I fantasmi ci hanno restituito Berrettini. Come lavora chi copre i campi a Wimbledon

    Con i titoli stamattina ci si muove nei paraggi dei miracoli. La parabola di Matteo, la resurrezione di Matteo, la buona novella di Matteo. E allora sì, Matteo è tornato. Ha vinto tre partite convincenti sull’erba di Wimbledon per portarsi oltre la prima settimana, agli ottavi di finale, senza mai perdere il servizio e con l’86% di punti vinti sulla prima contro Zverev, una sola palla-break nel primo game concessa in tre set al tedesco. Se il servizio va, va mezzo Berrettini. L’altro mezzo piazza il dritto appena può, quasi sempre appena l’altro gli restituisce la risposta. È l’uno-due alla base del tennis contemporaneo. Chi ce l’ha, può prendersi il mondo. Matteo ce l’ha. 

|  Vincenzo Martucci sul Messaggero parla appunto di miracolo sull’erba. Miracolo del Rinascimento italiano: Matteo Berrettini, che 3 settimane fa usciva dal campo in lacrime a Stoccarda dominato da Lorenzo Sonego e poi s’è iscritto a Wimbledon fra mille dubbi per una condizione psico-fisica drammatica, vince 3 partite una più bella e convinta dell’altra, contro Sonego, De Minaur e Zverev, e raggiunge Sinner negli ottavi dei Championships

Ma è domani che capiremo, è domani che sapremo se è la prima tappa di una risalita in corso o se possiamo spingere le aspettative un po’ più in là. Dall’altra parte della rete ci sarà Carlos Alcaraz, il cui tirocinio sull’erba è a ottimo punto. Berrettini parte da 1-2 nei testa a testa. Ma l’uno dalla sua parte consiste nei cinque set vinti all’Australian Open dell’anno scorso.

|  Federica Cocchi e Riccardo Crivelli sulla Gazzetta dello sport stamattina gianni-morandeggiano e scrivono che c’è un grande prato verde dove nascono speranze. La seconda settimana di Wimbledon raggiunta dopo la stagione dei grandi tormenti è il mondo d’amore di Berrettini, che sull’erba più cara al cuore ritrova d’incanto la magia di due anni fa, quando si spinse dove mai nessun italiano era arrivato, la finale nel tempio, fermandosi solo al cospetto di Sua Maestà Djokovic.  Nella loro analisi, raccontano che Berrettini vince perché ci crede di più, è più propositivo, più concreto e solido, e non soltanto perché ottiene l’86% di punti con il servizio, tornato l’arma devastante che terrorizzava il mondo. In tre partite e 10 set, l’allievo di Santopadre non ha ancora perso la battuta, ma contro Zverev saranno decisivi anche la risposta e il rovescio in slice che Sascha fa davvero fatica a digerire

|  Gaia Piccardi sul Corriere della sera considera che nel posto delle fragole il tempo sembra non passare mai. Rianimato dal verde guaritore di un circolo uguale a se stesso da 146 anni, il nuovo Berrettini somiglia tremendamente a quello d’annata, correva il 2021 e per la prima volta un tennista italiano sbucava in finale a Wimbledon.  The new Berrettini è il fratello gemello del finalista di due anni fa, come se il Covid dell’anno scorso («Mi rode ancora…») e l’annus horribilis (fin qui) 2023 non fossero mai esistiti. Alcaraz è un Everest da scalare con calma e metodo, spizzando come carte da poker le belle sensazioni accumulate serve l’impresa con quel satanasso di Alcaraz ma in ogni caso è un Berrettini rinato e palpitante, con il cuore in tumulto e la barbetta elettrica. Come ai bei tempi.

|  Stefano Semeraro su la Stampa chiama Berrettini il nostro Giardiniere Capo, scrive che ha ritrovato la forma, che si muove sull’erba come nella sua foresta, picchia duro e va tranquillo. Semerari racconta: Arrivato a Wimbledon con le ruggini mentali di una stagione da dimenticare, ha usato il derby di primo turno con Sonego durato tre giorni per togliersi di dosso dubbi e uggia; al secondo, contro De Minaur ha ritrovato il ritmo verde. E ieri contro Zverev, altro campione in debito con la fortuna e in cerca di redenzione, si è lasciato le paure alle spalle”. Così, adesso ce lo ritroviamo che passa da convalescente a Terzo Uomo, a Minaccia rinnovata

|  Daniele Azzolini su Tuttosport dice che l’urlo di Matteo sale lassù, dove le correnti d’aria possono spingerlo ovunque. Forse possiamo davvero esserci liberati, lui per primo, noi con lui, di quella che Berrettini chiama “la stagione voodoo”, chissà se davvero convinto – scrive Azzolini – che qualcuno si sia esercitato con riti, spilloni e pupazzi di stoffa. Non è da escludere viste le carambole continue della sfiga tra problemi agli addominali e ricadute a dir poco tetre sull’animo suo

