
Poche ore dopo aver vinto la cronometro di Cesena ed essersi ripreso la maglia rosa, Remco Evenepoel ha annunciato di dover lasciare la corsa per una positività al covid emersa da un tampone fatto dalla propria squadra. È una decisione presa in autonomia. Dopo la dichiarazione di cessata emergenza da parte dell’Organizzazione mondiale della sanità, il regolamento del Giro non contempla l’obbligo di ritiro per chi si ammala.
Il problema di Remco Evenepoel pareva il tempo. Aveva fatto i buchi a terra nella crono d’apertura in Abruzzo, una ventina di secondi dati al povero Ganna, tre quarti di minuto addirittura a Primoz Roglic. Cosa farà quando i km saranno trentacinque, si chiedeva il Giro d’Italia il primo giorno. Solo che le corse a tappe durano di più. Così sono arrivate la maglia rosa affittata in Norvegia a Leknessund, i cani per strada, le cadute, i dubbi, le domande, lo 0-0 sul Lago Laceno per il vento, la crisetta dell’altro giorno verso il Gran Sasso [E-neve-poel]. Mi riprenderò tutto a Cesena, aveva detto. Quando è arrivato sul traguardo ieri pomeriggio, più veloce di tutti, ma di un soffio su Geraint Thomas, pochi decimi di secondo, s’è capito che non era il Remco atteso.
Philippe Le Gars su L’Équipe spiega che “in altri tempi, un favorito come lui, con 45 e 47 secondi di vantaggio in classifica generale su rivali come Geraint Thomas e Primoz Roglic, all’inizio della seconda settimana, avrebbe potuto iniziare a vantarsi. Ma Remco Evenepoel non è un leader qualsiasi, ci si aspetta sempre di più da lui, anche per colpa sua, perché è il primo a porsi grandi obiettivi, soprattutto ad annunciarli forte e chiaro. Così aveva fatto sabato, alla vigilia del cronometro, quando aveva appena mostrato segni di debolezza, mentre Roglic attaccava il muro dei Cappuccini a cinque chilometri dal traguardo. Pensava alla crono di domenica più in termini di minuti che di secondi”.
Tutti ragionamenti saltati in serata, ore 22 e 32, quando il suo team ha annunciato il ritiro dalla corsa. Come si dice in questi casi nei titoli – la parola è breve, fa comodo – il Belgio è sotto shock.
Jan-Pieter De Vlieger su Het Nieuwsblad ricostruisce come Evenepoel avesse inizialmente attribuito la spiegazione della cronometro deludente al peso della vernice sulla bicicletta. Vernice bianca e cerchioni alti. Remco ha brontolato un po’, diceva di aver sbagliato, avrebbe dovuto prendere la nera.
“Il vero motivo dello scarso rendimento era molto più semplice, ma purtroppo anche più fatale”. Il test positivo gliel’hanno fatto sull’autobus, durante il trasferimento verso l’hotel. Così ora “c’è anche una spiegazione per un week-end in cui il campione del mondo non ha mai raggiunto il suo livello massimo”. Dopo la cronometro aveva proprio detto: «Dobbiamo stare attenti a non ammalarci. Attenti al virus che non voglio nominare».
Het Nieuwsblad vola alto: “Nella cronometro di ieri, il gruppo ha attraversato il Rubicone, come Giulio Cesare con le sue legioni nel 46 avanti Cristo. Da allora, l’affermazione il dado è tratto è una metafora di eventi che si sono messi in moto in maniera irrevocabile. Ormai è certo che Remco Evenepoel non vincerà il Giro 2023. Senza poter davvero giocarsi le sue carte”.
Le norme
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Sul giornale fiammingo, Valerie Van Avermaet ricorda che “il Giro non ha imposto ai corridori e alle loro squadre regole ufficiali in merito al covid. Evenepoel poteva essere autorizzato a proseguire. Non andava nemmeno messo in quarantena. Avrebbe potuto aspettare fino a lunedì sera, dopo il giorno di riposo, per vedere come si sentiva e solo allora prendere una decisione. La squadra non la pensava così. “La salute viene prima di tutto”, ha twittato Patrick Lefevere, il direttore sportivo. “Resta da vedere – continua il giornale belga – se l’organizzazione del Giro imporrà adesso regole ufficiali relative al virus, dopo il sesto caso in questo Giro d’Italia”.
