1-0 TRAME Che significano gli 1-0 di Allegri [sono diventati 56]
La domanda s’impone dinanzi all’evidenza. Nei suoi anni juventini Massimiliano Allegri ha vinto il 16 percento delle partite per 1-0. Con quello di ieri all’Udinese fanno 30 in casa e 26 in trasferta, in tutto 56 su 346 [rielaborazione su banca dati Transfermarkt].
In questa stagione è successo per 5 volte su 22 e qui la percentuale sale al 22%, ma sono tutte nelle ultime 10 giornate: la metà. Il 50 percento delle volte dal derby del 15 ottobre, la prima partita giocata dopo l’abisso toccato con la sconfitta in Israele, sul campo del Maccabi Haifa. Il 50 percento delle volte, insomma, da quando Allegri ha avuto la necessità impellente di serrare la sua Juventus, di uno di quei momenti in cui le squadre di calcio in difficoltà si rifugiano nei manuali d’uso, in quello che gli viene meglio.
Significa qualcosa? Come diceva il sommo Bennato, io faccio solo rock n’roll. Qualche risposta stamattina sarebbe forse diversa se Milik non avesse messo in porta un pallone tirato da fermo l’altro mercoledì, ma le risposte sono queste, con i what if si scrivono i romanzi, e su queste risposte si deve ragionare.
“Repetita Juve” è il titolo della Stampa, con un gioco di parole. Gianluca Oddenino sottolinea allora che l’1-0 di Cremona al 90esimo non è stato un caso.
“Ormai è un marchio di fabbrica, ma proprio dalla solidità difensiva di questo 3-5-2 e dal cinismo applicato in modo scientifico è ripartito Massimiliano Allegri per rimettere a galla una Juventus che sembrava una squadra svuotata”.
A colpi di cortomuso, dice la Stampa adoperando la formula di Allegri tratta dall’ippica amata, “la Juve sa sfruttare i cambi e la qualità della sua panchina, ma soprattutto ha imparato a difendere come una volta (756 minuti di imbattibilità non arrivano per caso) e a trovare i gol quando tutto sembra finito. ‘ottavo gol (sui 26 totali) arrivato negli ultimi 15 minuti di gioco e ben 6 dopo l’85’. Un piccolo record che la dice lunga sul ritrovato Dna juventino”.
Domenico Calcagno sul Corriere della sera dice che “sarà anche poco elegante stare sempre con dieci giocatori dietro la linea della palla quando questa è tra i piedi degli avversari, però funziona. Anche perché prima o poi il gol arriva Otto partite sono troppe per sostenere che il filotto sia frutto di circostanze. In ogni caso, se lo «schema» prediletto di Allegri – il corto muso – è solo un trucco si scoprirà venerdì prossimo”.
Ivan Zazzaroni, direttore del Corriere dello sport-stadio: “Ho capito che Mister Silenzio e Lavorare stava cominciando a credere in qualcosa di più grosso quando l’ho rivisto incazzoso e feroce come ai tempi belli (suoi): ha smesso di ripetere ossessivamente “calma!” ed è passato all’ululato, occhi e bocca spalancati come le porte del suo nuovo paradiso personale. Conviene insistere sui significati di questa partita, che ci sono e, soprattutto, sono accessibili a chiunque. Per l’ottava partita consecutiva AllegriOut è riuscito a non subire gol, nonostante – nell’occasione – gli mancasse il difensore più veloce, Bremer, e i tre dietro avessero a che fare con attaccanti rapidi come Success e Beto. Per la sesta volta la Juve ha segnato dopo l’ottantacinquesimo: o la squadra sta bene di testa e di gamba oppure Max ha un gran culo. Propendo per la prima opzione, ma non trascuro del tutto la seconda”.
GESTI L’assist di Chiesa
Gianluca Oddenino, la Stampa: “segna Danilo, ma dovrebbe esserci anche lui nel tabellino per la giocata che spalanca la porta al compagno. Dà la scossa a tutti)”
Pietro Pisaneschi, Eurosport: Un assist per il gol di Danilo che profuma di classe e di rinascita. Tecnica e rapidità d’esecuzione oltre che di pensiero. Si tende troppo spesso a sottovalutare quanto abbia inciso la mancanza di Chiesa per la Juve da un anno a questa parte)
ARTEFICI Danilo
Gianluca Oddenino, la Stampa: “Fascia di capitano al braccio e un gol da centravanti vero: se voleva trovare un modo per omaggiare Vialli, allora ha scelto quello giusto. La prima rete stagionale vale oro ed è un premio per questo leader indiscusso”.