 

    italianismi JANNIK SINNER  Un tempo il lunedì della seconda settimana era il Giorno dei Giorni per il torneo di Wimbledon, con tutti gli ottavi di finale in programma. Il rito di Gianni Clerici su Repubblica prevedeva un pezzo che si divertiva a scrivere dettato dall’Agenzia Palle Roventi. Cinque-sei righe su tutti i match. I tempi cambiano, i programmi si spalmano, gli ottavi iniziano oggi. C’è Sinner allora in campo. Alessandro Nizegorodcew sul Corriere dello Sport-Stadio parla di un tabellone da sogno per lui e aggiunge che “un tabellone da sogno ha (tanti) pro e (pochi) contro. Da una parte la possibilità di affrontare match semplici, risparmiando energie sino ai turni finali; dall’altra la pressione psicologica di dover affrontare da grande favorito ogni incontro. Se Jannik Sinner avesse provato a disegnare il proprio draw di Wimbledon, probabilmente, non avrebbe saputo far meglio di così. Juan Manuel Cerundolo (terraiolo puro), Schwartzman (in crisi), Halys e ora Dani Galan: tutti giocatori tra il numero 80 e il 100 del mondo. Le eliminazioni di Ruud, Bautista-Agut, Fritz e Coric hanno aperto una potenziale autostrada verso la semifinale”

L’avversario di oggi è il colombiano Galan, il primo a raggiungere gli ottavi a Wimbledon, miglior risultato Slam in carriera, il primo giocatore vegetariano del circuito, come sottolineano ancora Cocchi e Crivelli sulla Gazzetta, visto che nella sua vita non ha mai toccato la carne: «Non ho mai assaggiato nemmeno le uova o il pesce. I miei genitori mi hanno cresciuto in questo modo perché ritengono sia uno stile di vita più sano. E credetemi, non è facile quando sei in giro per il mondo. Mi salvo con ceci, fagioli e legumi». E speriamo non gli piaccia neppure l’erba di Londra

 

  ZIBALDACE 

La pioggia, i teloni, i campi

Come lavora chi corre a coprirli

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Sul campo numero 1, la partita di Berrettini si è fermata per 50 minuti, sul 4 pari del secondo set, per chiudere il tetto, neutralizzare la pioggia e proseguire, mentre il pubblico faceva passare il tempo con ola, mentre cambiavano le condizioni anche acustiche – che impone il passaggio da outdoor e indoor, i nervi che friggono negli spogliatoi dice Azzolini su Tuttosport

Nei primi sei giorni del torneo sono state sospese 96 partite, di cui 34 mercoledì e 30 nella giornata di ieri. Eppure, non è il Wimbledon più piovoso della storia, anzi, non ci andiamo nemmeno vicino.

David Walstein sul New York Times racconta come funziona il leggendario momento in cui a Wimbledon decidono di tirare i teloni sul campo. 

È un lavoro fisico, che richiede un certo grado di atletismo, e se c’è un giorno con acquazzoni intermittenti e il telo va avanti e indietro più volte, entro la fine di quel giorno ci si sente distrutti. Per 22 anni il responsabile di questo servizio è stato George Spring, un allevatore di bestiame nel New Wales, in Australia. Sua moglie, Louise, reclutava diverse dozzine di studenti universitari, in tutto 200 persone. Si allenano per quattro giorni prima del torneo – racconta il giornale americano – comprese un paio di mezze giornate su quei prati, dove imparano e si esercitano a togliere le reti, sistemare il resto del campo, stendere i teloni, per poter riprendere a giocare una volta che la pioggia sia sia fermata. I movimenti devono essere coordinati, le troupe provano il loro balletto molto prima che venga colpita la prima palla

    Sul campo centrale e sul campo numero 1, i teli sono più grossi e più pesanti, ci lavorano in 20 anziché in sei, per distenderli mentre i tetti si chiudono. Il Centre Court è l’unico su cui lavorino con dei dipendenti full time di Wimbledon. Le squadre che tirano i teloni arrivano al campo alle 7.30 e lavorano fino alle 22.30 circa ogni giorno, spesso tornano a casa con un caviglia distorta o un muscolo stirato. 

