Il quadernetto di Martina Trevisan. Alcaraz a tre partite da una vecchia impresa di Federer

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Il quadernetto di Martina Trevisan

 

Lorenzo Ercoli racconta sul Corriere dello sport-stadio: “La liturgica lettura del quadernino degli appunti è destinata comunque ad essere il simbolo di due settimane che cambiano la narrazione della carriera di Martina Trevisan. La scalata in classifica, giustamente celebrata per i tanti meriti, è stata asteriscata per la composizione dei punti formata per più dalla metà da due risultati: la semifinale del Roland Garros e la vittoria di Rabat. Niente di male in questo, ma per ovvi motivi sul veloce il livello di tennis espresso non è sempre stato all’altezza della sua classifica. 

… Le difficoltà non sono mancate e Trevisan le ha superate con un tennis che ha attinto al massimo da servizio e dritto. Fondamentale anche un rinnovato approccio mentale, propiziato dal lavoro con il mental coach Lorenzo Beltrame. Il contenuto preciso del blocchetto consultato ad ogni cambio campo, a ricordare gli appunti di Andy Murray, è segreto e off-limits anche al team. Al suo interno si va dall’analisi tattica del match con eventuali chiavi strategiche fino a frasi motivazionali sull’atteggiamento, non è possibile saperne di più ma in ogni caso funziona”. 

 

 

TENNIS

Alcaraz a tre partite da una vecchia impresa di Federer

 

Sono passati sei anni e in fondo mancano ancora tre partite, ma Carlitos Alcaraz è più che mai in corsa per ripetere una doppietta che manca dai tempi di Roger Federer. Il Sunshine Double. Vincere Miami dopo aver vinto Indian Wells. Ha confermato la sua grazia battendo Tommy Paul, nona vittoria consecutiva, ai quarti di finale si imbatte in un altro americano, Taylor Fritz – che ha eliminato Holger Rune.

Maxime Battistella per Eurosport ha detto: “E pensare che potrebbe fare perfino molto meglio. I margini di superiorità di Carlos Alcaraz mettono paura. Ha commesso una ventina di errori non forzati, di cui 3 doppi falli, errori soprattutto di lunghezza a inizio partita. Ma mette in campo così tanta intensità che ogni tiro diventano insostenibile per gli avversari, Tommy Paul ne è stato l’ultimo esempio. Eppure l’americano sta giocando il miglior inizio di stagione della sua carriera, con una semifinale agli Australian Open e una finale ad Acapulco, non ha nulla di cui vergognarsi della sua prestazione. Al contrario. A volte ha anche sostenuto con successo la sfida del braccio di ferro dalla linea di fondo, uscendo vittorioso in alcuni punti folli. Ma ogni volta che Alcaraz ha cambiato marcia ed è entrato nella sua dimensione, non ha potuto resistere. E come dargli torto? Probabilmente sono pochissimi in grado di reggere al momento”.

La domanda ora è quanto gli sia lontano Jannik Sinner. 

 

   italianismi 

Jannik Sinner ai quarti e di nuovo tra i primi-10

Jannik Sinner gioca stasera per un posto in semifinale contro il finlandese Ruusuvuori. S’è conquistato questa chance battendo un top-10, il russo Rublev, e virtualmente tornando a sua volta fra i primi 10. 

Stefano Semeraro sulla Stampa racconta così: “Quando il tennista con il diritto incontra il tennista con il rovescio, di solito il tennista con il rovescio è un tennista sconfitto. Ma anche nel tennis vale il contrappasso alla Sergio Leone; e poi Jannik Sinner edizione 2023 assomiglia molto al Clint Eastwood dei bei tempi: camminata basculante, sguardo di ghiaccio, precisione implacabile”. Il russo sarebbe “uno abituato a piazzarsi sulla riga di fondo e da lì sventagliare togliendo fiato e orizzonte agli avversari. Non a Sinner, però, che non a caso lo ha battuto già tre volte (perdendoci due, ma solo per ritiro) e che al rovescio, da sempre specialità della casa, sta accostando anche colpi che non erano esattamente i suoi: servizio e risposta. Con l’86 per cento dei punti vinti con la prima, il 67 con la seconda, nessuna palla break concessa, 28 vincenti e appena 8 errori gratuiti (contro i 18 di un frustrato Rublev), in fondo anche un mezzogiorno di fuoco a Miami diventa più vivibile”.

Daniele Azzolini su Tuttosport dice: “Non è più il Sinner di prima. Il quale non era male, badate, nient’affatto male… Ma questo è meglio. Lucido sempre, battagliero e aggressivo in modo quasi provocatorio per gli avversari, Jannik sembra aver intinto il proprio tennis in un infuso magico che lo abbia dotato di benefici effetti, su tutti quel senso di spietata superiorità che regna, da qualche tempo a questa parte, nella gran parte dei match in cui il “roscetto” di casa nostra sembra – sulla carta – rischiare qualcosa. È un Sinner di lotta e di governo. Che ha smesso di sperimentare formule, ma si è appropriato definitivamente di quelle che più gli servivano. Andrey Rublev, poverino, ci ha provato. È un caro ragazzo, il russo, uno che non ha avuto paura a prendere posizione contro la guerra e ribadire, in un momento difficile tra russi e ucraini nello spogliatoio del circuito, che l’amicizia con Denys Molchanov – con il quale vinse il doppio a Marsiglia nel 2022, ai primordi dell’invasione russa – non merita nemmeno di essere discussa. Lui lo considera un fratello e così sarà per sempre. Aspetti nobili di un carattere che in campo appare spesso preda della tensione, dei nervi, costretto a scaricare nei colpi più violenti le pressioni che avverte dentro di sé”.

| Ronald Giammò sul Corriere dello sport-stadio trova che “pezzo dopo pezzo, il puzzle che Jannik Sinner ha iniziato a costruire nei primi tre mesi del 2023 comincia a restituire l’immagine di un giocatore molto diverso”. Paolo Bertolucci sulla Gazzetta considera allora: “Far sembrare semplici le vittorie contro giocatori forti: è la qualità dei grandi campioni. Sinner l’ha dimostrata nella fantastica cavalcata di appena 71 minuti contro Rublev. Ha ridotto all’impotenza il numero 7 del mondo, come se concedergli appena sei game senza praticamente mettere mai a rischio il dominio tecnico sul match fosse la più normale delle giornate in ufficio. Non c’è dubbio che Jannik non sia più il fuscello sbattuto qua e là da avversari più potenti muscolarmente, bensì un uomo quasi formato con un fisico definito e reattivo, oppure che il servizio stia diventando un’arma assai incisiva. Contro Rublev, hanno preso gli occhi un paio di palle corte giocate in modo perfetto nei momenti più opportuni, e anche alcune eleganti conclusioni a rete, quasi che quel territorio non fosse più un tabù. Tuttavia, mi soffermerei su un paio di particolari che stanno veramente scavando un solco nei confronti degli avversari: la risposta alla seconda di servizio e il rovescio incrociato”.

 

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