Ganna, Ganna, Ganna sosteneva tesi e illusioni

La mia specialità è trovare quelle ore

che hanno perso il loro orologio

Vicente Huidobro

 

Nella notte tra oggi e domani si aprono in Australia i Mondiali di ciclismo su strada con la cronometro femminile, all’alba la corsa maschile. Filippo Ganna ha vinto le ultime due edizioni. L’ultimo tris consecutivo è stato del tedesco Tony Martin tra 2011-2013. I suoi avversari più pericolosi sono il belga Remco Evenepoel, lo sloveno Tadej Pogačar, i due Stefan svizzeri, Küng e Bissegger. Wout van Aert, due volte secondo nel 2020 e 2021, ha rinunciato per puntare tutto sulla prova in linea. 

 

La mappa delle gioie annuali di Filippo Ganna è fatta di puntini dove è passata la storia o dove ci passa ormai solo il ciclismo. Ha iniziato a vincere sette mesi fa, era febbraio, all’eremo di Alès, e non ha smesso fino agli ultimi venticinque giorni, in un luogo della Germania come Weimar, dove la tragedia si è mescolata alla cultura. In mezzo ci sono stati un castello della Loira a Bâtie d’Urfé, un lungomare a Lido di Camaiore, una laguna provenzale a Berre-l’Étang, un posto dove si fabbricano sedie come San Giovanni al Natisone.

A Ganna, per sedersi, basta la sua sella. Non ha mai corso tanto in un anno, sarà il 67esimo giorno domani, uno in più che nel 2021, per la prima volta il contachilometri stagionale nelle sue gambe è andato sopra il tetto dei 10mila e non si ferma ancora. Mai aveva ottenuto tanti piazzamenti tra i primi dieci [14 volte] né fra i primi tre [9 volte], gli manca solo una vittoria per eguagliare le 7 del 2020. Eppure, sembra un anno in bemolle, con un mezzo tono sotto, probabilmente per effetto della sconfitta al Tour, nella frazione che assegnava la prima maglia gialla.

 

| A Ciro Scognamiglio, per La Gazzetta dello sport, Ganna dice di essersi preparato «in altura, a Macugnaga, Sobrero e Consonni mi hanno fatto parecchia compagnia. L’allenamento è stato diverso dal solito. Non essendo una crono molto lineare, ci sono parecchi rilanci e dovrò essere più ‘esplosivo’. Vedremo se andrà bene o no. Ma le sensazioni sono buone. In questi ultimissimi giorni ho cercato di recuperare energie, soprattutto mentali. Pensavo che il 2021 sarebbe stato l’anno più intenso di sempre, con l’Olimpiade, ma anche questo non scherza. Un po’ di delusione per certi appuntamenti, su alcuni un po’ di sfortuna e rammarico, ma su altri ho trovato avversari più forti. E non potevo fare granché, se non cercare di limitare i danni. Al Tour ho rincorso la condizione, ma sono rimasto sempre lì e ho fatto il massimo per i compagni». Dice di non sentire la responsabilità di dover salvare il ciclismo italiano. «Non ci penso. Cerco di rimanere tranquillo, di farmi trovare pronto.

 

  PROSPETTIVE | La mappa del prossimo Ganna passa prima da una città costiera dell’Australia sud orientale, poi da un piccolo comune svizzero di nemmeno 20 mila abitanti, nel Canton Soletta. Due passaggi chiave nel giro di venti giorni. Due tesi di laurea. La prima a Wollongong, dove si gioca domani all’alba una terza maglia iridata a cronometro. Il suo nome viene da woolyungah – che nella lingua degli aborigeni significa: cinque isole. Hanno per sindaco Gordon Bradbery, un ministro della Uniting Church, una chiesa fondata da una cinquantina d’anni, di ispirazione calvinista. È un posto di birre, musica jazz, vita notturna, surf. A occhio non se la passano male. 

La seconda tesi di Ganna si discute in Svizzera, nel velodromo di Grenchen l’8 ottobre con il  tentativo del record dell’ora – come annunciato in anteprima ieri mattina da Bicisport – quell’esercizio in cui attitudine e forma si sposano con le diavolerie della tecnologia. A Grenchen ci fanno gli Swatch e soprattutto: biciclette. Il Velodrome ha una pista di 250 metri, un hotel annesso, degli uffici, alcune sale per tenerci convegni e seminari, negozi e un ristorante, tutto alimentato da un boiler ad alte prestazioni e calore che arriva tramite teleriscaldamento a corto raggio. Per il 20% sottratta di energia rinnovabile. 

