È andata che al primo scatto di Roglic, Remco Evenepoel ha sentito le gambe fargli Giacomo-Giacomo. Ha usato la testa. Ha lasciato 14 secondi anziché inabissarsi. Marco Bonarrigo sul Corriere della sera dice: “Non nell’ultima settimana, non sul Giau, non all’ombra delle Tre Cime di Lavaredo, non sulle rampe verticali del friulano Monte Lussari. È sui tornantini del Colle dei Cappuccini (300 metri sul livello del mare) che ieri i sogni rosa di Remco Evenepoel si sono trasformati in incubo. Per la prima volta dall’inizio della stagione, il nuovo Cannibale si è trasformato in vegetariano. Il Giro è lungo ma il ritorno sulla terra di Evenepoel apre il dibattito sulla sua tenuta nelle tre settimane. Piatta, lunga (35 chilometri) e con poche curve la tappa di oggi è un classico test dello stato di salute del motore. Una settimana fa a Pescara Remco volava mentre Roglic aveva le gambe imballate, nel pomeriggio sapremo se i ruoli dei due si sono invertiti prima di compilare le pagelle della prima settimana, alla vigilia del riposo”.
È la crono che Ganna aspettava. Ma Ganna non c’è, fuori perché ha preso il covid. Daniela Cotto su la Stampa dice: “Il virus circola nel gruppo e le squadre hanno avviato il loro protocollo interno: mascherine, distanza, meno contatti possibili anche se in hotel i corridori continuano a dormire in due in camera. Ma sono tornati i test ed è innegabile che ci sia paura. Roglic ad esempio in questi giorni ha sempre indossato la mascherina Fp2. Come dargli torto, questa è la sua grande occasione, non può farsela sfuggire. Ha studiato la tattica a tavolino con il suo team (lo stesso di Vingegaard, re del Tour) e piazza un colpo importante. Non ha paura. E come può averla uno che da ragazzo era abituato a librarsi nell’aria e affrontare il vuoto saltando con gli sci dal trampolino? Così, alla fine della prima settimana della Corsa Rosa, getta la maschera e mette sulla strada la sua agilità. È in forma smagliante. Si è allenato sul Monte Teide alle Canarie, in altura, il suo buen ritiro, cancellando anche gli appuntamenti con le classiche”.
A proposito. Ma chi ha vinto la tappa? Un bel tipo da Classiche, come sottolinea Alessandra Giardini nelle sue pagelle per Bicisport.
“Ben Healy 10. Percorso da classica, ed eccolo: l’uomo perfetto. L’irlandese per scelta. È tra i quattro che attaccano subito, e se va da solo quando mancano più di 50 chilometri al traguardo, come solo i grandi. Aveva già vinto in Italia: a Castelfranco al Giro Under 23 nel 2021, alla Coppi e Bartali, a Larciano. Quest’anno è stato secondo alla Freccia del Brabante, secondo all’Amstel dietro a Pogacar, quarto alla Liegi. Tatticamente è un naif, fisicamente un pirata: buccole alle orecchie, capelli lunghi, barba scura. Ma su Healy potete scommetterci”.
Giardini ha dato 9 a Roglic. “Primo attacco vero del Giro, quello che tutto il mondo si aspettava ieri. Era chiaro che bisognava attaccare Remco, alle prese con i postumi delle botte. Ma è anche chiaro per farlo ci vogliono le gambe. Lo sloveno le aveva, e ha fatto bene. Ha capito che il Giro si vincerà sulle montagne, ed è esattamente questo il messaggio che trasmette al suo rivale: accelera, fa un gran numero in progressione, senza voltarsi indietro, quello che conta è mettere pressione a Remco, dirgli che lui non ha paura, e può staccarlo in salita. Sì, abbiamo un Giro”.