Al New York Times parla Elinor Beazley, cresciuta in Galles, tennista per la Northern Arizona University, si trasferirà questo autunno, per due anni impiegata ai teloni. L’anno scorso è stata un’edizione per lo più soleggiata e allora racconta di aver fatto [quasi] la danza della pioggia, solo per togliersi il gusto di entrare in azione. Quando le gocce sono scese dal cielo, l’adrenalina ha cominciato a pompare

Le squadre dei telonisti, chiamiamoli così, sono responsabili anche di altri compiti, come tenere gli ombrelli sopra le teste dei giocatori durante i cambi di campo, fornire asciugamani e bevande, possono anche soddisfare altre richieste. Spring racconta che una volta un giocatore ha chiesto una bibita analcolica, non faceva parte di quelle solite, disponibili su ogni campo. Spring uscì, andò a un chiosco, la comprò e la riportò. Un anno, quando le banane tenute a portata di mano per i giocatori erano troppo verdi, dovette mandare uno dei suoi in città, a comprarne di mature in un negozio. Poi ci sono le richieste speciali. A Rafa Nadal piace un certo tipo di datteri secchi, Spring se li fa mandare di proposito. Ma il lavoro più importante resta quello dei teloni. 

    Esiste un codice che si mette in moto su alcuni led ai lati del campo centrale e sui muri esterni al campo numero 1. Quando lampeggia il numero 5,  significa che bisogna correre e andare a gonfiare il telo. Una volta fissato con grandi fermagli, i soffiatori lo gonfiano dagli angoli. In pochi secondi si forma una cupola, alta 6 piedi al centro – dice il Ny Times – come un gigantesco castello gonfiabile. Se si prevede che la pioggia passi rapidamente, il telo non viene gonfiato”. 

Se lampeggia il numero 6, bisogna sgonfiare. Il 7 vuol dire: arrotolate. Si fa presto a dirlo. Il telo pesa due tonnellate quando è bagnato. Il numero 8 significa che è ora di vestire i campi, sostituire le reti, sistemare le sedie, distribuire asciugamani e bevande per i giocatori. Dai, si ricomincia. 

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in tv oggi ore 14 su Sky

 

LE GUIDE INUTILI DI SLALOM  | TRE PARTITE CHE GUARDIAMO OGGI

 

  ①  MAPPE  La questione Ucraina  Victoria Azarenka contro Elina Svitolina

«È sicuramente una grande sfida; per me è una grande motivazione» ha detto Svitolina quando le è stato chiesto della partita contro Azarenka. Come sottolinea la rivista Tennis nella sua guida alle tre partite del giorno, si riferiva a qualcosa di più del gioco di Vika. Svitolina è ucraina, Azarenka è bielorussa. «Innanzitutto penso per il mio paese» ha aggiunto. «È un’altra storia, ma in un certo senso molti ucraini mi guarderanno, mi sosterranno. Metterò lo spirito combattivo». Al Roland-Garros, contro giocatrici russe e bielorusse, Svitolina ha evitato sia la stretta di mano finale sia la foto di rito iniziale con l’avversaria. Bisogna aspettarsi qualcosa di simile oggi, sul campo dove un anno fa russe e bielorusse furono bandite, ma dove per un capriccio del caso il titolo finì a Elena Rybakina, moscovita, in campo grazie a un passaporto kazako. 

Svitolina è sotto 0-5 negli scontri diretti con Azarenka e ha perso l’ultima partita per 6-0, 6-2 agli Australian Open 2022. Tennis dice che Azarenka è più alta, più agile, colpisce più forte e ha un rovescio migliore. Non sappiamo come reagirà giocando a Svitolina in queste condizioni, ma in genere non si tira indietro di fronte a un combattimento

  ②  ARTEFICI  Chi batte la numero uno?  Iga Swiatek contro Belinda Bencic

Iga Swiatek ha vinto tre partite senza perdere un set, Bencic è un’avversaria migliore delle altre affrontate finora. La quattordicesima testa di serie ha vinto 23 partite su 30 nella stagione, nonostante un infortunio. Contro Swiatek vanta anche una vittoria in tre partite. Bello vanta, eh? Ma Bencic non ha mai raggiunto un quarto di finale a Wimbledon, sebbene abbia caratteristiche in linea con la superficie: cinque delle 18 finali giocate in carriera sono arrivate sui prati verdi. 

   ③ ATTESE  Djokovic imbattuto da 10 anni sul Centrale   Novak Djokovic contro Hubert Hurkacz

Poteva esserci Lorenzo Musetti, invece contro Djokovic c’è Hubert Hurkacz che lo ha battuto al turno precedente. Tennis scrive che a prima vista, e forse anche a un secondo e a un terzo sguardo, sembra una partita a senso unico. Djokovic è 5-0 nei precedenti con Hurkacz e le sue ultime due vittorie sono state quasi di routine. Novak non perde una partita sul Centrale da 10 anni. Ma Hurkacz è pure il tipo che ha messo fine alla carriera di Roger Federer qui, lungo il cammino verso le semifinali del 2021. Hurkacz è alto, non facile da battere, è stato fra i primi-10 al mondo, ha vinto un titolo su erba, in passato è sembrato un potenziale futuro campione di Wimbledon. Forse se ne parla se e quando Djokovic alla fine si ritirerà. 

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