Un mese fa è andato a fare un sopralluogo Daniel Bigham, un tipo di Newcastle che ormai corre due-otto-dieci volte all’anno. Fa l’ingegnere nel gruppo Ineos – la squadra di Ganna finanziata da Jim Ratcliffe, quel personaggio che pare il Barone di Münchhausen. Anziché immaginare di andare sulla Luna, di viaggiare a cavallo di una palla di cannone o di uscire dalle sabbie mobili tirandosi fuori per i propri capelli, Ratcliffe ha immaginato una maratona sotto le due ore e l’ha finanziata, un’avventura in Coppa America di vela per la Gran Bretagna, una squadra di ciclismo che rip Ulissi l’immagine compromessa della Sky, in più si è comprato il Nizza, forse altro. 

Visto che Bingham passava di là – da Grenchen – il record dell’ora l’ha  fatto lui, portandolo a 55,548 e soffiandolo al belga Victor Campenaerts. In sostanza è andato a testare materiali e ambiente per Ganna. Cavalcava una Pinarello. Un prototipo in alluminio, peso attorno ai due chili, che non avevano nemmeno fatto in tempo a verniciare. Hanno messo degli adesivi.

 

  MEDUSE | La Gazzetta c‘è rimasta male. La data del tentativo di record coincide con il Giro di Lombardia, una delle corse organizzate da RCS Sport. Pier Bergonzi interviene con un commento e scrive che il ciclismo continua a farsi (e a farci) del male…. Quella corsa, dice, dovrebbe essere amata e difesa come un patrimonio di tutti. Chiude tradizionalmente la stagione delle gare che valgono una carriera. Un ciclismo illuminato dovrebbe difendere i suoi Monumenti per un’esigenza che è prima tutto culturale. Chi non ha rispetto per la storia, chi non riconosce i pilastri sui quali regge il calendario, non può dare futuro al suo sport.

La Gazzetta si augura che Ganna sposti il record a domenica 9. 

E vi preghiamo di non raccontarci la favoletta della gara su pista che non ha nulla a che fare con le prove su strada. Il record dell’Ora va oltre ogni categoria quando lo tentano i campioni. E Ganna è uno di questi. Quello che ci pare inaccettabile è che le istituzioni internazionali (il risultato dovrà essere validato e omologato da un giudice dell’Uci) abbiano accettato questa scelta masochistica, questo grave errore di grammatica storica. Facciamo appello a Filippo Ganna e a Dave Brailsford (general manager di Ineos), che conosciamo come due uomini di «vero» ciclismo. E facciamo appello al presidente dell’Uci, David Lappartient. I primi possono ancora cambiare data. Il numero uno del ciclismo mondiale può ancora dire di no, può negare la presenza della giuria internazionale

Addirittura. 

In caso contrario, quel tentativo di record nel giorno del Lombardia sarà un’inaccettabile picconata al «Monumento». Sarà come calpestare 117 anni di storia.

 

  STRUMENTI |La bici di domattina per il Mondiale è ancora un mistero. Luca Neri per Bicisport ne ha scorte tre ricoperte in officina da un telo bianco.

| Qualcosa si intravede (il telaio che utilizzerà per la gara iridata dovrebbe essere quello bianco con i richiami tricolori) ma per le conferme (rapporti in primis) bisognerà aspettare la ricognizione che il bicampione del mondo farà domani mattina sul percorso di gara.

 

Alberto Fossati su  Bici Pro ha parlato invece delle  soluzioni tecnologiche con Giampaolo Mondini di Specialized per Evenepoel e con Federico Sbrissa della Pinarello per Ganna. 

Mondini gli ha detto che nella galleria del vento «lo scorso inverno abbiamo fatto un giorno e mezzo, circa 15/16 ore totali di test. Le prove non consistono solo nella valutazione della posizione biomeccanica, ma si sviluppa anche con i materiali in dotazione; ad esempio i nuovi caschi». Sbrissa invece racconta che «l’attuale posizione in sella di Ganna è stata studiata/elaborata insieme al Team Ineos. È stata utilizzata la galleria del vento per creare il matching perfetto tra atleta e mezzo meccanico, senza dimenticare gli studi condotti direttamente all’interno di PinaLab».

