La morte di Elena Fanchini
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Elena Fanchini aveva vinto l’argento in discesa libera ai Mondiali 2005 di Bormio, due prove di Coppa del mondo a Lake Louise e Cortina, aveva ottenuto 4 podi, tutti in discesa. Il mese scorso, Sofia Goggia le aveva dedicato il pettorale rosso dall’Olympia delle Tofane, la sua pista preferita.
Marisa Poli sulla Gazzetta racconta: “A Montecampione è cominciato tutto, Elena ha cominciato a sciare sulle piste di casa, con Nadia e Sabrina. Papà Sandro lavorava agli impianti di risalita, loro passavano ore e ore sulla neve. Mamma Giusi, prima tifosa, si è sempre presa cura della famiglia e ha percorso migliaia e migliaia di chilometri per assicurare alle figlie le migliori cure. Talento polivalente, solo gli infortuni hanno limitato una carriera che avrebbe potuto avere altri trionfi”.
Daniela Cotto su la Stampa dice che “sciava con talento, tanto da farne una professione e aveva doti di scorrevolezza non comuni. Aveva un rapporto strettissimo con la sorella Nadia, una simbiosi. Insieme avevano fatto la trafila dalle giovanili. Tanto che se sciava bene una, l’altra faceva altrettanto. Negli ultimi mesi Elena, dolce e comunicativa, semplice nel senso buono del termine, si dedicava ai nipoti, i figli di Nadia. Quella sorella con cui ha condiviso migliaia di ore di sci, di chiacchierate e di vita, inclusa la camera da atleta. Quella sorella che adesso sarà disperata e più sola”.
| parole La sua ultima intervista
➣ Aveva chiesto a Sofia di portarle un pettorale rosso, «vincente». Ci racconta…
«È nato come un gioco, l’ho sentita qualche sera fa, dopo aver visto Dorothea Wierer vincere una gara di biathlon. E allora ho detto, adesso tocca a Sofia. Ci sentiamo spesso noi due».
➣ Come affronta questa seconda «battaglia»?
«È un peccato che sia capitato di nuovo, ma non posso arrendermi».
➣ Che effetto le hanno fatto le parole per lei dopo la vittoria a Cortina?
«Sofia è stata molto dolce, e molto delicata. Per questo dico che non ho molto da aggiungere: sto combattendo».
➣ Quando lo ha scoperto?
«Ad agosto, alla fine del mese ho cominciato le prime cure. Una recidiva. La prima volta ero guarita completamente. Ma purtroppo, e me ne sto accorgendo in questi giorni in ospedale, di recidive ne capitano tante. Ci sono cose che non puoi comandare, l’ho imparato dalla malattia e anche dallo sci». – intervista di daniele sparisci, Corriere della sera