviene da ieri, se la schermitrice ucraina abbia fatto bene a rifiutare la regola formale – nella scherma la stretta di mano dopo la gara è un obbligo, non solo un orpello di fairplay – o se appunto la decisione della squalifica da parte della Federazione internazionale sia invece giusta. La prima impressione è che la scelta di far gareggiare atleti russi non inquadrati in una squadra ufficiale (è già avvenuto alle Olimpiadi, mentre ad esempio nei Mondiali di calcio la Russia era stata estromessa) abbia poco senso: servirebbero decisioni meno occasionali. Ma una volta accettata la competizione, e il nome e la nazionalità degli avversari, deve far premio su tutto la legge dello sport, e il suo significato generale che è sempre quello di un “a parte” che indica non una dimenticanza dei conflitti, ma una superiore comunanza tra gli atleti. Una volta in campo, conta solo il campo e la sua specifica etica, per quanto imperfetta. Non rispettarla fa perdere lo sport, non è detto che aiuti a vincere le guerre”.
Benny Casadei Lucchi, Il Giornale: “La scherma, nella sua nobiltà, è ciò che più si avvicina a una battaglia. Unica disciplina che conserva nel gesto atletico l’arte della guerra e il suo fine ultimo: ferire, uccidere, abbattere, dominare. Quei punteggi colorati di verde e rosso, quelle maschere che proteggono, nascondono e raccontano atleti metà sportivi e metà cavalieri in battaglia. E la Russia, ieri, ne ha fatto apposta il proprio “fronte”. Nel cuore di Milano”.
Francesco Ceniti, la Gazzetta dello sport: “L’Ucraina aveva criticato l’apertura, mantenendo una posizione di chiusura totale e minacciando di disertare i Giochi. A meno di un anno da Parigi 2024, però, le cose sono cambiate e la nuova via di Kiev è un raggio di sole nella lunga notte buia e tempestosa (di missili) portata dalla scellerata e folle guerra di aggressione voluta da Mosca . Dagli errori del passato si deve imparare, mischiare questioni politiche con quelle sportive è una pessima idea … Ecco perché la Federazione farebbe meglio a dare un ulteriore segnale distensivo, dando a Kharlan e compagne la possibilità di partecipare a Parigi 2024, dove magari stringeranno la mano alle russe (che fino a prova contraria non hanno nessuna colpa della guerra) . A vincere sarebbe lo sport. Con buona pace di Putin e dei vari dittatori“
Alberto Dolfin, Corriere dello Sport-Stadio: “Gesti e occhi che raccontano più delle parole. Olga è insieme a due compagne di squadra e varca singhiozzando la porta dello spogliatoio della rivale battuta in pedana. Poi esce quasi subito e si lascia cadere in mezzo al corridoio, consolata dalle connazionali e dagli atleti delle altre nazioni che passano in quel momento nelle vicinanze. Pochi istanti dopo esce anche Anna, che si accovaccia lì vicino e ascolta lo sfogo dell’olimpionica ucraina. «Perché questo cavolo (usa un termine più colorito; nd c ) di cartellino nero? Non vi basta la distruzione provocata dalla guerra?», domanda a gran voce in russo. La giovane russa ha gli occhi bassi e non replica“
Paolo De Laurentiis, Corriere dello Sport-Stadio: “Un autogol che ha scosso anche il Cio, entrato in campo per chiedere che certe situazioni vengano valutate con il giusto grado di sensibilità. Quella sensibilità che due atlete, Kharlan e Smirnova, una ucraina e una russa, ieri hanno dimostrato confrontandosi nonostante la guerra. E che la burocrazia sportiva ieri ha demolito”.
rewind LA STORIA DI QUESTA COPPIA E LA GUERRA ►
6 marzo 2022 | Corriere dello sport-stadio: “Samele ritrova oggi la sua Olga” – Lei è tornata in Ucraina da sorella e genitori, lui va a prenderla in auto. Lo schermidore pugliese ha chiesto un permesso per volare in Romania. Alberto Dolfin ha scritto: “I due genitori non riescono a fare ritorno nella loro città natale di Mykolayiv, punto strategico a poco più di un centinaio di chilometri da Odessa e in cui si trovano anche i nonni di Olga, e così stanno optando per un’altra città. Prima di compiere questo viaggio però hanno potuto vedere e salutare le figlie, dirette verso il confine con la Romania, nazione in cui spera di incontrarle presto lo sciabolatore azzurro. Quest’ultimo per poter partire ha chiesto la licenza al suo gruppo sportivo e si è mosso per affittare una macchina con il quale farà ritorno via terra verso l’Italia e soltanto a quel punto l’incubo sarà finito, almeno per le due sorelle ucraine”.
9 marzo 2022 | Olga Kharlan, arrivata in Italia con il fidanzato Luigi Samele
«Mezz’ ora per stringere mia madre in un abbraccio che le restasse addosso, lei non si muove perché mio padre combatte. La mia famiglia ha passato giorni in un rifugio, sdraiati per terra, il cibo razionato, lo spazio da inventare, dormire solo per sfinimento. Ora i miei parenti si sono spostati in una casa più sicura, speriamo».
Come ha salutato sua madre? «Senza una singola frase. Sguardi, strette. Ci saremmo pentite di tutto: “Ciao? Addio?”, solo scelte sbagliate. Meglio mute. Anche il viaggio di ritorno è stato silenzioso».
A Budapest è arrivato a prenderla il suo fidanzato, Gigi Samele, due argenti a Tokyo, sempre nella sciabola. «Ci ha raccolte, sfinite. Ora stiamo tutti insieme, dobbiamo dire grazie a molte persone, io ancora mi sento come al momento di quella chiamata del 24 febbraio, alle 5 del mattino, quando mia sorella ha chiamato e ha bisbigliato “sparano”. Lo sentivo dal telefono e non potevo crederci».
Lei già nel 2014 chiedeva di boicottare le gare russe e oggi il presidente della federazione è Usmanov, un russo. «Sospenderli tutti è necessario. Come si può pensare di rispettare i principi di lealtà che stanno alla base dello sport adesso? Come può un ucraino trovarsi vicino a un russo e fare finta di niente? No, vanno fermati ovunque».
Ha ricevuto messaggi dalle colleghe russe? «No, da loro no. Non succede» – intervista di giulia zonca, la Stampa
Che cosa diceva lui | «È una situazione durissima, quella che stiamo vivendo, perché ogni giorno arrivano notizie terribili. Ma almeno loro sono qui in Italia e io non vedevo l’ora di metterli al sicuro. La cosa che fa impressione è che il teatro della guerra non è così lontano da noi. Al ritorno abbiamo viaggiato in auto, è stato come fare il viaggio dalla Lombardia alla Calabria. Non mi sono mai fermato, perché volevo che Olga, la sorella e il nipotino respirassero immediatamente un’aria diversa. Il nostro cuore è in tempesta, ma naturalmente qui è un’altra cosa». – intervista di enzo tamborra, Repubblica Bari