Dallo Special One a Sim-One Inzaghi. I tredici anni dell’Inter per tornare in finale di Champions

Dopo il 2-0 dell’andata, l’Inter ha battuto di nuovo il Milan nel derby di ritorno in semifinale di Champions, stavolta per 1-0 con un gol di Lautaro. Giocherà la sua sesta finale di Coppa, tredici anni dopo quella vinta al Bernabéu contro il Bayern, con i gol di Milito e José Mourinho in panchina. Tre sono i trofei [64, 65, 2010], due sono state le sconfitte [67, 72]. Stasera sarà noto il nome dell’avversaria: Real Madrid o Manchester City, o la stessa partita del 64 oppure una finale inedita. La quarta finale inedita nelle ultime cinque edizioni. 

Se non avete visto il derby di Milano

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“Per l’Inter si è trattato del quarto derby vinto di fila, in tutte le manifestazioni, senza subire un solo gol. Risultato complessivo: 7-0. Una superiorità schiacciante che le due semifinali hanno certificato. Inzaghi più di tutti Per una volta il derby, tradizionalmente matto come un cavallo, ha ragionato con la lucida logica di un commercialista: ha vinto il più forte. Anche nel primo tempo, quando il Milan ha provato a fare la partita, i nerazzurri hanno sempre dato la sensazione di gestire con personalità e freddezza. Come quei pugili che tengono a distanza un avversario inferiore allungando il braccio senza bisogno di colpire” [Luigi Garlando, la Gazzetta dello sport].

 

“In questo momento l’Inter è decisamente il meglio che abbiamo in Italia. L’Inter è come i Promessi Sposi di don Lisànder, un gran classico nazionale. Dell’Inter ha impressionato il blocco d’acciaio inossidabile, la capacità di serrarsi in dieci, con Dzeko mai così gregario e Lautaro pronto a chiudere i corridoi, non soltanto a cercarli” [Maurizio Crosetti, Repubblica]. 

 

“Il Milan ci ha provato, come doveva. È durato una ventina di minuti, ha preso fiducia grazie a due incertezze di Onana, su Theo da fuori e su Giroud in mischia, poi lo ha graziato, Onana, con un destro sprecato da Brahim Diaz su grande assist di Tonali. E lì, ragionevolmente, ha capito che con Leao a scartamento ridotto, per usare un eufemismo, l’impresa era fuori portata. Ha poi trovato lo spunto, Leao, sul finale di tempo e ha sfiorato il palo lontano: ma è stato un guizzo isolato, quando ormai il controllo l’aveva preso l’Inter grazie alla superiore qualità di centrocampisti e attaccanti. E tra i tentativi di Mkhitaryan, Dumfries e Lautaro c’è voluta la solita prodezza di Maignan per opporsi al colpo vincente di Dzeko. Sarà un caso. Ma quei venti minuti iniziali l’Inter li aveva spesi soprattutto a protestare con l’arbitro Turpin, reo di connazionalità con quattro giocatori del Milan. Nientemeno. Da un’idea di Inzaghi, degna per una volta dell’avvelenatore di pozzi a nome Mourinho” [Gigi Garanzini, la Stampa].

 

“Magnifico dall’inizio alla fine, il ribollire dagli spalti di San Siro è proseguito a lungo anche dopo il fischio finale, con cori che hanno echeggiato forte per tutta la notte. È stato uno spettacolo infernale almeno fuori dal campo, al termine di una serata in cui il calcio non è salito proprio al livello di una semifinale di Champions League” [Mélisande Gomez, l’Équipe]

 

“Per l’Inter conta essere tornata in finale di Champions dopo 13 anni, dopo 11 gare perse in campionato; conta sapere già da ora che Lautaro non abbasserà gli occhi, che sia il Pallone d’oro Benzema o il gigante Haaland. La data del 10 giugno brilla sul calendario come il diamante del Topkapi”. [Luigi Garlando, la Gazzetta dello sport].