Come avrebbe detto Adriano De Zan, Evenepoel ha sempre montato il 56 o il 58 come corona più grande, alla Vuelta ha esordito con il 60 e non è escluso un ulteriore aumento dei denti. Ganna sta tra il 58 e il 60. Il tracciato della crono ha oltre 20 curve, le gomme saranno tubeless e mentre noi stavano dormendo, Ganna ha fatto una ricognizione.


8.000 Gli euro in palio per i vincitori della maglia iridata, sia a cronometro sia nella prova in linea, sia uomini sia donne. Het Nieuwsblad in Belgio scrive che van Aert ci copre le spese: ha pagato di tasca sua la differenza del costo del biglietto aereo tra economica e business class.


 

L’Équipe assegna a Ganna le famose cinque stelline da superfavorito, una in più che a Evenepoel e Pogacar. Alexander Roos si occupa delle molte rinunce al viaggio dall’altra parte del mondo, ricorda la missione dell’UCI di diffondere il ciclismo in tutti i continenti, sei anni dopo la spedizione in Qatar, lontano dalle terre ancestrali della Vecchia Europa, tre anni prima dell’incursione in Africa, in Ruanda. Alcune federazioni, come l’Irlanda o la Nuova Zelanda, hanno rinunciato a inviare una selezione per motivi economici, altre come il Canada hanno chiesto ai ciclisti di pagarsi il viaggio. Abbiamo appreso che alcune squadre in lotta per rimanere nel World Tour hanno proibito ai loro corridori di onorare la convocazione dei loro allenatori. Vai a farti battere da Van Aert o Pogacar dall’altra parte del pianeta? Assolutamente no, resta qui e guadagna punti, così salverai la casa in qualche gara di quartiere o nelle fiere. È successo ai corridori di Cofidis, Lotto-Soudal e persino ad Alejandro Valverde, al quale Eusebio Unzue ha rifiutato un ultimo giorno con la maglia spagnola, al crepuscolo della sua carriera, bel ringraziamento per i 18 anni trascorsi nella sua squadra

 

  PUZZLE Che cosa si dice in giro

Daniela Cotto, La Stampa: Gli oggetti che trasmettono calore e sicurezza diventano amuleti speciali nel cuore degli atleti. Lo conferma Filippo Ganna che all’aeroporto di Dubai, tappa obbligata per raggiungere l’Australia, ha comprato un cammello di peluche. Un portafortuna per i Mondiali di ciclismo, al via domani con la cronometro

 

voci Remco Evenepoel

  In che misura ti sei ripreso mentalmente e fisicamente dalla Vuelta?

«Quanto basta, spero. Non vedo una bicicletta da due giorni. Dovrebbe essere stato sufficiente a riprendermi. Anche le ultime due tappe alla Vuelta sono state comode» 

Hai mai pensato di non partecipare ai Mondiali?

«No. Finora ho saltato solo quello di Imola, dopo la caduta in Lombardia. Penso: non si può rinunciare a un Mondiale. Mi piace correre per il mio paese. Più Mondiali posso correre, meglio è. Quello a cronometro e quello su strada saranno il mio quinto e il sesto. Sono ottime statistiche».  

  Sembri rauco. Hai festeggiato troppo?

«Avresti dovuto sentirmi ieri. Stavo molto peggio. Ma non ha nulla a che fare con i festeggiamenti, solo con il mio grido al traguardo di Madrid di domenica. Avrò detto a malapena una parola per tutta la tappa, le mie corde vocali non si erano riscaldate. E poi ho urlato così, e questa è la fine fatta».

  Mentre eri in Spagna, avversari come Ganna e Küng hanno potuto concentrarsi in modo specifico su questo Mondiale. Fa una grande differenza?

«Difficile da dire. Non ho davvero idea di quanti km abbiano fatto nell’ultimo mese. Non molti, forse. D’altra parte, dicono sempre che dopo il primo grande giro completo, puoi spingere un dente in più sulla catena. Lo spero. Potrebbe essere necessario per battere quei due»

  Hai numeri migliori nella cronometro rispetto a Ganna quest’anno. Sei favorito?

«Sono molto contento della regolarità a cronometro quest’anno. La mia peggiore prestazione è stata un secondo posto. Se potessi ripeterlo domenica, sarebbe molto bello. Tutto dipenderà dalla forma. Sono abbastanza fiducioso: quello che ho fatto in allenamento, mi è parso abbastanza buono. Comunque, non c’è più pressione su di me. La mia stagione è finita. Ovviamente mi piacerebbe vincere, non ti puoi sbagliare. Ma se arrivo secondo o decimo qui, non cambia niente». – intervista di wim vos, Het Nieuwsblad

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