Massimiliano Nerozzi, Corriere della sera: “Con un intervento da hockey su ghiaccio, intercetta un pallone in area. Davanti, segna il touch down che la decide”
Daniele Galosso, Tuttosport: “Il gol del capitano nel giorno del ricordo di un grande capitano”
Pietro Pisaneschi, Eurosport: Match winner della partita. Dietro è un muro, davanti si fa trovare perfettamente al posto giusto in occasione dell’assist di Chiesa che non può esser sprecato.
GIUDIZI UNIVERSALI Di Maria
Gigi Garanzini, la Stampa: “L’argentino ha giocato in mezzo, e questa dal punto di vista tattico è stata certamente la novità più interessante: che ha giovato eccome alla fase offensiva, ma qualche scompenso con palla agli avversari fatalmente lo ha creato, nel primo tempo”.
Massimiliano Nerozzi, Corriere della sera: “Partita alla Fred Astaire: in punta di piedi, ma da grandi tocchi. Esce per crampi”.
Pietro Pisaneschi, Eurosport: Qualche numero per scaldare il pubblico poi una palla d’oro che Kean spreca. Lampi di classe mai fini a se stessi, peccato abbia dei muscoli di seta: chiede il cambio per un problema al polpaccio
Nicola Balice, Corriere dello sport-stadio: “Dura troppo poco, scoccata l’ora di gioco chiede il cambio per un problema al polpaccio. Ma è l’unico ad accendere la luce ogni volta che con il suo piede mancino decide di inventare”
IL LANCIO DI COLTELLI Simone Inzaghi
I giudizi sull’Inter si sono ribaltati in tre giorni. Mercoledì sera era in corsa per lo scudetto, stamattina è già di nuovo fuori. Domenico Calcagno sul Corriere della sera ha scritto che “ha troppe facce per potersi permettere sogni di autentica gloria. Attenta, quasi feroce contro il Napoli, svagata ieri a Monza nonostante Inzaghi avesse cambiato solo un uomo rispetto a mercoledì (Lautaro per Lukaku). L’Inter produce, ma concede molto, a volte troppo. Passa in vantaggio, ma poi ha amnesie frequenti. Non procede col passo sicuro di chi vive di certezze. O forse il suo problema è che si illude di avere certezze che non ha”.
Secondo Matteo Marani su Tuttosport la tenacia mostrata dal Monza non ce l’aveva l’Inter, “il caso clamoroso è offerto dal contrasto molle, troppo molle con cui Mkhitaryan avvia il pareggio finale del Monza. Non può essere un giocatore della sua caratura a perdere in quella maniera un duello. È l’ennesima trasferta in cui l’Inter subisce gol, con una difesa che è da parte destra della classifica. Era stato il problema nella prima parte del campionato, continua a esserlo”.
2-2
IL DOMATORE Raffaele Palladino
Fabio Licari, la Gazzetta: “Futuro luminoso per il Monza che, dopo la Fiorentina, blocca anche i nerazzurri aggiungendo un altro punto a una salvezza fin qui probabile e meritata: niente guardiolismi e predestinazione, per carità, ma Palladino va seguito”.
2-2
LA TIGRE Lautaro Martinez sì, Lukaku no
Matteo Marani su Tuttosport ha trovato il centravanti argentino “affamato come se il Mondiale gli avesse accresciuto la gola. Da Doha al Brianteo senza cambiare attitudine. L’argentino è stato lesto e rapace nel rubare il pallone a Pablo Mari, al ritorno in campo dopo l’aggressione di alcune settimane fa al supermercato, e a infilare l’ottavo gol in stagione, più i 3 assist. Se tutti avessero il suo temperamento, l’Inter non sarebbe nel limbo in cui si ritrova adesso”
Alberto Dalla Palma sul Corriere dello sport-stadio offre un contraltare in Lukaku: “Gli infortuni di Calhanoglu e Barella sono stati decisivi per il rendimento della squadra di Inzaghi, che non ha certo risollevato l’Inter con Lukaku. Anzi, entrato subito dopo l’intervallo, con la squadra in vantaggio per 2-1, il belga è diventato quasi subito un peso insopportabile per l’Inter, che lo cercava per alzarsi e non lo trovava mai. Ogni palla diretta a Romelu, tornava indietro respinta dai giocatori del Monza: non ha forze, evidentemente, l’ex attaccante del Chelsea e Inzaghi dovrà riflettere se utilizzarlo ancora con insistenza per riportarlo in condizioni decenti oppure se trasformarlo definitivamente nell’alternativa a Dzeko.