 

A Milano hanno cambiato idea su Inzaghi

“Inzaghi è stato bravissimo nel costruire e nel costruirsi un’opportunità proprio nella competizione più difficile. gli va riconosciuto il merito notevole di aver retto alle pressioni di un ambiente esigente, di aver tirato fuori dai suoi prestazioni di qualità, di aver gestito senza errori le partite decisive portando nella condizione migliore una rosa completa, competitiva, determinata. Il percorso per diventare un grande allenatore prevede difficoltà quotidiane, critiche comprese: con le coccole non ha mai vinto nessuno. Se adesso può riuscirci in Champions è perché ha a disposizione un gruppo che in Italia non ha rivali. Milano è la città italiana più europea, moderna, innovativa  Quella che cresce di più e con maggiori margini di sviluppo. L’Inter e il Milan di oggi devono stare al passo di queste ambizioni” [Stefano Barigelli, la Gazzetta dello sport]

 

A Roma però se lo ricordano

“A pochi giorni dalla semifinale di ritorno ho sentito Marotta dire che Inzaghino ha superato l’esame: un giorno dovrebbe spiegarci in cosa consistesse, quali le materie, e soprattutto in quali condizioni l’allenatore si è dovuto presentare davanti alla commissione. 

Tre mesi fa Igli Tare, che con Inzaghino ha diviso tutte le stagioni da tecnico della Lazio, me lo spiegò per filo e per segno suggerendomi di avere fiducia in lui, nelle sue qualità; una fiducia rivelatasi superiore a quella che numerosi interisti hanno avuto. Già, perché a Inzaghino è stato rimproverato di tutto. In ordine sparso, di non essere da Inter, di giocare un solo tipo di calcio, di fare sempre le stesse sostituzioni – esterno per esterno, punta per punta per tre e quattordici -, di insistere su Correa, di non possedere piani B, di far stare troppo bene i giocatori; qualcuno, l’autunno scorso, arrivò addirittura a insinuare che mezza squadra ce l’avesse con lui, accusandolo di scarsa personalità.  Inzaghino, carattere senza spigoli, conosciuto come mister Spiaze per qualche piagnucoloso post-partita, in finale ci è andato con il terzetto difensivo Darmian-Acerbi-Bastoni” [Ivan Zazzaroni, Corriere dello sport-Stadio]

 

Una volta a Milano i pullman arrivavano in orario

“Un tifoso milanista è stato anche arrestato per resistenza, violenza, lesioni a pubblico ufficiale e ingresso illecito allo stadio, per lui e per altri due tifosi è scattato il daspo, cioè l’interdizione temporanea dalle manifestazioni sportive. In particolare, iI questore di Milano Giuseppe Petronzi ha comminato il primo daspo a un tifoso dell’Inter ha preso a pugni a uno steward che lo aveva bloccato per aver aver oltrepassati i tornelli senza biglietto e il secondo, di due anni, a un interista per aver commesso violenza nei confronti di uno steward e resistenza a pubblico ufficiale.  Negli stessi minuti, prima del fischio d’inizio, decine di tifosi nerazzurri entusiasti e alcune macchine parcheggiate male hanno bloccato la strada al pullman dell’Inter fuori da San Siro. Il mezzo che trasportava i calciatori è rimasto fermo diversi minuti ed è servito l’intervento della polizia per sgomberare l’area. Il bus è arrivato allo stadio con circa 20 minuti di ritardo” [Il Giorno].

 

Chi ha giocato bene

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“È Nicolò Barella il diamante puro: una partita magnifica da parte di colui che, adesso, è probabilmente il miglior giocatore italiano. Di fronte aveva Tonali, bel duello nel primo tempo, poi si è squilibrato, ma questi due sono il presente e il futuro del centrocampo azzurro” [Maurizio Crosetti, la Repubblica].