Cosimo Cito su Repubblica sottolinea “i nomi di uno stillicidio iniziato con il ritiro del francese Russo nella tappa di Napoli. Successivamente si sono fermati anche Aleotti, Conci e, proprio alla vigilia della crono di Cesena, Filippo Ganna. Avevano dovuto rinunciare al Giro anche Ciccone e diversi elementi della Jumbo-Visma di Primoz Roglic. Segno che il virus non è finito, e anzi continua ad esistere in gruppo, dove è davvero difficile evitare scambi di fluidi corporei e promiscuità. I team hanno messo in piedi una sorta di protocollo interno nelle fasi di riposo e avvicinamento alla gara. Sono tornate le mascherine. Non basta. Negli ultimi giorni era circolata la voce di una positività di Roglic al virus: il team ha immediatamente smentito”.
Stefano Villa su Oa Sport scrive che “la pandemia è stata dichiarata ufficialmente conclusa dall’OMS e sono passati tre anni dalla fase acuta, ma il virus continua in qualche modo a condizionare gli eventi sportivi. Non vige un protocollo che impedisce la partecipazione in caso di positività, ma la condizione fisica di Remco Evenepoel non era evidentemente delle migliori”
La maledizione Italia e l’ipotesi che vada al Tour
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A questo punto, il povero Evenepoel è autorizzato a pensare che l’Italia sia per lui maledetta. Martin Delvaux, ancora sull’Het Nieuwsblad, scrive: “Qui avreste dovuto trovare un’analisi sulle preoccupazioni con cui Remco Evenepoel si sarebbe accostato alla seconda settimana del Giro, nonostante la vittoria nella cronometro di ieri. Un’analisi sulla sua maglia rosa, senza nuvole rosa. Alle 22 e 32 il mio pezzo è finito nella spazzatura”.
Così, con un certo malanimo, ha riscritto: “Le strade italiane rimarranno maledette per Evenepoel. Dopo la caduta al Giro di Lombardia nel 2020 e il doloroso Giro del 2021, le cose si sono messe di nuovo male. Paolo Bettini ci dice che Evenepoel è il corridore straniero più seguito in Italia. Più popolare di Pogacar, Van Aert e Van der Poel. Ma nelle ultime due settimane, Evenepoel ha ripetutamente denunciato le misure inadeguate del coronavirus – giustamente, si può dire a questo punto – e sospettiamo che non guarderà indietro con troppa nostalgia ai cani randagi e all’asfalto unto nel sud Italia. Con un gran numero di chilometri a cronometro nel percorso, l’organizzazione del Giro era riuscita quest’anno ad attirare il campione del mondo alla partenza, ma il Tour de France lo alletta sempre di più. Probabilmente sarà l’anno prossimo. Anche se stamattina a Parigi possono sognare un’inaspettata battaglia a tre per luglio, tra Pogacar, Vingegaard ed Evenepoel la maglia gialla. Si può fare. Evenepoel avrebbe anche il tempo di programmare un solido allenamento in quota”.
La nuova maglia rosa
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Stefano Zago su Al Vento scrive: “Abbiamo guardato Geraint Thomas e abbiamo avuto la sensazione di questa completezza. Che, almeno per oggi, il suo posto nel mondo fosse in quella posizione, apparentemente scomoda, da cronometro, in cui pareva completamente a proprio agio. Nove centesimi, solo nove centesimi, tanto lo ha separato dalla vittoria di tappa. Ma il proprio posto nel mondo non è questione di calcoli: è questione di quella tranquillità nello sguardo e nei modi. Di quel sentirsi a posto, consapevoli di quella completezza. Certamente il proprio posto nel mondo è uno di quei posti che, nonostante l’idea di stabilità, di fissità, è in realtà un luogo in cui è necessario camminare per restare. Anzi, pedalare, correre”.
Nelle sue pagelle per Bicisport, Alessandra Giardini ha dato un volto al duo della Ineos che ora dovrà controllare la corsa.
A Geraint Thomas otto: “Più indeciso di Geoghegan Hart sulle curve, ma comunque più specialista e dunque più efficace: al traguardo batte il compagno per un secondo (senza quelle sbavature sulle curve bagnate avrebbe vinto la crono) poi si siede ad aspettare Remco col suo sorriso sardonico. Dopo la prima cronometro gli aveva fatto i complimenti a modo suo, «congrats little bastard», oggi la faccia era la stessa. Ma la Ineos (voto 9 per il lavoro di squadra, nel giorno del compleanno di Matteo Tosatto in ammiraglia: auguri!) esce dalla prima settimana con la certezza sacchiana che la squadra può pensare di battere le grandi individualità. Vedere le crono di Arensman e De Plus per credere”.
A Tao Geoghegan Hart mezzo in più: “Non è uno specialista e proprio per questo la sua si può considerare la crono migliore della giornata: chiude a 1” da Thomas, a 2” da Evenepoel, e guadagna due posizioni in classifica generale scavalcando Leknessund e Almeida. Occhio”