Un paio di voci dall’Ucraina: Yaroslava Mahuckikh e Maksym Talovierov

 

VITE OLIMPICHE

Un paio di voci dall’Ucraina

 

  MURI  Yaroslava Mahuckikh

Ora che il Cio ha scoperchiato il cesto delle angosce olimpiche, lo sport si ritrova la guerra in casa. L’aveva lasciata rumorosamente alla porta con il bando a russi e bielorussi.

 ➣  Che cosa pensa delle decisioni del Cio?

«Ho seguito le discussioni, cerco di capire che cosa può succedere nei vari sport. Dovrebbe essere impossibile reintegrarli, la Russia sta uccidendo centinaia di ucraini e moltissimi atleti sostengono apertamente il governo. Non sto parlando di chi non si oppone per paura, ma di chi fa propaganda al genocidio».

 ➣  Il Cio sostiene che chi ha fatto dichiarazioni pro guerra non potrà essere convocato.

«E come fanno? Molta parte dell’atletica, per esempio, cresce con il sostegno diretto dell’esercito, il legame è inevitabile, la rappresentanza è evidente, va oltre l’affiliazione a un’arma, è radicata nel sistema».

 ➣  Secondo la carta olimpica, i Giochi devono essere inclusivi: non rispecchiare i conflitti del mondo, ma superarli.

«Se stessero a questo credo non cercherebbero di portare un pezzo di guerra a Parigi. L’Ucraina sta difendendo la democrazia, un valore collettivo, come potrebbe esserci una manifestazione sportiva in cui io gareggio contro chi non crede che dei soldati con lo stesso stemma della loro maglia, pure se non possono mostrarlo, stiano ammazzando la mia gente?»

 ➣  Riceve ancora messaggi dai soldati? 

«Moltissimi, è uno dei motivi per cui mi sento militante». – intervista di giulia zonca, la Stampa

 

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voci Maksym Talovierov [difensore centrale del Lask e capitano dell’Under 21]

«Giocare non è semplice, ma il calcio è la nostra vita, il nostro lavoro, e cerchiamo di godere di questi momenti. Penso anzi che il calcio possa essere un momento di svago, un’occasione per dimenticare, almeno per un po’, per qualche ora. Ma è difficile capire. Prima era tutto più facile, le nostre famiglie erano al sicuro. Ora non sai cosa può succedere il giorno dopo, o anche solo un’ora dopo. La mia famiglia vive a Kiev e lì tutto sommato è tranquillo. A Donetsk invece è peggio: la famiglia della mia fidanzata vive ancora lì, ci parliamo ogni giorno, è durissima».

 ➣  Com’è giocare ora in Ucraina?

«Molto difficile. Il campionato è ricominciato, ma si gioca in quattro o cinque stadi. In ognuno c’è un rifugio all’interno, una zona sicura. A volte comincia a suonare l’allarme, la partita si interrompe e tutti devono andare nel rifugio, poi magari dopo tre ore si riparte a giocare. Capita che una partita inizi alle 3 del pomeriggio e finisca alla sera, con tutta la paura che c’è in mezzo». – intervista di alex frosio, la Gazzetta dello sport

 

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