“Lautaro. A cinque mesi dalla finale Mondiale conquista quella di Champions con un gol che sembra una frustata ai cavalli della carrozza: è il segnale della partenza per Istanbul che il popolo aspettava come una liberazione. E se guida il Toro tutto è possibile” [Paolo Tomaselli, Corriere della sera].

“Lautaro preso per le corna” [titolo su l’Équipe]

 

Chi ha giocato male

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“Magari l’idea può tornar buona se a Istanbul dovesse capitare Vinicius, un Leao che ce l’ha fatta già da un pezzo, solo che in quel caso, se stessero in due a marcar lui, da una parte sbucherebbe Rodrygo, da dietro arriverebbero Camavinga e Valverde, ci sarebbe comunque qualcun altro che tracimerebbe. Ieri no: di spauracchio ce n’era uno soltanto, l’Inter vi si è dedicata con pensiero collettivo e il resto è venuto di conseguenza  Leao si intristiva nella sua solitudine. A un certo punto, quando il gioco era fermo per la sostituzione di Thiaw (18’ st), Maignan s’è fatto tutto il campo per andare da un’area all’altra a scuotere il suo compagno, perché tutto quello che il Milan poteva sperare dipendeva da lui” [Emanuele Gamba, Repubblica]

 

Giroud

“Contro Acerbi è finita la pacchia. I 4 gol divisi in due derby, gli unici vinti dal Milan in queste due stagioni, sono un pallido ricordo. Forse paga anche l’età. Dura dover tirare sempre la carretta a 36 anni” [Pietro Guadagno, Corriere dello Sport-Stadio]

 

Nessuno tocchi Pioli

“Ora il percorso inverso, dall’altare al rogo, toccherà a Stefano Pioli. Ma non lo merita.

Ieri ha disegnato bene la partita e messo nelle condizioni il Milan di riaprire la storia, ma Diaz e Leao hanno sbagliato i gol della speranza.  Mentre Inzaghi inseriva Lukaku e Brozo e operava cinque cambi, Pioli ne faceva solo tre e al massimo poteva concedersi Origi. Per un Milan del genere, inadeguato a queste altezze, è un orgoglio avere raggiunto la semifinale, non una vergogna averla persa. Pioli merita fiducia e futuro” [Luigi Garlando, la Gazzetta dello sport].

 

Ma gira la parola rivoluzione

“Un quinto posto aprirebbe a valutazioni su area tecnica, allenatore, piani. Come migliorare questa squadra? Quale sarà il budget per l’estate? Il Milan avrebbe bisogno di almeno 6-7 rinforzi, compresi tre titolari.  Pioli ha bisogno di giocatori pronti subito, Maldini e Massara devono reagire a un mercato 2022 molto negativo (De Ketelaere, Origi, Dest, Adli, certo non bilanciati da Thiaw) e Cardinale ha parlato più volte dei dati come segreto sul mercato. Punti di partenza differenti. Potranno stare insieme?   La ristrutturazione è garantita, la rivoluzione possibile. Resta da capire se sarà ancora il trio Maldini-Massara-Pioli a gestirla” [Luca Bianchin, la Gazzetta dello sport]. 

 

“Torna a casa il Milan eterno bambino, mai capace di cogliere appieno gli appuntamenti decisivi che la storia gli pone davanti, esteticamente sublime, concretamente evanescente, capace di fallire nel primo tempo con i suoi uomini chiave, Leão e Brahim Diaz, due occasioni che nessun uomo chiave dovrebbe mai fallire. C’è nell’architettura di Pioli un’incompiutezza che lo scudetto non ha diradato e che smorza l’egemonia fisica, riduce il primato tecnico, frantuma il linguaggio tattico come una balbuzie del corpo e dello spirito. È un difetto non più congiunturale, che racconta un limite sul quale il ciclo rossonero si schianta prima di prendere il volo. Non è una circostanza che possa restare come un incidente di percorso, perché segnala un problema che inevitabilmente coinvolgerà la società e condizionerà le scelte del futuro prossimo” [Alessandro Barbano, Corriere dello sport-Stadio]. 

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