DAGLI ANGOLI DEL GIRO
La questione degli elicotteri
Cosimo Cito su Repubblica riassume così: “La Soudal-Quick Step e, pare, altre due squadre (Bahrain e Bora) hanno affittato un elicottero per scendere più velocemente a valle. «Di questa possibilità sapevamo già da marzo» ha spiegato su Eurosport il team manager di Evenepoel, Patrick Lefevere, «l’ha messa a disposizione l’organizzazione e tutte le squadre avevano la possibilità di usufruirne. La discesa è costata 600 euro a persona. Ma abbiamo risparmiato lungaggini inutili». L’Uci ha tuonato contro questa pratica (non nuova), minacciando sanzioni e additandola come «un vantaggio che va contro i principi del fair play e contro la volontà di ridurre le emissioni, come da specifica richiesta per gli organizzatori». La discesa da Campo Imperatore costringeva i corridori a prendere l’ammiraglia o, per far prima, la funivia. Non c’erano però corse dedicate solo agli atleti. Molti sono scesi in cabine affollate di tifosi. Con i rischi — vedi alla voce Covid — del caso. Una scena già vista nel 2018. Ma allora, almeno, il Covid non c’era”.
La voce di Giada Borgato in moto
➣ Giada, a che età è salita in bicicletta?
«A sei anni. Papà è stato corridore e direttore sportivo, vedevo i ragazzi delle juniores girare per casa. Poi c’è stato un momento in cui ho detto: voglio correre anche io».
➣ Che cosa le è piaciuto di più del ciclismo?
«I colori. I colori dei paesaggi, dei corridori, delle ammiraglie. Poi l’adrenalina, ora che ho smesso la fatica non mi manca, mi manca il non provare più quei momenti, l’alzare le braccia al traguardo è una cosa indescrivibile».
➣ Il ciclismo è stato per decenni uno sport solo maschile o comunque molto maschile.
«È stato necessario farsi spazio. Seguivo le corse e vedevo Alessandra De Stefano (l’ex direttrice di RaiSport, ndr) sgomitare in mezzo agli uomini. Lei ha aperto la strada a tante: adesso è cambiato molto, prima se alle corse si vedeva una donna vicino a un pullman dei corridori si diceva: “Oddio, distrae l’uomo”».
➣ Le hanno chiesto qualcosa in particolare nel suo nuovo ruolo in moto?
«Un’ottica più femminile».
➣ E che cos’è un’ottica più femminile in una corsa?
«Forse trasmettere alcuni comportamenti del pubblico. O il provare a guardare un ragazzo oltre il suo essere corridore». – intervista di valerio piccioni, la Gazzetta dello sport
LA TAPPA DI OGGI
IL GIRO D’ITALIA IN TRENO | SAVIGNANO SUL RUBICONE-CESENA
Dalle truppe di Cesare alle truppe di Fellini
Quando ci sono i binari di mezzo, da Savignano sul Rubicone fino a Cesena puoi impiegarci 13 minuti con un biglietto da 2 euro e mezzo, come succede partendo in regionale alle 10.55, unica fermata intermedia a Gambettola; oppure il viaggio può durare 1 ora e 10, se hai la necessità di partire due ore più tardi: allora si va prima a Rimini con un regionale, passaggio da Santarcangelo di Romagna, si cambia e si sale su un Intercity. Costo: 11 euro.
▛ km 35 Cesena – “Alle quattro del mattino si sentivano le voci avvinazzate che tornavano da Cesena cantando duetti, cori, romanze. Guardando quella truppa scalcagnata in bicicletta, a piedi, in calesse, in carrettino, che tornava da Cesena ed era ancora buio, mi sembrava proprio l’invasione di un’armata dopo chissà quale razzia” – di federico fellini, Sul cinema
Il GIRO DEI GIRI | LE PAROLE SULLE STRADE DELLA CORSA
Biagio Marsiglia e Pier Luigi Martelli, Corriere della sera: “In Romagna, bicicletta è poesia. Come la crono di oggi, che sfiorerà villa Torlonia, casa natale di Giovanni Pascoli, teatro di uno dei più struggenti cold case della storia, il delitto di Ruggero Pascoli, padre di Zvanì (Giovannino) che mai elaborò quel lutto fino a prorompere nella Cavalla storna. Se non è poesia, allora è musica. Perché vicino alla rampa di partenza si apre la Casa della memoria, dove Secondo Casadei compose più di mille brani, Romagna mia compresa, che ha venduto 7 milioni di dischi e tuttora incassa diritti da 135 nazioni nel mondo”