2-2
Il gol annullato all’Inter | Paolo Casarin sul Corriere della sera: “Proteste nerazzurre per l’annullamento del gol di Acerbi che avrebbe portato l’Inter sull’1-3. Nell’azione vincente di Acerbi non si notano evidenti falli”
I FUNAMBOLI della Fiorentina
Alberto Polverosi sul Corriere dello sport-stadio parla di passo in avanti per “il recupero di qualità e/o di condizione dei giocatori di maggior talento, Saponara, Castrovilli e soprattutto Gonzalez. Saponara aveva segnato l’ultimo gol in campionato il 23 aprile scorso, ieri ha fatto centro al secondo pallone toccato; Castrovilli è entrato a inizio ripresa, altri 45′ nelle gambe in una posizione da mediano, prima accanto a Duncan, poi al fianco di Bonaventura; Gonzalez non giocava dal 22 ottobre, la sua ultima rete (e fino a ieri unica di questo campionato) era del 18 settembre, contro il Sassuolo è rientrato al 27′ del secondo tempo, si è messo alle spalle di Kouame, si è fatto trovare nel posto giusto (solo in area piccola) per la prima occasione da gol (parata di Consigli) e si è preso la responsabilità del rigore decisivo al 91′. Ora anche per Italiano sarà più difficile sbagliare le sostituzioni”.
Questi maliziosi di Slalom pensano che volesse scrivere “finanche per Italiano”.
2-1
L’UOMO CANNONE Ivan Jurić
«Ci serve qualcosa di sostanzioso, l’ho già detto: due nuovi giocatori per completarci. Il club è intenzionato ad ascoltarmi? Che obiettivo è lottare per il decimo posto? È inventato, non porta a nulla». Sono le ultime riflessioni a voce alta di Ivan Jurić sul Torino e sugli investimenti di Cairo.
Guglielmo Buccheri su la Stampa ha scritto che “la palla torna, in un attimo, nella metà campo del patron e del direttore sportivo Vagnati, a loro spetta dare immediate risposte ad un allenatore che frena sul futuro”.
oggi ore 12.30 su Sky e Dazn
IL CERCHIO DI FUOCO Il problema della Lazio è l’intervallo
Valerio Marcangeli sul Messaggero fa notare che la quarta rimonta concessa nel girone di andata al Lecce, dopo Sampdoria, Napoli e Salernitana, ha portato a 11 il conto dei punti persi in situazioni di vantaggio per Sarri.
“Un’infinità se si pensa a una corsa per il quarto posto per la quale diventa determinante anche il dettaglio. Sarri lo sa, e per questo non si dà ancora pace. I cali mentali ereditati dalla gestione Inzaghi tornano ciclicamente e a dimostrarlo non sono solamente le rimonte subite. La Lazio è la squadra che approccia meglio le partite in Serie A. I biancocelesti sono infatti gli unici a non aver incassato reti nei primi trenta minuti nelle prime sedici giornate. È la migliore anche considerando le prime frazioni: 32 punti (2 di media) al termine dei 45 minuti, meglio di tutti, tra l’altro con soli 3 centri incassati. A fare da contraltare a tutto ciò però ci sono i rientri in campo. Il quarto d’ora dopo l’intervallo è il peggiore da metabolizzare”.
oggi ore 15 su Dazn
L’UOMO FORZUTO Nzola vs Umtiti
L’attaccante dello Spezia segna in media un gol ogni 149 minuti. Il difensore del Lecce reduce da una settimana dolorosa per gli insulti razzisti dai tifosi della Lazio, ha perso solo una delle cinque partite giocate da titolare.
oggi ore 15 su Dazn